Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Cosa pensava di Prodi...

    ....il Presidente Ds alla fine di luglio


    Roma. L’intervista di Massimo D’Alema al Corriere della Sera di ieri dimostra che nell’opposizione è tutto fermo al ’98, quando il governo di Romano Prodi cadde, con l’aiuto di Fausto Bertinotti, e fu sostituito dal governo D’Alema.
    Il professore non gradì, fece una lista alle elezioni europee, l’Asinello, da cui poi si generò la Margherita.
    Il compromesso provvisorio venne con la designazione di Prodi a capo della Commissione esecutiva, ma non bastò. D’Alema fu segato dopo un anno e, perse le elezioni politiche, l’Ulivo cominciò a vivere nell’ipocrisia.

    Francesco Rutelli, sconfitto sul campo, restò formalmente portavoce della coalizione, poi si fece presidente del partito
    “prodiano”, ma con una sua autonomia da navigatore prudente. Intanto la guerra dei capi si alimentava di fatti nuovi e dispetti vecchi.
    Walter Veltroni a Roma faceva l’africano, accentuando il suo nobile distacco e rendendosi attraverso quel distacco appetibile come eventuale numero uno per la rivincita.
    Piero Fassino diventava il numero uno del partito, e navigava
    anche lui su una rotta di divergenza parallela da quella di D’Alema.
    Nei test di potere la Margherita segnava qualche gol, mentre infuriavano i girotondi, e a D’Alema fu negata la Convenzione
    europea sulla nuova Costituzione e la rappresentanza parlamentare di tutto l’Ulivo.
    Il professore pontificava a Bruxelles, e cercava di schivare i siluri di Londra. L’antiberlusconismo viscerale copriva i buchi, poi una boccata d’ossigeno e un po’ di respiro per le amministrative, con i Ds in forma e la Margherita piuttosto flebile, ed ecco D’Alema al contrattacco.

    Con il suo esperto e velenoso tatticismo, come sempre diretto prima di tutto ai rivali di coalizione.
    Arriva l’intervista di ieri, (fine luglio) e il messaggio: facciamo pure la lista unica per le elezioni europee della prossima primavera, ma non sarà un’intervista di Prodi a renderla possibile, bisogna passare dalla costruzione di una leadership in dovuta forma, e la Margherita deve sciogliersi in un Ulivo socialista, deve trasferirsi armi e bagagli in un alveo che noi presidiamo da tempo, magari con un ritocco “riformista”.
    Osservazione più significativa di tutte: vado molto d’accordo con Enrico Letta, il ticket leader coltivato come protagonista di una eventuale abbinata con un diessino della generazione oggi al potere (Veltroni o Fassino). Ciliegina sulla torta: Bertinotti ancora una volta, come nel ’98, preferisce una soluzione D’Alema a una soluzione Prodi (lo dice in un’intervista che si può leggere oggi sul giornale dalemiano il Riformista di Antonio Polito).
    La proposta Prodi è virtualmente bocciata in ventiquattr’ore, e senza bisogno di dirlo.

    La nuova generazione post ulivista
    D’altra parte D’Alema fa sapere riservatamente ai suoi interlocutori che le liste sono praticamente già fatte, e sono rigorosamente di partito, e la Margherita reagisce stordita: negandosi al socialismo europeo, che non la riguarda; promuovendo una inutile raccolta di firme trasversale pro-lista unica ulivista;
    ma contemporaneamente mettendo in campo la sua, di lista, con dettagli e specificazioni sul simbolo: “in Europa con Prodi”.
    Prodi è un umorale, non un tattico. Ha approvato e riservatamente sostenuto la proposta Salvati del “partito democratico” senza la vecchia guardia diessina, cercando così di aggirare il suo avversario storico nel centrosinistra (appunto D’Alema), cercando sponde con Veltroni, Fassino, lo stesso Enrico Letta, e provandosi a scartare l’ostacolo di Rifondazione comunista.
    Ma il doppio attivismo D’Alema-Marini, i due leader figli dei partiti che gli fecero la forca nel ’98, lo insospettisce, lo irrita. I vecchi populares gli dicono: o con noi da subito o sei superato dai fatti. Prodi risponde allora: lista unica subito oppure “non so se mi presenterò alle elezioni” politiche, quando ci saranno.
    Il professore sente che la ruota gira, che D’Alema si riserva il ruolo di futuro ministro degli Esteri ma non rinuncia a quello del king maker e lavora per un salto generazionale che mantenga il potere di coalizione nelle mani della nomenclatura ex pci, con alleati deboli.
    Rutelli nicchia, e si capisce perché.
    Tutti gli attori del teatrino della “verifica invisibile”, quella fatta al coperto della propaganda, hanno in realtà qualcosa da guadagnare dal salto. Nessuno, dicono osservatori smaliziati, deve più pagare pedaggi ai vecchi del ’96, ai Giorgio Napolitano e ai Nicola Mancino. C’è spazio per tutti.
    Una giubilazione del professore ben preparata. E firmata.
    Massimo D'Alema.

