dal sito DAGOSPIA
Caro Dago, adesso mi sto proprio stancando di mandarti precisazioni e di consigliarti amichevolmente di controllare bene prima di pubblicare quello che i due lanciatori di m... di un determinato ministero continuano a mandarti (presto ti invierò anche la copia delle querela contro i due per quello che hanno combinato, ai danni della Lega, dell'on. Bossi, del loro ministro, del giornale e della mia persona nel luglio scorso).
Ma possibile che non lo capisci? Possibile che al martedì non ti vuoi decidere - e hai sempre di meglio da fare (!) - di guardare su "TelePadania" il programma "Incontro con..." in cui io intervisto il ministro Bossi? Guardati almeno la replica domenicale alle 20,45. Vedresti, ascolteresti, ti faresti un'idea dei rapporti che intercorrono tra me e il Senatur, eviteresti certe gaffe che un sito solitamente ben informato come il tuo non dovrebbe permettersi.
Ieri sera ad esempio avresti sentito che cosa ha detto in diretta l'on. Bossi a proposito delle sua frase pronunciata sabato a Genova, sollecitato da una mia precisa domanda. Pensa quale paura ho di toccare quell'argomento: l'ho sollecitato io...
Sono abituato a parlare sempre con i fatti e con le prove, anche televisive, e non con i tek di qualche agenzia o usando i metodi di qualche vigliacco badilante finto-anonimo che si è montato la testa perché gli hanno dato l'auto blu e che non ha ancora imparato l'educazione. Capito?
Adesso, dato che mi sto proprio rompendo per il fatto di precisarti cose che dovrebbero essere ovvie e scontate, ti pongo una domandina semplice semplice, così risolviamo una volta per tutte il problema: secondo te, se il ministro Bossi - che è il direttore politico de "la Padania" -, qualora ci sia o ci sia stata o ci debba essere per ipotesi qualche grana "politica" (poniamo Gianfranco Fini o Casini che protestano con lui o con il Presidente Berlusconi) provocata da un titolo o da qualche pagina o da un articolo del giornale della Lega, a chi attribuisce le colpe dell'accaduto?
Risposta: al direttore del giornale, cioè a Gigi Moncalvo, il quale essendo il "direttore responsabile" è chiamato ad assumersi, appunto, tutte le responsabilità. E io, caro Dago, me le assumo, sempre e comunque. Io conosco le regole del gioco e le accetto. Non faccio la vergine immacolata o il martire della libertà di stampa. Se ti aspetti di vedere il contrario, o di sentirmi ribattere all'on. Bossi quando esprime legittime valutazioni - lui sì che può farlo - sul mio modo di fare il giornale, toglitelo dalla testa: non accadrà mai.
Dovresti saperlo bene. Comunque ti invito a vedere il mio ufficio: ho gran parte dei miei libri e delle mie cose già impacchettati e pronti ad essere portati via, per non perdere tempo il giorno in cui dovessero decidere di sbarazzarsi di me. E stai tranquillo che non farei né manfrine né scenate né dichiarazioni di guerra, ma saluterei gli amici, salirei a portare la lettera di dimissioni nell'ufficio dell'on. Bossi e gli direi comunque: "Grazie di tutto".
Buon lavoro, e non darmi più queste noie, ti prego.
Gigi Moncalvo, Milano
Direttore de "la Padania"




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