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  1. #31
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    Televisioni in Italia
    Impariamo dalla storia
    Di Elio Veltri

    “ Per la Fiat avete fatto la rottamazione. Dovete fare anche la rottamazione delle antenne, altrimenti come si fa ad andare sul satellite, non tutti hanno la possibilità di acquistare un’antenna satellitare”. Correva l’anno 1999.
    Sono parole dell’attuale presidente del consiglio il quale era venuto a cercarmi alla Camera, per parlarmi e fu la prima e l’ultima volta che ci siamo incontrati.
    Io ero molto imbarazzato e gli ho detto:” Presidente l’ho vista ieri sera a Porta a Porta e lei ha parlato di Rete4: se vuole fare davvero il capo dell’opposizione, quando va in televisione non può parlare delle sue aziende”. Il Cavaliere si ferma, mi guarda e poi mi dice: “Veltri, lei ha ragione, ma è più forte di me!”.
    L’incontro è finito.

    Le televisioni di Berlusconi, ma sarebbe più corretto dire Rete4, al pari dei suoi processi, paralizzano da oltre un decennio la vita politica di questo paese, sono oggetto di trattative di ogni genere. Alla Camera, in un fuoriprogramma davvero sconcertante, l’ha confermato Luciano Violante, il quale in polemica con la maggioranza, ha detto con chiarezza che il centro sinistra merita rispetto perché nel 1994 ha dato assicurazioni a Berlusconi che nessuno avrebbe toccato le sue televisioni e successivamente non è stata approvata la legge sul conflitto di interesse, si è evitato di dichiarare Berlusconi ineleggibile e il fatturato di Mediaset negli anni dei governi di centro sinistra è aumentato di 25 volte. Devo dire con franchezza che ascoltando la registrazione dell’intervento c’è da trasecolare e diventa più chiaro anche quanto è avvenuto nella scorsa legislatura.

    Il rinvio alle Camere della legge Gasparri è una vittoria di tutto il centro sinistra, interno ed esterno ai partiti e al parlamento, che si è battuto senza tentennamenti per evitare l’approvazione di una legge sbagliata e utile all’espansione ulteriore dell’impero economico e mediatico del capo del governo. Ciampi, forte anche di tanto sostegno, ha fatto quanto doveva, dopo averle tentate tutte, per evitare una bocciatura del governo e del ministro, su una questione che ha interessato i media di tutto il mondo.Il capo del governo ha incassato il colpo dicendo di non saperne molto perché non aveva seguito l’iter della legge.
    Evidentemente Berlusconi soffre di amnesia dal momento che Rete4 è il suo chiodo fisso e della Gasparri hanno parlato( male) i giornali di mezzo mondo, l’Unione Europea, le autorità antitrust e della comunicazione, la federazione della stampa, gli editori della carta stampata e al momento del voto hanno brindato solo Gasparri, Marina Berlusconi, Confalonieri e Fede, perché gli alleati se ne vergognavano un po’. Ciampi, secondo il suo stile, ha svolto una lunga e tenace azione preventiva, per indurre il capo del governo e il suo fedelissimo ministro a modificare la legge.

    Lo ha fatto con il messaggio inviato alle Camere, nel quale aveva ricordato le sentenze più significative della Corte Costituzionale, regolarmente disattese dai governi che si sono succeduti e dal parlamento e poi smentendo in tempo reale il capo del governo quando, dopo un colloquio,aveva dichiarato che con il capo dello Stato esisteva identità di vedute.

    Nonostante gli sforzi del Presidente, tesi a evitare fratture istituzionali, il messaggio alle CAMERE era stato accolto dai banchi vuoti dei parlamentari della maggioranza, dalla distrazione e dalla supponenza dei più, convinti che Ciampi avrebbe firmato qualsiasi legge. Al punto in cui siamo, sarebbe stato del tutto naturale pensare che la vicenda della Gasparri, alla quale potrebbe seguire in tempi brevi la dichiarazione di incostituzionalità della legge che ha sospeso il processo di Berlusconi, avrebbe segnato la fine della stagione delle leggi vergogna ad personam, inaugurate e volute dal capo del governo, con la sottomissione totale della maggioranza e del parlamento ai suoi interessi giudiziari e agli affari delle sue aziende. Ma cosi non sarà perché, violando ancora una volta le sentenze della Corte, sono tutti al lavoro per confezionare un decreto papocchio salvaFede, con la disgustosa motivazione del salvataggio dei posti di lavoro. Eppure, quanto è avvenuto dal 1985 in poi nel settore dell’informazione televisiva, dovrebbe far riflettere seriamente il centro sinistra. Infatti, è sufficiente esaminare gli atti che maggioranze di diverso colore hanno approvato, per toccare con mani una divaricazione costante tra le decisioni del potere esecutivo e legislativo e quelle degli organi di garanzia costituzionale. Nel 1985 Craxi aveva fatto approvare tre decreti legge per favorire il suo amico Silvio, le cui televisioni erano state oscurate da tre pretori, perché fuori legge.

