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  1. #11
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    l'ADL è potentissima , altro che storie.
    La famosa artista idolo delle folle :" si figuri che uno ha addirittura scritto che avrei dovuto investire i MIEI soldi comprando un bar! Io!!!! La barista!!!!"

  2. #12
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    In Origine Postato da Winston
    ma anche il mondo degli ebrei sionisti statunitensi.
    Mentre tutti, dall'Italia e dal Parlamento europeo fino a giornali quali l'Economist (non certo accusabile di avere idee socialisteggianti) lo criticano, ecco i sionisti che gli conferiscono il premio di miglior statista dell'anno. Poi se sono isolati e vengono discriminati non si lamentassero, con le idee reazionarie che si portano dietro, non dicessero niente se saltano per aria dopo aver avuto la faccia di sostenere un politico che tutti accusano e criticano !
    Ehm; non è "esattamente" andata così....

    “Molti credevano che la Adl avrebbe
    cancellato la cerimonia o trovato qualcun
    altro cui dare il premio «al miglior statista»
    Una delle ragioni (con le sue stupide
    dichiarazioni, la corruzione, la devozione per
    Bush) per cui l’Europa non può sopportarlo..”.
    MICHAEL WOLFF

    QUEL CHE A NEW YORK
    PENSANO DI LUI
    Michael Wolff
    Tutti i partecipanti alla cena in onore di Silvio Berlusconi alla Anti-Defamation League, durante la quale gli è stato conferito il
    «Distinguished Statesman Award», hanno ricevuto un volume di oltre cento pagine in cui si ricordavano la vita e le opere del premier italiano.
    Le pagine dell’adulante rivista (la stessa inviata agli italiani durante la scorsa campagna elettorale, ndr) ci mostravano il leader del governo italiano in un «letto di fiori», ci propinavano il suo oroscopo e ritratti in compagnia della madre.
    Le centinaia di immagini di Berlusconi, fitte in ogni pagina, facevano pensare a una grossa mancanza di stile e mostravano
    un narcisistico culto della personalità senza paragoni nella politica e nei governi del mondo occidentale.
    Il problema è che scorrendo la storia dei «super-paperoni»
    del mondo potrebbe accadere di non trovare «paperoni» il cui impero abbia raggiunto livelli simili a quelli raggiunti dal dominio di Berlusconi in Italia. Il nostro uomo ha creato l’industria televisiva privata nel suo Paese e ne ha mantenuto il monopolio, accumulando uno dei più grandi patrimoni al mondo. Ma ciò non bastava. Alla fine Berlusconi ha preso il controllo di quel Governo che in qualche maniera avrebbe potuto limitare il campo dei suoi affari (e che non lo avrebbe difeso di fronte alle numerose accuse di corruzione).
    Dopo aver fatto questo, è diventato uno dei più fermi alleati di Bush in Europa, appoggiando la guerra in Iraq e tutte le scelte del governo americano in Medio Oriente. La sua fedeltà è stata motivazione principale per l’assegnazione del premio.
    Tuttavia, nonostante il grande potere, l’enorme ricchezza e l’appoggio incondizionato a qualunque avventura intrapresa dagli americani sullo scacchiere internazionale, nessuno fuori dall’Italia lo prende sul serio.
    C’è chi lo considera uno stereotipo italiano cui, sia in affari che in politica, manca il «senso della misura» tipicamente anglosassone. Non a caso, Berlusconi sembra essere la «bestia nera» del molto anglosassone «Economist» che pare considerarlo
    il più stupido e perfido uomo in Europa.
    Altri lo vedono come un aberrante e comico (ma anche imbarazzante e inspiegabile) prodotto della ricchezza e dell’era dei media.
    Una spinta verso l’assegnazione del premio potrebbe essere arrivata dai suoi farfugliamenti anti-islamici o dalle sue gaffe anti-tedesche (tutti prodotti dei suoi ormai proverbiali discorsi a braccio). La determinazione della League non sembra essere stata scalfita più di tanto dalla sua storia di commenti estemporanei dal gusto vagamente antisemita.
    Dalla sua bocca qualche settimana fa era partita una descrizione di Mussolini come un despota che, in fondo, non era poi così cattivo. Stando alle dichiarazioni del premier italiano, Mussolini non avrebbe mai ucciso nessuno e avrebbe mandato gli oppositori
    in vacanza.
