Quanta nostalgia dei tempi in cui per trovarsi una fidanzata bisognava sudare le proverbiali sette camice!
Oggi è tutto più facile: ci si conosce in chat, ci si confidano i propri gusti e le proprie preferenze dimodoché, quando ci s' incontra, non resta che "consumare".
Magari senza manco guardarsi negli occhi.
Sarà meno faticoso, ma che tristezza!
Ai miei tempi si faceva la coda in balera davanti alle poche ragazze presenti.
E quando finalmente giungeva il proprio turno, alla domanda di rito: "Signorina, abballa?" spesso si riceveva un "No, non abballo".
Trovata infine una ragazza colla quale uscire, questa metteva subito in chiaro di avere intenzioni serie.
Chissà cosa intendevano con ciò.
Noi maschietti avevamo però l' arma segreta e, alla terza o quarta uscita assieme, richiedevamo la famosa "prova d' amore".
I periodici femminili dell' epoca erano pieni di lettere di fanciulle disperate che chiedevano aiuto: "Il mio ragazzo m' ha chiesto la prova d' amore. Che debbo fare? E mi vorrà ancora bene se gliela concederò?".
Povere ragazze, in quali dilemmi le ponevamo.
Finalmente arrivava l' estate e con un gruppo d' amici si partiva in macchina per il nord o l' est Europa. Terre fortunate dove le donne erano di "facili costumi". Cosi almeno narravano coloro che n' erano appena tornati.
Costoro giuravano che nelle città dell' est comunista bastasse sventolare un paio di calze di seta per farsi seguire da un codazzo di fanciulle. Un po' lo stesso effetto che il piffero magico ebbe sui topi della città di Hamelin.
Che fosse per un paio di calze che russe e polacche andavano a letto con loro era quanto amavano credere gli italiani.
La realtà era che nei paesi comunisti, come in quelli scandinavi, la donna godeva da decenni degli stessi diritti degli uomini e, nei rapporti tra i sessi, si comportava esattamente come questi. Se era fisicamente attratta da uno di loro, non ci pensava due volte ad andarci a letto. Le calze non servivano a niente.
Gianni Guelfi




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