DA tante conferenze, rapporti, discussioni, opinioni sulle questioni ambientali, emerge questo, lucido e tagliente come l’asso di spade: economia ed ecologia non sono conciliabili e lo Sviluppo Sostenibile è un arcobaleno puerile, un miraggio di naufraghi.
Se è l’economia a vincere, l’ambiente non può che soffrirne un danno: l’economia è Hybris da un pezzo, misura varcata e certezza di castigo. Se fosse l’ecologia a vincere, spezzando il cerchio della distruzione ambientale planetaria, le conseguenze dell’economia perdente sarebbero crudeli, non tollerabili senza un mutamento radicale delle tendenze e delle abitudini umane, senza una conversione ascetica, una impensabile metànoia di moltitudini.
Uno Stato, oggi, sopravvive se inquina. La potenza, per uno Stato, è sforzo d’immortalità: se voglio rendermi immortale devo inquinare. Più insozzo mondo, più ho carte per non morire. Avendo una missione umanitaria, come l’America, il ragionamento si complica: se voglio fare del bene devo accrescere la mia potenza economica, che è la stessa cosa di quella militare, e la mia potenza economica necessariamente distrugge, insudiciando, risucchiando climi, terre, acque, proprio quell’umanità che il mio impulso originario, la mia religione profonda, m’impone di liberare e di salvare. Russia e Cina (Italia, anche, deliberatamente) ci arrivano più per le spicce: -Dobbiamo, per aumentare il nostro essere economico, condannare a morte l’Ambiente? D’accordo, domani lo impicchiamo, e che sia finita con questa lagna!-
Le smaniose percentuali di PIL in crescita sono a questo prezzo. Perché la flotta greca riesca a pigliare il vento per conquistare l’Asia, bisogna - dice il profeta - che sia immolata la figlia del comandante in capo, il lider maximo Agamennone! Detto-fatto: subito il capo la consegna al coltello alzato, e la flotta parte. Ifigenia è per noi, oggi, l’Ambiente: lei viva, il PIL ristagna e tutti implorano, pallidi, la vita dalla sua morte. Suo padre - Stato, governo, industria, banca centrale, Borsa, consumi - tutto questo groviglio di autentica, colossale malavita, non esita un momento a sacrificarla, purché parta la flotta, purché lui seguiti a regnare... Nulla c’è di apparentemente incruento, nella storia, nelle relazioni umane, che non sia cruento. Ma il sangue versato di Ifigenia grida dalla terra, il sangue dell’Ambiente ci contamina. La vicenda storica umana non è a lieto fine e neppure è senza fine: che si prenda una via o l’altra sempre hai da sbattere la testa nel muro o perderti in una voragine.
Resta il dubbio filosofico, se sia possibile la scelta. Quanti saremo a tormentarci, tra veggenti, degni uomini di scienza, brave e intelligenti persone? Le folle sterminate in transito sulla terra non capiscono e non vedono nulla, la ruota è partita, non giochi più.
Guido Ceronetti
La Stampa
14 12 03




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