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“In Vaticano c’è frustrazione per il suo iroso antiamericanismo”
Il teologo cattolico e studioso di Economia e Scienze sociali Michael Novak, professore di Religion and Public Policy all’American Enterprise Institute, riprende in questo articolo il tema, sollevato dal Foglio, delle insofferenze vaticane per le posizioni del cardinale Renato Martino.
Il quotidiano italiano Il Foglio ha pubblicato il 16 dicembre un articolo sulla frustrazione che regna in Vaticano per l’imprudente e iroso antiamericanismo del cardinale Martino (malauguratamente nominato presidente del Consiglio per la Giustizia e la Pace), che continua a essere di grande imbarazzo per i suoi superiori.
Quando, lo scorso febbraio, mi trovavo a Roma, monsignor Martino era già al centro delle polemiche per il suo radicale e inflessibile antiamericanismo. Anche chi, prima della guerra, inclinava maggiormente verso la posizione franco-tedesca, è rimasto costernato dai suoi niente affatto richiesti commenti.
Il Foglio ha sottolineato che il segretario di Stato cardinale Sodano (ossia il funzionario che è una sorta di primo ministro dello Stato Vaticano, responsabile tanto della politica interna quanto di quella estera) non ha semplicemente cambiato completamente il titolo del documento sulla pace mondiale ma ha anche eliminato i passaggi più offensivi scritti dal cardinale Martino.
Il titolo, ad esempio, da “Legge internazionale: una via per la pace”, è diventato, con molta meno enfasi ideologica, “Un impegno costante: insegnare la pace”.
La novità dell’ultimo mese nel Vaticano è stato il radicale mutamento nel modo di affrontare il problema del terrorismo islamico, dichiarato con grande chiarezza sul periodico gesuita Civiltà cattolica, i cui articoli sono sempre controllati dalla segreteria di Stato.
Nel corso dell’ultimo decennio, sostiene il periodico, più di un terzo dei cristiani residenti in Medio Oriente sono stati costretti ad andarsene, e hanno subito parecchi soprusi da parte degli estremisti.
L’immenso sollievo provato dalla comunità cattolica in Iraq con la caduta di Saddam Hussein non è rimasto inosservato in Vaticano. In generale, ora che la coalizione guidata dagli americani ha ottenuto successi molto più brillanti di quanto avessero previsto vari portavoce del Vaticano lo scorso febbraio, il Vaticano ha cercato di dare il proprio aiuto per la transizione a un Iraq più giusto, pacifico, tollerante e democratico.
Il Papa, in particolare, non si è mai schierato contro gli americani, sebbene abbia senza dubbio agito e pregato perché in definitiva la guerra non si rendesse necessaria.
Ha ribadito di non essere un pacifista (dopo tutto, aveva incoraggiato l’intervento militare per fermare i genocidi in Kosovo e alleviare le grandi sofferenze della Croazia).
Sperava che l’America non sarebbe entrata in guerra.
Le parole del Papa
Quanto a me, sono contento che il Vaticano non abbia in alcun modo fomentato una guerra dei “cristiani” contro la nazione araba. Al contrario, la voce del Papa è stata la più forte e costante contro la guerra. Per conto mio, era giusto così.
L’ultima cosa di cui avevamo bisogno era un Papa che chiamava a una guerra contro una nazione araba.
Ho spiegato in Vaticano le mie ragioni per la necessità della guerra (non quelle del governo americano, riguardo alle quali non ho alcuna autorità di parlare), e anche come si sarebbe potuta evitarla. Penso di essermi comportato coscienziosamente, in accordo con gli insegnamenti di Giovanni Paolo II e del nuovo Catechismo.
Ho esposto le mie ragioni secondo coscienza, in un campo in cui la cultura laica ha una validità riconosciuta.
Sarebbe stato da codardi non farlo.
Ho creduto, e sperato, che il Papa avesse capito il perché e il come delle mie iniziative.
Quanto al cardinale Martino, ha espresso chiaramente e in molte occasioni la sua avversione nei confronti degli Stati Uniti, e non soltanto per la questione dell’Iraq.
Non ha usato alcuna prudenza. Non sembra essere consapevole di quanto sia imbarazzante il suo comportamento per le opinioni molto più sfumate e articolate espresse da figure di lui più autorevoli.
La Chiesa è fatta di esseri umani, e queste cose sono questioni della vita di tutti i giorni.
“Non nobis, Domine, sed nomine Tuo da gloriam”, come canta gloriosamente il coro dell’Enrico V.
© National Review-Il Foglio
Traduzione di Aldo Piccato
saluti




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