Risultati da 1 a 8 di 8

Discussione: Giù le mani dal....

  1. #1
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    Predefinito Giù le mani dal....

    ....Fascismo

    All’onorevole Gianfranco Fini, che è il leader politico di un partito nato sulle ceneri della Repubblica di Salò, è concesso ovviamente di esprimere come desidera la sua contrizione di fronte alla storia. Ma la definizione del fascismo come “male assoluto”, anche e soprattutto per noi che non siamo fascisti, piuttosto siamo antifascisti, è da bocciare senza esitazione.
    Benedetto Croce aveva parlato del fascismo come di una parentesi, espressione eufemistica degna di un grande liberal-conservatore che alle definizioni badava poco, roba per positivisti in cerca di classificazioni.
    Piero Gobetti, ardente liberal-progressista, ne parlò come di una autobiografia della nazione.
    E che l’autobiografia degli italiani sia il “male assoluto” è storicamente falso.
    Falso come i titoli e i commenti dei giornali che “strillano” la notizia del male assoluto in un contesto politicamente ambiguo, alla caccia di un nuovo interlocutore da cucinarsi per benino nella gara in corso tra i poteri politici e altri poteri.
    Falso in senso storico, perché il “male assoluto” non lo si può guardare in faccia, ed è imperdonabile, mentre il fascismo italiano e la guerra civile che gli ha messo fine sono stati studiati con sempre maggiore curiosità e umanità e giudicati in un modo sempre più complesso e sempre meno manipolatorio da una pletora di studiosi, antifascisti e non.
    E’ evidente che la razzia del Ghetto di Roma è male assoluto, che le leggi razziali lo sono, che la soppressione delle libertà civili con il carcere e il confino sono mali assoluti; ma se dietro questa formula si nasconde il tentativo di dimostrare che quei fatti sono escrescenze a cui è estranea la tortuosa e drammatica storia dell’Europa tra le due guerre e di questo paese, allora la formula di condanna più roboante si trasforma in una penosa indulgenza. L’intransigenza “assoluta” verso un’Italia a cui ci si ritiene estranei diventa un’autoassoluzione, quella stessa con cui fece i conti lo storico Renzo De Felice, e definitivamente, quando dimostrò da posizioni revisioniste che il fascismo ci riguardava tutti, incluse le minoranze virtuose, ad esclusione di alcuni comportamenti davvero eroici, quelli che non fanno media bensì eccezione alla media. Insomma: noi antifascisti democratici e anticomunisti abbiamo riconquistato il diritto di studiare il fascismo e di giudicarlo fuori dalla vulgata conformista, e sarebbe singolare se ora perdessimo quel diritto per la legittima ansia di legittimazione del partito post fascista.

    saluti

  2. #2
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    Il fascismo non era il male assoluto, lo era al 95-96%. Va bene?
    Che sia la più grande vergogna dell'Italia dai tempi di Nerone mi sembra inoppugnabile...

    Per il resto mi sembra davvero voler stare a pescare il pelo nell'uovo... O no?

  3. #3
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    In origine postato da Aeroplanino
    Il fascismo non era il male assoluto, lo era al 95-96%. Va bene?
    Che sia la più grande vergogna dell'Italia dai tempi di Nerone mi sembra inoppugnabile...

    Per il resto mi sembra davvero voler stare a pescare il pelo nell'uovo... O no?
    ----------------
    No!

  4. #4
    Sospeso/a
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    In origine postato da mustang
    ----------------
    No!
    E basta!

  5. #5
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    Predefinito Montanelli e....