    Nel 1990 il Parlamento aveva approvato la legge Mammi, che aveva il torto di fotografare la realtà e, quindi, di favorire Berlusconi, nonostante le dimissioni di protesta di ben cinque ministri della sinistra democristiana sostituiti a tamburo battente da Andreotti, d’accordo con Craxi. Nel 1997 il governo di centro sinistra ha fatto approvare la legge Maccanico che ha lasciato irrisolto il problema di Rete4 e per questo motivo la Corte l’ha dichiarata incostituzionale. Quindi, mentre governi e parlamenti, di fatto abdicavano ai loro doveri istituzionali e lasciavano nelle mani del Cavaliere tre reti televisive nate e cresciute illegalmente, la Corte Costituzionale macinava sentenze( 1988, 1994, 2002) con le quali dichiarava incostituzionali le leggi approvate perché violavano l’articolo 21 della Costituzione, umiliavano il pluralismo, favorivano il formarsi di posizioni dominanti in contrasto con l’abc della democrazia e dell’uguaglianza dei cittadini. Nel nostro paese la storia delle televisioni è anche la storia dei conflitti tra la politica e le istituzioni di garanzia e, avendo vinto la politica, nessuno può chiamarsi fuori.

    La vicenda delle televisioni, che in nessun altro paese hanno pesato nella vita democratica come nel nostro, dimostra, che una democrazia è tale se funzionano pesi e contrappesi e se le istituzioni di garanzia sono tanto autonome,indipendenti e fedeli alla Costituzione, da impedire la “ dittatura” delle maggioranze e la prevaricazione del consenso elettorale sul diritto.

  2. #32
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    Tigri di carta

    Il Cavalier Fuoriditesta, primo editore nazionale (in conflitto d’interessi), si vanta di “non leggere un libro da 20 anni” e tantomeno i giornali, secondo ricetta appresa dall’ex lady di ferro, oggi di Alzheimer, Margaret Tatcher che a sua volta l’aveva plagiata da Napoleone III. Ma questo il nostro Fronte della Cultura non può saperlo, a lui basta lo stupore rurale, arcaico del gingilletto con cui da un ascensore in Cina può chiamare la mamma ad Arcore. Che meraviglia! E internet ovviamente, regno della confusione incontrollata che è il contrario dell'informazione, ma soprattutto della pubblicità che gli fa fare altri soldi assieme alla televisione, secondo Berlusconi il media del futuro grazie alla Gasparri che gli blinda il monopolio.
    Sarà il media del futuro ma le sue chiusure, le sue censure sono medievali, da preinquisizione. Non solo o non tanto per i comici o i satiristi che più s’incaponiscono a entrarci e più vengono spazzati via. Due ministri in carica, Marzano e lo stesso Gasparri, coinvolti a vario titolo nella tangentopoli potentina, e nessun notiziario su nessun canale se ne ricorda. La presidente forzista della provincia milanese, l’ex cantante proletaria Ombretta Colli, indagata per abuso d’ufficio nell’inchiesta sull’autostrada Milano-Mare, di cui era presidente (in conflitto d’interessi, secondo regola dogmatica di Forza Italia), assieme all’assessore all’Ambiente, e nessuna televisione lo dice. A Cassano Magnago, patria di Bossi, finisce in galera un assessore leghista per concussione, e le televisioni mute.
    Che la carta stampata sia in crisi è vero ma non per le sconclusionate tesi berlusconiane, secondo cui “non la leggono più nemmeno le massaie”, nella vulgata Publitalia/Forzitalia le paria, le fattrici peraltro blandite in tempi elettorali. È più semplicemente perché i giornalisti della carta stampata si sono trasformati in tigri di carta e così i loro giornali che inseguono la formula televisiva delle tette e culi e del sangue, dei plastici dell’orrore, dei grandi fratelli o le isole dei non più famosi che tanto piacciono al Cavaliere Illetterato. Accerchiato da mille aggressori, industria, finanza, politica, pubblicità - che in Italia sono un unico cane con quattro teste - il giornalismo stampato ha scelto non di resistere, ma la resa incondizionata. Tigri di carta, se è vero che Berlusconi in piena conferenza stampa per presentare l’ultimo libro agiografico del suo autore di punta, Bruno Vespa, casualmente commentatore di punta della berlusconiana “Panorama” nonché della Rai sedicente antagonista di Mediaset, si permette d’insolentire e sbeffeggiare i giornalisti e nessuno dei direttori di giornali presenti ha la dignità di ricacciare in gola l’arroganza a uno che orgogliosamente si proclama analfabeta.
    Purtroppo non c’è via d’uscita se i giornalisti non ritrovano le loro palle, perse chissà dove. Se non ricordiamo che “noi eravamo qui prima di lui e ci saremo quando lui non ci sarà più”. Se non ci convinciamo che, pare impossibile, è lui a dipendere da noi più ancora che il contrario. Se non osiamo credere che la difesa della democrazia, o di ciò che ne rimane, dipende anche da noi. Ma forse, questo equivale a vivere in un altro mondo. Certo non in Italia.
    Massimo Del Papa

