....mossa intelligente
Ecofin vince la politica, Prodi perde. Ora regole nuove per dare una mossa all’Europa
Roma. Ieri a Bruxelles si è celebrata una rottura in materia di Europa destinata a restare storica, anche se è avvenuta su una materia per addetti ai lavori come l’interpretazione del Patto di stabilità delle finanze pubbliche.
E’ successo che la presidenza italiana ha interpretato in maniera “evolutiva” la propria funzione. Si è trovata davanti una Commissione europea guidata da Romano Prodi e Pedro Solbes sulla linea della più rigida applicazione per Francia e Germania delle procedure sanzionatorie previste dal Patto.
La Commissione sapeva che questa posizione non era sostenuta da una maggioranza, in sede Ecofin.
Purtuttavia, essa ha deciso di “formalizzare” la propria messa in minoranza, chiedendo un voto che ne ha fatto decadere le raccomandazioni rivolte a Parigi e Berlino.
Il succo non sta nel merito.
Tra il testo della Commissione, respinto, e quello adottato dai ministri finanziari, la differenza è minima,
tra lo 0,1 e lo 0,2 per cento di deficit “strutturale” in più concesso a Berlino e Parigi.
La differenza sta tutta nel metodo, nei ruoli della Commissione e
del Consiglio.
Sta nella preminenza che la decisione politica e la logica
intergovernativa torna a rivendicare e a esercitare con forza, rispetto alla logica tecnicoprocedurale tradizionalmente affidata alla Commissione.
La presidenza italiana esercitata da Giulio Tremonti ha scelto la via politica, sapendo di incontrare il favore di Francia e Germania,
i cui governi non possono chiedere agli elettori sacrifici maggiori di quelli già messi in cantiere con agende di riforma molto travagliate.
E sapendo che la Gran Bretagna appoggia tutto ciò che è intergovernativo rispetto al corpus bruxellese (ieri Gordon Brown ha anche sferrato un attacco alle proposte della Commissione in materia di armonizzazione fiscale).
Il Belgio si è allineato, pur mugugnando contraddittoriamente contro i metodi “poco conciliatori” della presidenza italiana.
Con Prodi sono rimasti Lussemburgo, Austria, Olanda e Finlandia. La Spagna ha chiesto nell’Eurogruppo che si applicasse la linea della Commissione, perché vuole tesaurizzare il sostegno dei paesi piccoli dell’Unione in vista della battaglia che, con la Polonia e col sostegno di Londra, condurrà per difendere nella Costituzione europea il meccanismo di voto previsto a Nizza e non quello proposto dalla Convenzione.
Che il punto sia questo e non il Patto, lo testimonia il fatto che all’Ecofin Rodrigo Rato (ministro dell’Economia spagnolo) ha sfumato la sua posizione.
Si poteva osare di più
Soddisfatti il tedesco Hans Eichel e il francese Francis Mer, pronti a rendere omaggio formale al Patto sostenendo che non di rottura si tratta, ma di vie diverse per il medesimo obiettivo.
La Commissione, al contrario, ha messo a verbale un dissenso molto aspro, minacciando possibili ricorsi davanti alla Corte di giustizia.
Sarebbe masochismo, come attirare sull’Europa la sanzione dei mercati.
Che ieri – valutando che a questo punto diventano più probabili misure di sostegno della domanda europea – hanno reagito bene alla vittoria dell’Ecofin sulla Commissione.
Ora Bruxelles punta molto sulla reazione della Bce, che ha immediatamente riunito in teleconferenza tutti i membri del Consiglio.
Al di là delle preoccupazioni di rito affidate al presidente Jean-Claude Trichet, se nei prossimi giorni i banchieri centrali europei leveranno ancora la propria voce contro la decisione assunta dalla maggioranza dei governi, i tassi d’interesse saranno destinati a salire.
E ciò non rientra negli interessi della ripresa europea.
Il segnale potrebbe magari venire proprio da giudizi espressi dalla Banca d’Italia, che ha un conto aperto di suo con Giulio Tremonti.
Il governo italiano ha scelto una via molto diversa dalla tradizionale acquiescenza alla Commissione predicata e praticata per decenni dagli eurofili italiani.
Lo ha fatto perché crede in un’Europa intergovernativa, e perché il blocco di paesi raccolti su questa posizione consente di condurre a soluzioni utili e rapide i punti ancora aperti della nuova Costituzione europea.
L’amarezza è che questo ruolo sia giocato senza affiancarvi quel complesso organico di proposte di riscrittura del Patto che sono necessarie.
Europeisti non digiuni di economia e apprezzati anche in campo ulivista, come Giacomo Vaciago, ieri hanno detto che se il Patto serviva a dividersi su uno 0,1 per cento era ora che morisse.
Non mancherà invece chi attaccherà la posizione italiana in nome dell’eurolesa maestà, pensando in realtà solo alla politica interna, Vincenzo Visco ieri ha immediatamente cominciato.
C’è da sperare che Romano Prodi non lo segua.
saluti




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