    ...Missiroli

    Diceva Indro Montanelli, che lo conosceva bene, di Mario Missiroli: “L’uomo più intelligente d’Italia ha sbagliato tutte le sue previsioni e, di conseguenza, tutte le sue ‘entrate’. E’ stato antifascista nel momento in cui il fascismo vinceva, è completamente inserito nel regime quando questo sta per crollare”.
    E il (piuttosto imbarazzante) manufatto “Cosa deve l’Italia a Mussolini” ne è la riprova.
    Anche se è vero che comunque, dopo la guerra, Missiroli si riprese bene, diventando prima direttore del Messaggero e poi del Corriere della Sera.
    Giornalista mitico, e mitico inventore di aforismi che ogni cronista, per darsi un tono, a un certo punto inevitabilmente snocciola – “In Italia niente è più inedito dell’edito” (è il caso di questo volume ritrovato) oppure “Per scrivere certe cose ci vorrebbe un giornale”.
    Fu a suo modo terzista con sei o sette decenni di anticipo sugli altri, e frondista del genere cautissimo.
    Ricorda Montanelli negli “Incontri”: “Sotto la penna di questo ineguagliabile avvocato, il fascismo diventa a volta a volta il contenitore del liberalismo, poi quello del socialismo, poi quello del nazionalismo, e Mussolini somiglia a Giulio Cesare come ieri somigliò a Cavour e l’altro ieri, vagamente, a Lenin. Quando vengo a farglielo osservare, Mario non ne stupisce. “E’ la sua condanna – dice – Se somiglia a ognuno di essi, vuol dire che non è nessuno dei tre!”. “E che cos’è allora?”. “E’…è uno che parla come io scrivo!”. Geniale.
    Con Mussolini, in gioventù, Missiroli aveva avuto anche un duello. Inizialmente antifascista, forse afascista, magari fascista, poi rieccolo antifascista… Quartista, più che terzista; qui cantore più che frondista.
    “Cosa deve l’Italia a Mussolini”, scritto in piena Seconda guerra mondiale, è un mega spot in trenta fitti capitoli sulle meraviglie del regime e del suo “Condottiero”.

    Scritta tra l’altro nel momento meno opportuno: Missiroli sbroda e intorno tutto affoga.
    Opera dettagliata in lode della mirabolante Italia mussoliniana, non trascura un solo aspetto, dalle bonifiche ai balilla, dall’impero al cinematografo, dallo sport alla milizia. Si parla pure del turismo. Ma curiosamente, tra le tante benemerenze del Duce, non viene citata proprio la villeggiatura gratuita.

    saluti

  6. #6
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    Predefinito Cosa deve l'Italia....

    ...a Mussolini

    “Cosa deve l’Italia a Mussolini”, di Mario Missiroli, Società Editrice di Novissima, Roma, 1941, XIX.

    Prefazione (nel volume: “Avvertenza”). “Questa pubblicazione si propone uno scopo modesto: offrire un quadro quanto più possibile compiuto e aggiornato di quella che è stata l’attività costruttiva del Fascismo dal suo avvento al potere fino ad oggi (.)

    Nella prospettiva del tempo il quadro storico assume le proporzioni e i rilievi di un capolavoro della volontà e come tutte le opere del genio trascende i suoi dati iniziali e le sue stesse procedure. Ecco perchè, pur non avendo trascurato nessuno dei molteplici campi nei quali si è manifestata l’inflessibile volontà del Condottiero, il quadro è fatalmente insufficiente a dare l’ultima ragione, che è anche la più profonda, di quanto è avvenuto (…)

    Ci muoviamo nelle zone inviolabili del genio e delle passioni originarie della razza. Si può tentare di scrutarle affidandosi all’intuizione, che indovina quello che la ragione non è sempre ben sicura di comprendere”.

    Il Fascismo. “… Mentre democrazia e liberalismo e comunismo possono dirsi dottrine politiche anonime, poichè le folle ignorano quasi sempre i nomi dei loro fondatori, il Fascismo non è separabile dalla persona del suo creatore: la sua stessa diffusione oltre i confini d’Italia è dovuta, più che alla dottrina, alla suggestione della figura del Duce, che colpisce le fantasie e conquista le anime (…) .
    Concezione eroica e quindi guerriera; ma l’educazione guerriera data al popolo e alla gioventù italiana è soprattutto educazione alla disciplina, al coraggio, al sacrificio; non ha per iscopo immediato e unico la guerra, non è un arido insegnamento di pratiche militari, poichè il suo motto è ‘libro e moschetto’, dove il libro viene prima del moschetto (…)
    In quanto fede, il Fascismo è intollerante e intransigente.
    Ogni fede è intollerante, non può riconoscere diritto di cittadinanza a dottrine correnti che mettano a repentaglio la sua opera, che offendano quel valore assoluto in cui crede (…) Ma ove non si ammetta che la democrazia è fatalmente legata a certe istituzioni che si richiamano al sistema parlamentare inglese, e si voglia, invece, riconoscere che esistono formazioni storiche profondamente democratiche, che prescindono dalle forme tradizionali nelle quali si manifesta di solito la democrazia, è facile scorgere come il movimento promosso da Mussolini sia la creazione di un nuovo assetto sociale tipicamente democratico…”.

