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Appello di Sirchia, Levi
Montalcini e Veronesi contro gli
abusi patogeni del linguaggio
Satira & Salute
Ci è pervenuto il testo di un appello firmato dal ministro della Salute e da personalità della ricerca scientifica e medica. Lo pubblichiamo volentieri.
L’obesità è una malattia, una pandemia che colpisce il mondo sviluppato e quello diseredato alla stessa stregua, un grave handicap personale e sociale che pesa sulla vita civile e sulla spesa sanitaria in Europa e nel mondo.
I dati dell’Organizzazione mondiale della sanità parlano chiaro. Un miliardo e duecento milioni di persone in tutto il mondo hanno problemi di sovrappeso.
L’obesità è definita “epidemia globale” in quanto interessa oltre il 50 per cento della popolazione
adulta nelle civiltà industrializzate.
Inoltre, l’obesità è riconducibile, secondo le stime più aggiornate dell’Oms, per il 50 per cento a fattori genetici e per il 50 per cento a fattori ambientali.
Su questi elementi sono in accordo pieno il World Watch Institute, la relazione dell’Istat nel secondo rapporto dell’Istituto Auxologico Italiano, il Piano Sanitario Nazionale 1998-200 e la rassegna-dati del Ministero della Salute aggiornata al maggio del 2002.
Per questo motivo, fatta salva la libertà della satira, il cui linguaggio prevede per sua natura l’impiego di stereotipi fondati sulle deformità corporali e altri elementi connotativi, richiamiamo l’attenzione di chiunque usi l’obesità in senso colpevolizzante, come arma di polemica e di offesa, sulle conseguenze di fatto, per quanto non volute, di un simile comportamento.
L’epiteto di “ciccione” associato all’espressione “mi fai vomitare”, recentemente usati da un’autrice di satira nel prime time televisivo, rischia di diffondere una caratterizzazione sociale fortemente negativa e demonizzante di una condizione che occorre invece combattere con gli strumenti della scienza medica, con giuste scelte nella farmacopea e soprattutto con la pubblica educazione ad abitudini alimentari e a regimi di vita compatibili con il diritto alla salute.
Nelle polemiche e vignette intorno alla presunta situazione clinica di Giuliano Ferrara e di altre figure pubbliche, anche i ripetuti riferimenti polemici alla “colesterolemia”, che tra l’altro ha spesso origini genetiche e non è sistematicamente o necessariamente associabile all’assunzione impropria di cibi grassi, costituiscono un precedente negativo sul quale occorre un franco ripensamento per i suoi effetti deleteri in ordine a una serena cultura della terapia e della riabilitazione alimentare.
Noi, operatori nel campo della biologia e della cura delle principali malattie sociali, invitiamo tutti i soggetti coinvolti nello spazio pubblico del dibattito di idee, e i responsabili della loro radio e telediffusione, a riflettere sulla necessità di trasformare una situazione critica, in cui l’obesità si combina con le malattie cardiovascolari, con diversi tipi di diabete e con altre patologie ad alta incidenza sociale, in una situazione terapeutica degna di una società aperta e dei suoi standard di solidarietà sociale.
E’ in particolare negativo proporre ai più giovani e ai bambini un modello di patologia sociale come colpa individuale, con il certo risultato di invalidare gli sforzi pubblici e privati che tendono a modificare, secondo le indicazioni della letteratura psicologica corrente, il sedimento di una vecchia impostazione medica sanzionatoria e criminalizzante.
L’eccesso di pannicoli adiposi è un rischio serio per individui e società e va combattuto con serena determinazione, allo scopo di recuperare cattive abitudini e riabilitare i soggetti che per cause diverse ne sono portatori, non di condannare.
Girolamo Sirchia ministro della Sanità
Rita Levi Montalcini neurobiologa, premio Nobel, senatore a vita
Umberto Veronesi ex ministro della Sanità, clinico
Per le adesioni scrivere a lettere@il foglio.it
sottoscrivo e saluto




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