....Parmalat
Cucù. Guarda chi si sente. Sabino Cassese corre in aiuto, sul Corriere della Sera, delle autorities in difficoltà.
La Banca d’Italia e la Consob annaspano: coraggio, arriva il VII cavalleria. Chi meglio del padre nobile delle autorità indipendenti può trarle d’impaccio.
Circa la dinamica dei fatti, il professor Cassese mette subito dei paletti: il caso Parmalat? “Il falso è emerso a seguito di una richiesta della Consob, per cui il controllore istituzionale ha svolto il suo compito”.
Grazie, ci siamo risparmiati la fatica di un’inchiesta su Luigi Spaventa & C. Concede però il professore che “ci si può chiedere soltanto se avrebbe potuto farlo prima”.
Credo per la verità che se lo chiedano anche i risparmiatori. Questo per il fatto. “Che fare a questo punto”, si chiede
Cassese sul versante degli aggiustamenti istituzionali. Raccomanda innanzitutto “una diagnosi accurata e non precipitosa”. Questo perché lo scenario è nientemeno che quello della mondializzazione. Le imprese possono varcare impunemente i confini nazionali, infischiandosene di giurisdizioni e controlli. E allora non resta che rafforzare i controlli in misura proporzionale.
Una Consob mondiale? Non si spinge fino a lì, ma auspica un irrobustimento delle prerogative delle autorità esistenti, a quanto pare inadeguate. Per qualcuno che fino a ieri suonava le campane a morto per lo Stato nazionale è un bel révirement. Altro che privatizzazione delle funzioni pubbliche: torniamo alla vecchia e affidabile sovranità. Non è detto peraltro che questa riflessione teoricamente così impegnativa, basti a consolare il parco buoi, tanto più che i poteri attuali di Consob e Banca d’Italia non sono poi così trascurabili, al punto che viene sommessamente da chiedersi se siano stati forse male esercitati. Questo dubbio non sfiora nemmeno il professor Cassese che se la prende invece con il diritto societario, appena riformato.
L’inchiostro non si è ancora essiccato sulla corporate governance concepita dall’onorevole Vietti e da autorevoli studiosi che già il professor Cassese si domanda se non sarà il caso di riformare la riforma per rendere adeguati i controlli interni. Poveri colleghi commercialisti, ma nella vita non si smette mai di migliorarsi.
Del resto, ci spiega il professor Cassese, “occorre non configurare il controllore come un angelo custode responsabile di ogni singolo atto della società e quindi co-decisore”.
Per la verità questo nessuno lo aveva mai pensato.
Ma il professor Cassese vuole che il messaggio arrivi bene a destinazione e chiarisce che su un punto dubbi non possono esservene: nessuna nuova autorità deve essere varata a tutela del risparmio. Bastano quelle attuali.
Caro Sabino, mi pare che il ragionamento provi troppo. Leggendoti, mi è venuta in mente la raccomandazione di Talleyrand: pas trop de zèle. Sì perché a voler fare i pignoli, si dovrebbe osservare quanto segue:
1) le autorità di controllo sono indipendenti ma non irresponsabili, a maggior ragione quando fanno largamente uso del potere di esternazione;
2) se è vero che non sono politicamente responsabili, non significa per questo che non debbano rispondere a nessuno. Il concetto di accountability si applica anche a loro;
3) le autorità indipendenti sono state salutate a suo tempo come un passo doveroso verso la riappropriazione da parte della “tecnica” di settori abusivamente calpestati dalla “politica”. Non mi pare che le cose siano andate proprio così. L’indirizzo politico c’è, eccome, al punto da fare sorgere il dubbio che un ritorno ai vecchi principi-primi del costituzionalismo non sia auspicabile;
4) mi riferisco al circuito governo-parlamento-corpo elettorale che da qualche tempo viene chiamato “deriva populista”, ma che presenta almeno il pregio di rendere piuttosto trasparente ciò che l’imparziale “discorso tecnico” tende a rendere alquanto opaco.
La sovranità popolare non è un toccasana, ma nemmeno un concetto da rottamare, soprattutto poi se l’alternativa è la confisca del potere decisionale da parte di soggetti che, non senza qualche arroganza, rifiutano di rispondere a chicchessia.
La politica per definizione è partigiana, ma non è detto che la tecnica sia poi così neutrale.
Bene allora il ruolo di vigilanza delle autorità, ma senza pretendere che esista a loro tutela una linea di confine presidiata da un delitto di lesa maestà.
Nella liberale America i conti si chiedano a tutti e nessuno è considerato al di sopra della legge e del senso comune.
Stefano Mannoni
saluti




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