    cos'è cambiato oggi, da allora?

    saluti

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Massimo D’Alema si lamenta sempre che le sue parole non vengano lette per quello che significano, e che tutti cerchino sempre di inferire gli indizi di una manovra nascosta.
    Lo ha fatto anche in relazione alla sua intervista al Corriere della Sera di ieri, (fine luglio) in cui accoglieva e intepretava la proposta avanzata da Romano Prodi per la presentazione di una lista unica dell’Ulivo alle elezioni europee.
    Per la verità non c’è molto da scavare per scoprire, in questo caso, dov’è la trappola.
    Prodi aveva argomentato la sua ipotesi con l’esigenza di superare l’attuale polarizzazione delle forze politiche europee tra socialisti e popolari.
    D’Alema nega ogni fondamento a quest’analisi e propone di “aprire un discorso con le forze del socialismo europeo per allargare il polo riformista. L’operazione italiana potrebbe essere il primo passo di un obiettivo più coraggioso, di apertura e rinnovamanto culturale del socialismo europeo”.
    Insomma il destino della Margherita è di essere annessa, magari con qualche concessione fraseologica, al Partito socialista europeo, opportunamente “rimodernato”.
    In questo modo il presidente dei Ds annulla le difficoltà che la proposta Prodi ha creato con l’ala di sinistra del suo partito e rende invece laceranti le tensioni in casa del vicino, visto che i settori popolari della Margherita in questo modo si vedrebbero ridotti a una testimonianza cattolica in casa socialista, come gli antichi “cristiano sociali” definiti sarcasticamente da Giovanni Guareschi “utili idioti”.
    Le reazioni di Nicola Mancino, che non vuole “minestroni”;
    di Franco Marini, che contropropone sarcasticamente un’adesione collegiale al Ppe;
    di Giuseppe Fioroni, che non vuole “morire socialista”, dimostrano che la provocazione di D’Alema è stata efficace.
    Quali saranno le mosse successive non si sa, ma si può pensare che, dopo aver riportato il cerino acceso nelle mani degli alleati centristi, D’Alema punti a una sfida elettorale tra partiti rivali e a farsi mallevadore di un ricambio generazionale.
    Insomma, una classica manovra tattica contro Prodi.

    come oggi

    saluti

  3. #3
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da antonio
    ''Bisognerebbe far scattare la legge per il ricostituito Partito Fascista. Questi (di Forza Italia) sono quella cosa lì. E si può dimostrare facilmente. Al loro interno non hanno nessun meccanismo elettivo. Questo partito è messo in piedi da una banda di dieci persone che lo controllano nascosti dietro paraventi, non rispettano le regole della Costituzione, chiamano golpista il presidente della Repubblica, svuotano di potere il Parlamento e vogliono fare un esecutivo senza nessun controllo superiore. Inoltre usano le televisioni, che sono strumenti politici messi insieme da Berlusconi quando era nella P2, secondo il progetto Gelli: dove il Paese dal punto di vista politico doveva essere costituito da uno schieramento destra contro sinistra dopo la rottura del meccanismo consociativo che faceva da ammortizzatore. Hanno usato le televisioni come un randello per fare e disfare. Si tratta di una banda antidemocratica su cui è bene che ci sia qualche magistrato che indaghi se viene commesso il reato di
    ricostituzione del partito fascista'' (Umberto Bossi, Ansa, 19 gennaio 1995).
    ---------------------
    Cioè il Bossi schierato a difesa del centro-sinistra, che lo considerava la famosa sua "costola prediletta" e che sorrideva ai battesimi nelle acque del dio Po o alla nascita del parlamento della padania.
    Ebbene, lui diceva quello che a voi piaceva di sentire.
    Perchè voi siete fatti così.

  4. #4
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito e ora c'è pure....

