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Discussione: Rete quattro come...

  1. #11
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    In origine postato da mustang
    Prima o poi tornerete al governo: questo è inevitabile.
    Ma saranno passati tanti di quegli anni sufficienti perchè impariate a capire e seguire le regole democratiche.
    Ricordarsi sempre quello che diceva il vecchietto del West al giovane presuntuoso:

    "Ungi la canna e lima il mirino...."

  2. #12
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    Predefinito Pareri di...

    …esperti, in punta di diritto

    Marziale direbbe: “Ecce, tacent omnes: Naevole, dic aliquid”.
    In effetti il tuono del Quirinale mette in soggezione, lascia quasi ammutoliti. Siamo in apicibus, non solo per l’autorità della fonte ma anche per il merito della questione: il valore costituzionale del pluralismo.
    Eppure, era nell’ordine delle possibilità ventilate, ed è avvenuto: il presidente ha brandito il suo potere di veto sospensivo.
    Diciamo subito che lo ha fatto correttamente: su questo non vi è dubbio alcuno.
    Non vi è stato cedimento alle pressioni di coloro che lo sollecitavano a mettere i bastoni fra le ruote al governo, ma legittimo esercizio di una prerogativa presidenziale.
    Gli argomenti? Bisogna distinguere. Alcuni sono del tutto fondati in quanto rappresentavano i punti deboli di una legge altrimenti ben fatta.
    Mi riferisco, per cominciare, all’assenza nel provvedimento di un termine certo per il passaggio alla tecnica digitale, sviluppo al quale si affida la missione di sdrammatizzare la questione del pluralismo.
    Il presidente della Repubblica lamenta che nessuna conseguenza sia prevista per l’ipotesi in cui l’Autorità garante per le telecomunicazioni dovesse accertare entro la fine del 2004 che non sussistono ancora le condizioni per una adeguata diffusione della tecnica digitale (ossia disponibilità di decoder a prezzi accessibili, irradiazione sul territorio nazionale eccetera).
    Esatto: è una lacuna di cui vi era consapevolezza e che confligge obbiettivamente con l’imperativo, dettato dalla sentenza n. 466/2002 della Corte costituzionale, di termini certi per la fine del periodo transitorio.
    Si era ritenuto, peraltro non senza buoni argomenti, che fosse inopportuno ingessare la norma in scadenze troppo ravvicinate, allorché l’evoluzione tecnologica e del mercato segue percorsi e tempi imprevedibili.
    Ma la logica giuridica ha le sue ragioni che devono essere rispettate, anche quando una maggiore duttilità sarebbe auspicabile.
    Giusta anche la constatazione, da parte del Quirinale, che nella legge erano rimaste, per difetto di coordinamento, le disposizioni di un decreto dichiarato incostituzionale dalla Corte questo stesso autunno.
    La fretta è decisamente cattiva consigliera e non propizia la buona legislazione. Fin qui la posizione presidenziale è ineccepibile.

    Ma proseguiamo. Il messaggio prende di mira il Sic, il sistema integrato delle telecomunicazioni, assunto dalla legge per il calcolo dei singoli operatori di comunicazione, che secondo il Colle, “potrebbe consentire, a causa della sua dimensione, a chi ne detenga il venti per cento di disporre di strumenti di comunicazioni in misura tale da dar luogo alla formazione di posizioni dominanti”.
    Ebbene, qui il discorso ci sembra che cambi registro e diventi meno stringente dal punto di vista del parametro della legalità. Entriamo nell’ambito del merito e della discrezionalità dove prospettive diverse possono competere tra loro sul mercato delle idee e delle opzioni. Quella del Quirinale è indubbiamente plausibile, ma ci pare che altrettanto lo sia quella seguita dalla maggioranza parlamentare, tanto più che a favore di tale scelta militano autorevole scienza e rispettabili forze politiche in mezzo Occidente.
    Non è finita. Il presidente si preoccupa che il nuovo corso possa inaridire le risorse di pubblicità a disposizione della libera stampa “che la Costituzione fa oggetto di energica tutela”. Ancora una volta ci sia consentito rilevare che non bisogna domandare troppo all’ermeneutica costituzionale. L’interpretazione della Costituzione è il frutto di una lettura congiunta di più organi – Parlamento incluso – e non il monopolio esclusivo della Corte costituzionale, tanto più che essa stessa ha nel corso del tempo cambiato opinione più volte.
    Fermo restando il rispetto di principi unanimemente condivisi, un margine di discrezionalità, anche di errore, ai rappresentanti del popolo deve pure essere concesso, laddove il testo della Costituzione non sia poi così univoco.

