Pagina 2 di 2 PrimaPrima 12
Risultati da 11 a 15 di 15

Discussione: Ecofin....

  1. #11
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito La disfatta....

    ...di Prodi

    Il giorno dopo di Romano Prodi non è certo dei più felici.
    La sconfitta che ha subito la sua interpretazione rigida del Patto di stabilità rischia di volgersi in disfatta politica.
    Perfino il fido Arturo Parisi, nel difendere le ragioni del capo, ammette che ora la sfida “è certo più difficile”.
    In sostanza anche chi ha espresso solidarietà alla battaglia del professore bolognese lo ha fatto in modo solo formale, lasciandolo poi solo nel tentativo, già sostanzialmente fallito, di riaprire la contesa sul piano giuridico denunciando il consesso dei ministri finanziari europei alla Corte di giustizia.
    Su questo punto è emblematica la considerazione svolta da Tommaso Padoa-Schioppa, membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea (Bce). “La procedura, sostiene, è formalmente giudiziaria ma politica nella sostanza, perché politico è il processo di bilancio … Dubito che possa avere una funzione la Corte di giustizia”.

    D’altra parte anche la riunione straordinaria della Commissione convocata da Prodi per reagire allo strappo dell’Ecofin è finita con un nulla di fatto.
    La Commissione ha confermato che continuerà ad applicare il Patto di stabilità, com’è peraltro nei suoi obblighi, ma non ha assunto iniziative concrete per contrastare il verdetto dell’Ecofin. A tornare esplicitamente sull’ipotesi di un ricorso ricorso alla Corte di giustizia è rimasto solo Pedro Solbes, il commissario spagnolo che ha alle spalle l’irritazione del governo di Madrid.
    Tuttavia la condizione di Solbes è inficiata dalla questione Eurostat, il settore statistico dell’Unione di cui è formalmente responsabile e nel quale sono state scoperte malversazioni piuttosto estese, su cui il Parlamento europeo si è espresso con severità.
    Prodi, nella discussione su quel tema aveva difeso Solbes a spada tratta, e c’è chi ritiene che, legandosi in questo modo a filo doppio al commissario spagnolo, abbia finito col distruggere ogni spazio di mediazione sulle sanzioni a Francia e Germania.
    Anche la preoccupazione degli europeisti più convinti, a cominciare da quella, autorevolissima, di Carlo Azeglio Ciampi, sembra orientata soprattutto a evitare conseguenze negative sulla conclusione della conferenza intergovernativa che deve varare il nuovo trattato istituzionale.
    Per uscire dall’isolamento in cui si è cacciato, Prodi ha annunciato un’iniziativa su “una governance economica più forte per il mercato unico con la nostra moneta”.
    Troppo poco e troppo tardi.
    Qualcuno pensa che potrebbe, alla fine, anticipare le dimissioni dalla Commissione, in segno di protesta.
    Ma anche di riconoscimento della sconfitta.

    ...e di tornarsene in Italia fra braccia amorevoli e trepidanti pronte
    ad accoglierlo da eroe invitto e incompreso.
    Sarà compito del "solito" D'Alema mollargli il calcio nel sedere di benvenuto.