    In qualche modo, Mussolini sta ai dittatori fascisti come Berlusconi ai magnati dei media. Il primo esagerava la sua figura di despota rendendola al contempo efficace e ridicola, anche se sempre terribile. E il secondo è un prodotto di una simile esagerazione.
    Forse nessuno lo prenderà sul serio, ma crea comunque un precedente molto particolare.
    * * *
    La dichiarazione su Mussolini aveva anticipato di pochi giorni la cena dell’altra settimana. Molte persone avevano creduto che la Adl avrebbe cancellato la cerimonia o che all’ultimo minuto avrebbe trovato qualcun altro cui assegnare il premio «al miglior
    statista». Altre organizzazioni ebraiche, che a dire il vero non hanno mai molto apprezzato la Adl, con l’appoggio di alcuni premi Nobel e del «New York Times», si sono affrettate a comunicare la loro opposizione all’idea del riconoscimento.
    La Adl e il suo presidente Abe Foxman (tanto sicuro e incurante nelle proprie idee, quanto lo stesso Berlusconi), sono andati avanti con la cena e la premiazione. La loro determinazione ed energia hanno sicuramente avuto effetto dal punto di vista
    pubblicitario. La cena della Adl è diventata uno dei temi più discussi nella settimana delle Nazioni Unite.
    La Adl è salita improvvisamente al centro del potere politico e mediatico.
    Non solo ha avuto Berlusconi alla sua cena, ma molti altri colleghi miliardari del magnate italiano, come Rupert Murdoch, Len Raggio e Harvey Weinstein, sono arrivati per festeggiarlo.
    I partecipanti alla cena si sono posti con una certa impertinenza rispetto al premio. Forse è stato provocatorio dare il premio a Berlusconi, sembrano aver detto, ma innocuo. Ed è comunque stato più divertente che assegnarlo alle persone noiose che di
    solito intervengono a queste manifestazioni.
    Magari avrebbe detto qualcosa di ancora più provocatorio, pensate che divertimento.
    Naturalmente c'è stato molto umorismo all’appuntamento, fatto inusuale a queste noiose cene di beneficenza.
    Una delle cose più divertenti è stato l’accostamento di italiani e ebrei (un reporter italiano ha detto che gli italiani non sanno quasi niente degli ebrei). Anche solo le differenze nell’abbigliamento risultavano divertenti (gli italiani avevano abiti bellissimi, gli ebrei un po’ meno). Altro aspetto esilarante era che gli italiani ritenessero la Adl un’alta istituzione dell’intero mondo culturale ebraico,
    mentre invece è solo un gruppuscolo di ebrei americani oltre che un palcoscenico personale di Abel Foxman.
    A dirigere la cerimonia, forse un tentativo della Adl di superare i confini etnici, è stata chiamata un’italoamericana, Maria Bartiromo. Così un premio assegnato dagli ebrei veniva consegnato da un personaggio italo-americano, reclutato per far sentire gli italiani a casa propria. La Bartiromo si è esibita in uno di quei discorsi sulla propria discendenza italiana che solitamente riempiono di vergogna e stupore gli italiani d’Italia, facendo sì che si domandino che razza di individui siano i loro cugini d’America. La signora è stata molto calorosa nelle sue lodi al premier italiano, non solo in onore alle proprie origini, ma anche per i suoi interessi economici e per i suoi «colleghi» (come tale ha infatti definito Murdoch al momento di invitarlo sul palco).
    Murdoch era presente come persona di «pari grado», forse l’unica che potesse effettivamente stare alla pari con Berlusconi. I due costituivano un’accoppiata di magnati in grado di sfidare il resto del mondo. Ma a dirla tutta, Murdoch è appena entrato nel mercato mediatico italiano con la sua «Sky Tv». La sua presenza sul satellite potrebbe scalfire il potere essenzialmente «terrestre» di Berlusconi. Murdoch ha indubbiamente bisogno dell’appoggio del Presidente del Consiglio italiano in questo momento. Ecco perché è venuto a rendergli onore, proprio mentre inizia a cercare di sotterrarlo.
    Harvey Weinstein, invece, è impegnato nel finanziamento di molti film italiani. Per questo ha colto la palla al balzo per mostrare frammenti di film da lui distribuiti e per lodare le capacità politiche di Berlusconi.
    I piani dei presenti, un pubblico di imprenditori più che di uomini di Stato e politici (anche Foxman, in un certo senso lo è, visto che è sempre così impegnato a propagandare le iniziative della sua associazione) sembravano lampanti. Ma tuttavia non era possibile ignorare l’«elefante » in mezzo alla stanza.
