Dietrofront del premier dopo l'intervista al New York Times
"Non ho detto che bisogna portare la libertà con le armi"
Berlusconi: "Frainteso
sulla democrazia da esportare"
TUNISI - "Sono stato frainteso". Silvio Berlusconi fa marcia indietro, smentisce e puntualizza. In questo caso l'oggetto del dietrofront del premier è l'intervista al New York Times nella quale il presidente del Consiglio dice tra l'altro che bisogna "esportare la democrazia", e che ciò "implica anche che possa rendersi necessaria una modifica al diritto internazionale sulla sovranità inviolabile degli Stati".
Ebbene, da Tunisi dove si trova per il vertice 5+5, il Cavaliere va all'attacco e parla di "interpretazioni maliziose". Mai detto, insomma, che la democrazia vada esportata con la forza. Anzi, per il capo del governo questo è "il capovolgimento della realtà".
Ma, oltre a difendersi da quello che considera l'ennesimo attacco, il Cavaliere trova il tempo per compiere un gesto di alto valore simbolico: visitare la tomba di Bettino Craxi ad Hammamet. Intorno alle sette di sera il presidente del Consiglio depone un mazzo di fiori e rimane qualche minuto in raccoglimento e prima di lasciare il cimitero. Sul libro dei visitatori scrive: "In memoria di una intensa amicizia".
Tornando all'intevista rilasciata al New York Times, dice il premier: "La libertà si deve esportare non attraverso delle guerre, ma attraverso l'informazione, la propaganda, la cultura, la collaborazione economica". E ancora: "La guerra non dovrebbe considerarsi come uno strumento di esportazione della democrazia perché è il contrario della pace, che invece è il risultato che vogliamo".
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Il presidente del Consiglio prosegue poi a ruota libera, sostenendo che "oggi ci si domanda non solo da che parte stia uno Stato, ma che all'interno di questo Stato i cittadini godano di diritti civili, e se non si muovano delle politiche che possano costituire un pericolo per altri Stati". Per ripetere poi che "l'esportazione della democrazia deve basarsi sull'informazione, sulla globalizzazione mediatica, sulle televisioni, sull'economia e magari sulle sanzioni economiche. Bisogna far sì che la causa prima del terrorismo e della povertà possa essere sostituita dalla libertà e da una forma di governo democratico in tutti i paesi che ancora non ce l'hanno".
Ma la sovranità degli Stati, che nella intervista al New York Times il Cavaliere definiva "non inviolabile"? A domanda precisa Berlusconi dice di "non aver detto questo". Ma che - è questa la sua versione - "è certamente in corso un cambiamento del diritto internazionale che si adegua al nuovo ordine mondiale che una volta era basato sulla contrapposizione Urss-Occidente. Con l'Iraq si è verificato un episodio che ha fatto storia e che è intervenuto a modificare il concetto dell'inviolabilità della sovranità nazionale".
(6 dicembre 2003)




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