    Da Fiume alla marcia su Roma. “… Il compito che il Fascismo si assegnava non era né agevole né semplice. Si trattava di ostacolare l’incontrastata marea socialista; rafforzare la precaria struttura economica del paese; combattere con ogni mezzo i governi dell’immediato dopoguerra; soprattutto ricostruire l’anima del popolo. Ma il Fascismo lo assolse con fermezza…”.

    La ricostruzione dello Stato. “… Un avvenimento assolutamente imprevedibile pose fine a tutti i tentativi di concordia e di collaborazione. Dopo le elezioni del 1924, la quali avevano dato ai fascisti la maggioranza di due terzi alla Camera dei deputati, alcuni elementi irresponsabili soppressero il deputato socialista Matteotti…”.

    Sindacati, corporazioni, Carta del Lavoro. “Secondo il Fascismo la questione sociale è un problema di ‘produzione’ e non di semplice ‘distribuzione’ di ricchezza. Alla lotta di classe sostituisce
    la collaborazione tra classi; all’agnosticismo dello Stato liberale di fronte ai conflitti economici e sociali, un sistema armonico di istituti (sindacati, federazioni, confederazioni, corporazioni) nel quale il principio della supremazia dello Stato è integrato dal principio della parità fra le classi, dall’assoluta eguaglianza del capitale e del lavoro, collocati su un medesimo piano
    giuridico, politico ed economico (…)

    Se unitaria è la produzione, unitaria deve essere egualmente la sua disciplina. Lo Stato la sorveglia e la controlla, pur lasciando all’iniziativa privata la massima autonomia…”.

    Bonifica integrale e assalto al latifondo.
    “… Nell’Era Fascista sono stati resi irrigabili 830 mila ettari di cui 700.000 dalla Legge Mussolini. Sono stati costruiti canali di scolo e di irrigazione per chilometri 17.522; arginature per chilometri 3.736; strade per chilometri 10.729; case coloniche 34.425; fabbricati accessori 43.962; condutture principali per acquedotti rurali chilometri 608. Le giornate lavorative dal 1922 al 1938 sono state 153.540.220, di cui 124.198.470 nell’ultimo decennio (…) Il 30 giugno 1932 veniva fondata Littoria; il 5 agosto 1933 Sabaudia; il 19 dicembre 1934 Pontinia; il 25 aprile 1936 Aprilia; il 22 aprile 1938 Pomezia (...)”.

    L’autarchia.
    “… Dopo di che non c’è italiano, che non debba avere sempre presente il monito lanciato dal Duce nella riunione della Commissione Suprema dell’Autarchia nel novembre 1939, quarto anniversario delle sanzioni (…) Le tappe della battaglia del grano sono altrettante vittorie. Nel quinquennio 1920-24 la produzione media annua fu di 48 milioni di quintali; nel 1925-29 fu di 62; nel 1930-34 di 68; nel 1935-39 di 76. Nel triennio 1937-39 di 80 (…) L’autarchia si risolve, infine, in una grande politica proletaria. Essa è il rimedio sovrano contro la disoccupazione…”.

    La finanza fascista.
    “L’autarchia economica imposta all’Italia dalle iniquità perpetrate nella distribuzione delle materie prime essenziali, controllate e monopolizzate dai paesi ricchi, ha richiesto notevoli disponibilità finanziarie, che la finanza fascista ha predisposto…”.