    * * *
    Il premier italiano non è proprio altissimo (tutti sanno che porta speciali suolette per sembrare più alto).
    Solitamente è molto abbronzato. La sua persona appare sempre «ritoccata ». Di per sé non è particolarmente attraente, né carismatico. È un populista, uno che consapevolmente ama rivolgersi al pubblico (dopotutto è un prodotto dell’era della Tv), ma
    che non sembra avere un rapporto particolarmente buono con il pubblico stesso. Il suo discorso, previsto per il dopo cena, è stato anticipato perché altrimenti il premier sarebbe stato troppo nervoso per starsene seduto.
    Il suo appeal sembra provenire interamente dal fatto che è un miliardario, un miliardario esibizionista e privo di modestia. Berlusconi è un uomo d’affari mascherato da eroe popolare.
    È una persona che l’enorme ricchezza ha trasformato in una persona speciale. «Ah, questi miliardari - ha esclamato uno dei giornalisti italiani inviati a coprire l’evento, con un misto di rassegnazione e timore - dopo un minuto vorresti abbracciarli».
    * * *
    Erano gli anni ‘80 (è da là che provengono tutti questi Paperoni), quando Berlusconi, dopo una carriera nell’edilizia, creò il primo
    network privato italiano. Ingaggiò il presentatore più famoso della Tv italiana (Mike Bongiorno, re dei quiz televisivi delle reti statali) e cominciò ad importare programmi dall’estero.
    Grazie ai suoi legami con l’allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi (legami che più tardi gli procurarono molti problemi con la giustizia) Berlusconi moltiplicò la sua rete per tre. Un Paese che non aveva mai avuto canali televisivi privati, se ne ritrovò sommerso. Il denaro fluiva in abbondanza. A quei tempi c’erano margini di guadagno inimmaginabili, simili a quelli che si erano avuti in America ai tempi del dominio dei tre network (in questo caso però Berlusconi possedeva tutti e tre i canali). Dopo le tv arrivarono stampa ed editoria. E poi lo sport, e le assicurazioni.
    Nel 1993 arrivò anche il momento di un partito politico, Forza Italia. Il nome corrispondeva al grido lanciato dai tifosi italiani
    durante le partite di calcio. All’improvviso politica, affari emedia in Italia erano una cosa sola.
    Per la prima volta nella storia solo uomo, ignorando qualunque concetto di conflitto di interessi e basandosi soltanto su un enorme
    quantità di denaro, oltre che una grande capacità di vendere, aveva raggiunto un tale risultato.
    Berlusconi ha una personalità da promoter. La sua mancanza di ritegno è parte del suo charme, una caratteristica essenziale del prodotto in vendita. È una strategia mediatica.
    Questa, di sicuro, è una delle ragioni (assieme alle sue stupide dichiarazioni, alla corruzione, alla devozione per Bush) per cui l’Europa non può sopportarlo: è il tipico milionario in stile americano. Berlusconi è uno che grida senza ritegno «Io, Io, Io».
    «Compra, compra, compra». È la libera impresa lanciata in corsa, forse con tanta libertà quanta non se n’era mai vista.
    Dal punto di vista americano, la cosa appare come una questione puramente italiana. Ha sfruttato una debolezza del sistema per quel che riguarda politica e affari e ha raggiunto un controllo totale, un monopolio perfetto. La sua è una personalità dominante, cui si accompagna una enorme presenza nei media e un blocco di elettori, non riscontrabili in altre democrazie. Ma al Plaza, quella sera, era come un elefante nella sala del banchetto, una specie di barzelletta.
    Berlusconi è il Paperone, il miliardario dei fumetti. La rivista consegnata a tutti gli ospiti della cena (una versione della stessa è stata ricevuta da quasi tutti gli italiani), è la versione esagerata di ciò che ogni Paperone o egomaniaco o promoter di se stesso
    vorrebbe ottenere: mettere il proprio marchio su tutto.
    Il punto è che gli italiani, stavolta, hanno mostrato di essere più avanti di noi americani. Forse loro (o il loro Paperone) hanno tolto ogni limitazione al denaro, ai media, all’autopromozione, raggiungendo così un livello che noi, in America, non abbiamo ancora raggiunto. Forse Berlusconi, come Mussolini, è una specie di precursore.
    Il testo è tratto dall’ultimo numero del «New York Magazine», la più diffusa rivista di New York
    Traduzione di Gabriele Dini