  3. #33
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    Predefinito La voce del Padrone...

    Se a questo po' po' di somme si aggiungono le tasse che non calano (piuttosto crescono, con le addizionali regionali e le varie imposte locali), il carovita (dagli affitti alle famigerate zucchine) che a livello di percezione appare impazzito molto al di là di quanto suggeriscano le cifre ufficiali, i contratti rinnovati sulla base dell'inflazione programmata, ecco fatto: chi ha più cinghia da tirare la tiri.

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  4. #34
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    Predefinito Illuminazioni...

    ...ad uso bananas.

    Refuso illuminante

    Nel colonnino (come sempre stimolante) con cui Giuseppe Turani apre il supplemento «Affari e Finanza» di Repubblica di lunedì 17 novembre, c’è un refuso illuminante.
    Parlando della ripresa che non c’è, e che probabilmente non ci sarà nemmeno nel 2004, la parola ripresa viene anagrammata quasi magicamente in «ripersa».

    Vista la pervicacia con cui questo governo sta sbagliando tutte le mosse per quanto riguarda il da farsi sul terreno economico, mi sembra proprio che quel refuso valga un editoriale.

  5. #35
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    I lavoratori fantasma
    di Piero Sansonetti

    Oggi moltissimi cittadini italiani sanno come è andata la vertenza dei ferro-tranvieri. Sanno che il loro contratto è stato violato per due anni, e che ciascuno di loro vantava crediti per migliaia di euro dalla azienda. Sanno anche che i tranvieri, nonostante l’adeguamento strappato dai sindacati (e che non tutti hanno accettato) ricevono uno stipendio molto leggero, non certo al livello della durezza del loro lavoro. Sanno che molte famiglie di tranvieri vivono, magari in quattro persone, con ottocento o mille euro al mese, e la metà - o di più - se ne va per l’affitto. Quindi sono sotto la soglia di povertà, anche se hanno un impiego fisso e di notevole importanza.

    Come mai moltissimi italiani, che fino a un mese fa ignoravano tutto sul contratto dei tranvieri, ora lo conoscono così bene? Perché i tranvieri milanesi (e poi di altre città), con un atto sovversivo e illegale, hanno scioperato a gatto selvaggio e paralizzato le città, creando enormi disagi tra la gente. Quanti sono gli italiani che sanno che i metalmeccanici della Fiom non hanno ancora firmato il contratto e sono in lotta da due anni? Quanti sanno che alla Fincantieri (fabbricano navi) hanno già scioperato per 74 ore, inutilmente? Quanti sanno che alla Rer di Venafro, da due mesi, ottanta lavoratori presidiano lo stabilimento, giorno e notte, ininterrottamente, contro i licenziamenti? Quanti sanno che gli stpendi dei metalmeccanici non sono superiori a quelli dei tranvieri? Non le sa nessuno queste cose. E quasi nessuno sa neppure che lo stabilimento della Fiat a Mirafiori, con ogni probabilità, chiuderà presto i battenti.

