MILANO, 4 DICEMBRE 2003 - «Bisogna stare molto attenti nel concedere moschee. Se si comincia a dare agli immigrati le case e poi gli si fanno aprire le moschee, invece che calmare le acque si va verso il cataclisma». Non usa mezzi termini, Umberto Bossi, intervistato a 'Radio Padania', nel ribadire la posizione della Lega Nord sull'immigrazione: gli extracomunitari «qui non sono a casa loro ma a casa di altri che fanno loro il favore di farli lavorare», ma niente di più. Il ministro risponde così anche al Prefetto di Milano, Bruno Ferrante, «uno già noto per aver cercato di forzare la legge Bossi-Fini» che solo ieri aveva invitato gli imprenditori ad aiutare le istituzioni fornendo aree per costruire case per gli immigrati: «Case per gli immigrati non ce ne sono. Non ci possono essere. A Milano ci sono già 42 mila persone che aspettano un alloggio. Le case si danno prima ai lombardi e non al primo 'bingo bongo' che arriva». E proposte di questo tipo «invece di portare alla pacificazione, gettano benzina sul fuoco». Bocciata anche l'ipotesi di un coinvolgimento, annunciato ieri, delle Fondazioni: «non possono fare case per gli immigrati coi soldi dei lombardi. Altrimenti faremo resistenza». Secondo Bossi il discorso sugli immigrati comunque è «molto più complessivo di quello che fanno certi pagliacci che ne fanno una questione per apparire quello che non sono. La gente oggi è infinitamente più incazzata di prima. È molto contraria alle moschee e alle case».
E questo qui è pure pure ministro!
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) e gli ho spiegato in cosa pensavo dei suo defunti parenti. Probabilmente il sorcio mi ha preso per un pericoloso albanese (gli oriundi italiani non parlano e non capiscono l'italiano): di fatto ha messo la prima e è scappato come un coniglio-coglione.