  3. #13
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    In Origine Postato da MrBojangles
    Ehm; non è "esattamente" andata così....

    ?Molti credevano che la Adl avrebbe
    cancellato la cerimonia o trovato qualcun
    altro cui dare il premio «al miglior statista»
    Una delle ragioni (con le sue stupide
    dichiarazioni, la corruzione, la devozione per
    Bush) per cui l?Europa non può sopportarlo..?.
    MICHAEL WOLFF

    QUEL CHE A NEW YORK
    PENSANO DI LUI
    Michael Wolff
    Tutti i partecipanti alla cena in onore di Silvio Berlusconi alla Anti-Defamation League, durante la quale gli è stato conferito il
    «Distinguished Statesman Award», hanno ricevuto un volume di oltre cento pagine in cui si ricordavano la vita e le opere del premier italiano.
    Le pagine dell?adulante rivista (la stessa inviata agli italiani durante la scorsa campagna elettorale, ndr) ci mostravano il leader del governo italiano in un «letto di fiori», ci propinavano il suo oroscopo e ritratti in compagnia della madre.
    Le centinaia di immagini di Berlusconi, fitte in ogni pagina, facevano pensare a una grossa mancanza di stile e mostravano
    un narcisistico culto della personalità senza paragoni nella politica e nei governi del mondo occidentale.
    Il problema è che scorrendo la storia dei «super-paperoni»
    del mondo potrebbe accadere di non trovare «paperoni» il cui impero abbia raggiunto livelli simili a quelli raggiunti dal dominio di Berlusconi in Italia. Il nostro uomo ha creato l?industria televisiva privata nel suo Paese e ne ha mantenuto il monopolio, accumulando uno dei più grandi patrimoni al mondo. Ma ciò non bastava. Alla fine Berlusconi ha preso il controllo di quel Governo che in qualche maniera avrebbe potuto limitare il campo dei suoi affari (e che non lo avrebbe difeso di fronte alle numerose accuse di corruzione).
    Dopo aver fatto questo, è diventato uno dei più fermi alleati di Bush in Europa, appoggiando la guerra in Iraq e tutte le scelte del governo americano in Medio Oriente. La sua fedeltà è stata motivazione principale per l?assegnazione del premio.
    Tuttavia, nonostante il grande potere, l?enorme ricchezza e l?appoggio incondizionato a qualunque avventura intrapresa dagli americani sullo scacchiere internazionale, nessuno fuori dall?Italia lo prende sul serio.
    C?è chi lo considera uno stereotipo italiano cui, sia in affari che in politica, manca il «senso della misura» tipicamente anglosassone. Non a caso, Berlusconi sembra essere la «bestia nera» del molto anglosassone «Economist» che pare considerarlo
    il più stupido e perfido uomo in Europa.
    Altri lo vedono come un aberrante e comico (ma anche imbarazzante e inspiegabile) prodotto della ricchezza e dell?era dei media.
    Una spinta verso l?assegnazione del premio potrebbe essere arrivata dai suoi farfugliamenti anti-islamici o dalle sue gaffe anti-tedesche (tutti prodotti dei suoi ormai proverbiali discorsi a braccio). La determinazione della League non sembra essere stata scalfita più di tanto dalla sua storia di commenti estemporanei dal gusto vagamente antisemita.
    Dalla sua bocca qualche settimana fa era partita una descrizione di Mussolini come un despota che, in fondo, non era poi così cattivo. Stando alle dichiarazioni del premier italiano, Mussolini non avrebbe mai ucciso nessuno e avrebbe mandato gli oppositori
    in vacanza.
    In qualche modo, Mussolini sta ai dittatori fascisti come Berlusconi ai magnati dei media. Il primo esagerava la sua figura di despota rendendola al contempo efficace e ridicola, anche se sempre terribile. E il secondo è un prodotto di una simile esagerazione.
    Forse nessuno lo prenderà sul serio, ma crea comunque un precedente molto particolare.
    * * *
    La dichiarazione su Mussolini aveva anticipato di pochi giorni la cena dell?altra settimana. Molte persone avevano creduto che la Adl avrebbe cancellato la cerimonia o che all?ultimo minuto avrebbe trovato qualcun altro cui assegnare il premio «al miglior
    statista». Altre organizzazioni ebraiche, che a dire il vero non hanno mai molto apprezzato la Adl, con l?appoggio di alcuni premi Nobel e del «New York Times», si sono affrettate a comunicare la loro opposizione all?idea del riconoscimento.
    La Adl e il suo presidente Abe Foxman (tanto sicuro e incurante nelle proprie idee, quanto lo stesso Berlusconi), sono andati avanti con la cena e la premiazione. La loro determinazione ed energia hanno sicuramente avuto effetto dal punto di vista
    pubblicitario. La cena della Adl è diventata uno dei temi più discussi nella settimana delle Nazioni Unite.
    La Adl è salita improvvisamente al centro del potere politico e mediatico.
    Non solo ha avuto Berlusconi alla sua cena, ma molti altri colleghi miliardari del magnate italiano, come Rupert Murdoch, Len Raggio e Harvey Weinstein, sono arrivati per festeggiarlo.
    I partecipanti alla cena si sono posti con una certa impertinenza rispetto al premio. Forse è stato provocatorio dare il premio a Berlusconi, sembrano aver detto, ma innocuo. Ed è comunque stato più divertente che assegnarlo alle persone noiose che di
    solito intervengono a queste manifestazioni.
    Magari avrebbe detto qualcosa di ancora più provocatorio, pensate che divertimento.
    Naturalmente c'è stato molto umorismo all?appuntamento, fatto inusuale a queste noiose cene di beneficenza.
    Una delle cose più divertenti è stato l?accostamento di italiani e ebrei (un reporter italiano ha detto che gli italiani non sanno quasi niente degli ebrei). Anche solo le differenze nell?abbigliamento risultavano divertenti (gli italiani avevano abiti bellissimi, gli ebrei un po? meno). Altro aspetto esilarante era che gli italiani ritenessero la Adl un?alta istituzione dell?intero mondo culturale ebraico,
    mentre invece è solo un gruppuscolo di ebrei americani oltre che un palcoscenico personale di Abel Foxman.