    I giornali non ne parlano, le Tv hanno ben altro a cui pensare,i salotti di Vespa pullulano di ceto politico e di uomini dello spettacolo e non trovano il tempo - si capisce - per i problemi sociali. Cosa se ne deduce? Semplicemente questo: che se i lavoratori vogliono farsi vedere, se vogliono avere accesso ai canali dell’informazione, hanno una sola via: la sovversione. Cioè devono spingere il conflitto sociale e sindacale oltre le leggi. Devono alzare moltissimo la voce, è l’unica politica che paga.

    Questi problemi sono stati posti l’altro giorno dalla Fiom (il sindacato dei metalmeccanici) nel corso di una riunione con un gruppo di giornalisti. Per la Fiom c’erano Gianni Rinaldini (il segretario) e Giorgio Cremaschi. Per il mondo dell’informazione c’erano una decina di giornalisti di testate di sinistra, un paio della Rai, e poi c’erano Paolo Serventi Longhi che è il segretario della Fnsi (il sindacato dei giornalisti) e Roberto Natale dell’Usigrai (giornalisti Rai).

    Cremaschi ha posto il tema dell’invisibilità del lavoro. Ha detto che questa invisibilità è gravissima per due ragioni. La prima è l’indebolimento dei lavoratori e delle loro organizzazioni, che essendo stati del tutto espulsi dal circuito dell’informazione hanno perso gran parte del proprio potere. E’ in questo modo che è passata la spinta reazionaria confindustriale, quella che in questi anni ha peggiorato in modo drastico le condizioni di lavoro e il livello salariale. La seconda conseguenza dell’invisibilità è la necessità di elevare il livello del conflitto, e questo comporterà dei prezzi forti per la società.

    Rinaldini e Cremaschi hanno detto che l’oscuramento del lavoro sta dentro un disegno. Questo: far diventare il lavoro un semplice fattore della produzione, o - nel migliore dei casi - una "risorsa umana” a disposizione del profitto. Questa è la nuova ideologia che emerge. Anzi, è già emersa: l’abolizione del valore-lavoro. Se il lavoro è solo una funzione dell’impresa e del profitto non c’è ragione per mettere sui giornali e in tv il “fattore”: tanto vale mettere l’impresa e il profitto dei quali il lavoro è solo una parte trascurabile e quindi poco imteressante. E così le pagine economiche dei giornali e delle Tv diventano pagine finanziarie. L’uomo e il lavoratore scompaiono. Dei quasi trecento contratti nazionali delle categorie dei lavoratori dipendenti non c’è traccia.

    Eppure il lavoro è stato il terreno di maggiore impegno di questo governo. Il quale ha fatto una sola legge davvero importante: la legge 30 (la cosiddetta legge- Biagi) che modifica tutti i rapporti di lavoro subordinato, aumentando enormemente i diritti dell’impresa e annientando quelli del dipendente. I prossimi passaggi saranno la riforma- taglio delle pensioni e poi l’abolizione dei contratti nazionali di lavoro. E quindi un ulteriore fortissimo indebolimento dei sindacati.
    Possibile che questa gigantesca opera di ristrutturazione del lavoro e dell’impresa - e dunque del cuore vbivo della società - avvenga nel silenzio dell’informazione? Che sia considerato un fatto trascurabile, mentre è l’aspetto politico centrale di questa fase che viviamo? Di chi è la colpa: tutta di Berlusconi e della legge-Gasparri? Sia i dirigenti dei metalmeccanici sia i giornalisti hanno detto di no. Il problema è molto più antico e va di pari passo con la crisi verticale dell’informazione, che ha portato ad un vero e proprio divorzio tra testate giornalistiche e società.