    saluti

  2. #12
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Roma. Ai piani alti della presidenza italiana dell’Ue la parola d’ordine è ancora ottimismo. Nel gruppo stretto di comando che si intreccia tra Palazzo Chigi, Farnesina e Bruxelles c’è concordia nel non drammatizzare il rincorrersi delle dichiarazioni e delle minacce di questi giorni. Se ne fornisce anzi una chiave di lettura rassicurante:
    “Siamo in piena fase negoziale, ognuno gioca le sue carte ma i conti si fanno alla fine”. Con il conclave di Napoli che si apre oggi nessuno vuole dire molto di più, se non sottolineare, forse anche per scaramanzia, che dal vertice dei ministri degli Esteri ci si aspetta nella migliore delle ipotesi che venga sgombrato il campo dalle “questioni minori”, per consentire alla presidenza di giocare senza intralci la partita finale sui due o tre nodi ancora insoluti. Anche la reazione durissima degli inglesi contro la proposta italiana di estendere il voto a maggioranza alle decisioni in materia di difesa viene liquidata con una punta di altezzosità:
    “Non c’è niente di nuovo”. Se si è fatto un passo avanti del genere – sembra di capire – vuol dire che per tornare indietro
    si chiederà agli inglesi qualcosa in cambio.
    Al di là delle tattiche negoziali, la strada che il governo italiano percorre è quella del rispetto più attento possibile al testo della Convenzione.
    Non per motivi ideologici – viene fatto notare – o perché siamo innamorati del lavoro di Giscard d’Estaing e meno ancora perché si intenda aderire all’asse franco-tedesco, che di quel testo si è fatto il più strenuo difensore.
    La ragione è sostanziale: al vertice di Salonicco tutti i paesi membri dissero che quella era “una buona base” per arrivare alla Costituzione e in generale la maggioranza delle delegazioni la pensa ancora così. Sarebbe dunque un suicidio andare a cercare un equilibrio generale diverso da quello già scritto e condiviso. Per questo la proposta approntata dalla presidenza per l’appuntamento di Napoli risulta ancora molto ispirata al testo della convenzione, proprio sui punti più sensibili.
    Come ad esempio sulla composizione della Commissione, dove si resta all’idea di una struttura a 15 membri a pieno titolo e il massimo della concessione prevista è il suggerimento di assegnare ai commissari senza diritto di voto (gli altri dieci) “portafogli di reale responsabilità”. Ancora molto poco, se si pensa che in questo modo si scontentano sia i paesi grandi che passerebbero da due commissari a uno, sia i piccoli i quali si vedrebbero assegnare dei “consiglieri” più che dei veri commissari.
    Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, non vuole cedere all’idea di trasformare la Commissione in un istituto di tipo
    “intergovernativo” come deriverebbe dall’impostazione uno Stato, un commissario, un voto.
    E ha lasciato intendere che le aspettative dei paesi piccoli saranno prese in considerazione, ma magari solo nella fase di transizione. A regime l’efficacia della Commissione dovrebbe far premio sulla sua rappresentatività. Lo stesso si può dire per la questione del voto a doppia maggioranza.
    La posizione di Spagna e Polonia su questo punto è forse il nodo più stretto tra quelli ancora da sciogliere.
    Ma al momento la presidenza tiene duro.
    Una soluzione si troverà anche su questo lasciano intendere i negoziatori italiani, “ma – aggiungono –non ci si può aspettare che si tratti di una soluzione in cui vincono due Stati contro 23”. Se Spagna e Polonia non si sono mossi fino a oggi non vuol dire che non lo faranno nelle ultime tre settimane.

    Il potere progressivo del negoziato
    Questa impostazione fiduciosa sul potere progressivo del negoziato e sugli effetti maieutici della “scadenza ultima” si scontra però contro un ostacolo che sembra in questi ultimi giorni rafforzarsi e che fa offuscare in qualche caso l’ottimismo degli italiani. E’ l’idea che in fondo un fallimento non sarebbe davvero un dramma, che l’Europa potrebbe tranquillamente procedere sulla base del trattato di Nizza e che i paesi membri potrebbero raggrupparsi à la carte in base alle loro diverse affinità o interessi.
    Ne sono portavoce gli inglesi ma è un ragionamento che potrebbe trovare facile contagio tra i paesi di nuova adesione o addirittura nel nucleo dei fondatori. Si metterebbe così in crisi quel climax su cui Berlusconi conta per compire il miracolo dell’accordo all’ultimo secondo.
    E’ una posizione che sulla tolda del “semestre” si preparano a combattere senza quartiere.
    Gli argomenti sono molti: si dice innanzitutto che non sarà possibile far vivere un’Europa a 25 con regole che stanno già strette ai 15; si lascia intendere che se non ce la fa la presidenza italiana sarà difficile aspettarsi risultati da quelle successive e infine si sostiene il rischio di un processo degenerativo che potrebbe portare l’Unione a un tale ripiegamento da svuotare lo sforzo dell’allargamento e ridurre così il suo peso sulla scena internazionale. I toni come si vede sono roboanti, segno che il pericolo è avvertito come chiaro e presente.

