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Primo impegno: lottare contro lo Stato nazionale, anche in modo “feroce” se necessario, in difesa dei sardi e della sardità. Basta imposizioni, basta disegni calati dall’alto: Mario Floris lo promette ai quattromila arrivati al Palazzetto dello Sport di Cagliari per assistere al battesimo dell’Uds (Unione dei sardi), evoluzione di quell’Udr fondato dall’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga che simbolo e nome regalò a Floris.
E promette anche di valorizzare l’ identità storico-culturale e politico-sociale della Sardegna, di difendere meglio e di più gli interessi di tutti coloro che nel suo Progetto Nazionalitario ci credono davvero e di non permettere che gli interessi dei pochi schiaccino quelli dei molti. Promette di fare quello che, assicura, ha già fatto durante i suoi due incarichi da presidente della Giunta, quando ha centrato obiettivi come accordo sull’acqua, continuità territoriale, metanodotto, parco geominerario, legge 28 per l’ imprenditoria giovanile, decreto sull’urbanistica in difesa delle coste.
“Non è vero che questa legislatura è andata sprecata – tiene a precisare Floris, anche a beneficio degli ottanta sindaci presenti - Bisogna però dividerla nettamente in due parti. Nella prima, quando ero presidente, non c’era l’ombra di una tensione sociale, non c’è stato uno sciopero, la prima regola era la concertazione. Poi, quando mi sono dimesso, il teatrino della politica è diventato teatro d’avanguardia, finzione scenica, magia. Tutto si è fermato, si è ripensato all’uomo solo al comando, in Consiglio non si è potuto fare più nulla”. E mette in guardia: “Una politica che nasce dal Palazzo, anzi da un’unica stanza del Palazzo non funziona, non può funzionare. Per governare bene, non si può pensare di fare tutto da soli, serve amore per il dialogo e il confronto, non un Deus ex machina, altrimenti ci stiamo condannando da soli. L’elezione diretta del presidente è importante, ma i voti sono un mezzo per governare non un fine, e non è detto che chi vince le elezioni poi sia in grado di governare”.
Nessuna concessione Floris ha fatto alla curiosità di chi vuol sapere da che parte l’Uds starà alle prossime elezioni. “Per noi è più importante sapere perchè stare con qualcuno piuttosto che con chi stare. Faremo le nostre proposte anche per le primarie poi, chi condivide i nostri valori e sarà disposto a difenderli, sarà ben accetto. Questo giorno - conclude - non è la fine di un percorso ma l’inizio di una nuova storia d’amore per la nostra bellissima e stimatissima Sardegna”.
A fare gli onori di casa, il sindaco di Cagliari Emilio Floris: non impaurito da progetti identitari, mai stato dell’Udr e nemmeno in odore di passare all’Uds ma ben consapevole di condividere “molti dei principi di Forza Italia”, suo partito, “ma alcuni no”. E sicuro che, “di fronte alle scelte che contano” la sua sarà “senza dubbio una scelta per la Sardegna, nazione che non vuole isolarsi ma nemmeno essere emerginata”, perché il sindaco dice di avere “pienezza di Dna sardo” e guarda a esperienze cone quelle della Catalogna, raccontate al pubblico da Jordi Xucla, senatore del Parlamento spagnolo.
In conclusione, a coronare il clima da stadio con tanto di striscioni, spettacolino con balli tipici, canti in limba e l’esecuzione dal vivo dell’inno dell’Uds.
30-11-2003
Sara Panarelli




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