    La politica dei lavori pubblici.
    “…Fra tutte le realizzazioni del Fascismo nel campo delle manifestazioni architettoniche moderne e dei lavori pubblici a carattere nazionale, risalta il Foro Mussolini, che è un modello unico nel suo genere (…) Nella costruzione solida e insieme improntata a nobile festività, sembra simboleggiare l’energia dell’Era nuova che si innesta saldamente nel suolo di Roma antica (…) L’idea di questo Foro, di grandezza romana, di ispirazione moderna, risponde ai criteri espressi da Mussolini agli architetti: bisogna creare, non essere gli sfruttatori di un vecchio patrimonio; bisogna creare l’arte nuova (…)

    Nel 1932 in un giorno di gennaio tempestoso, il Duce recatosi a Rieti volle salire il Terminillo, ed entusiasta della località e ammirato il paesaggio, disse che il Terminillo sarebbe divenuta la montagna di Roma. Pochi giorni dopo erano iniziati i lavori:
    strada, acquedotto, elettrodotto, piano regolatore della montagna… ”.

    Strade e comunicazioni.
    “… Da Torino a Genova oggi si va in 2 ore anzichè in 3; da Genova a Roma in 6 ore e mezza anzichè in 10; da Milano a Roma (via Bologna) in 8 ore e mezza anzichè in 12; da Milano a Genova in 2 ore anzichè in 3; da Ventimiglia a Genova in 3 ore anzichè in 4; da Milano a Venezia in 3 ore anzichè in 4 e mezza; dal Brennero a Bologna in 6 ore anzichè in 9; da Venezia a Bologna in 2 ore anzichè in 3; da Napoli a Reggio Calabria in 10 ore e mezza anzichè in 13…”.

    La politica demografica.
    “… Il numero aumenta la potenza vitale di un popolo e ne acuisce la coscienza, la quantità si risolve in qualità. Chi non aumenta decade, chi non va avanti retrocede (…) Il celibato costituisce un titolo di inferiorità nella vita pubblica. Infatti i celibi tra i 25 e il 65 anni sono colpiti da imposte personali e progressive e sono esclusi da numerosi uffici pubblici; non possono, ad esempio, essere podestà, vice podestà, consiglieri municipali, presidenti e vice presidenti delle assemblee provinciali, consiglieri nazionali. Nelle amministrazioni dello Stato, i celibi non possono essere promossi oltre un certo grado (…)
    Mentre ai primi del novecento la percentuale dei riformati per deficienza di statura era di 2,97 per cento, oggi è del 0,48; e mentre nello stesso periodo di tempo la percentuale dei riformati per deficienza del perimetro toracico era del 3,85 per cento, oggi è dell1,84. Il miglioramento
    qualitativo della razza è evidente (…)
    Alla difesa della razza mirano egualmente i provvedimenti presi dal Regime in questi ultimi anni, in relazione ai principi fissati in un Manifesto redatto il 14 luglio 1938 da un gruppo di studiosi delle Università italiane sotto l’egida del Ministero della Cultura Popolare…”.

    La legislazione sociale.
    “… Le condizioni dell’operaio italiano, dopo un quindicennio di Regime fascista, sono grandemente migliorate (…) Gli iscritti al Dopolavoro sono passati da 280.534 a 3.511.850”.

    Assistenza e previdenza.
    “… Per volere del Duce il limite di età per le pensioni fu abbassato da 65 a 60 anni per gli uomini (per alcune categorie a 55), da 60 a 55 per le donne (…) Dal 1922 a tutto il 1938 l’Istituto fascista della Previdenza sociale ha liquidato 750 mila pensioni per un complessivo importo annuo di 600 milioni di lire (…)”.

    La riforma del codice penale e la diminuzione della criminalità. “
    ... Il nuovo Codice penale italiano contempera i principi della scuola classica con le esigenze della scuola positiva (…) Nel 1924-1926 si hanno 684.568 delitti; nel 1927-1929 se ne hanno 611.511; nel 1930-1932 se ne hanno 587.273; nel 1933-1935 se ne hanno 535.030; nel 1936-1938 se ne hanno 586.850 (…)
    La nuova legislazione penale, i mezzi preventivi e di profilassi sociale, le istituzioni del Regime, i Fasci di combattimento, la Milizia nazionale, il Dopolavoro, le formazioni giovanili, ecc., possono considerarsi le cause concorrenti nella vita che va moralmente elevandosi…”.

