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In Origine Postato da Malik
Silvio Berlusconi (Milano, 1936) è laureato in giurisprudenza.
Nel 1962 inizia l'attività nel settore dell'imprenditoria edile. Diventa il primo operatore italiano nella realizzazione di centri residenziali e centri commerciali (Milano 2, Milano 3, il Girasole).
Nel 1980 fonda Canale 5, la prima rete televisiva nazionale, a cui si aggiungono Italia 1 (1982) e Rete 4 (1984). Il successo della tv commerciale gli consente di sviluppare varie iniziative, inserite, come tutte le altre società, nell'ambito della holding capogruppo Fininvest, fondata nel 1978.
Diffonde così la televisione commerciale in Europa: in Francia La Cinq (1986), in Germania Telefünf (1987), in Spagna Telecinco (1989). Con la Mondadori (1989) diviene il principale editore italiano nel settore libri e periodici.
Il Gruppo Fininvest, con le società Mediolanum e Programma Italia, sviluppa una forte presenza nel settore delle assicurazioni e della vendita di prodotti finanziari.
È Presidente dal 1986 della squadra di calcio Milan A. C., che sotto la sua gestione ha vinto sei campionati nazionali, quattro Coppe dei Campioni, due Coppe del Mondo e numerosi trofei internazionali.
Il 26 gennaio 1994 si dimette da tutte le cariche ricoperte nel Gruppo Fininvest.
Fonda il movimento Forza Italia e dà vita alla coalizione del Polo delle libertà e del Buongoverno. Alle elezioni del marzo '94 conquista la maggioranza e diviene Presidente del Consiglio. Nel giugno 1999 viene rieletto deputato al Parlamento europeo con tre milioni di preferenze. Dal 1996 al 2001 è il leader dell'opposizione democratica al governo della sinistra.
Vince le elezioni politiche nazionali del 13 maggio 2001 come leader della Coalizione della Casa delle Libertà con 18 milioni e mezzo di voti.
Maggio 2001
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Va' che coincidenza; anche questo è di maggio 2001...
El Pais contro Berlusconi
"Una connection con la Mafia"
di ALESSANDRO OPPES
MADRID Le bordate più pesanti contro Silvio Berlusconi arrivano, ancora una volta, dalla Spagna. Dopo El Mundo, ora è il turno di El Pais, che in un lunghissimo reportage di due pagine fittissime svela tutti i retroscena dei presunti rapporti tra il Cavaliere e la mafia. L'articolo, a firma di Hermann Tertsch, uno degli inviati speciali più prestigiosi del primo quotidiano spagnolo, si basa sulle testimonianze dei pentiti alle quali il giornale ha avuto accesso entrando in possesso degli atti della procura di Palermo.
Si comincia con queste parole, pronunciate davanti ai giudici dal pentito Francesco Di Carlo: "Mi incontrai nuovamente con Marcello Dell'Utri a Milano, se non ricordo male a metà degli anni Settanta. Andammo a pranzo con Tanino Cina, Nino Grado, Mimmo Teresi e Stefano Bontate. Vestivano in modo particolarmente elegante, e a una mia domanda risposero che dovevano incontrarsi con un grande industriale milanese amico di Tanino Cina e Marcello Dell'Utri. Mi chiesero di andare con loro e accettai di buon grado. Arrivammo in un ufficio in centro. Quindici minuti dopo arrivò Silvio Berlusconi. Bontate invitò Berlusconi a investire in Sicilia. Questi replicò che temeva i siciliani, che al nord non lo lasciavano tranquillo. Bontate mi aveva già anticipato in macchina che Berlusconi aveva paura di essere sequestrato. Allora lui gli disse che non aveva nulla da temere vista la sua vicinanza con Dell'Utri, ma che ad ogni modo gli avrebbe mandato uno dei suoi perché non tornasse ad aver problemi con 'i siciliani'. In seguito mi disse che chi era stato inviato insieme a Berlusconi era Vittorio Mangano, all'epoca agli ordini di Bontate, e che qualunque contatto con Berlusconi doveva passare attraverso Mangano. Ricordo anche che Berlusconi, al termine dell'incontro, disse testualmente che 'era a nostra disposizione per qualunque cosa'. Da parte sua, Stefano Bontate gli confermò la stessa cosa".
