L'insorgenza che dalla Lucania aveva contagiato e conquistato un Meridione commosso dai cortei di popolo e di statue sante, ha vinto. Nessun soldato regio o garibaldino è stavolta per fortuna morto, e nemmeno alcun reggimento malconcio è ritornato a Settentrione. Per dire la propria sconfitta Roma ha scelto stavolta una maniera meno cruenta: si formerà un comitato. Espediente con cui alleviare il fatto che intanto le scorie restano nelle centinaia di siti sparsi dove sono in non sicurezza. Ogni persona di mondo sa infatti bene cos'è spesso un comitato: una riunione di persone che da sole potrebbero niente, e che insieme si accordano sul fatto che niente può essere fatto. Nei 12 mesi, durante cui il governo ha previsto di scaricargli la scelta di un nuovo sito, esso dunque sortirà quest'esito verosimile. Anche perché al solo vedersi candidati trentini o toscani loro pure si sentiranno giustificati a insorgere, e a prevalere, reclamando parità di diritti coi lucani. La questione sarebbe stata da prendere ancor più sul serio per via del terrorismo e della complicazione di metter in sicurezza le centinaia di siti radioattivi sparsi. Ma la dominazione degli italiani in Italia non è fatta perché prevalga l'interesse di tutti o almeno dei più su quelli particolari. Si compone di localismi atavici e di un'opposizione parlamentare che italianamente agisce per dispetto. Col risultato che ogni salvezza si attenderà, come sempre, dagli stranieri, da qualche loro dominazione. Che in questo caso è la Unione Europea, la quale ha in preparazione una direttiva per cui entro il 2008 devono attuarsi due siti per ogni nazione. Gli stranieri sono i soli ai quali volentieri ci doniamo da secoli, pausa delle nostre locali guerre civili. Né l'euro né Internet neppure la Ferrari ci hanno riformato; la vicenda della Lucania e il suo esito ci lasciano noi stessi. Dunque più divisi di prima.
L'insorgenza di Scanzano era stata infatti preceduta nel giugno dalla Regione sarda, la quale, per non sbagliare, aveva deciso di chiamarsi fuori dicendosi dominio antinucleare. E Scanzano è stata seguita dal Sud compatto. Da quell'euforia traboccante ch'è tra l'ira e la festa, e s'infiamma ogni volta senza pensare, e confonde da sempre il Meridione. Il quale ancora una volta è parso commosso non tanto dall'ingiustizia, ma dalla mancanza di rispetto per i lucani poveri ma dignitosi. E' riemerso un sentire più atavico del sentimento nazionale: un'insorgenza della fede borbonica. Né è mancato il Nord asburgico. Il presidente della Regione veneta Galan infatti ha spiegato secco: «Non intendo aderire alla richiesta delle altre regioni... la questione non si risolve con le processioni». Più morbida la Lombardia ha detto che non si doveva considerare il decreto una leggerezza.
Boschi, presidente dell’Istituto italiano di geofisica, ha spiegato che il salgemma e le argille sotto Scanzano potevano avvolgere i residui come plastilina.
Ma non gli si è badato; s'è replicato che non era questo il punto. In Italia il punto non è mai il punto... Comunque sia, il nostro desiderio di oblio per tutto quanto non sia particolare riaffida ogni nostra salute agli stranieri e alla loro dominazione odierna, alla Ue che prima del 2008, speriamo, ci farà decidere.
Geminello Alvi
Corriere della Sera
28 11 03




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