    saluti

  3. #13
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Roma. Il portavoce italiano di Romano Prodi, Marco Vignudelli, vigorosamente esprimeva ieri l’irritazione del presidente della Commissione per la ricostruzione dell’Ecofin offerta dalle colonne del Corriere della Sera da Giulio Tremonti.
    L’irritazione si è capita, ma sfugge il merito della contestazione, visto che a leggere attentamente le puntigliose precisazioni la sostanza tremontiana resta, e cioè appunto che la Commissione proponeva di adottare la sua raccomandazione per sospenderne poi l’applicazione subito dopo: bizantinismo volto ad affermare esclusivamente la propria primazia, non certo il merito del Patto di stabilità, che si accusa la presidenza italiana di aver – peraltro in compagnia della stragrande maggioranza dei membri dell’Unione – affossato.

    La giornata di ieri ha confermnato la sempre più evidente tentazione della Commissione di irrigidirsi a 360 gradi, a difesa della propria presunta centralità nell’edificio europeo prima che sul merito dei dossier.
    Ha così respinto su tutta la linea le proposte italiane su un nuovo bilanciamento di poteri tra Commissione e Consiglio proprio in materia di procedure di controllo della finanza pubblica. Bocciatura altrettanto rigorosa ha riservato alla proposta italiana di mediazione sul numero e poteri dei componenti la Commissione. Prodi punta a tenere aperto il fronte del dissenso quanto meno spagnolo contro l’Italia: visto che già ieri il sostegno
    di uno dei quattro paesi che l’avevano appoggiato sul Patto gli è venuto meno, il cancelliere austriaco Wolfgang Schuessel si è precipitato a incontrare Gerhard Schroeder e a dirsi d’accordo sul fatto che in queste condizioni il Patto è meglio riscriverlo che impugnarlo davanti alla Corte di giustizia.
    Infine, la Commissione ha tentato la vendetta ai danni della presidenza italiana nel Consiglio della competività riunitosi ieri. Prodi e il commissario Frits Bolkenstein erano convinti che l’Italia dovesse rinunciare alle proprie modifiche al testo che la Commissione tenta invano da 12 anni di far passare in materia di regole comuni per le offerte pubbliche di acquisto e le scalate ostili alle imprese.
    Secondo la procedura, se la Commissione avesse formalizzato il proprio dissenso sarebbe stata necessaria questa volta l’unanimità sulla proposta italiana, non la maggioranza come sul Patto. Unanimità che non c’era, per Prodi, che ha così ordinato il bis della linea dura. Rocco Buttiglione, presidente di turno, ha fatto il miracolo, ha incassato il voto di 14 paesi, e l’astensione della Spagna che però non conta come voto contrario, e la Commissione ha dovuto ritirarsi con uno schiaffone bis.

    Sono dolori anche a mezzo stampa
    Non che sul fronte dei grandi giornali europei le cose vadano meglio, per Prodi. Se si contava su una grande ondata di simpatia in nome dell’eurolesa maestà, l’operazione appare lungi dal successo.
    Il Financial Times titolava senza discostarsi dall’ortodossia anglosassone, “ora l’Eurozona potrebbe imparare la lezione dell’approccio britannico”.
    In altre parole, tre anni di rigore e meno tasse quando l’economia andava meglio, più spesa pubblica senza aggiungere tasse ora che la congiuntura va sostenuta.
    Quanto all’Independent, il più filoeuropeo tra le testate britanniche, ieri campeggiava un titolone a sostegno di indiscrezioni di Whitehall contro cessioni di sovranità britannica al summit napoletano dei ministri degli Esteri.
    In Germania tanto la
    Frankfurter Allgemeine che il Welt davano ampio spazio ai riflessi di politica interna dell’eurorottura, rilanciando quell’“è una
    tragedia per il paese” che la leader dei cristianodemocratici
    Angela Merkel ha pronunciato per indebolire Schroeder, non certo
    per difendere la Commissione.
    Persino El País, che si contende col Monde la pubblicazione
    di testi italiani anti Cav. “autorali” come si dice oggi – editorialeggiava occupandosi della scarsa propensione di Roma ad accogliere le richieste spagnole in difesa dei meccanismi di voto previsti dal Trattato di Nizza, non dei presunti meriti della Commissione.
    Per Prodi, un mezzo disastro.
    Con la Reuters che batteva un editoriale di Paul Taylor, firma di punta sugli affari europei, in cui senza mezzi termini si affermava che “a un anno dal termine del suo mandato, la Commissione Prodi è già un’anatra zoppa”.
    Giudizio controfirmato dalla germanica Bertelsmann Stiftung, senza neppure un garbato auf Wiedersehen finale ma con un bel Lebewohl, addio.

    saluti

  4. #14
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Prodi non è...