    La forma, il fatto e il contesto
    Ma non indulgiamo troppo in questo esercizio e veniamo al punto che, come dice bene il messaggio, è quello del pluralismo esterno il quale deve “soddisfare , attraverso una pluralità di voci concorrenti, il diritto del cittadino all’informazione”.
    Questa legge minaccia davvero il pluralismo?
    L’Autorità garante per la concorrenza è convinta di sì, perché favorisce il consolidamento, anche temporaneo, di una posizione dominante.
    E così parrebbe la pensi anche la Corte costituzionale.
    Si capisce: il discorso della legalità procede lungo binari formali e astratti che prescindono da qualsiasi considerazione del fatto e del contesto.
    Perché, caro lettore, è opportuno dircelo forte e chiaro: fatto e contesto smentiscono che questa legge minacci alcunché, poiché mai come oggi il pluralismo informativo è stato più fiorente in questo paese.
    Si limita semplicemente a gestire un periodo di transizione, impedendo che lavoro, risorse e professionalità vengano buttate a mare in un mercato che ha assunto proporzioni transnazionali, e tutto ciò per un fariseo sussulto di scrupolo garantista.
    A maggior ragione poi se si considera che la legge Gasparri fa salva la posizione dominante di un servizio pubblico, quello della Rai, che ha lasciato parecchio a desiderare quanto a rispetto del pluralismo.
    Il governo ha le sue responsabilità, certo: che fine ha fatto la legge sul conflitto di interessi?
    Ma niente panico, per favore. Si modifichi pure il provvedimento, senza stravolgerlo.
    Nel frattempo urge un decreto-legge.

    Stefano Mannoni

    saluti

  3. #13
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    Predefinito

    In origine postato da mustang
    ----------------------------
    Prima o poi tornerete al governo: questo è inevitabile.
    Ma saranno passati tanti di quegli anni sufficienti perchè impariate a capire e seguire le regole democratiche.
    Questo e' facile, basta fare il contrario di quanto sta facendo il nano....

  4. #14
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    Sebbene la nota lobby di tira-giacchette continui a sostenere che il presidente della Repubblica è stato gravemente minacciato dal Foglio in relazione alla legge Gasparri, circostanza parecchio ridicola visto che abbiamo detto e ripetiamo di rispettarne le decisioni e ci siamo limitati ad analizzare il suo orizzonte politico, ci permettiamo di insistere nel fare il nostro mestiere.
    Carlo Azeglio Ciampi ha evidentemente deciso il rinvio della legge sulle tv alle Camere per i motivi espliciti che sono scritti nel suo “messaggio motivato” a norma di Costituzione, articolo 74. Ma è il primo a sapere che le decisioni a fil di norma hanno sempre un risvolto politico.
    Il risvolto politico della sua bocciatura della Gasparri sta tutto nei festeggiamenti girotondini della presa della Bastiglia, nelle estremizzazioni di una parte dell’opposizione parlamentare e nel fregarsi le mani degli interessi che si sentivano lesi da quella legge (soprattutto il partito degli editori).
    Ciampi sa che non deve lasciarsi imporre una posizione politica squilibrata, dopo avere esercitato i suoi poteri secondo diritto.
    Sa che in Italia c’è una sinistra, più istituzionale e riformista, quella che vorrebbe preparare un’alternativa di governo, il cui gruppo dirigente è felice di avere un premier indebolito dalla sua decisione, ma al tempo stesso è inquieto di fronte alla prospettiva di una battaglia sulla libertà d’antenna: ne ha già persa una, via referendum.