    A dirigere la cerimonia, forse un tentativo della Adl di superare i confini etnici, è stata chiamata un?italoamericana, Maria Bartiromo. Così un premio assegnato dagli ebrei veniva consegnato da un personaggio italo-americano, reclutato per far sentire gli italiani a casa propria. La Bartiromo si è esibita in uno di quei discorsi sulla propria discendenza italiana che solitamente riempiono di vergogna e stupore gli italiani d?Italia, facendo sì che si domandino che razza di individui siano i loro cugini d?America. La signora è stata molto calorosa nelle sue lodi al premier italiano, non solo in onore alle proprie origini, ma anche per i suoi interessi economici e per i suoi «colleghi» (come tale ha infatti definito Murdoch al momento di invitarlo sul palco).
    Murdoch era presente come persona di «pari grado», forse l?unica che potesse effettivamente stare alla pari con Berlusconi. I due costituivano un?accoppiata di magnati in grado di sfidare il resto del mondo. Ma a dirla tutta, Murdoch è appena entrato nel mercato mediatico italiano con la sua «Sky Tv». La sua presenza sul satellite potrebbe scalfire il potere essenzialmente «terrestre» di Berlusconi. Murdoch ha indubbiamente bisogno dell?appoggio del Presidente del Consiglio italiano in questo momento. Ecco perché è venuto a rendergli onore, proprio mentre inizia a cercare di sotterrarlo.
    Harvey Weinstein, invece, è impegnato nel finanziamento di molti film italiani. Per questo ha colto la palla al balzo per mostrare frammenti di film da lui distribuiti e per lodare le capacità politiche di Berlusconi.
    I piani dei presenti, un pubblico di imprenditori più che di uomini di Stato e politici (anche Foxman, in un certo senso lo è, visto che è sempre così impegnato a propagandare le iniziative della sua associazione) sembravano lampanti. Ma tuttavia non era possibile ignorare l?«elefante » in mezzo alla stanza.
    * * *
    Il premier italiano non è proprio altissimo (tutti sanno che porta speciali suolette per sembrare più alto).
    Solitamente è molto abbronzato. La sua persona appare sempre «ritoccata ». Di per sé non è particolarmente attraente, né carismatico. È un populista, uno che consapevolmente ama rivolgersi al pubblico (dopotutto è un prodotto dell?era della Tv), ma
    che non sembra avere un rapporto particolarmente buono con il pubblico stesso. Il suo discorso, previsto per il dopo cena, è stato anticipato perché altrimenti il premier sarebbe stato troppo nervoso per starsene seduto.
    Il suo appeal sembra provenire interamente dal fatto che è un miliardario, un miliardario esibizionista e privo di modestia. Berlusconi è un uomo d?affari mascherato da eroe popolare.
    È una persona che l?enorme ricchezza ha trasformato in una persona speciale. «Ah, questi miliardari - ha esclamato uno dei giornalisti italiani inviati a coprire l?evento, con un misto di rassegnazione e timore - dopo un minuto vorresti abbracciarli».
    * * *
    Erano gli anni ?80 (è da là che provengono tutti questi Paperoni), quando Berlusconi, dopo una carriera nell?edilizia, creò il primo
    network privato italiano. Ingaggiò il presentatore più famoso della Tv italiana (Mike Bongiorno, re dei quiz televisivi delle reti statali) e cominciò ad importare programmi dall?estero.
    Grazie ai suoi legami con l?allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi (legami che più tardi gli procurarono molti problemi con la giustizia) Berlusconi moltiplicò la sua rete per tre. Un Paese che non aveva mai avuto canali televisivi privati, se ne ritrovò sommerso. Il denaro fluiva in abbondanza. A quei tempi c?erano margini di guadagno inimmaginabili, simili a quelli che si erano avuti in America ai tempi del dominio dei tre network (in questo caso però Berlusconi possedeva tutti e tre i canali). Dopo le tv arrivarono stampa ed editoria. E poi lo sport, e le assicurazioni.
    Nel 1993 arrivò anche il momento di un partito politico, Forza Italia. Il nome corrispondeva al grido lanciato dai tifosi italiani
    durante le partite di calcio. All?improvviso politica, affari emedia in Italia erano una cosa sola.
    Per la prima volta nella storia solo uomo, ignorando qualunque concetto di conflitto di interessi e basandosi soltanto su un enorme
    quantità di denaro, oltre che una grande capacità di vendere, aveva raggiunto un tale risultato.
    Berlusconi ha una personalità da promoter. La sua mancanza di ritegno è parte del suo charme, una caratteristica essenziale del prodotto in vendita. È una strategia mediatica.
    Questa, di sicuro, è una delle ragioni (assieme alle sue stupide dichiarazioni, alla corruzione, alla devozione per Bush) per cui l?Europa non può sopportarlo: è il tipico milionario in stile americano. Berlusconi è uno che grida senza ritegno «Io, Io, Io».
    «Compra, compra, compra». È la libera impresa lanciata in corsa, forse con tanta libertà quanta non se n?era mai vista.
    Dal punto di vista americano, la cosa appare come una questione puramente italiana. Ha sfruttato una debolezza del sistema per quel che riguarda politica e affari e ha raggiunto un controllo totale, un monopolio perfetto. La sua è una personalità dominante, cui si accompagna una enorme presenza nei media e un blocco di elettori, non riscontrabili in altre democrazie. Ma al Plaza, quella sera, era come un elefante nella sala del banchetto, una specie di barzelletta.
    Berlusconi è il Paperone, il miliardario dei fumetti. La rivista consegnata a tutti gli ospiti della cena (una versione della stessa è stata ricevuta da quasi tutti gli italiani), è la versione esagerata di ciò che ogni Paperone o egomaniaco o promoter di se stesso
    vorrebbe ottenere: mettere il proprio marchio su tutto.
    Il punto è che gli italiani, stavolta, hanno mostrato di essere più avanti di noi americani. Forse loro (o il loro Paperone) hanno tolto ogni limitazione al denaro, ai media, all?autopromozione, raggiungendo così un livello che noi, in America, non abbiamo ancora raggiunto. Forse Berlusconi, come Mussolini, è una specie di precursore.
    Il testo è tratto dall?ultimo numero del «New York Magazine», la più diffusa rivista di New York
    Traduzione di Gabriele Dini
    A me viene da ridere nel vedere quanto certe persone mettano tutta la loro passione nell'aggredire in ogni modo berlusconi. Il problema è che le critiche (doverose) dovrebbero evitare di scendere nel ridicolo e nel grottesco per essere credibili.

