Nello speciale dedicato all'ambiente del GR Parlamento di Radio RAI
trasmesso il giorno di Ferragosto del 2003 Fulvia Bandoli, la maggiore
esponente della linea ambientalista dei Democratici di sinistra, si definiva
"ecologa scientifica" mentre si faceva portavoce di una linea di politica
ambientale senza "no a priori", proprio perché guidata dalla scienza e,
conseguentemente, elencava le varie emergenze ambientali a partire dalle
modifiche climatiche e del dissesto idrogeologico.
I redattori della "Enciclopedia delle Nocività" nell' "Indirizzo a tutti
coloro che non vogliono gestire le nocività ma sopprimerle", pubblicato a
Parigi nel 1990, nel rivendicare una politica antieconomica ed antistatale,
denunciavano il catastrofismo interessato dei padroni della società che
utilizzano lo "stato di emergenza ecologica" da loro decretato, utilizzando
gli scenari di vari disastri ipotetici, in settori nei quali le popolazioni
non hanno alcun mezzo di azione diretta, per occultare i disastri reali, più
vicini ed immediati.
Nello stesso tempo si individuavano, quali principali avversari, gli
"ecolocrati" i nuovi burocrati al servizio di questa politica, che
incrementa sia le nocività, che il reale e costante impoverimento causato
oramai da questo sistema economico.
Nel dicembre 1971, l'allora presidente USA Richard Nixon, già impegnato
nella guerra in Vietnam, dichiarava anche la guerra contro il cancro che
avrebbe dovuto portare, entro il 1990, alla sconfitta di questa malattia, il
Governo USA puntava tutto sul potenziamento della ricerca nel campo della
diagnosi e della terapia, da allora le spese pubbliche statunitensi nella
ricerca biomedica sarebbero costantemente cresciute sino a diventare, nel
corso degli anni seguenti, seconde solo a quelle militari, con settori
sempre più ampi dove le due ricerche, biomediche e militari, sono di fatto
indistinguibili.
Nello stesso anno, il 1971, lo studioso USA Barry Commoner illustrava in un
testo fondamentale, "Il cerchio da chiudere" la crisi ambientale, biologica,
sociale e sanitaria causata dalle tecnologie allora prevalenti e dal sistema
economico industrialista, in Occidente come in Oriente.
L'anno dopo, nel 1972, le Nazioni Unite organizzavano a Stoccolma la prima
Conferenza sull'"Ambiente Umano" .
Negli stessi anni Giulio Maccacaro, il fondatore della biostatistica e dell'
epidemiologia italiana, identificava, in modo mirabile, la difesa della
salute, dell'uomo e dell'ambiente, con l'eliminazione degli agenti nocivi, a
partire dai cancerogeni, nei luoghi dove vengono prodotti, mettendo così in
discussione le modalità di produzione di merci e servizi. Come è finita,
per ora, è noto.
Nonostante che la guerra al cancro, combattuta con la strategia iniziata da
Nixon, si sia rivelata essere completamente fallimentare: il numero di
malati di cancro è in costante aumento, ed il miglioramento dei mezzi
diagnostici e terapeutici non riesce a ridurre, in modo significativo, il
numero dei morti causati da questa malattia, l'operazione di mistificazione
operata dagli interessi economici legati al Capitale globalizzato è
risultata egemone e vincente.
Un suo strumento efficace è l'"Ambientalismo del capitale", quello che
distoglie l'attenzione dai danni gravi ed immediati causati dall'attuale
sistema economico dando come priorità di intervento problematiche distanti
dalle reali possibilità di intervento delle popolazioni, come i cambiamenti
climatici, l'effetto serra, un generico inquinamento atmosferico causato
soprattutto dalle "viziose" abitudini di chi utilizza i mezzi del trasporto
individuale; ed è già accaduto nel passato che l'enfatizzazioni delle
modifiche climatiche siano state utilizzate per nascondere gli "effetti
collaterali" del primo liberismo globale, le decine di milioni di morti
delle carestie indiane di fine ottocento, in alternativa alle prime analisi
teoriche della rapina capitalistica del Sud del Mondo, come ci ha
mirabilmente raccontato Mike Davis nel capitolo "Macchie solari contro
socialisti" del suo libro "Olocausti tardovittoriani".
Questo è anche l'ambientalismo compatibilista con i potenti e
colpevolizzante con i deboli, delle agende 21, utilizzate per concertare e
consentire l'inquinamento, degli incentivi pubblici alle imprese perché
siano più efficienti e forse meno inquinanti, degli autocontrolli gestiti
dagli inquinatori, perché ci si deve sempre fidare delle imprese, delle
etichette etiche ed ecologiche, che dovrebbero risolvere tutti i problemi
dell'umanità; l'ambientalismo che lega lo sviluppo capitalista globale al
futuro con la magica parola "sostenibilità", quello che ha tolto, nella
