Prendi in considerazione il fatto che io sono come uno sciocco davanti all’attuale condotta dei nostri Governanti (che di norma amo chiamare “dominanti”, ma che ora mi limiterò a chiamare così in onore al tuo interessante articolo di attualità). Preferisco difendermi dalla “Politichetta” con una sorta di non-interesse nei confronti delle loro attività. Quel non-interesse – se non ricordo male tu lo consideravi come una dannosissima forma di non condivisione della vita comunitaria- che di norma si dedica alle cose della vita che si considerano di nessun conto e di nessuna rilevanza. Quel non interesse che condanna un modesto amante della cultura come me all’esclusione e alla un-verstandnis (in senso diltheyiano) delle discussioni di attualità. Non c’entro (non ci sono “immerso”) e non arrivo ad intendere! Dura condanna! Perdona così se – come temo- non sono riuscito a scendere a fondo nella lettura del tuo articolo ma sono stato costretto a fermarmi alla facciata, sbattendoci violentemente il muso. Usami come l’uomo della strada. Vediamo…
Il tuo articolo mi sembra essere suddiviso in tre frazioni. Prima (1.) descrivi il cambiamento dal MSI ad AN motivandolo con un tentativo finiano di trasformare l’anti-democratico MSI in democratica AN. Fini – sostieni- si vincola a tradurre l’anti-democraticità storica del MSI in democraticità. Poi (2.) metti in discussione ciò a cui Fini si era auto-vincolato alla luce dei successivi accadimenti e connoti la traduzione di AN dall’anti-democraticità alla democraticità come un mero vuoto artificio simbolico. Ed infine (3. e 4.) consideri i due effetti derivati dall’introduzione dell’artificio retorico finiano, vale a dire la strumentalizzazione dell’antifascismo e del fascismo. Anch’esse strumentalizzazioni vuote e retoriche dal momento che effetti di una manovra vuota e retorica. Ecco come l’uomo della strada avvertirebbe il tuo articolo.
Con tutto ciò che scrivi se tali cose sono ciò che effettivamente intendi comunicare sono d’accordo. Che ci sia stato un tentativo di democratizzare il MSI è un fatto. Che la democratizzazione si sia dimostrata vuota è anch’esso un fatto. Che sia nata come strumentalizzazione e che abbia condotto ad effettive strumentalizzazioni sono anch’essi fatti rilevanti ed incontestabili.
Desidererei dare conferma al tuo ottimo lavoro di ricostruzione attraverso alcune mie modeste osservazioni su storia della teoria della democrazia e teoria della democrazia.
Per una cosa non mi trovi molto d’accordo. E’ la tua affermazione: “Ma i missini, dopo il ’95, non sono più antidemocratici. Oggi la loro politica è “tesa all’affermazione della persona umana” (Fiuggi)…”. Penso che i missini fossero democratici allora come lo diventarono successivamente alla svolta del 1995. C’è soltanto un modo diverso di intendere il termine “democrazia”. Dai missini il termine “democrazia” è inteso secondo senso di “autorità di ciò che è eredità della tradizione”. La democrazia è “sovranità della nazione”. E “sovranità della nazione” è “sovranità delle idee e delle credenze dell’uomo comune”, o in altri termini “sovranità della tradizione”. Governo dell’uomo comune! Questo ad un certo momento della storia della nostra democrazia sembra essere il motto del MSI e del UQ di Giannini. Questo sembra essere il motto dei movimenti! E “Dio, Patria, Famiglia…” – come tu stesso scrivi- sono stati in tale determinato momento storico e fino ai famosi anni ‘settanta valori effettivi dell’uomo della strada e dell’uomo comune di destra e di centro e di sinistra. Non ti scandalizzare se scrivo di sinistra. Gli strali umoristici di un Guareschi sono uno strumento micidiale di descrizione di siffatta situazione. Per Guareschi il trinariciuto è di destra e di centro e di sinistra. Ed è vittima di un comune modo di intendere la democrazia. Di intendere la democrazia come “sovranità della nazzione” o come “sovranità dei pretti clericali” o come “sovranità del poppolo”. E il “Politico” come costruttore di valori ed intermediario tra tali sovranità e l’uomo comune. Prima dei famosi anni ‘settanta esiste un modo comune di intendere il termine “democrazia”. “Democrazia” è “sovranità di un concetto” (Nazione; Dio; Proletariato) sull’individuo. Cosa terribile! Ma è cosa condivisa. Da MSI. Da DC e affini. Da PCI e affini.