    Mentre qua si dice praticamente che Berlusconi è l'uomo più potente della storia del mondo ("Il problema è che scorrendo la storia dei «super-paperoni» del mondo potrebbe accadere di non trovare «paperoni» il cui impero abbia raggiunto livelli simili a quelli raggiunti dal dominio di Berlusconi in Italia"), che detiene uno dei maggiori patrimoni mondiali (che è una palese esagerazione), che è il "più stupido e perfido uomo in Europa", immancabile il paragone con Mussolini, insomma, un bel concentrato di tutta la critica più speciosa, faziosa, becera ed inconcludente che da sempre Berlusconi si tira addosso, e che è per lo più controproducente perchè per l'appunto palesemente inconsistente.

    Il fatto poi che il "New York magazine" sia la più diffusa rivista di New York non aggiuynge niente alla critica, anzi... in Italia il quotidiano più diffuso è la gazzetta dello Sport, il che è tutto dire sull'equazione "diffusione = autorevolezza".

    La sinistra (italiana e straniera) deve rendersi conto prima o poi che per fermare Berlusconi deve proporre invece che organizzare questi patetici teatrini impossibili da prendere sul serio.
    Riaffiorano i ricordi degli anni di passione
    ritorna il vecchio sogno per la rivoluzione.
    Racconti senza fine di gente che ha pagato
    non puoi mollare adesso la lotta a questo stato.
    La rivoluzione è come il vento, la rivoluzione è come il vento.

  4. #14
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    In Origine Postato da Fenris
    A me viene da ridere nel vedere quanto certe persone mettano tutta la loro passione nell'aggredire in ogni modo berlusconi. Il problema è che le critiche (doverose) dovrebbero evitare di scendere nel ridicolo e nel grottesco per essere credibili.

    Mentre qua si dice praticamente che Berlusconi è l'uomo più potente della storia del mondo ("Il problema è che scorrendo la storia dei «super-paperoni» del mondo potrebbe accadere di non trovare «paperoni» il cui impero abbia raggiunto livelli simili a quelli raggiunti dal dominio di Berlusconi in Italia"), che detiene uno dei maggiori patrimoni mondiali (che è una palese esagerazione), che è il "più stupido e perfido uomo in Europa", immancabile il paragone con Mussolini, insomma, un bel concentrato di tutta la critica più speciosa, faziosa, becera ed inconcludente che da sempre Berlusconi si tira addosso, e che è per lo più controproducente perchè per l'appunto palesemente inconsistente.

    Il fatto poi che il "New York magazine" sia la più diffusa rivista di New York non aggiuynge niente alla critica, anzi... in Italia il quotidiano più diffuso è la gazzetta dello Sport, il che è tutto dire sull'equazione "diffusione = autorevolezza".