    La politica religiosa e la Conciliazione.
    “… Per Mussolini tale problema non esisteva nemmeno. Che lo Stato fascista si proclami Stato cattolico è un dato acquisito, che nessuno contesta(…)
    ‘In un altro regime – dichiarò il Duce il 13 maggio 1929 alla Camera dei deputati, discutendosi i Patti Lateranensi - un altro regime che non sia il nostro, un regime demo-liberale, può ritenere utile rinunciare all’educazione delle giovani generazioni. Noi no. In questo campo siamo intrattabili. Nostro deve essere l’insegnamento. Questi fanciulli debbono essere educati nella nostra fede religiosa; ma noi abbiamo bisogno di integrare questa educazione, abbiamo bisogno di dare a questi giovani il senso della virilità, della potenza, della conquista; soprattutto abbiamo bisogno di trasmettere la nostra fede…”.

    Scuola e cultura.
    “Nel dicembre del 1925, parlando al Congresso della Corporazione della scuola, il Duce definiva in questi termini i compiti della scuola fascista: ‘Il Governo esige che la scuola si ispiri alle idealità del Fascismo, esige che la scuola non sia, non dico ostile, ma nemmeno estranea al Fascismo o agnostica di fronte al Fascismo; esige che tutta la scuola, in tutti i suoi gradi e in tutti i suoi insegnamenti educhi la gioventù italiana a comprendere il Fascismo, a rinnovarsi nel Fascimo e a vivere nel clima storico creato dalla Rivoluzione fascista’ (…) Anima e corpo, cervello e muscolo debbono potere svilupparsi di pari passo, armonicamente agendo e reagendo l’uno all’altro. Il fanciullo agiato deve poter conoscere per esperienza e pratica personale il lavoro cui il suo compagno meno fortunato chiederà nella vita il suo sostentamento …”.

    Teatro, cinematografo, radio e turismo.
    “… La valorizzazione del repertorio nazionale ha portato all’inversione del rapporto tra commedie italiane e commedie straniere (…) Anche gli incassi del teatro di prosa sono notevolmente aumentati, essendo passati da 15.426.802 di lire nel 1934-35 a 26.387.389 di lire nel 1938-39 (…)
    Anche per il Turismo le direttive furono impartite dal Duce: ‘Desidero che l’Italia sia visitata dal maggior numero possibile di turisti stranieri, che troveranno un paese bellissimo, un popolo ordinato e schiettamente ospitale’ (…)
    Per universale riconoscimento l’Italia è il paese dove i viaggi riescono più economici e, al tempo stesso, più comodi e più spediti per la puntualità degli orari, per lo zelo incomparabile della Milizia ferroviaria (…)
    Qualsiasi reclamo indirizzato alla Direzione Generale del Turismo è oggetto di pronto e severo esame e immediatamente e largamente riparato qualora risulti fondato”.

    La rinascita dello sport.
    “… E’ quindi bandito lo sport di lusso, quello voluttario e fine a se stesso, perchè scopo fondamentale dello sport fascista è l’integrità fisica, morale e militare della nazione. Di qui il suo carattere popolare con marcate finalità demografiche e razziali (…) La rinascita dello sport in Italia si deve a Mussolini che fino dai primi tempi del suo governo ne avvertì la eccezionale importanza fisica e morale (…) Moltitudine che si eleva a milioni, moltitudine preparata fisicamente e spiritualmente a tutti i cimenti perchè consapevole della profonda verità delle parole del Duce: ‘Le prodezze sportive accrescono il prestigio della nazione, abituano gli uomini alla lotta leale in campo aperto attraverso la quale si misura non soltanto la prestanza fisica, ma il vigore morale dei popoli’”.