    Il Quirinale ha assunto, nel momento stesso in cui ha forzato per il rinvio, un atteggiamento di cooperazione politica verso la maggioranza del Parlamento, che quella legge aveva approvato. Il presidente vuole palesemente evitare la conseguenza spiacevole che faceva parte del rischio, un suo sequestro da parte dell’opposizione come nuovo alter ego, dopo Oscar Luigi Scalfaro, di un premier eletto e della sua coalizione, parecchio più robusta che nel ’94.
    Non ha cercato sponde politiche nella maggioranza, ha preferito sul tema un rigoroso isolamento. E sta prodigandosi affinché sia evitato il danno industriale a Retequattro e alla Rai nella forma giuridica compatibile con il suo messaggio e con la sentenza della Corte Costituzionale che ne è il fondamentale appiglio. La riforma di sistema può attendere: può ripartire con calma, riformularsi con più cura per la composizione degli interessi, che in Italia si chiama pluralismo.
    Ma sul danno industriale da evitare il Quirinale dà quei segnali che fanno capire quanto di malavoglia si sia acconciato al rischioso rinvio, e quanto di buonavoglia sia impegnato a evitarne le conseguenze politiche squilibranti.
    Almeno per il presidente che ha dedicato i suoi giorni non già al ribaltone, ma al compimento dell’alternanza.

    fatica inutile.
    Gli ex comunisti non pentiti non conoscono la parola alternanza.
    Per loro consiste in "un Prodi" dietro al cui dito nascondersi per poi prenderlo a calcioni nel sedere.

    Alternanza? Baggianate!

    saluti

  5. #15
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    Roma. Nei palazzi romani più vicini al Quirinale era stata registrata da alcune settimane una insolita tendenza all’isolamento da parte del presidente e del giro stretto dei suoi collaboratori. Canali solitamente aperti e fluidi sembravano essersi all’improvviso fatti più impervii e anche gli incontri e i contatti di routine subivano un sostanziale rallentamento.
    Non c’è voluto molto alle sensibilissime antenne dei circoli istituzionali più avvertiti a collegare questo strano asserragliamento del Colle al lavorìo che si sapeva essere in corso sul destino della legge Gasparri.
    Dal poco che trapela da quei giorni di isolamento, i più informati sostengono che il presidente si era fatto un autonomo convincimento politico sulla necessità del rinvio e che questo convincimento fosse legato al permanente e irrisolto conflitto d’interessi del premier. Sentiva, si dice, di dovere quel rifiuto all’Europa prima ancora che all’Italia e alle sue manovre. Solo a quel punto si sono mosse le folte intendenze dei consiglieri giuridici a preparare la veste formale del messaggio.
    Gli argomenti in punta di dottrina erano già tutti squadernati sul tavolo del presidente da molto tempo. Antonio Maccanico e Sabino Cassese avevano già fatto, da outsider, un ampio lavoro che forniva il quadro giuridico necessario a convogliare la volontà presidenziale entro i binari della giurisprudenza costituzionale.
    Il direttore per gli affari giuridici del Quirinale, Salvatore Sechi, uno che conosce la legge Gasparri fin nei minimi dettagli, non si faceva mancare il prezioso consiglio di Enzo Cheli, presidente dell’Autorità per le Comunicazioni, anch’egli molto attivo sullo stesso fronte.

    Palazzo Chigi al lavoro sul decreto
    Secondo attenti osservatori, a questo circuito abbastanza consueto di consultazioni, per l’occasione si sarebbe aggiunto
    anche Giuseppe Tesauro, presidente dell’Autorità Antitrust. Ciampi era rimasto colpito dalla veemenza e dalla nettezza con cui Tesauro aveva bocciato, nell’audizione del 10 settembre davanti alle commissioni competenti della Camera, la parte della legge dedicata ai limiti antitrust.
    “Questa è una legge contro la concorrenza” aveva tuonato allora Tesauro, aggiungendo: “Il Sic non ha niente a che fare con l’antitrust, è un concetto estraneo al diritto della concorrenza ed è in contrasto con la normativa comunitaria”.
    Molti osservatori già allora avevano notato che Tesauro aveva, in quell’occasione sposato una delle possibili interpretazioni del diritto della concorrenza, quella definita “continentale”, in opposizione agli approcci “anglosassoni”.
    Posizione più che lecita ma opinabile.