    Oggi giornali e Tv parlano solo di ceto politico ed economico e non sono mai scossi dalle cose che avvengono. Da quelle che una volta si chiamavano notizie: le notizie sono ormai del tutto assenti da giornali e Tv. I giornalisti contano molto poco: non sono più considerati portatori di notizie, o di specialismi, ma semplici “funzionari” della macchina giornale. Questo crea le condizione per la cancellazione del pluralismo e dell’informazione sociale. E’ un processo che è iniziato molto prima della vittoria di Berlusconi: sia la crisi della stampa e della tv, sia la crisi dei rapporti sindacali, sia l’ocuramento dei problemi sociali, sono tutte cose che nascono almeno dieci anni fa e si rafforzano durante gli anni dell’Ulivo. Da questi punti di vista la Tv dell’Ulivo non era molto migliore di quella di Berlusconi. Il ceto politico, a sua volta, quando si occupa di pluralismo si occupa solo di se stesso: quanti minuti a questo partito, quanti a quello, quanta pubblicità a quel gruppo editoriale e industriale, quanta a quell’altro. La vera materia del contendere - il pluralismo dei fatti, dei lavori, dei punti di vista, delle culture - non interessa a nessuno.

    Come si esce da questa stretta? Sono state avanzate varie proposte. E’ stato messo in discussione il funzionamento centralizzato e gerarchico dei giornali, si è parlato della necessità di collaborazione tra operatori e utenti dell’informazione. E’ stato ipotizzato uno sciopero alle rovescia nelle televisioni e il ritorno nell’agenda sindacale dei temi che erano forti negli anni settanta e ora sono spariti: il controllo collettivo della linea editoriale. Per ora sono parole. Contano poco. Però è una novità: fino a pochissimo tempo fa nessuno le pronunciava queste parole, e si dava per scontato di vivere nel migliore dei mondi possibili. In un mondo informatissimo.

    Invece è un mondo che non sa niente.
    Nei titoli vanno i 1000 dipendenti fantasma di Rete4...

  6. #36
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    Predefinito

    In Origine Postato da MrBojangles
    I lavoratori fantasma

    Invece è un mondo che non sa niente.
    Nei titoli vanno i 1000 dipendenti fantasma di Rete4...
    E la Marini che ... lascia Cecchi Gori... allegria ...

    B.

  7. #37
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    Predefinito E se non ci si pensa noi...

    ..ci "si mette" lui.

    Berlusconi parla di un allarme aereo a San Pietro per Natale
    di red

    «Un aereo dirottato sul Vaticano» nel giorno di Natale. A parlare di questa ipotesi come reale, in un intervista-fiume con il quotidiano "Libero", è il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Il premier racconta di esser stato presente a Roma il giorno della Vigilia non per parlare dei dissidi con il Quirinale sulla legge Gasparri ma per quest'allarme sicurezza in seguito a una notizia «precisa e verificata» di un attentato a Roma contro il Santo Padre nel giorno dell'Avvento. Oggi da Palazzo Chigi arriva la smentita: era solo un incontro breve per gli auguri, non un'intervista.

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  8. #38
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    Predefinito

    Brevi amori a Villa San Martino

    E’ andata così. La sera del 24 dicembre, comprensibilmente abbandonato da moglie e figli, il Cavaliere eluse il controllo dei consiglieri e degli infermieri, e chiamò Renato Farina, inviato di Libero: “Sono appena arrivato da Roma. Lei starà facendo il cenone in famiglia…”.
    Farina, sventurato rispose: ma no, si figuri, io non mangio mai, un attimo e sono da lei.

    Ad Arcore; la mangiatoia sempre in funzione, un nano al posto del bambinello, l’asino ed il bue d’ordinanza e lui, Renato Farina.
    La Betlemme della Brianza:
    “E’ la notte di Natale… in questa Brianza dalle lievi colline. C’è proprio un cielo fiammeggiante di stelle come non capitava da un sacco di Natali, qui in Lombardia… Le grandi case di Arcore e di Macherio, i paesi della Brianza milanese dove il premier ha lavoro e famiglia”.
    Non una Brianza qualsiasi. Proprio la Brianza milanese; ecco.

    Osama nell’alto dei cieli.
    “Ho annotato anzitutto le frasi del premier sul terrorismo incombente: ”Che giornata terribile è stata questa. La questione vera non è stata il decreto sulle TV, che peraltro ha avuto l’immediato consenso del Quirinale; ma la notizia precisa, verificata, di un attentato su Roma nel giorno di Natale. Un attacco dal cielo, chiaro? Ho passato la vigilia a Roma per fronteggiare la situazione, ed ora mi sento tranquillo. Passerà. Lo diceva Eduardo…se hanno organizzato questo non ce la faranno””.
    Par di vederlo, a gambe larghe sul tetto di Palazzo Chigi che devia le traiettorie degli aerei.