    ...Di Pietro

    Roma. All’ora di pranzo, confida un dirigente diessino d’area riformista: “La lista unitaria ha qualche ora di vita.
    Il massimo del sacrificio umano è stato chiesto a un partito serio, a noi”.
    Alle cinque del pomeriggio, racconta Antonio Di Pietro al Foglio:
    “La lista del triciclo pare già nella sua fase finale”. In mezzo – e prima e dopo – appelli e rivalse, accuse e rimbrotti.
    Con i suoi, Piero Fassino è un fiume in piena, con l’indice puntato principalmente su Enrico Boselli, il segretario dello Sdi che a nessun costo vuole Di Pietro nella compagnia, “se entra lui, io
    esco”.
    Ufficialmente, Fassino si rivolge per tutto il giorno ai socialisti
    “con il cuore in mano”, e per tutta risposta Roberto Villetti ribatte
    che lo Sdi è pronto a “correre da solo”, e che non vogliono avere a che fare con “un partito che è nato nelle aule giudiziarie”. Borbotta Di Pietro: “Ma è una lista unitaria o una lista elitaria? Ogni giorno ne inventano una. Io in due anni ho appoggiato tutte le iniziative del centrosinistra, tranne una: ho raccolto le firme contro il lodo Schifani. Non mi vogliono per questo?”.
    Uno scontro che finisce per avere per epicentro i Ds.
    Mentre la Margherita sta (quasi) a guardare. Ricordano nel partito: “L’unico vero antidipietrista, tra di noi, è Arturo Parisi, anche se all’ultimo vertice dell’Ulivo Rutelli ha appoggiato le richieste di Boselli, e D’Alema si è incazzato”.

    I Ds sono mossi da diverse preoccupazioni. Non ultima, secondo una voce che ieri circolava in Transatlantico, quella su chi guiderà la lista unitaria, dato che è “ancora meno scontato” l’impegno diretto di Romano Prodi dopo il fallimento del vertice di
    Bruxelles.
    “L’Europa è in difficoltà, difficile che ora possa abbandonare – dicono gli stessi della Margherita – E chissà se l’ha mai voluto fare”.
    Ma per il momento, la prima preoccupazione è Di Pietro. “Cosa fare si chiede il diessino Peppino Caldarola –per impedire che nasca il partito delle manette?”
    A via Nazionale dicono che bisogna impedire a ogni costo che l’ex Pm “allarghi il suo consenso di massa e si presenti come il rappresentante del partito dell’anti-establishment.
    Se diventa vittima, quello riempie le urne”.
    Dicono anche che “Prodi deve battere un colpo, che questa faccenda non possiamo vedercela noi da soli”.
    L’accusa a Boselli è proprio quella di “fare il gioco dell’ex Pm”, che secondo alcuni diessini preferirebbe di gran lunga andare da solo –con la carovana occhettiana, con i girotondi, magari con parte del correntone – che stare nella lista unitaria.
    Soprattutto se si presenterà come chi è stato cacciato, non come chi se ne è andato…

    Così Massimo D’Alema, che con Di Pietro vuole “discutere”, rammenta che “contro il centrosinistra ne ha fatte più di Carlo in Francia”.
    Poi avvisa di stare attenti “a non fare vittime, perché questo è un paese che ama le vittime o presunte tali e poi ne fa dei martiri”.
    E Caldarola, sulla disponibilità di Occhetto verso Di Pietro: “Come fa a fare una lista con quello che lo voleva arrestare, e che gli arrestò l’amministratore del partito mentre faceva un comizio alla festa dell’Unità?”.

    Tonino non vuole i leader in lista
    Speravano, nei Ds, di riuscire a trascinare la vicenda della lista unitaria almeno fino a gennaio.
    Invece sta tutto esplodendo prima delle feste. Anche perché lo stesso Di Pietro rilancia, e ai (possibili) alleati non solo chiede di entrare, ma pone due condizioni:
    la prima, “incompatibilità tra sindaci o presidenti di Provincia o deputati nazionali con l’incarico di deputato europeo”, tagliando così fuori una serie di candidati da centinaia di migliaia di voti come Veltroni o Gasbarra o i leader dei partiti;
    la seconda, “non è candidabile chi è stato condannato, con sentenza penale passata in giudicata, per grossi reati”. E intanto invoca “i movimenti, le associazioni, i girotondi che hanno vitalità al centrosinistra e adesso vengono trattati come carne da macello”. Gennaio, si diceva.
    Quando un’altra lacerazione attraverserà il centrosinistra al momento di votare il rinnovo della nostra missione in Iraq.
    Gavino Angius fa già sapere che “senza svolta” non se ne parla. E anche in questo caso, il maggior alleato, quello rutelliano, si tiene coperto. Su Angius dicono che le sue “sono dichiarazioni uterine”. E poi si aggiunge che “la cattura di Saddam qualcosa muta, serve una riflessione sugli sviluppi della vicenda: non ce la possiamo cavare dicendo di non fare né come gli americani né come gli altri”.
    A via Nazionale dicono: “Se la fine di Saddam favorirà l’internazionalizzazione della gestione del conflitto, il tema del nostro contingente si sdrammatizza. Altrimenti…”. E qui le braccia si allargano.

    saluti

  5. #5
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Il primo della...