    L’entrata in gioco di Tesauro – se così si può dire – aveva sollevato ulteriori preoccupazioni tra chi si affannava a vaticinare il responso presidenziale. Non erano in pochi a far notare che l’intero consiglio dell’Antitrust è tutt’ora di nomina ulivista.

    Il testo del messaggio di Ciampi, che richiama l’audizione di Tesauro e prende posizione analoga nel giudizio sul Sic, ha in parte confermato le preoccupazioni della vigilia.
    A quel punto l’unico dubbio era sul tenore del messaggio: se cioè avesse lasciato alla maggioranza margini di manovra o se portasse a un muro contro muro.
    Su questo fronte, ma solo negli ultimissimi giorni, sono scesi in campo i pontieri Letta e Gifuni, concordi in questo caso nell’usare la massima prudenza.
    E anche la presidenza del Senato si è mossa per manifestare qualche preoccupazione e suggerire ulteriori elementi di riflessione. E’ stato, a quanto si apprende, un lavoro che ha consentito di riportare “sotto controllo” una situazione che rischiava di essere esplosiva. In particolare sul versante più scabroso, quello della sorte di Rete4 e di Rai3, dove si è cercato di far pesare più la motivazione che non il dispositivo della fatidica sentenza della Consulta.
    Lì dove si spiega che il 31 dicembre 2003 non è un termine finale per la sorte delle due reti, bensì “offre margini temporali all’intervento del legislatore per determinare le modalità della definitiva cessazione del regime transitorio”.
    Passaggio della motivazione che ha trovato integralmente posto nel messaggio presidenziale e sui cui in queste ore si lavora, sotto l’attento coordinamento del segretario generale di palazzo Chigi, Antonio Catricalà per dare forma al decreto per Rai 3 e Rete 4.

    saluti

  6. #16
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    Ma mustang parla solo a copia e incolla? fico.

    Quando mi insegna? voglio imparare anche io.

  7. #17
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    Predefinito Re: Rete quattro come...

    In origine postato da mustang
    ...specchietto per allodole.

    Intanto il Parlamento vota la Finanziaria e tra pochi giorni pure sul "conflitto d'interesse".
    Leggi che non verrano rimandate al Parlamento.

    E qualcuno "piangerà" ascoltando ancora Fede.
    Di rabbia.
    Ma è poi, questa rete4, così vitale per l'opposizione?

    saluti
    La legge (si fa per dire) su conflitto d'interessi NON verrà votata; non è stata proprio messa in agenda.
    Il motivo (oltre la MEGAbufala dei 100 gg) è che, per quanto vergognosamente "salva-interessi-del-capo" sia, NON gli renderebbe possibile firmare il decreto "urgente" salvaFede.

    Bravini questi legislatori a gettone...

  8. #18
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    In origine postato da Max Kool
    Ma mustang parla solo a copia e incolla? fico.

    Quando mi insegna? voglio imparare anche io.
    E' una stranissima e misteriosa forma d'autismo.