    ...un leader


    In un intervento sul Corriere della Sera Romano Prodi cerca di smentire o rettificare la ricostruzione offerta da Giulio Tremonti di come si è giunti allo strappo tra Commissione e Consiglio europeo.
    Ma che cosa effettivamente smentisca, in realtà, non è chiaro. Conferma di aver tentato di convincere direttamente Francia e Germania della sua tesi, escludendo la presidenza italiana dal colloquio, però poi si dice “stupito dello stupore” di Tremonti, perché in precedenza si era “concordato di riunirci tutti insieme”. Appunto insieme, non senza.
    L’atteggiamento di Prodi, comunque, si chiarisce quando spiega che, visto che la Francia non accettava le sue ipotesi, a quel punto Tremonti doveva intervenire in suo appoggio e non l’ha fatto.
    Perché doveva?
    Perché, secondo Prodi, i ministri, le presidenze e in sostanza tutte le autorità politiche dipendono dalla Commissione, che per definizione rappresenta l’interesse generale, se non lo fanno sono solo egoisti e reprobi.
    L’argomento di Prodi è che bisogna rispettare “la legge uguale per tutti”, ma la legge dice che l’avvio delle procedure deve essere votato a maggioranza dall’Ecofin.
    Nel senso che i ministri hanno il diritto di votare secondo il loro giudizio, non il dovere di votare come vuole Prodi.
    Infatti non lo hanno fatto e qui si è misurata la portata della sua sconfitta. Avvia però ora una sorta di “ritirata strategica”.

    Nel merito ammette che “la decisione del Consiglio può persino essere apprezzata” perché le misure che raccomanda ai paesi fuori regola sono quelle avanzate dalla Commissione.
    Dunque nella sostanza la mediazione italiana tanto vituperata ha realizzato un compromesso accettabile, portando Francia e Germania da una posizione di rifiuto assai pericolosa a una di collaborazione.
    Così Prodi si cerca un nuovo obiettivo polemico, forzando l’interpretazione dell’accenno fatto da Tremonti all’esigenza di precisare le regole economiche previste nella Convenzione europea.
    In questo legge la volontà di “eliminare” le regole e si prepara a una nuova battaglia tutta inventata.

    saluti

  5. #15
    Me, Myself, I
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    168,780
     Likes dati
    12,137
     Like avuti
    15,263
    Mentioned
    580 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da mustang
    ----------------
    Ma che bravo, che intuito: chi era contro la politica di Churchill era amico di Hiltler.
    Chi era contro la politica di Kennedy era amico dell'impero sovietico.

    Aggiungo: chi sputa sulla bandiera nazionale, che è ancora il Tricolore, verrà preso a pedate nel sedere, metaforicamente, ben inteso.
    Perchè amico dei coglioni.

    saluti
    Parole sante...


 

 
Pagina 2 di 2 PrimaPrima 12

Discussioni Simili

  1. Arriva la Tobin Tax: l'ok dell'Ecofin
    Di Ery86 nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 22-01-13, 15:41
  2. Antonio Fazio non partecipa all'Ecofin
    Di elios nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 09-09-05, 12:23
  3. EcoFin ( Economic and Financial Affairs )
    Di la_pergola2000 nel forum Repubblicani
    Risposte: 52
    Ultimo Messaggio: 08-06-05, 21:34
  4. Ecofin e Corte dei Conti.
    Di Gianfranco nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 29-01-05, 12:56
  5. Lunedì Berlusconi all'Ecofin
    Di ago nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 50
    Ultimo Messaggio: 05-07-04, 14:22

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito