PATTO STABILITA': PASSI IN AVANTI VERSO RIFORMA
Passi avanti per la riforma del patto di stabilita'. Ancora non si puo' parlare di intesa tra i 25 Paesi dell'Unione su come introdurre elementi di flessibilita', ma certamente la discussione che si e' svolta all'Ecofin ha tracciato le linee guida entro cui si deve lavorare. Si e' trattato di una discussione ''lunga e approfondita'', come ha riferito il presidente di turno, il ministro lussemburghese Jean Claude Junker, che ha occupato sei ore in sede di Eurogrupo e quattro all'Ecofin di oggi.
Una discussione ''quasi monografica'', ha aggiunto il ministro Domenico Siniscalco, ricordando che un breve spazio di dibattito e' stato dedicato anche alla procedura per eccesso di deficit per Francia e Germania, che e' stata sospesa, e alla procedura nei confronti della Grecia, che invece ha fatto un ulteriore avanzamento. La linea emersa, in sostanza, e' quella di rafforzare la 'fase preventiva' per evitare i deficit eccessivi, considerare la qualita' della spesa nella procedura di disavanzo eccessivo che deve comunque essere avviata ogni volta che si sfora il 3%.
Quanto al debito si profila una soluzione 'mediana', come l'ha chiamata Siniscalco, volta ad una ''sorveglianza accentuata di tipo qualitativo''. E' invece stata esclusa l'ipotesi di introdurre riferimenti numerici per il ritmo di discesa del debito. Nessuna considerazione, poi, e' stata data all'ipotesi di escludere alcune spese dal calcolo del deficit, ipotesi questa sponsorizzata dall'Italia, dalla Francia e dall'Inghilterra. La discussione ha ruotato attorno al documento messo a punto dal Comitato economico e finanziario, che ha evidenziato i temi sul tappeto. La Presidenza lussemburghese ha poi predisposto un questionario con 12 domande sulle quali tutti i ministri, la Commissione e la Bce, si sono pronunciati. Il risultato e' stato che ''le posizioni si sono ravvicinate'', le 'frange' piu' estreme di fatto sono state tagliate e il dibattito ha segnato un avanzamento, tanto che tutti i partecipanti si sono dichiarati ottimisti sulla possibilita' di giungere ad un accordo per marzo, in vista del vertice Ue. Il primo a mostrarsi fiducioso sulla possibilita' di un accordo in seno all'Ecofin, prima del prossimo Consiglio europeo, e' stato il presidente di turno Junker. ''L'intenzione - ha detto - e' di concludere entro marzo'', perche ''prolungare il dibattito non conviene a nessuno e bisogna mandare messaggi rassicuranti''.
Cosi' si sono espressi anche Siniscalco, l'austriaco Karl Heinz Grasser, il tedesco Hans Eichel, il belga Dider Reynders. Anche il Comissario agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia, si e' detto possibilista sull'accordo per marzo. ''Non sono emerse posizioni cosi' rigide - ha aggiunto - da impedire che sara' raggiunto un accordo a marzo''. Per la commissione ''condizioni irrinunciabili'' sono ''il rispetto del Trattato, il rafforzamento della credibilita' del patto''.
Sullo sfondo della discussione dell'Ecofin l'intervento del cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, che in un articolo ha sollecitato flessibilita' sostenendo che il criterio del 3% nel rapporto deficit/pil non e' sufficiente a valutare le politiche economiche dei Paesi e puo' strozzare la crescita.
Junker ha minimizzato le parole di Schroeder, affermando che il cancelliere tedesco ''non presiede l'economia europea, non e' neanche un capo di Stato, ma solo un capo di governo.
E' chiaro, poi, che al consiglio euopeo i capi di Stato e di governo potranno considerare in modo piu' o meno incisivo i lavori dell'Ecofin''. Siniscalco ha riferito che nella discussione dell'Ecofin la posizione si Schroeder ''non e' mai stata menzionata''. Ma e' probabile che essa abbia avuto la conseguenza indiretta di accelerare il dibattito tra i ministri finanziari per la definizione degli elementi piu' tecnici del patto. Illustrando i termini del dibattito all'Ecofin, Junker ha riferito che ''le posizoni si stanno avvicinando. Chi diceva che non voleva cambiare nulla, ora si dispone in un atteggiamento piu' costruttivo. Chi aveva una posizione opposta, ora dice di avvicinarsi agli altri''.
Il presidente dell'Ecofin ha ribadito che ''nessuna vuole mettere in discussione il trattato, di cui non si cambiera' neanche una virgola. Le procedure di infrazione continueranno ad essere adite e non si parla di cambiare il ruolo della Commissione''. Quanto all'ipotesi di non considerare nel calcolo del deficit alune spese per investimento, Junker ha spiegato che ''i ministri non si sono espressi a favore. Si tratterebbe di un dibattito che non avrebbe futuro''.
Posizione condivisa, ha detto ancora Junker, e' quella del ''rafforzamento della stabilita' nella fase preventiva.