    Le organizzazioni giovanili.
    “La Gioventù Italiana del Littorio è la grande scuola delle nuove generazioni. Essa ha per motto: credere, obbedire, combattere (…) I giovani fascisti sono dunque inquadrati in gruppi di battaglioni, compagnie, plotoni e squadre. Gli avanguardisti e i balilla, in legioni, coorti, centurie, manipoli e squadre. La situazione numerica degli iscritti alla fine del 1939 presentava un complesso di 7.891.547 organizzati e, cioè, 5. 376.532 maschi e 2.515.015 femmine (…) All’età delle armi, il giovane fascista che la G.I.L. ha educato, istruito, addestrato, entra nell’Esercito come un soldato già preparato e con lo spirito disciplinato (...) Nel 1939 oltre sei milioni di alunni delle scuole elementari hanno partecipato agli esercizi fisici sotto la direzione e la sorveglianza di circa 100.000 fra insegnanti e coadiutori…”.

    L’esercito. “…Se ogni cittadino è virtualmente un combattente, le Forze armate divengono sempre più e meglio strumento bellico: il culto delle massime virtù militari, dell’energia, dell’attività, dello spirito di sacrificio, dell’eroismo, raggiunge vette ognora più alte, in tutte le armi (…) Anche la dottrina bellica s’intona allo spirito fascista (…) Oggi l’Italia ha il condottiero integrale, politico e militare, che con mente geniale e mano fermissima sa e può guidare la Nazione e le sue Forze armate, anche nell’eventualità dei più gravi cimenti”.

    La marina.
    “... Il Duce non si è lasciato cogliere all’impensata. Anche qui egli ha antiveduto il corso degli eventi…”.

    L’aviazione.
    “… Questa è la concezione mussoliniana dell’aviazione. E non solo dell’aviazione, ma della guerra, della politica, della vita (…) Osare, osare sempre: questo il metodo, questo il comando. E’ lo spirito, sempre eunicamente lo spirito, che soggioga le materie e le anime…”.

    La Milizia.
    “… E’ la trasformazione in organismo perfettamente ordinato, inquadrato e disciplinato, delle Squadre d’azione, che avevano costituito le truppe d’assalto del Fascismo fino alla Marcia su Roma (…) ‘La Milizia – è scritto nel decreto – è al servizio di Dio e della Patria Italiana ed è agli ordini del Capo del Governo’…”.

    La riconquista e la colonizzazione della Libia.
    “… Compiuta la pacificazione della Libia, il Governo italiano non solo consentì ai suoi nuovi sudditi piena libertà di religione, ma divenne valido e sicuro protettore della religione mussulmana (…) La politica islamica dell’Italia fascista ha avuto la sua maggiore affermazione con la consegna al Duce della Spada dell’Islam avvenuta durante il suo viaggio libico del 1937…”.

    L’Impero.
    “… La legge, elaborata ed acclamata poco prima dal Gran Consiglio, stabiliva che i territori e le genti che appartenevano all’Impero di Etiopia venivano posti sotto la sovranità piena e intera del Regno d’Italia e che il titolo di Imperatore d’Etiopia veniva assunto per sè e per i suoi successori dal Re d’Italia” (…) “ ‘In questa certezza suprema levate in alto, legionari, le insegne, il ferro e i cuori e salutate dopo quindici secoli la riapparizione dell’Impero sui colli fatali di Roma’…”.

    L’Albania.
    “C’è una piccola terra, sull’opposta sponda adriatica, che da secoli confonde la propria storia con quella dell’Italia ed è l’Albania…”

    Gli italiani all’estero.
    “… Guerrieri di terra e di mare, uomini di Stato e di Chiesa, artisti, scrittori, ‘onorandi molti, miserandi quasi tutti’, come scrisse Cesare Balbo, fecondarono di loro opere e di lor sangue le terre straniere (...) Si deve a Mussolini, si deve alla Rivoluzione fascista se gli italiani disseminati nel mondo ritrovarono la coscienza e l’orgoglio di Nazione (…) L’Italia fascista apparve a tutti i nostri connazionali residenti all’estero la patria vera, la patria sognata e attesa, quella che non dimentica e ci assiste in ogni momento della nostra esistenza… ”.

