Siamo arrivati «a un punto di non ritorno», dice il Wwf, Fondo mondiale per la natura. Si tratta dei ghiacciai: in tutto il mondo i ghiacci perenni si stanno sciogliendo a un ritmo preoccupante, «che non si spiega con i trend storici». E «la fusione dei ghiacciai è solo un'avvisaglia del reale cambiamento del clima». Le parole sono di Jennifer Morgan, che per il Wwf Internazionale dirige la campagna sul cambiamento del clima e ieri a Milano ha presentato l'ultimo rapporto dell'organizzazione ambientalista (Going, going, gone!, che suona più o meno cone «stanno andando, sono andati» e si riferisce appunto ai ghiacciai). Diversi studi ormai mostrano come i ghiacciai si vadano restringendo un po' ovunque, e il rapporto del Wwf ricapitola i dati del problema. I ghiacciai sono la più grande riserva di acqua dolce sul pianeta, antichi fiumi di neve compressa e ghiaccio che hanno plasmato la superficie del pianeta. Nell'insieme, la massa dei ghiacciai si è andata restringendo fin dalla fine dell'ultima mini-glaciazione intorno alla metà dell'800: ma negli ultimi decenni il restringimento è accelerato in modo abnorme. Dagli anni `60 i ghiacci montani in tutto il mondo hanno perso qualcosa come 4000 chilometricubi d'acqua - più della portata annuale dell'Orinoco, il Congo, lo Yangtze e il Mississippi insieme; negli anni `90 la perdina è stata doppia rispetto al decennio precedente.
Il Wwf riprende le proiezioni fatte dall'ultimo rapporto del Intergovernmental Panel on Climate Change (Comitato intergovernativo sul cambiamento del clima, cioè la rete mondiale di scienziati e meteorologi che ha il ruolo di consigliare i governi in materia di clima): la media della temperatura dell'atmosfera terrestre è prevista aumentare tra 1,4 e 5,8 gradi centigradi per la fine del 21esimo secolo. Il fattop è che secondo le simulazioni, un aumento di 4 gradi basterà a eliminare quasi tutti i ghiacciai al mondo, e per sciogliere la piattaforma ghiacciata della Groenlandia basterà un aumento tra 2 e 3 gradi. Perfino la previsione più ottimista, quella di un solo grado centigrado (con il relativo aumento di precipitazioni e neve), i ghiacciai continueranno a sciogliersi per tutto il secolo.
L'effetto sarà disastroso: la scomparsa dei ghiacci comporterà per milioni di persone il rischio di inondazioni, la perdita di una riserva d'acqua potabile, il rischio di siccità più frequenti. Le regioni più a rischio sono quella delle Ande settentrionali (che sono la maggiore concentrazione di ghiacciai nella fascia tropicale), l'Himalaya, e di conseguenza i piccoli stati-isola del Pacifico. In Ecuador, Perù e Bolivia, i fiumi sono alimentati più dai ghiacciai che dalle precipitazioni; nella stagione secca lo sciglimento dei ghiacci sono l'unica fonte che alimenta le grandi città. Sulla catena dell'Himalaya la riduzione dei ghiacciai significa disastro: sia perché aumenta l'incidenza delle inondazioni durante la stagione delle piogge, sia perché i grandi fiumi che scendono da quelle montagne sono essenziali a centinaia di milioni di persone (basti pensare: l'Indo, il Gange, il Brahmaputra, il Mekong, lo Yangtze). Quanto alle piccole isole, è chiaro: se i ghiacciai si sciolgono il livello degli oceani cresce. La media del livello del mare è salita di 1-2 milimetri all'anno per tutto il ventesimo secolo e sulla pase dele previsioni del Ipcc continuerà ad aumentare di 0,2-0,4 millimetri all'anno. Il Wwf diffonde il suo rapporto a tempo debito: tra qualche giorno a Milano comincia la «cop9», la conferenza dei 188 paesi firmatari della convenzione mondiale sul clima: all'ordine del giorno dunque sono le politiche concrete per ridurre le emissioni di gas di serra. Il Wwf lancia un appello in particolare all'Unione europpea, che prema sulla Russia perché ratifichi il protocollo di Kyoto: manca solo quella per far diventare effettivo e vincolante il primo trattato mondiale sul clima.

Paola Desai
Il Manifesto
28 11 03