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Risultati da 1 a 4 di 4

Discussione: Poliziotti

  1. #1
    Criceto Transilvanico
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    Predefinito Poliziotti

    I poliziotti sono le sole persone rimaste tra te e loro.
    Sei troppo indebolito dalla civilizzazione per difenderti da solo e vuoi che siano altri a fare il lavoro sporco al posto tuo, proprio come ti aspetti che Ronald McDonald macelli il tuo bestiame e pollame prima che tu possa mangiarlo, e, allorquando ti fosse sfuggito, le strade sono piene di carne nuda ed economica in questi giorni: proprio in forza di quest'ultima verità, si potrebbe invocare una fusione cosmica, elettiva ed edificante ad un tempo stesso, tale da risvegliare la melodia di Priapo che indubbiamente ci accomuna tutti.
    Ti senti sulla difensiva? Forse noi destristi stiamo parlando proprio di te, drogato, assassino, stupratore, affarista, ladro, femminista, ubriacone sporco di vomito, ricchione, comunista, nonché maledetto psicopatico! Ti basta o ne vuoi ancora?
    I poliziotti passano la loro vita con la testa immersa nel cesso della società, inevitabile quindi che puzzino di merda, devono affrontare tutti i cancri sociali, tutti i rifiuti, le merde che nessun altro è in grado di maneggiare. Coprofilia? Probabile.
    Facile per un eunuco invidioso criticare chi lavora di manganello!
    Ho parlato.

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  2. #2
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    Predefinito

    ........

    Improvvisamente, un'orda inverosimile di macchine si precipitò fuori dai boschi a velocità pazzesca, sollevando polvere in una nuvola di follia, preceduta da quel suono terribile come da un araldo. Ogni bolide aveva due grandi ruote collegate da una struttura di tubi d'acciaio: la ruota posteriore era azionata da una catena di trasmissione collegata a un motore rumoroso, situato proprio tra le gambe del centauro; la ruota davanti era incastrata in uno sterzo controllato da una sbarra biforcuta che il pilota impugnava ai due estremi. Le motociclette non erano più di quaranta, e ognuna era decorata secondo criteri del tutto personali: smalti brillanti rossi, neri o bianchi; scintillanti scudi cromati, tubi ed elmi barocchi; enormi sellini rivestiti di cuoio o di velluto felpato; grandi panieri sulle ruote posteriori, abbelliti da motivi stravaganti; lucenti code metalliche che ricordavano i pesci o gli uccelli. Era uno spettacolo di straordinaria violenza; metallo, fantasia, movimento e colore e su tutto predominava, come una specie di emblema unificante, la nobile insegna della svastica.
    Il gruppo di macchine scintillanti si precipitò sulla strada all'inseguimento della corriera, con uno sfoggio di straordinaria e splendida potenza. Quasi subito, i centauri li raggiunsero, li circondarono con facilità, davanti e dietro, a destra e a sinistra, e Feric riuscì a vedere chiaramente che tipi di uomini erano questi esseri in sella ai loro stalloni d'acciaio.
    Erano davvero degni delle loro macchine! Grandi, forti, vestiti di cuoio nero e marrone, con mantelli fiammeggianti dei più svariati colori, ricamati con svastiche, teschi, catene e altri simboli virili, che sventolavano dietro di loro come pennacchi orgogliosi. Le tute erano decorate liberamente con i più diversi tipi di metallo brillante - collane, placche, medaglioni. Portavano alte cinture chiodate da cui pendevano coltelli, pistole e formidabili manganelli. Alcuni avevano caschi d'acciaio cromato o smaltato, ma quasi tutti lasciavano liberi al vento i capelli biondi e ribelli.
    « I Vendicatori Neri! » ansimò Bogel.
    «Magnifici!» esclamò Feric.
    Si rendeva conto della paura che serpeggiava tra i suoi compagni di viaggio; vicino a lui, Bogel era pallido e nervoso. Ammise tra sé che un certo stordimento all'apparire di questi esseri era perfettamente logico; eppure c'era qualcosa nello spirito, nell'impeto e nel vigore virile di quello spettacolo che lo elettrizzava. Erano barbari, certo, ma che splendidi barbari!
    Quando ebbero circondato completamente la corriera, parecchi Vendicatori Neri estrassero le pistole e spararono dei colpi in aria, ma il rumore degli spari rimase come attutito dal potente boato dei motori. L'autista capì immediatamente dove volevano arrivare; e così frenò, espulse il vapore dal motore e fermò il veicolo sbuffante a lato della strada. Immediatamente i motociclisti formarono un cerchio intorno alla corriera e mentre il grosso dei Vendicatori rimaneva in sella alle macchine ferme che continuavano a ruggire e abbaiare come una muta di cani metallici inferociti, alcuni, una dozzina circa, scesero, appoggiarono le moto ai cavalietti e avanzarono verso i portelli del torpedone impugnando pistole e manganelli.
    Subito, si sentì picchiare sulla porta e una voce possente e crudele ruggì: «Aprite ai Vendicatori, oppure faremo a pezzi lo sportello con le nostre mani e vi mangeremo vivi! »
    I passeggeri più vicini alla porta balzarono dai sedili e si ammassarono verso il fondo della corriera mentre la hostess tremante apriva la porta; una vigliaccheria, pensò Feric, che certo non avrebbe suscitato l'ammirazione di uomini come quelli.
    Nella carrozza irruppe un uomo gigantesco, grande come Feric e forse addirittura più muscoloso, che indossava un giustacuore nero senza maniche, a tutto vantaggio dei serpenti che gli tatuavano le braccia. Dal collo gli pendeva un teschio cromato a grandezza quasi naturale, appeso a una catena d'argento. Nella cintura decorata con spesse borchie e una svastica rossa, era infilata una pistola e in mano stringeva un manganello d'acciaio di lunghezza e spessore impressionanti, che terminava con un altro teschio scintillante. I capelli, lunghi fino alle spalle, e la barba erano biondi, ribelli e arruffati. Gli occhi erano grandi, sinceri, di un blu ghiaccio; dalle spalle gli scendeva un mantello nero, ricamato con tante paia di fulmini rossi. Questo bel tipo allungò una mano per pizzicare il didietro della hostess, con una risata rude, e poi la baciò sulla bocca mentre una decina di suoi camerati irrompevano nella corriera dietro a lui. Anche questi somigliavano in linea di massima al primo: erano tutti ragazzoni grandi e grossi, con capelli e barba o baffoni che avevano bisogno di una regolata, vestiti in modo stravagante con indumenti di cuoio, carichi di tutti i tipi di emblemi, catene e medaglioni.

