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    Predefinito La fabbrica di cioccolato


    Tim Burton reinterpreta a modo suo un grande classico per ragazzi, quel Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato che aveva il volto e la carica ironica di Gene Wilder. Un classico perché non c'è Natale in cui un'emittente tv non lo passi per la gioia degli adulti che lo amavano da bambini, e che segretamente ancora lo fanno. Stessa storia di allora, dal libro di Roald Dahl: il fantasmagorico Willy Wonka, il più grande cioccolataio del mondo, vive da anni chiuso dentro la sua magnifica fabbrica, che apre i cancelli solo per far uscire i carichi di dolci che vengono venduti in tutto il mondo. D'improvviso, la novità: dentro cinque tavolette di cioccolato si trovano altrettanti biglietti d'oro che danno diritto ad una visita di un giorno intero nella fabbrica di cioccolato. Per uno dei bambini c'è in serbo anche un premio speciale. Tra i cinque c'è il giudizioso Charlie, che col nonno Joe spera di poter vincere l'ambito premio.
    Il paragone con l'originale è vinto a mani basse: tante e magnifiche sono le trovate visive e sonore – queste ultime merito del fido e sempre eccellente Danny Elfman – da lasciare a bocca aperta qualsiasi dentista. Questo remake di Burton, il paladino dei bambini cattivi, brilla di un'atmosfera che da tempo mancava dalle sue produzioni, e cioè un riguardo particolare per il punto di vista dei veri bambini, quelli anagrafici. È un film complesso, certo, come lo sono oggi i bambini, ma semplice, perché giocato attorno a pochi grandi sentimenti: il paragone non può che essere casalingo e cioè con quel Edward mani di forbice che resta un capolavoro di ineguagliata poesia nella filmografia del regista 47enne. Johnny Depp è più bravo di allora, ma forse meno ispirato. Peccato, perché a rubargli la scena è un omino di 1 metro e 32 centimetri d'altezza che si chiama Deep Roy e interpreta tutti i 165 Oompa Loompa operai della fabbrica: se la qualità è anche somma della quantità, allora è lui il premio Oscar della prossima stagione. Una presenza costante su un set dove la magia ha una forza tale da pervadere tutto, rompere lo schermo e arrivare dritto al cuore di chi lo guarda, per la gioia sommessa del suo grande burattinaio, mister Tim Burton.
    Che darà la tv a Natale 2025?

    (tratto da www.mymovies.it)

  2. #2
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    L'ho rivisto ieri su SKY cinema e mi sembrava l'occasione giusta per inserire nel nostro catalogo un grande film come questa piccola perla di Tim Burton.

  3. #3
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    LA FABBRICA DI CIOCCOLATO regia di Tim Burton USA 2005