  9. #19
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    Roma. Ha una proposta Claudio Petruccioli, senatore Ds e presidente della Vigilanza Rai. E l’avanza proprio nel giorno in cui il governo si prepara a sfornare il decreto su Retequattro. Dice Petruccioli, parlando del messaggio con cui Ciampi ha rinviato al Parlamento la legge Gasparri: “Lì non si parla della Rai. Credo che l’opposizione dovrebbe rilanciare, a questo punto, su questo argomento”.
    Propone di cominciare a farlo già dall’inizio della discussione nelle commissioni competenti di Camera e Senato del messaggio di Ciampi. Il capo dello Stato ha indicato due aspetti della Gasparri: il famoso Sic e il limite delle posizioni dominanti nel settore, “e dobbiamo decidere se vogliamo limitarci ai punti indicati oppure parlare anche di altri”.
    E qui l’invito di Petruccioli: “Propongo che l’opposizione avanzi la richiesta di discutere della Rai”. E perché? “Per due motivi. Intanto, la Rai con la legge Gasparri vede il controllo politico ribadito. E se questo era già male con il proporzionale, con il maggioritario è una vergogna che non funziona neppure.
    Il secondo motivo, e penso di dire un’eresia assoluta per molti, riguarda l’antitrust. In tutti i paesi europei, il servizio pubblico fissa il limite massimo di concentrazione possibile”. E vuol dire? “Questo: si dice che nessun soggetto deve superare il 30 per cento dell’intero settore. Benissimo, allora anche il servizio pubblico non può superare il 30 per cento. Mica si può sostenere che la Rai può raggiungere la metà e gli altri soggetti non possono. La mia idea è questa: se in Italia si vuole davvero combattere il duopolio, si deve ridimensionare il servizio pubblico”.
    Un’idea impopolare, in particolare nel centrosinistra.
    “Impopolare”, ammette Petruccioli.
    E come finirà? “Penso non sarà possibile, quando il Parlamento ridiscuterà della della Gasparri, ignorare i punti indicati dal presidente Ciampi”.
    E il punto indicato dal presidente Petruccioli? “Se dipendesse da me, io aprirei questa discussione. Ma sarei un cretino se pensassi che ciò avverrà, e sarei felicissimo di essere smentito”.
    Ha ovviamente riflettuto parecchio, Petruccioli, sulla Gasparri e sulle motivazioni con cui Ciampi l’ha rispedita alle Camere.
    Del contestato Sic, ad esempio, il presidente della Vigilanza dice: “O viene ridimensionato in modo consistente, oppure, molto semplicemente, questo accidente di Sic potrebbe essere stralciato e affrontato in un secondo momento, magari rinviando la faccenda ai controlli antitrust”.
    Oggi è anche la giornata del decreto governativo su Retequattro. Petruccioli condivide la via del decreto, con dei limiti “tra un minimo di tre mesi e un massimo di sei”. Dice: “Sì, ce n’è bisogno. Soprattutto per Retequattro. Anzi, penso sia necessario solo per Retequattro”.
    Tra una citazione della sentenza della Consulta e una della legge del ’97, il presidente della Vigilanza spiega che “per quanto riguarda la questione Raitre e pubblicità, non c’è bisogno di decreto. Diciamo così: per Retequattro il decreto è sicuro, per Raitre è opinabile”. Sostiene Petruccioli che “per quanto riguarda Retequattro, bisogna neutralizzare il tempo, quei tre-sei mesi che possono servire al Parlamento per discutere il messaggio di Ciampi”. Vero che la Consulta aveva fissato la scadenza del 31 dicembre, ma è anche vero che “il legislatore, bene o male – e più male che bene secondo me, e più male che bene secondo Ciampi – questa scadenza l’ha rispettata.
    Poi il capo dello Stato ha chiesto una nuova deliberazione, e a questo punto il termine non è imputabile a una distrazione del legislatore”. Ma un decreto per Retequattro, secondo Petruccioli, è buona cosa anche per la discussione futura sull’intera legge di riforma. “La Gasparri ha subito tempi e condizionamenti legati alla scadenza del 31 dicembre. Se, in qualche modo, ora le due cose si separano in maniera non devastante, può darsi che si riesca a discutere in maniera più feconda del merito della legge”.
    Ds e l’intero Ulivo, dice Petruccioli, “non si sono mai pronunciati in linea di principio contro il decreto”.
    Comunque Piero Fassino ha detto che Mediaset potrebbe vendere Retequattro… “Questa è un’altra questione, il legislatore deve decidere altre cose. Nell’affermazione di Fassino, che io certo non critico, c’è una cosa che non sfugge a nessuno: ovviamente un conto è vendere una rete che ha una sua frequenza, un altro conto e venderla senza frequenza”.

    saluti

  10. #20
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    La delazione anonima dilaga...

 

 
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