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    Predefinito Nazisti, una strage in cerca di mandante

    Seconda guerra mondiale Si è aperto a La Spezia il processo per l'eccidio di Sant'Anna di Stazzena, dove il 12 agosto del 1944 i tedeschi trucidarono 560 civili. Sei nazisti, tutti con più di 80 anni, sono chiamati oggi a rispondere di quel crimine


    E'stata rinviata al 12 gennaio prossimo l'udienza preliminare a carico dei sei nazisti accusati dell'eccidio di Sant'Anna di Stazzema dove, il 12 agosto del 1944, vennero massacrati e bruciati 560 civili: uomini, donne, anziani, bambini tra i 15 anni e i 15 giorni di vita. Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale militare di La Spezia - Roberto Rivello - ha accolto la richiesta di proroga avanzata dalla difesa per l'esame di ulteriori atti di indagine, tra cui l'assunzione di nuove testimonianze. Assenti dall'aula gli indagati - tutti ultraottantenni e residenti in Germania - ufficiali e sottoufficiali della VI divisione Panzergrenadier: Gerhard Sommer, Alfred Schoneberg, Werner Bruss, Heinrich Schendel, Heinrich Sonntag e Georg Rauch.
    Accolta anche la costituzione di parte civile della Regione Toscana, della provincia di Lucca e del comune di Stazzema presentata dagli avvocati Carlo Federico Grosso e Paolo Trombetti. «Una decisione importante - ha commentato il capogruppo Ds della commissione d'inchiesta sull'occultamento dei fascicoli relativi ai crimini nazifascisti, Carlo Carli - perché si tratta di istituzioni democratiche nate dalla Costituzione repubblicana che si fonda sui valori dell'antifascismo e della Resistenza».
    Soddisfazione ha espresso anche il vicepresidente del consiglio regionale della Toscana Enrico Cecchetti: «Il principio morale che ci ha spinto è stato recepito. I reati contro l'umanità non cadono mai in prescrizione, neppure a sessant'anni di distanza».
    E' stata, invece, respinta l'eccezione di competenza sollevata dai difensori dei sei nazisti secondo la quale il tribunale militare non avrebbe giurisdizione per giudicare gli indagati poiché - all'epoca dei fatti - il nord Italia era sotto la sovranità «giuridica» della Repubblica di Salò. Dunque, non «in stato di guerra».
    Quella di Sant'Anna di Stazzema è solo una delle numerosissime stragi - Civitella Val di Chiana, Certosa di Farneta, Pietransieri - perpetrate dai nazifascisti, in Italia, tra il 1943 e il 1945: la prima compiuta contro civili inermi; la seconda per numero di morti dopo Marzabotto (955 vittime).
    Era l'alba del 12 agosto. Enrico Pieri - oggi settantenne e presente nell'aula giudiziaria del Tribunale di La Spezia - aveva 10 anni ma ancora ricorda le raffiche di mitra e gli uomini in divisa che gridavano «rauss». Enrico Marsili di anni ne aveva sei: sua madre - per proteggerlo - venne uccisa da una scarica di mitra. «Sono due - dice oggi Marsili - gli interrogativi che aspettiamo vengano risolti: chi dette l'ordine della strage e perché fu scelta Sant'Anna. Vogliamo la verità, non la vendetta».
    La commissione parlamentare di inchiesta incaricata di indagare sull'occultamento dei crimini nazifascisti commessi in Italia nel corso della II guerra mondiale è stata istituita nel maggio del 2003. Ha il compito, in particolare, di accertare le cause dell'anomala archiviazione dei 695 fascicoli - contenenti altrettante denunce - rinvenuti nel 1994 durante le indagini per il processo Priebke a Palazzo Cesi, sede della procura generale militare, nel cosiddetto «armadio della vergogna».
    Nell'armadio, grazie al lavoro degli investigatori alleati e italiani, erano stati conservati i nomi dei responsabili dei crimini e numerosi materiali informativi. Ma a metà degli anni `50 - guerra fredda, riarmo tedesco, ingresso della Germania nella Nato - il governo italiano decideva di sospendere ogni iniziativa relativa all'individuazione e alla punizione dei criminali di guerra tedeschi (i criminali italiani erano già stati graziati dalla «clemenza» delle corti). Alla ragion di stato si erano appellati - in quell'occasione - gli allora ministri degli esteri e della difesa Gaetano Martino e Paolo Emilio Taviani. Con un ordine del 1960, il procuratore generale militare Enrico Santacroce - un organo di nomina governativa - aveva quindi deciso l'«archiviazione provvisoria» dei 695 fascicoli. Non senza averli prima accuratamente selezionati: nell'armadio finirono solo i documenti che avrebbero permesso l'identificazione e la condanna dei colpevoli. Nelle mani degli inquirenti, invece, quelli più generici e pertanto inutilizzabili.

    Iaia Vantaggio
    Il Manifesto
    3 12 03

    _

  2. #2
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    Predefinito e gli altri ?

    Speriamo che lo stesso venga fatto nei riguardi dei responsabili
    delle foibe di Bazovizza e Monrupino dove ci furono circa 5.000 vittime italiane degli slavi di Tito.

    Oppure queste non contano nulla ?

    Non furono anche queste foibe " crimini contro l'umanita' " ?

    Per non parlare delle migliaia di italiani fatti sparire in Istria ed in Dalmazia !

  3. #3
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    Predefinito

    Ma quando questi ex nazisti saranno morti tutti con chi se la prenderanno, con gli eredi?

 

 

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