    Il genio di Tim Burton, dopo il successo del bellissimo "Big Fish", colpisce ancora nel segno dell'immaginario collettivo con una fiaba dal retrogusto gotico: "La fabbrica di cioccolato". Remake di un famoso film per fanciulli, la pellicola affronta molte tematiche interessanti, tutte venate dalla solita amara ironia a cui il regista americano ci ha ormai abituati da tempo. La vicenda, ambientata in una piccola cittadina, racconta le vicende di Charlie, un bambino dal cuore d'oro che vive con la famiglia ed i nonni in una catapecchia poco fuori dal centro abitato (i suoi genitori sono molto poveri). Intanto la città è in pieno fermento poiché il proprietario della fabbrica di cioccolato cittadina (nonché la più grande del mondo) Willy Wonka ha organizzato un concorso, inserendo cinque biglietti d’oro in altrettante barrette di cioccolato. Per chi riuscirà a trovare il fortunato biglietto avrà diritto alla visita guidata della fabbrica, da molto tempo chiusa al pubblico e da molto tempo priva di operai (Wonka gli aveva allontanati tutti a causa di spiacevoli episodi di spionaggio industriale), più un fantastico premio speciale per il migliore dei concorrenti. Tra i fortunati vincitori del concorso vi è anche Charlie che, accompagnato dal nonno, inizierà la avventura seguendo Wonka nella formidabile fabbrica fino all’agognato premio finale.
    Nella storia vi sono molte tracce dell’opera e del gusto tipico di Tim Burton a partire dal protagonista Jhonny Deep nel ruolo di Willy Wonka (già al suo fianco ne “Il mistero di Sleepy Hollow”), apprezzatissimo dal regista per il suo fascino dark. Inoltre, di derivazione burtoniana sono le architetture, vagamente gotiche, inclinate da un lato e sproporzionate nelle parti (come la casa sul lago in “Big Fish”). Il film si esprime come una sorta di parabola dell’esistenza: in una confezione apparentemente puerile, in realtà emergono molti elementi che contraddistinguono la nostra esperienza e la nostra vita. Vi è la voglia, da parte di tutti i ragazzi del mondo (ma anche degli adulti) di penetrare il mistero della fabbrica, di capire, di conoscere. Come accade a noi nella vita di tutti i giorni, dove, nell’oggettività dell’esistenza sentiamo il richiamo, il bisogno e la necessità di riscoprire il mistero della vita stessa, la verità che si staglia nell’orizzonte dei nostri cuori esattamente come le ciminiere della grossa fabbrica di cioccolato Wonka si stagliano trionfanti sulla cittadina. Il film racconta dunque la vicenda dell’uomo che entra in contatto con il mistero. Ma anche delle conseguenze di tale ricerca: infatti solo una persona, e nella fattispecie Charlie, riuscirà a coglierne la vera essenza diventando parte di esso. Gli altri sfortunati concorrenti usciranno dalla fabbrica irrimediabilmente trasformati e segnati sia fisicamente che psicologicamente (non anticipo altro per chi non ha ancora visto il film). E’ anche parabola del bene che trionfa, non rappresentato però con i canoni e gli stereotipi del buonismo tipico del massone Disney, ma con una crudezza fiabesca della migliore tradizione di marca Grimm. Come già prima emergeva, Charlie deve sporcarsi le mani in questa esperienza, deve affrontare avversità e dovrà confrontarsi con nuovi orizzonti; ma tutto questo non cambierà minimamente la sua benevolenza nei confronti del mondo. Chi sbaglia invece paga e, come già accennato prima, porterà fisicamente su di sé i segni dell’errore. Charlie non si scompone di fronte a questa situazione, non prova alcuna pena per chi deliberatamente ha sbagliato, non versa nemmeno una lacrima, anzi, indifferente prosegue il suo viaggio. Altra curiosità da evidenziare in questa pellicola è la presenza e la decisiva influenza che la tradizione opera su Charlie. La tradizione nella sua famiglia è rappresentata dai quattro nonni che con lui vivono. Ognuno di essi ha delle proprie particolarità e definisce uno degli stereotipi della senilità: il nonno saggio, quello brontolone, la nonna gentile e quella affetta da una lieve e serena demenza senile; la loro unione rappresenta i quattro lati del quadrato della tradizione. I consigli di tutti loro saranno fondamentali a Charlie per accettare e vincere la sfida offerta da Wonka. Questo cammeo offre al pubblico un slancio di riflessione sulla condizione degli anziani ai giorni nostri, considerati inutili vengono e rinchiusi in case di cura. Ma non è solo questo, anche la tradizione che loro portano dentro è imprigionata nella solitudine e destinata a cadere inascoltata. I nonni evidenziano anche il valore della esperienza: l’esperienza del passato che aiuta chi vive il presente a capirlo, valutarlo e ad approfondirlo (non a caso sarà il nonno che affronterà l’incontro con il mistero insieme a Charlie). Direi che di carne al fuoco ne è stata messa abbastanza, molti sarebbero ancora gli spunti di riflessione ma purtroppo lo spazio è tiranno. Non posso fare altro che rinnovare l’invito a vedere questo film semplice e vero, come solo una fiaba riesce ad essere.

    Luca Fumagalli
    (Articolo tratto da "Il cinghiale corazzato" foglio di informazione della Comunità Antagonista Padana dell'università CAttolica di Milano n.11)

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