    Direttive di politica estera.
    “… Mussolini lanciò un nuovo energico appello al buon senso e alla coscienza di governanti e governati: ‘Quali sono le direttive in fatto di politica mondiale, della Rivoluzione fascista sulla soglia del suo anno X? Sono precise e immutabili…”.

    Genesi europea del Patto a quattro.
    “… L’alto pensiero ispiratore del Patto a quattro trovava una luminosa illustrazione nello storico discorso pronunziato dal Duce il 7 giugno 1933 davanti al Senato (…) Tutto riuscì vano. Ragione per cui, nel maggio del 1934, Mussolini scriveva per l’Universal Service un articolo veramente profetico: ‘Verso il riarmo’ (…) Parole fin troppo vere”.

    L’Asse Roma Berlino.
    “… ‘Dalla consonanza fra la Rivoluzione fascista e quella nazionalsocialista è nata oggi una comunità non solo di idee, ma anche di azione’, proclamò il Fuehrer.
    ‘Fascismo e nazionalsocialismo sono due manifestazioni di quel parallelismo di posizioni storiche, che accomunano la vita delle nostre nazioni risorte a unità nello stesso secolo e colla stessa azione’, precisò il Duce… ”.

    Da Monaco alla guerra liberatrice.
    “La solidarietà dell’Italia nei confronti della Germania è indefettibile (…) Mussolini aveva trionfato (…) Nella consueta forma lapidaria, il Duce fissava in maniera irrevocabile le ragioni della decisione. La lotta era contro le plutocrazie, che in ogni tempo avevano ‘ostacolata la marcia e spesso insidiata l’esistenza medesima del popolo italiano’ (…) L’Italia proletaria era per la terza volta in piedi, forte, fiera, compatta intorno al Duce, che le aveva restituito la coscienza del suo destino, della sua missione nel mondo”.

    saluti

  7. #7
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    Predefinito Repubblichini e....

    ....repubblicani

    La sostanza è questa, altro che dispute teologiche sul “male assoluto”.
    Michele Salvati, studioso serio, collocato nella cultura e nella politica di sinistra, spiega in un saggio di eccezionale interesse che il peccato originale della nostra Repubblica e della nostra Costituzione sta nel fatto di avere imposto la vulgata secondo la quale “tutte le colpe stanno da una parte sola”.
    Salvati critica con parole decise e concetti cristallini, in una prosa da accademico che non nasconde il pensiero storico (il che è raro), il fondamento del cinquantennio repubblicano antifascista. E lo fa oggi, quando la conclusione del percorso “antifascista” di Gianfranco Fini, per un equivoco intellettuale interessato, potrebbe riportarci alla vulgata ciellenista, con il contentino di una nuova cooptazione di Alleanza nazionale.

    Fantastico quel che scrive Salvati, e scandaloso, come debbono essere le riflessioni serie.
    Leggete qui di seguito.
    Il testo è tratto dal lungo saggio introduttivo di Salvati al libro sulla “lezione spagnola” di Víctor Pérez Díaz, edita dal Mulino.
    “La Resistenza, nel caso italiano, ha avuto effetti ambigui che si vedono oggi con chiarezza, se conditi con dosi abbondanti di senno del poi. Da un lato essa testimonia e insieme genera un risveglio di partecipazione democratica, una reazione popolare contro un regime abietto, che è giusto ricordare come momento alto della nostra democrazia, come merito della nazione italiana. Dall’altro, però, il modo in cui la Resistenza è stata celebrata ha ritardato un’assunzione di responsabilità piena, dell’intera nazione, per il fascismo, inducendo una distorsione della memoria non piccola, a cominciare dal semplice fatto che il fascismo è stato abbattuto dagli Alleati, non dalla Resistenza.
    E questo è andato insieme, inevitabilmente, al ribaltamento delle responsabilità su una parte della nazione e dunque ha condotto ad una spaccatura della comunità nazionale, quella che si è poi riflessa nella politica dell’arco costituzionale”.