    La sinistra (italiana e straniera) deve rendersi conto prima o poi che per fermare Berlusconi deve proporre invece che organizzare questi patetici teatrini impossibili da prendere sul serio.
    Hai letto male.

    Li si dice che il Banana è come Paperone; in Italia e grazie alla "maggioranza degli italiani" (allocchi).

    A NYC ha fatto la solita figura barbina...

  5. #15
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    In Origine Postato da Fenris
    Non c'è che dire, un brillante esempio di democrazia targata falce e martello!
    Il fatto è che a forza di provocazioni, quando uno dice "le disgrazie se le cercano..."
    e poi pultroppo accade comunque che per colpa di questi sionisti a farne le spese siano anche gli altri ebrei.

  6. #16
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    In Origine Postato da MrBojangles
    Hai letto male.

    Li si dice che il Banana è come Paperone; in Italia e grazie alla "maggioranza degli italiani" (allocchi).

    A NYC ha fatto la solita figura barbina...
    No MrB, non ho letto male, lì c'è scritta esattamente la risibile enormità che ho sottolineato io, non è questione di leggere bene o male.
    Riaffiorano i ricordi degli anni di passione
    ritorna il vecchio sogno per la rivoluzione.
    Racconti senza fine di gente che ha pagato
    non puoi mollare adesso la lotta a questo stato.
    La rivoluzione è come il vento, la rivoluzione è come il vento.

  7. #17
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    In Origine Postato da gribisi
    Quante generalizzazioni!
    La ADL rappresenta una parte dei sionisti USA. Sarebbe come dire che FI premia Aznar e tu scrivi "gli italiani premiano Aznar".
    Poi mi piace assai l'inciso: "se sono isolati e vengono discriminati non si lamentassero". Ce ne ricorderemo quando si parlerà di musulmani, visto che per te ognuno subisce il razzismo che si merita.
    Qui ritengo che non si parli di razzismo, ma di scontro di visioni politiche. Il razzismo sarebbe contro gli ebrei, mentre parlare di razzismo contro i sionisti è improprio...e per rimanere in tema di esempi, "è come dire essere razzisti verso i membri del PP spagnolo".

  8. #18
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    In Origine Postato da Fenris
    No MrB, non ho letto male, lì c'è scritta esattamente la risibile enormità che ho sottolineato io, non è questione di leggere bene o male.
    Prova a RIleggere...

    Erano gli anni '80 (è da là che provengono tutti questi Paperoni), quando Berlusconi, dopo una carriera nell'edilizia, creò il primo
    network privato italiano. Ingaggiò il presentatore più famoso della Tv italiana (Mike Bongiorno, re dei quiz televisivi delle reti statali) e cominciò ad importare programmi dall'estero.
    Grazie ai suoi legami con l'allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi (legami che più tardi gli procurarono molti problemi con la giustizia) Berlusconi moltiplicò la sua rete per tre. Un Paese che non aveva mai avuto canali televisivi privati, se ne ritrovò sommerso. Il denaro fluiva in abbondanza. A quei tempi c'erano margini di guadagno inimmaginabili, simili a quelli che si erano avuti in America ai tempi del dominio dei tre network (in questo caso però Berlusconi possedeva tutti e tre i canali). Dopo le tv arrivarono stampa ed editoria. E poi lo sport, e le assicurazioni.
    Nel 1993 arrivò anche il momento di un partito politico, Forza Italia. Il nome corrispondeva al grido lanciato dai tifosi italiani
    durante le partite di calcio. All'improvviso politica, affari emedia in Italia erano una cosa sola.
    Per la prima volta nella storia solo uomo, ignorando qualunque concetto di conflitto di interessi e basandosi soltanto su un enorme quantità di denaro, oltre che una grande capacità di vendere, aveva raggiunto un tale risultato.
    Berlusconi ha una personalità da promoter. La sua mancanza di ritegno è parte del suo charme, una caratteristica essenziale del prodotto in vendita. È una strategia mediatica.
    Questa, di sicuro, è una delle ragioni (assieme alle sue stupide dichiarazioni, alla corruzione, alla devozione per Bush) per cui ]l'Europa non può sopportarlo: è il tipico milionario in stile americano. Berlusconi è uno che grida senza ritegno «Io, Io, Io».
    «Compra, compra, compra». È la libera impresa lanciata in corsa, forse con tanta libertà quanta non se n'era mai vista.
    Dal punto di vista americano, la cosa appare come una questione puramente italiana. Ha sfruttato una debolezza del sistema per quel che riguarda politica e affari e ha raggiunto un controllo totale, un monopolio perfetto. La sua è una personalità dominante, cui si accompagna una enorme presenza nei media e un blocco di elettori, non riscontrabili in altre democrazie. Ma al Plaza, quella sera, era come un elefante nella sala del banchetto, una specie di barzelletta.
    Berlusconi è il Paperone, il miliardario dei fumetti. La rivista consegnata a tutti gli ospiti della cena (una versione della stessa è stata ricevuta da quasi tutti gli italiani), è la versione esagerata di ciò che ogni Paperone o egomaniaco o promoter di se stesso vorrebbe ottenere: mettere il proprio marchio su tutto.