Aggiugeremo poi la flesibilita', esito di una riflessione, in caso di crescita debole''. Il ministro Siniscalco si e' soffermato piu' dettagliatamente sul paremetro del debito, precisando che ''il valore di riferimento del 60% sul pil non e' mai stata una ghigliottina, ma un valore cui convergere in tempi ragionevoli''. Il documento del Comitato economico e finanziario ha sostenuto Siniscalco ''portava tre opzioni: il mantenimento dello status quo; la sorveglianza accentuata di tipo qualitativo; l'introduzione di un criterio numerico diverso da Paese a Paese, a seconda della condizione iniziale''. I paesi si sono espressi su tutte e tre le varianti e la Presidenza ha concluso su un possibile compromesso basato sulla posizione mediana rispetto alle due piu' estreme''. Il Ministro italiano ha poi spiegato la posizione dell'Ecofin sull'ipotesi di escludere alcune spese per investimento dal calcolo del deficit, una proposta di cui aveva parlato anche Silvio Berlusconi (la 'golden rule') al vertice di dicembre. In sostanza l'Ecofin ha deciso di ''non ammettere alla discussione l'eliminazione di alcune categorie di spese dal deficit''. Siniscalco ne ha spiegato il motivo: ''Ogni Paese, per gli interessi che ha, per quello che ha gia' fatto in termini di infrastruttue, vorrebbe escludere diverse poste, qualcuno le spese per infrastrutture materiali, qualcun altro per le infrastrutture immateriali, altri ancora le spese per la ricerca. Ciascuna di queste poste vale dall'1% al 3% del pil. Se se ne prende una, si fa torto agli altri. Se si prendono tutte si arriva al 9%.
Insomma il dibattito sarebbe non fruttuoso''.
LA CORTE CONTI PROMUOVE GOVERNO, MA ANCORA SPRECHI DA TAGLIARE
Negli ultimi mesi ci sono stati segnali di consolidamento dei conti dello Stato. Lo ha detto il Procuratore generale della Corte dei Conti, Vincenzo Apicella, nella sua relazione d'inizio anno.
''L'anno appena trascorso - ha detto Apicella -, iniziato in una situazione di annosa stagnazione e di affanni contabili, ha mostrato, nei suoi ultimi mesi, qualche promettente segno di ripresa dell'economia e di consolidamento dei conti dello Stato, accompagnato e favorito da una rigorosa politica di bilancio tesa al contenimento della spesa pubblica; cio' anche in adempimento dei nostri obblighi europei, resi moralmente piu' cogenti dalla recente firma, avvenuta a Roma, dello statuto della comunita' continentale''.
Comunque, anche quest'anno il PG ha rinnovato il suo appello per la riduzione degli sprechi nella Pubblica Amministrazione. ''Sin dal 2000 - ha detto - ogni anno ho pubblicamente e ufficialmente affermato l'assoluta necessita' di ridurre al minimo questo antico fenomeno, vera piaga delle nostre amministrazioni pubbliche, in continuo affanno nel perseguimento di risultati contabili che rispettino i vincoli, interni ed esterni di bilancio''.
Apicella ha mostrato apprezzamento per ''il forte impegno assunto dalle autorita' di governo, anche in sede di strutturazione della legge finanziaria al fine di eliminare, nell'indicazione delle spese da effettuare 'il troppo e il vano'''.
Sempre in tema di sprechi, il Procuratore generale della Corte dei Conti ha puntato il dito su quelli derivanti da incarichi e consulenze affidati all'esterno delle strutture amministrative. Nel 2003, ha fatto notare Apicella, gli incarichi censiti sarebbero stati poco meno di 200.000, ''ma si ha motivo di ritenere che, nel 2004, siano ulteriormente aumentati''. Oltre a cio', ha aggiunto Apicella, va a sommarsi l'effetto negativo sulle funzioni pubbliche provocato dalla sottoutilizzazione delle strutture ''sicche' qualche attento osservatore ha parlato di consequenziale, progressivo 'disseccamento' della P.A.''.
Il fenomeno delle consulenze esterne, ha poi osservato Apicella, ''suona come sfiducia verso il pubblico impiego e appare teso al dichiarato scopo di ridurre le uscite di bilancio. Il che, peraltro, non e' sicuro che sempre avvenga, stante il gia' detto alto costo degli incarichi a soggetti esterni, cui si deve ricorrere''.
''Tale amministrazione per incarichi'' non e' neppur detto che dia sempre risultati positivi in termini di efficienza e trasparenza, perche' ha sottolineato Apicella, in molti casi sono emersi ''episodi di palese inutilita' e, persino, casi di sospetto favoritismo''.
Comunque, ha concluso Apicella, sull'eccesso di incarichi esterni ''sembra aver preso coscienza il parlamento, che, nella gia' rcordata ultima legge finanziaria, proposta dal governo, ha espresso una norma che ha posto un tetto alla relativa spesa e in piu' opportunamente ha stabilito come l'affidamento degli stessi incarichi debba essere adeguatamente motivato, sia consentito soltanto nell'ipotesi di eventi straordinri e in casi di assenza di presupposto, costituisca illecito disciplinare e in piu' determini responsabilita' erariale''.




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