    Salvati non si ferma qui. Sostiene con coraggio che la Germania e la Spagna hanno avuto, in momenti e circostanze diverse da quelle della incompiuta transizione italiana, un modello costituzionale compatibile con una vera liberal-democrazia.
    Noi no. Perché?
    Perché Germania e Spagna hanno avuto Costituzioni in cui si esprime un rigetto simmetrico del fascismo e del comunismo, dei due totalitarismi del Novecento, mentre nell’Italia ciellenista e postciellenista questo fu impossibile per la presenza determinante del partito comunista e dell’ideologia antifascista. Di lì si genera la divisione perversa della comunità nazionale che dura tuttora in forme varie, la serpeggiante guerra civile che non finisce di serpeggiare, non soltanto nelle ideologie e nei simboli di cui si torna in questi giorni a fare largo consumo. Salvati critica “la nostra modalità di transizione democratica”, con tanti saluti ai Maurizio Viroli e agli altri custodi ufficiali del costituzionalismo conservatore purtroppo coccolato e viziato da qualche penna del Quirinale; e attacca senza foga inutile ma senza remore compiacenti “una Costituzione e una memoria ufficiale basata solo sull’antifascismo”. “Fortunati – aggiunge – quei paesi che riuscirono a uscire da regimi dittatoriali di destra costruendo una memoria storica simmetrica, come avvenne, per diversi motivi, sia in Spagna sia in Germania: è solo in questi casi che la democrazia liberale può diventare il valore supremo”.

    D’Alema capisce e si mette in difesa
    Massimo D’Alema, che non è stupido e ha capito che il viaggio di Fini a Gerusalemme apre le porte non già a un rigurgito di antifascismo verboso e conformista, ma alla necessità di una nuova comprensione costituzionale della nostra storia, ha cercato ieri di minimizzare, dicendo che “Fini non ha scoperto l’America ma solo idee condivise dalla maggioranza degli italiani fin dal ’45”. Non è proprio così, come dimostra il rilancio del revisionismo storico intelligente e onesto, quello battezzato in Italia da Renzo De Felice, che il saggio di Salvati implica in modo assolutamente chiaro, senza equivoci.
    Solo una critica radicale dell’ideologia antifascista, solo un antifascismo rispettoso delle ragioni dei vinti, e capace di combinarsi con un radicale anticomunismo, è in grado di rompere la “continuità ciellenista”, custodita da neogiacobini intransigenti accompagnati da un bel po’ di marmaglia di varia origine e specie. Ora che non ci sono più i “fascisti”, quelli che ucciderli non era reato, è ora di capire che in una guerra civile le colpe stanno da due parti, e che la storia non è o non dovrebbe essere, al fine di costruire una vera democrazia liberale, un pugnale da conficcare nelle costole dei nemici.
    Nel banco degli esaminandi passa così, con molta semplicità, la classe dirigente post comunista e di sinistra che finora ha preferito salire in cattedra, e che si preparava dopo Gerusalemme a celebrare altri fasti con il solito ditino alzato.

    naturalmente su il Foglio

    Ben scritto
    traduco in azione da farsi presto, alla luce del giorno.
    All'antifascismo così bene inserto nella nostra Costituzione ci mettiamo pure l'anticomunismo.
    Perchè, chiedete: solo un antifascismo rispettoso delle ragioni dei vinti e della democrazia è capace di combinarsi con un radicale anticomunismo.

    saluti

  8. #8
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    Predefinito Re: Repubblichini e....

    In origine postato da mustang
    naturalmente su il Foglio

    Ben scritto
    traduco in azione da farsi presto, alla luce del giorno.
    All'antifascismo così bene inserto nella nostra Costituzione ci mettiamo pure l'anticomunismo.
    Perchè, chiedete: solo un antifascismo rispettoso delle ragioni dei vinti e della democrazia è capace di combinarsi con un radicale anticomunismo.

    saluti
    Naturalmente; e dove senno'??


    Prima però ci spiegate come essere "anti" qualcosa che, a differenza del fascismo, in Italia NON c'è e non c'è MAI stato.

    Prima spiegare....sul Foglio, naturalmente.

 

 

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