Poi dicono (le malelingue "sinistre") che il Banana non è generoso.
Piani paesistici morbidi? Meglio niente e tanto cemento
Parte la corsa per conquistare e cementare le coste della Sardegna. È l’ultima fase di una lunga vicenda che da tempo caratterizza l’isola schierando imprenditori e aziende interessate agli investimenti sulle coste. O meglio a realizzare strutture che, in nome di uno sviluppo turistico d’élite, sono pronte a investire milioni di euro, scaricando naturalmente milioni di metri cubi di cemento armato davanti al mare. Motivo di questo interessamento? Presto spiegato. Per salvaguardare le coste sarde, ed evitare la realizzazione di un muraglione lungo 1800 chilometri attorno all’isola, nel 1989 la Giunta regionale di centro sinistra, ha approvato una legge che vietava la costruzione di strutture a meno di 300 metri dalla costa. «Norme – ricorda Cicito Morittu, ingegnere e responsabile ambiente dei Ds al Consiglio regionale – che hanno, almeno sino a oggi salvato le coste dal cemento selvaggio». Norme adottate dai cosiddetti Ptp che oggi non esistono più: sono state cancellate le scorse settimane da una sentenza del Consiglio di Stato. Che ha annullato i piani territoriali paesistici perché troppo «morbidi» sulla difesa dell’ambiente. Quindi tutto da rifare e coste prive di vincoli sulle volumetrie da realizzare sulle coste perché «già utilizzate». Nei giorni scorsi, dopo le proteste del centro sinistra, il Consiglio regionale avrebbe dovuto approvare una nuova norma per la tutela e difesa delle coste. Proposta bocciata però dalla maggioranza del centro destra: 32 voti contro 31. «Il provvedimento che il centro destra ha bocciato in Consiglio regionale, approvato all’unanimità in Commissione ambiente, - continua Morittu - non fa altro che favorire il progetto Costa Turchese. Che vuol dire Berlusconi. Più naturalmente tutti gli altri». E la fila degli interessati alla costruzione di strutture nelle coste della Sardegna non è certo corta. Nella zona nord orientale, accanto al progetto della Finedim, la società del gruppo Fininvest (azienda proprietaria di 500 ettari di terreno da lottizzare attraverso un progetto che dovrebbe prevedere ville e strutture ricettive super lusso per mezzo milione di metri cubi) ci sono anche gli investimenti di Palau approvati nei giorni scorsi (1100 posti letto, ville a cinque stelle da affittare o vendere, 2 campi da golf per un totale di 180mila metri cubi) e il progetto Master Plan. Quello più grande che ricade sui 2400 ettari di terra situati nella Costa Smeralda, acquistati un anno fa dall’imprenditore libanese Tom Barrak e che dovrebbe prevedere la costruzione di opere per almeno mezzo milione di metri cubi di cemento. «Senza vincoli e una legge di tutela – continua ancora Morittu – è chiaro che la corsa alla presentazione di progetti per la costruzione di strutture nelle coste riprenda e alla grande». Non è tutto. La mancanza di vincoli spiana la strada anche ad altri eventuali progetti. Uno a caso, quello che vorrebbe vedere la realizzazione di una struttura alberghiera nella zona (protetta) di Piscinas, nella Sardegna sud occidentale. Per la precisione si tratta della zona Scivu inserita, tra le altre cose, nel progetto Parco geominerario voluto dall’Unesco. Un’area ancora incontaminata che tempo fa aveva suscitato l’interesse della Riva di Scivu srl, società con sede a Milano appartenente alla Snam e quindi all’Eni. La stessa area che, qualche mese fa, ha spinto il ministro Matteoli a chiedere l’intervento dell’Unione europea per poter aggirare il vincolo salvacoste. Richiesta, ormai superata dalla sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato i piani territoriali paesistici. Non è comunque tutto. In questi giorni il centro destra ha deciso di adottare un provvedimento per la salvaguardia delle coste. Immediata però la replica dei rappresentanti dell’opposizione. «La Giunta regionale di destra – denuncia Luigi Cogodi consigliere regionale di Rifondazione Comunista - pretende di aggiungere al danno ambientale enorme che sta consentendo ogni giorno contro il patrimonio comune dei sardi, anche la beffa di una parvenza di intervento che, nei fatti, è del tutto inesistente». Per difendere e tutelare il patrimonio costiero dell’isola, i rappresentanti del centro sinistra hanno inviato una «diffida formale» all’esecutivo regionale perché, come spiegano i rappresentanti, «la salvaguardia del patrimonio naturale dell’Isola costituisce la condizione essenziale per un processo di sviluppo che deve essere sano e giusto per tutti».
Davide Madeddu
Presidente della Finedim: Marina Berlusconi.
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