Gli anni ‘settanta inducono un cambiamento. Che nel MSI si concretizza (o avrebbe dovuto concretizzarsi) nel 1995. Ed è un cambiamento d’uso del termine “democrazia”. Da “sovranità di un concetto” sull’individuo il termine “democrazia” tende a tradursi in “sovranità dell’individuo”. E’ il violento dibattito sui diritti civili (o dell’individuo) che traduce la “democrazia” da mera indicazione delle fonti di autorità (Nazione; Dio; Proletariato) a “metodo di decisione”. Per una volta dimentica di essere continentale e fai l’analitico. Il termine “democrazia” da termine indicativo di una fonte (indicare la fonte autoritativa) con i ‘sessantotto mondiali tende a trasformarsi in termine indicativo di meccanismo decisionale (indicare i modi di decisione). Cerchiamo di essere ulteriormente chiari. Se inizialmente il termine “democrazia” usato in maniera diversa dai diversi schieramenti serviva ai medesimi schieramenti ad indicare le fonti autoritative costitutive dei valori dell’uomo comune, con i ‘sessantotto c’è una tendenza a ricondurre il termine “democrazia” ad un unico uso, vale a dire di metodo decisionale utile alla fondazione individuale di valori. La “democrazia” nei discorsi dei contestatori cessa di essere “sovranità di… sull’individuo” e diventa “sovranità dell’individuo”. O in altri termini cessa di essere strumento utile ad indicare all’uomo comune le fonti indiscutibili ed autoritative costitutive dei valori e diventa metodo utile all’uomo comune a costruire autonomamente valori. Il “Politico” cessa di essere costruttore di valori e mediatore tra valori costruiti altrove (dal Re; dal Vaticano; dalle Officine) e diventa docente di metodo di costruzione dei valori e abile messo di valori.
Queste le richieste dei contestatori di destra e di centro e di sinistra. Queste le richieste contro il MSI accolte nel 1995 da AN! Basta con la Partitocrazia! Che vuol dire basta con un concetto di “democrazia” che sacrifichi l’interesse dell’individuo all’interesse di un concetto-fonte (Nazione; Dio; Proletariato). O addirittura all’interesse di ciascun “Politico”. Basta con la Nazione! Che vuol dire la stessa cosa. Basta con il “Partito” costruttore e mediatore di valori! Che vuol dire via libera al “Politico” come messo di valori e docente di metodo. Etc… E la svolta è realmente avvenuta? Io – come sostieni anche tu- dico di no. Per l’uso furbesco e sofistico (io direi eristico) di “simboli e omissioni”. Le domande di una certa “democrazia” (nuova) sono state sviate latentemente facendo uso di una certa altra “democrazia” (vecchia). A chi chiedeva nuova democrazia con discorsi nuovi si è offerta vecchia democrazia con discorsi nuovi. Ecco l’eristicità! Come servirebbe attualmente un nuovo Socrate! Come scrivi tu: “Agli elettori basta sapere che si dichiara pubblicamente di ripudiare la dittatura, soltanto pochi s’interessano di controllare se le proposte della nuova destra procedono nella direzione di una risoluzione della crisi democratica odierna…”. Ecco il trabocchetto retorico! La domanda dei contestatori è di sostituire una fonte autoritativa con un metodo. La reazione sorridente dei nostri “dominanti” è di sostituire una vecchia fonte autoritativa con una nuova fonte autoritativa molto simile contenutisticamente ai contenuti della domanda (metodo di decisione individuale). Et voilà! Dalla nazione alla… libertà di mercato. Da nazionalismo a liberismo. Ora saranno contenti i contestatori! Dalla nazione al libero mercato. Da una fonte autoritativa ad un’altra senza trasmettere fastidiosissimi metodi. Perché è fallita la svolta della nuova destra? Perché alla nuova destra non interessa trasmettere metodi e difendere valori costruiti dall’individuo. La nuova destra non esiste. E’ rimasta la vecchia destra interessata a normare la base elettorale. Non a coadiuvarla nelle sue autonome decisioni. Il “Politico” comanda valori. Non aiuta a formarli e a tutelarli. La svolta finiana fallisce laddove fallisce il tentativo di variare il senso del termine “democrazia”. Anzi. La svolta finiana non fallisce. Perché riesce con frode eristica ad evadere le richieste di “democrazia” rimanendo all’interno della “democrazia”.
“Perciò oggi il successo è dei sofisti e dei camaleonti…”. Permettimi. Il successo è di eristi e falsi camaleonti. I “Sofisti” trasmisero a Socrate l’interesse dialettico. Falsi camaleonti dal momento che non cambiano un bel niente. Lasciano intatta la forma del termine. Lasciano intatta la sostanza. Ma lasciano intendere di usare la stessa forma con una sostanza diversa. Un vecchio termine (“democrazia”) con vecchi contenuti (“sovranità di un concetto sull’individuo”), usato come se avesse contenuti nuovi (“sovranità dell’individuo”). Vedi come si accostano bene analisi semiotica e scienze della mente? Smascherano vecchi intenzioni e vecchi sensi occultati sotto (false) assicurazioni di discorsi nuovi. Perdona il mio excursus analitico. Pur se non l’ho inteso molto, il tuo articolo è servito.
Ivan Pozzoni




Rispondi Citando