Conferenza di Rio, venti anni dopo Stoccolma, il termine "umano" all'
ambiente.
L'ambientalismo degli ecolocrati che trasformano gli inceneritori, una delle
maggiori fonti di nocività, in termovalorizzatori che, per loro, rispettano
e mettono in pratica il protocollo di Kyoto, in modo anche migliore rispetto
all'energia solare o a quella eolica; amministratori e manager di aziende
municipali privatizzate, sostenitori di biciclette e piste ciclabili accanto
agli indisturbati camini fumanti degli inquinatori, dei centri cittadini
diventati, per chi non ha abbastanza soldi, città proibite, il sogno di ogni
vero reazionario.
Contrapposto all'"ambientalismo dei padroni" abbiamo l'oscena verità della
malattia e della morte che cerca e trova le sue cause nelle nocività subite
dove si è lavorato e si lavora, dove si vive e si è vissuti, verità
contraddetta e contrastata dalle miriade di esperti e portatori della
"scienza del capitale": abbiamo visto la bravura di tanti accademici, a
Porto Marghera, a difesa dei padroni; epidemiologhi pronti a riconoscere
tutti i limiti della loro disciplina per rendere indimostrabili le cause di
danni e morti, tossicologhi e medici del lavoro che criticano addirittura le
normative USA, per loro troppo garantiste sui rischi e quindi
scientificamente infondate; il danno però resta in quei luoghi, nei nostri
territori, vero ed osceno, come chi l'ha causato.
L'esempio emblematico della divaricazione delle prospettive, e della
contrapposizione nel campo dei saperi e delle consapevolezze , si è avuto l'
ultima giornata del Social Forum Europeo di Firenze con l'intervento di
Luigi Mara di Medicina Democratica, da una parte, che portava alla
conoscenza dei presenti - che in larga parte non avevano probabilmente mai
avuto diretta esperienza di lavoro operaio - la concretezza, mai detta ed
illustrata dall'ambientalismo egemone, della nocività nei luoghi di lavoro e
nei territori, con il racconto delle dure lotte contro un apparato
formidabile che si avvale di tanti autorevoli esponenti, anche sedicenti
progressisti che, mentre teorizzano seducenti concetti intellettuali,
offrono concretamente la loro opera a difesa di chi ha ucciso ed inquinato,
nel passato come nel presente.
Dall'altra parte avevamo Wolfang Sachs, ecologista di grido, che prospettava
le meraviglie, nell'ambito della realtà, così come esiste, dei miglioramenti
di efficienza e di riduzione di alcuni inquinanti, al fine di ottenere, in
tal modo, il permanere del benessere economico con la riduzione dei
correlati effetti collaterali negativi, effetti negativi che, come si è
visto, ci vengono presentati sempre distanti dalla concreta esistenza degli
esseri umani, che si parli di riduzione dell'anidride carbonica o dell'
inefficienza dei sistemi energetici di trasporto.
Entrambi gli interventi furono molto applauditi, anche questo a
dimostrazione sia della mancanza di consapevolezza della posta in gioco, sia
di quali sono le priorità e i paradigmi di riferimento.
Prospettive, paradigmi, priorità: clima o cancro?
La scelta è brutale nella sua semplicità.
Non si vedono terze soluzioni, ogni compromesso risulta vano e soggetto all'
egemonia del potere del capitale, in ogni caso, si sconterà, prima o poi,
con la testarda realtà che esiste e resiste oltre lo spettacolo quotidiano
organizzato da mezzi di comunicazione di massa arruolati, nella quasi
totalità, a supporto propagandistico della guerra totale dichiarata dal
neoliberismo.
L'ambientalismo del capitale è, da una parte, messo in opera per difendere
il nucleo duro del sistema economico del capitalismo classico, che mostra
però le sue crepe nell'incapacità ad adattarsi al nuovo modello selvaggio
della "guerra infinita", degli "idealisti" neoconservatori USA, che nega l'
esistenza stessa di una problema ambientale.
L'ambientalismo delle origini dall'altro, basato sulla lotta alle nocività,
sull' "umano" dimenticato dall'ambientalismo del capitale, su come l'essere
umano concreto vive, produce, trasforma il mondo e da questo viene
trasformato, può portare avanti il messaggio originale dell'insostenibilità
di questo sistema economico, un messaggio originale così potenzialmente
antagonista e sovversivo che apre la prospettiva ad altri mondi possibili,
che abbatte il paradigma consolidato del "non è possibile fare in altro
modo".
Questa è, qui ed adesso, la posta in gioco.


Adriana Pagliai e Michelangelo Bolognini (ATTAC Prato)

il testo è estratto da un lungo contributo intitolato: "Dall'
insostenibilità alla lotta alle nocività", presentato dagli autori all'
assemblea nazionale del Forum Ambientalista.

Fonte:ATTAC - http://attac.org/