    L’ultimo metrò.
    ”A novembre,-rivela il Cavaliere-ero stato informato di un possibile attentato devastante che avrebbe colpito un certo giorno le metropolitane di Roma e Milano. C’era chi insisteva pèerchè fossero chiuse le stazioni. Mi sono assunto la responsabilità di evitare certe misure.””.
    Ubiquo, s’è steso sui binari CONTEMPORANEAMENTE a Roma e Milano. Fermando i treni della morte.

    Da Milano 2 a Vaticano 2.
    “Adesso che scrivo si può tirare il fiato: è andata. La paura resta, ma si attenua. San Pietro e il Papa, certo. Ma anche le grandi case di Arcore e Macherio erano bersagli alternativi e pausibili. Che ci sia di mezzo Al Quaeda è ovvio.”
    Osama è rimasto incerto fino all’ultimo se eliminare Papa Wojtyla o il suo successore.

    La fuga in egitto.
    “Moglie e figli? All’estero, probabilmente.”
    Avranno saputo che veniva Farina.

    Truppe d’appalto.
    “ Berlusconi mi ha confessato: ”Quando penso ai 19 caduti di Nassiriya, mi dico: se invece di essere io al governo ci fosse stato, che so, D’Alema, non li avrebbe mandati in Iraq e sarebbero vivi. Mi sento responsabile ma lo rifarei.””.
    Meno male che c’è lui.

    Alla cultura.
    “Berlusconi non ha sollevato le cateratte della vanità; niente, neanche un lamento, ed è una cosa da statista. Perfino da uomo coraggioso. Mi rendo conto che, se invece del Berlusca ci fosse uno di sinistra, bisognerebbe tirare fuori a questo punto una citazione di Shakespeare sulla maestà e la miseria del potere, eccetera. Con Berlusconi l’operazione è per fortuna impossibile.”
    Nessun pericolo che conosca Shakespeare…

    L’albero a cui tendevi…
    “Mi porta a vedere nel cortiletto l’albero di Natale, ”Dono di Emilio Fede”, rimpinzato di palle rosse enormi.”
    Un albero in cambio di un decreto. Se l’è cavata a buon prezzo, l’Emilio.

    Fede, speranza e carità.
    “Dice: ”Tutti i doni arrivati qui li ho quasi tutti fatti distribuire alle suore che curano i poveri…Mi tengo solo quest’albero.”
    Le suore l’hanno rimandato indietro.

    Governo Mediaset.
    ”Qualsiasi ministro del mio governo potrebbe testimoniare che mai, mai in nessun caso, ho curato i miei interessi.
    Glie li curano direttamente loro.

    L’altro statista.
    ”Cossiga continua a rimproverarmi. E spinge: “Usa il potere!”.Mi invita a spedire la Guardia di Finanza: 50 fiamme gialle qui da Romiti, 50 fiamme gialle là da Banca intesa. Mai e poi mai-ho risposto.”
    Se no gli tocca ricominciare a pagarle.

    La sacra famiglia.
    “Della chiesa gli piace l’idea di difendere la famiglia.”
    Per difenderla meglio, ne ha addirittura due.

    Natale in casa Berlusca.
    “E’ tardi. La segretaria lo chiama, l’agenda preme anche la vigilia. Forse c’è persino molta solitudine.” ”Natale lo faccio con mia mamma.” Dice avvolto nel mantello da Zorro sotto le stelle della Brianza.”
    Il tempo stringe; a mezzanotte in punto, come ogni anno, gli tocca nascere.

  9. #39
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    «L’Economist è preoccupato del signor Berlusconi perché lo considera un’offesa sia nei confronti del popolo italiano che della magistratura, sia perché è il caso estremo, in Europa, di abuso della democrazia da parte di un capitalista».

    Bill Emmott, Direttore, The Economist, 3 gennaio

  10. #40
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    [QUOTE]In Origine Postato da MrBojangles
    [B]«.... di abuso della democrazia da parte di un capitalista».



    Abuso di democrazia?? Che e' sta roba?

 

 
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