La catastrofe che ha colpito le regioni dell'Asia non è imputabile all'azione umana. Ma le calamità naturali sono in costante aumento, e avrebbero provocato la morte di dieci milioni di persone nel corso del 20° secolo >>
Nel corso del 20° secolo più di dieci milioni di persone hanno perso la vita in seguito a calamità naturali. E' quanto affermano gli esperti di Munich Re, la società di assicurazioni che ha deciso di dedicarsi alla raccolta di dati e analisi relative a questo problema su scala globale. Si tratta di alluvioni, tempeste, terremoti, incendi e fenomeni assimilati. Negli ultimi cinquant'anni gli eventi di questo genere hanno conosciuto un aumento vertiginoso, passando dalle venti grandi catastrofi degli anni '50 alle 47 degli anni '70 per arrivare alle 86 degli anni '90.
La causa principale dei disastri naturali sono i cambiamenti climatici. Dalle alluvioni devastanti in Europa alle frane in India, Nepal e Bangladesh: il 2002 ad esempio, è stato segnato dagli eventi meteorologici estremi, che hanno provocato danni per 56 miliardi di dollari sempre secondo uno studio della compagnia assicurativa Munich Re, membro dell’UNEP (il programma ambientale delle Nazioni Unite).
Il rapporto indica che da gennaio a settembre 2002 ci sono stati 526 disastri naturali significativi. I più numerosi (195) si sono verificati in Asia, seguita dalle Americhe (149), Europa (99), Australia (45) e Africa (38). Questi eventi hanno causato la morte di 9.400 persone (8.000 solo in Asia), centinaia di migliaia di senzatetto e milioni di feriti. E’ l’Europa ad aver subìto le maggiori perdite economiche (33 miliardi di dollari).
Nello studio viene evidenziato l’alto numero di catastrofi naturali legato alle piogge. Un terzo dei 526 eventi è infatti rappresentato da inondazioni. “L’intensità delle piogge ha raggiunto livelli unici – ha sottolineato uno degli autori dello studio, Thomas Loster – segnando record mai registrati nelle statistiche dei meteorologi e degli scienziati del clima. Si possono citare ad esempio le inondazioni in Cile, Giamaica, Nepal, Spagna e Francia, e quelle estive in Germania, dove le medie delle precipitazioni annuali sono state raggiunte nel corso di appena uno o due giorni. Abbiamo, una volta di più, forti indicazioni che il riscaldamento globale sta crescendo e avrà impatti sempre più forti sulle società e sulle economie”.
Per il direttore dell’Unep, il tedesco Klaus Toepfer, “il cambiamento climatico, legato alle emissioni inquinanti di origine umana, è già in atto. Il mondo sta affrontando un aumento degli eventi meteorologici estremi che colpiscono ogni aspetto della vita: agricoltura, salute, disponibilità d’acqua e natura. Sarà la gente più povera del mondo quella che soffrirà di più, vista la mancanza di risorse finanziarie per far fronte a questi eventi”. Le nazioni industrializzate devono fare il possibile per ridurre le loro emissioni di gas serra, e il primo passo è la ratifica del Protocollo di Kyoto, affinché entri in vigore”.
Solo il 12 % delle calamità non possono essere attribuite ai cambiamenti climatici, e, secondo il rapporto, inondazioni, tifoni e uragani sono destinati ad aumentare di frequenza ed intensità.
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