Sono io che non ricordo bene, oppure era proprio la CGIL di Lama (e Del Turco) che si batteva per un sindacato riformista/riformatore, sia pure fra mille contraddizioni e divisioni - come la vicenda del decreto di San Valentino? E adesso, che la CGIL ha spinto al massimo sull’art.18, sulla pace, sulla spallata al governo, su tutto il girotondismo confusionario e il cofferatismo velleitario, rimanendo con un pugno di mosche (e di tranvieri incazzati), perché non dice nulla di sinistra a proposito della Parmalat? Ma l’avete sentito Epifani? Ma l’avete letto il DS pensiero? O di Rutelli? E il silenzio assordante di Prodi?
Epifani, per dire, un buon socialista di scuola riformista rovinato da Cofferati e, prima ancora, dal pactus sceleris dell’italica gauche con i Poteri Forti, in primis Bankitalia, cosa aspetta a togliersi le ciabatte e a calzare le Timberland per un bel girotondo di “lotta e di governo” contro i responsabili dello scandalo più grave e incredibile del secolo? Ma come, ha marciato a Perugia, ad Assisi, al Circo Massimo, a Massenzio, in Piazza del Popolo, in Piazza Navona, in Corso Buenos Aires, a Via Caracciolo, insomma, ha sfondato fior di suole Tod’s pur di sfasciare il Cavaliere e adesso se ne sta colla sua camicia botton down (su “La Repubblica”) a raccomandare caldamente, ammonire pacatamente, sollecitare umilmente, alla stregua di un Conte Zio manzoniano, quello del “lenire, sopire...”, quando si tratta del default di Tanzi e dei mancati controlli, sia della Consob che di Bankitalia, cioè delle “Banche padrone”.
Quando invece deve dare un giudizio su Tremonti, ecco il Conte Zio Epifani assumere il tono forte del rimprovero e il ragionamanto inflessibile del politico politicante ulivista doc. Tremonti? Ha troppo potere, il che implica una strozzatura nelle politiche di crescita. In economia, tutto dipende da lui, dal contratto autoferrotranvieri allo sviluppo per il Mezzogiorno, passando per la vertenza Alitalia. Così non va: ci vuole un pluralismo di interessi e di punti di vista, altrimenti il ministro diventa un autocrate. Il ministro Tremonti si ritenga perciò avvisato. Epifani dixit.
Giulio Tremonti, cui non abbiamo raramente risparmiato appunti e critiche, è stato l’unico ministro che in questa vicenda dei mancati controlli - cioè dell’autoreferenzialità di Bankitalia, Banche, Banchieri, Bond Cirio, Bond Parmalat - ha avuto parole chiare e forti, avanzando una proposta seria e costruttiva, ma attirandosi le ire dei DS, gli insulti di Visco-senti-chi-parla, le frenate di Buttiglione, i distinguo di Marzano. Su Tremonti sono caduti i fulmini degli artefici di quel patto scellerato che ha consentito, in un decennio, spoliazioni e arricchimenti devastanti e impressionanti, lasciando il Paese privo di una grande industria, di una industria chimica, in debito con l’estero di energia, con le sue Assicurazioni svendute.
E con la politica di sinistra in un ruolo ancillare di questi poteri, se non complice. Se non peggio. In compenso, con Banche e Banchieri davanti ai quali il ricordo dei Calvi e dei Sindona impallidisce. Per ironia della sorte o l’eterogenesi e i fini, fate voi, se c’è un uomo di stato che ha detto qualcosa di sinistra in questa vicenda, è proprio il valtellinese ministro del Tesoro.




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Troppo articolato e troppo intelligente.
ppure da un destro....