    Brandivano pistole, manganelli, pugnali, secondo i gusti personali. Molti erano tatuati, e anche gli orecchini - d'oro, d'argento, cromati o di acciaio inossidabile - non mancavano. Avevano tutti l'impellente bisogno di un bagno, coperti com'erano di sudore e di polvere.
    Quando ebbe finito le sue barbare effusioni con la hostess, il gigantesco Vendicatore si voltò con aria arcigna verso i passeggeri ammassati nel retro. « Un bel gruppetto di lavamutande e mercanti di letame, eh, Stopa? » osservò un Vendicatore ben rasato, con lunghi capelli castani e un anello d'argento all'orecchio destro. «Mi sembrano buoni per una bella spremuta di mutante. »
    « Vedremo, Karm », disse il tipo gigantesco. « E poi ricordati chi comanda, qui. Quando vorrò il tuo parere, te lo chiederò. » Karm avvampò silenziosamente mentre gli altri ridevano. Era chiaro che questo Stopa aveva la stoffa del capo, anche se rozzo.
    « Be', moscerini », disse Stopa ai passeggeri, « nel caso che non vi siate mossi dalle vostre caverne ultimamente, sappiate che io sono Stag Stopa, e noi siamo i Vendicatori Neri, e se non sapete cosa vuoi dire lo scoprirete tra poco. A noi piace girare sui nostri tricicli a sbronzarci, andare a donne, far a pugni e fare a pezzi mutanti e traditori. Non ci piacciono le chiacchiere, i mutanti, la polizia e i Dom. Se qualcuno non ci va a genio, lo mandiamo sottoterra; come vedete la nostra vita è semplice e onesta. »
    Feric trovò il discorsetto di Stopa delizioso come quello di un ragazzino a cui manca soltanto un padre saggio e esperto che ne incanali gli istinti animaleschi nella direzione giusta. Che figura straordinaria facevano questi Vendicatori vicino a quella gente ammucchiata nella cabina posteriore! « Quel che voialtri vermi dovete mettervi bene in testa », proseguì Stopa, « è che, a modo nostro, siamo degli idealisti e dei patrioti. Quando ci sembra che un fannullone qualunque sia un fetido mutante, lo facciamo fuori sul colpo, e così ripuliamo i boschi di un sacco di pattume genetico. Facciamo un favore a tutti. E siccome facciamo un favore a tutti, ci sembra giusto chiedere qualche favore in cambio. Quindi, tanto per cominciare, vuotatevi le tasche e fuori le borse e i portafogli>>.

    ......

    (da "Il Signore della Svastica", www.geocities.com/libreriaantagonista)

  3. #3
    Criceto Transilvanico
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    La sai quella dell'enfasi?
    A Bitonto (Bari) c'era una partita di calcio dilettantistica , allorquando l'arbitro decide di richiamare un giocatore un tantino focoso con la frase " giovane poca enfasi"!
    Il ragazzo allora complertamente inalberato risponde "te a chi dai dell'enfasi" e come si avvicina per discutere con il direttore di gara, si sente per fortuna chiamare ed urlare" non è una parola offensiva , stai calmo".
    Ho parlato.

  4. #4
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    In origine postato da Jason Voorhees
    La sai quella dell'enfasi?
    A Bitonto (Bari) c'era una partita di calcio dilettantistica , allorquando l'arbitro decide di richiamare un giocatore un tantino focoso con la frase " giovane poca enfasi"!
    Il ragazzo allora complertamente inalberato risponde "te a chi dai dell'enfasi" e come si avvicina per discutere con il direttore di gara, si sente per fortuna chiamare ed urlare" non è una parola offensiva , stai calmo".
    Ho parlato.
    Metti che il ragazzo era pure diplomato o laureato...

    Durante un esame di maturità un tale interrogato alla lavagna, udite le parole "al cubo", ha fatto un disegnino della figura geometrica medesima... I membri della commissione pensavano che scherzasse e gli hanno detto di proseguire... Ha allora chiesto il lato del cubo per calcolare il volume..

    Si è poi scoperto che, durante la sua carriera scolastica, gli avevano detto sempre e solo "alla terza"...

 

 

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