    ...classe

    La discesa in campo di Antonio Di Pietro crea un problema
    a Massimo D’Alema. Se l’ex magistrato farà una propria
    lista insieme ad Achille Occhetto e ad alcuni esponenti del
    mondo pacifista e dei movimenti, è probabile che si candidi
    nella circoscrizione del Sud, la stessa del presidente della
    Quercia, che in quelle zone ha già avviato la propria
    campagna elettorale personale.
    Con Di Pietro di mezzo l’obiettivo di D’Alema – essere, come ha detto, “il più votato d’Italia” – rischia di vacillare.
    Del resto, anche se l’ex pm del pool di Mani pulite decidesse alla fine di entrare nel listone insieme ai Ds e alla Margherita il problema si porrebbe lo stesso perché è al Sud che Di Pietro potrebbe prendere molti consensi. Ma per quale ragione il presidente della Quercia punta a questo traguardo con grande solerzia? Non per una mera questione di successo personale.
    Nel centrosinistra ci sono due scuole di pensiero rispetto alla volontà di D’Alema di essere il più votato d’Italia.
    C’è chi sostiene che il presidente della Quercia dimostrerebbe
    così la sua leadership sul centrosinistra e potrebbe
    in questo modo condizionare e determinare le future
    mosse della coalizione.
    C’è invece chi ritiene che l’idea di D’Alema sia un’altra. Quella di giocarsi le preferenze alle alle elezioni del 2004 per avere un ruolo di primo piano nel gruppo socialista europeo.
    Questo gli consentirebbe di intessere importanti rapporti internazionali.
    E, dopo aver risciacquato i panni di ex comunista in Europa, potrebbe andare al ministero degli Esteri nel futuro (ed eventuale, ovviamente), governo del centrosinistra.

    Grazie all’exploit di Occhetto e Di Pietro e alla presa di posizione
    del segretario della Cgil Guglielmo Epifani, che ha bocciato la listina unitaria denominata triciclo, il correntone ds ha ripreso un ruolo politico all’interno del partito, giocando di sponda con questi personaggi. Chi è rimasto emarginato in questo braccio di ferro all’interno della Quercia è stato invece Cesare Salvi, che ha rotto con il correntone e ha dato vita a una propria componente.
    Non solo non è riuscito a staccare dalla minoranza ds pezzi significativi, ma adesso per lui la situazione è ancora più delicata. Non sta giocando nessun ruolo all’interno del partito, schiacciato com’è dalla competizione interna tra maggioranza e correntone. Sarà forse per questo che Salvi ha deciso di tenere un convegno in cui ha invitato, dando grande evidenza alla cosa, il segretario del partito Piero Fassino.
    Fatto singolare che una componente di minoranza pubblicizzi un suo appuntamento, sbandierando ai quattro venti che il capo della maggioranza, ovvero il segretario, sarà l’ospite d’onore di quell’incontro. Forse Salvi sta tentando una strada per recuperare posizioni: quella di farsi riconoscere dalla maggioranza come “la minoranza con cui si può interloquire”.
    Ma è un gioco che sembra lasciare il tempo che trova dal momento che la partita nella sinistra non si gioca più solo all’interno delle stanze di via Nazionale, ma tra il Campidoglio, la sede della Cgil, i movimenti, e, ovviamente, Antonio Di Pietro e Achille Occhetto.

    Raccontano i bene informati che Sergio Cofferati stia riflettendo
    su quanto accade nel variegato mondo del centrosinistra. Se non fosse stato candidato a sindaco di Bologna certamente l’ex leader sindacale avrebbe potuto giocare un ruolo di primo piano in questi giorni di gran confusione. Ma Cofferati non può permettersi questo lusso, preso com’è da una competizione che si sta rivelando più difficile di quello che si sarebbe potuto pensare a tutta prima. Dicono però, sempre i bene informati, che l’ex segretario della Cgil, abbia in mente, ovviamente nel caso in cui dovesse vincere le elezioni a Bologna, di rientrare nel gioco della politica, una volta eletto sindaco. Allora Cofferati potrebbe ricoprire un ruolo attivo nella competizione che si è aperta all’interno del centrosinistra.

    saluti

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 13
    Ultimo Messaggio: 06-05-11, 10:00
  2. Cosa pensava il grande Gianfranco Miglio dell'arabo mentitore
    Di Jack's Return Home nel forum Padania!
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 05-07-09, 11:01
  3. Ma bossi a cosa pensava?
    Di FLenzi nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 110
    Ultimo Messaggio: 28-07-08, 17:48
  4. Prodi: Cosa ha detto vs cosa ha fatto
    Di Amati75 nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 19-11-06, 16:17
  5. Cosa vi ha dato Berlusconi. Cosa vi darà Prodi.
    Di Diaspro nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 10
    Ultimo Messaggio: 22-09-06, 16:08

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito