de s' "unione sarda" de oi
http://www.unionesarda.it/unione/200...LET01/A05.html
È indispensabile conoscere il codice linguistico dei discenti
Prof bilingui per rispetto
Sarebbe a mio avviso necessario che chiunque (sardi compresi) aspiri ad insegnare nelle scuole pubbliche della Sardegna debba sostenere un esame di buona conoscenza di almeno una delle varianti della lingua sarda. Perché questo? Esistono tre leggi importantissime: la legge regionale 26/97, la legge nazionale 482/99 e, non ultima, la legge della Comunità europea ratificata un mese fa dal Parlamento italiano, la cui esistenza non può essere ancora scandalosamente ignorata dal mondo della scuola. Nella legge europea è prevista la tutela, tra le altre, della lingua sarda, e non del dialetto lombardo o emiliano o romagnolo. I legislatori evidentemente sapevano che in Lombardia e in Emilia, oltre all'italiano, non esiste nessun altra lingua romanza. In Val d'Aosta è necessaria, oltre all'italiano, la conoscenza del francese, così come in Alto Adige del tedesco.
Per spiegare a tanti bambini sardi che alcuni errori da loro commessi sono frutto di una cattiva traduzione dall'italiano è fondamentale conoscere la lingua sarda. Ma come fa un insegnante che non conosce il sardo a spiegare che: capito hai? viene da cumprèndiu as? Per poter stimolare i bambini a riflessioni serie sulla lingua è necessario per un insegnante sapere che ho visto a Giovanni mangiando è un’errata traduzione del sardo appu biu a Giuanni pappendi: è imprescindibile essere in possesso del codice del bambino per poterlo decodificare. E viceversa.
Lampante è il caso di Vittorio, un lettore de L’Unione che mi ha scritto in privato, dicendo che a Nebida dicono: questa sveglia vuole riparata. L’insegnante non è neppure stato in grado di spiegargli che si tratta di una errata traduzione dal sardo bolit acconciada. Chissà, forse quel povero bambino ha abbandonato la scuola e l'insegnante continua tranquillamente a lavorare. Ancora oggi ci sono docenti che insegnano l'italiano ignorando completamente la comunità linguistica in cui vivono. Questo tipo di insegnamento è superato da decenni. Gli studi di glottodidattica e sociolinguistica (non è questa la sede più adatta per citarli) hanno ormai da tempo dimostrato che l'altissimo tasso di dispersione scolastica in Sardegna è dipeso (e dipende) in buona parte dal fatto che si è insegnato l'italiano senza tenere in conto che moltissimi bambini in casa parlavano (e parlano ancora) in sardo o in un italiano fortemente contaminato da strutture sintattiche sarde; e che gli insegnanti non sempre sono immuni da colpe. È necessaria in Sardegna una stagione nuova e un approccio completamente diverso a tutta la questione del bilinguismo, e soprattutto un maggiore rispetto verso i discenti. Ai politici la patata bollente.
Giovanni Masala




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