    Non mi sembrano complimenti...

  9. #19
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    In Origine Postato da MrBojangles
    Prova a RIleggere...

    Erano gli anni '80 (è da là che provengono tutti questi Paperoni), quando Berlusconi, dopo una carriera nell'edilizia, creò il primo
    network privato italiano. Ingaggiò il presentatore più famoso della Tv italiana (Mike Bongiorno, re dei quiz televisivi delle reti statali) e cominciò ad importare programmi dall'estero.
    Grazie ai suoi legami con l'allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi (legami che più tardi gli procurarono molti problemi con la giustizia) Berlusconi moltiplicò la sua rete per tre. Un Paese che non aveva mai avuto canali televisivi privati, se ne ritrovò sommerso. Il denaro fluiva in abbondanza. A quei tempi c'erano margini di guadagno inimmaginabili, simili a quelli che si erano avuti in America ai tempi del dominio dei tre network (in questo caso però Berlusconi possedeva tutti e tre i canali). Dopo le tv arrivarono stampa ed editoria. E poi lo sport, e le assicurazioni.
    Nel 1993 arrivò anche il momento di un partito politico, Forza Italia. Il nome corrispondeva al grido lanciato dai tifosi italiani
    durante le partite di calcio. All'improvviso politica, affari emedia in Italia erano una cosa sola.
    Per la prima volta nella storia solo uomo, ignorando qualunque concetto di conflitto di interessi e basandosi soltanto su un enorme quantità di denaro, oltre che una grande capacità di vendere, aveva raggiunto un tale risultato.
    Berlusconi ha una personalità da promoter. La sua mancanza di ritegno è parte del suo charme, una caratteristica essenziale del prodotto in vendita. È una strategia mediatica.
    Questa, di sicuro, è una delle ragioni (assieme alle sue stupide dichiarazioni, alla corruzione, alla devozione per Bush) per cui ]l'Europa non può sopportarlo: è il tipico milionario in stile americano. Berlusconi è uno che grida senza ritegno «Io, Io, Io».
    «Compra, compra, compra». È la libera impresa lanciata in corsa, forse con tanta libertà quanta non se n'era mai vista.
    Dal punto di vista americano, la cosa appare come una questione puramente italiana. Ha sfruttato una debolezza del sistema per quel che riguarda politica e affari e ha raggiunto un controllo totale, un monopolio perfetto. La sua è una personalità dominante, cui si accompagna una enorme presenza nei media e un blocco di elettori, non riscontrabili in altre democrazie. Ma al Plaza, quella sera, era come un elefante nella sala del banchetto, una specie di barzelletta.
    Berlusconi è il Paperone, il miliardario dei fumetti. La rivista consegnata a tutti gli ospiti della cena (una versione della stessa è stata ricevuta da quasi tutti gli italiani), è la versione esagerata di ciò che ogni Paperone o egomaniaco o promoter di se stesso vorrebbe ottenere: mettere il proprio marchio su tutto.

    Non mi sembrano complimenti...
    Scusami, ma l'hai letto quello che ho scritto io, o parti per la tua tangente personale senza ascoltare niente e nessuno?

    Non ho scritto che siano complimenti, ho scritto che sono critiche che non si possono prendere sul serio perchè sono grottesche, approsimative, patetiche, esagerate ed infantili. Questo ho scritto, nient'altro.
    Riaffiorano i ricordi degli anni di passione
    ritorna il vecchio sogno per la rivoluzione.
    Racconti senza fine di gente che ha pagato
    non puoi mollare adesso la lotta a questo stato.
    La rivoluzione è come il vento, la rivoluzione è come il vento.

  10. #20
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    In Origine Postato da Fenris
    Scusami, ma l'hai letto quello che ho scritto io, o parti per la tua tangente personale senza ascoltare niente e nessuno?

    Non ho scritto che siano complimenti, ho scritto che sono critiche che non si possono prendere sul serio perchè sono grottesche, approsimative, patetiche, esagerate ed infantili. Questo ho scritto, nient'altro.
    E siamo sempre li; per te sono patetiche, etc. Per me corrispondono al vero.
    Anche se filtrate dall'occhio USA.

    L'uomo è li; anche troppo sovraesposto mediaticamente. E' nudo.
    Se non lo vedi son problemi tuoi.

 

 
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