Cominciò così, secondo la ricostruzione del Pais, la "lunga, fruttifera, anche se alla fine troncata amicizia tra Mangano, noto uomo di mafia, e l'attuale nuovo fiammante primo ministro italiano". Il giornale approfitta, con questo attacco durissimo, per mettere in guardia il capo del governo spagnolo José Maria Aznar, la cui "pretesa alleanza" con Berlusconi potrebbe essere compromessa dal cerchio giudiziario che si stringe intorno al leader di Forza Italia. "Chi tra due semestri ricoprirà la carica di presidente dell'Unione europea si indigna il quotidiano spagnolo - appare più e più volte nell'istruttoria della procura antimafia di Palermo, e non come esempio di virtù democratiche e europeiste, ma come socio di Stefano Bontate, uno dei membri del triunvirato che dirigeva la mafia negli anni Settanta".
El Pais analizza poi il rapporto con Vittorio Mangano il quale, secondo la procura di Palermo, quando si installò nella villa di Berlusconi ad Arcore, "era già molto più che un semplice soldato di Cosa Nostra" e operava nel settore delle estorsioni e del racket delle corse ippiche.
Con interessi nel traffico internazionale di stupefacenti e nel riciclaggio di denaro sporco, Mangano era un uomo chiave nella cosiddetta Milano Connection. Secondo quanto dichiarò Berlusconi ai giudici nel 1997, in realtà si trattava solo di uno stalliere assunto per prendersi cura dei cavalli di Arcore. Ma la dichiarazione di un altro pentito, Salvatore Cancemi, aggiunge altri particolari a questa vicenda: "Nel 1990 Totò Riina mi disse di comunicare a Mangano che doveva smettere di interferire nei rapporti che lui stesso aveva stabilito con Dell'Utri, collaboratore di Berlusconi. Andai a casa di Mangano e lo informai dell'ordine di Riina. Mangano cercò di giustificarsi dicendo che i rapporti con Dell'Utri li aveva mantenuti sempre lui. Tagliai corto e dissi: 'Togliti di mezzo perché ora li mantiene Riina'. Gli dissi che era inutile cercare di convincermi perché doveva limitarsi a rispettare la volontà di Riina, altrimenti l'avrebbe pagata con la vita. Quando Riina menzionò Dell'Utri e mi disse che era la persona di fiducia di Berlusconi, dando per scontato che Dell'Utri era in contatto con la nostra organizzazione, non mi sorprese, perché io avevo saputo già da prima attraverso Mangano dell'esistenza di questi contatti". Aggiunge Salvatore Cancemi: "Mangano si serviva di Dell'Utri e poteva chiedergli qualunque cosa. Per esempio, Mangano mi raccontò che in una tenuta grande e bella alla periferia di Milano, se non ricordo male vicino a Monza, di proprietà o a disposizione di Dell'Utri, vennero anche nascosti alcuni latitanti, tra i quali i fratelli Grado".
Anche un altro mafioso, Gioacchino Pennino, parla dell'esistenza di questa tenuta. "Mangano aveva rapporti con Silvio Berlusconi. Era impiegato, fittiziamente, come guardiano di una villa vicina a Milano o Monza nella quale erano accolti tutti i latitanti della famiglia mafiosa di Santa Maria del Gesù e forse anche di altre. Il mio interlocutore, l'avvocato Gaetano Zarcone, membro della stessa famiglia, mi precisò che gli interessi di Berlusconi in Sicilia erano curati da Stefano Bontate".
Dopo aver riportato anche altre dichiarazioni di pentiti, il quotidiano spagnolo conclude che "il leader di Forza Italia spunta in tutte le dichiarazioni dei mafiosi come il gran funambolo emergente degli anni Sessanta e Settanta, con il quale conveniva entrare in contatto. Nessuno ha saputo, neanche lui, spiegare come finanziò la prima grande operazione immobiliare nel 1963, con la quale costruì un complesso residenziale per 4000 abitanti. Si sa solo che il denaro arrivò attraverso la Svizzera mosso da un oscuro avvocato di Lugano". Conclude Hermann Tertsch: "Quarant'anni dopo, Berlusconi è praticamente il padrone, oltreché il capo, dell'Italia".
(20 maggio 2001)




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