La Grande Promessa di Progresso Illimitato - vale a dire la promessa del dominio sulla natura, di abbondanza materiale, della massima felicità per il massimo numero di persone e di illimitata libertà personale - ha sorretto le speranze e la fede delle generazioni che si sono succedute a partire dall'inizio dell'era industriale. Indubbiamente, la nostra civiltà ha avuto esordio quando la specie umana ha cominciato ad esercitare attivamente il controllo sulla natura; ma tale controllo è rimasto limitato fino all'avvento definitivo dell'era industriale stessa. Grazie al progresso industriale, cioè al processo che ha portato alla sostituzione dell'energia animale e umana con l'energia dapprima meccanica e poi nucleare e alla sostituzione della mente umana con il calcolatore elettronico, abbiamo potuto credere di essere sulla strada che porta a una produzione illimitata e quindi a illimitati consumi; che la tecnica ci avesse reso onnipotenti e la scienza onniscienti; che fossimo insomma sul punto di divenire dei, superuomini capaci di creare un mondo "secondo", servendoci del mondo naturale solo come di una serie di elementi di costruzione per edificarne uno nuovo.
[...]La Trinità costituita da produzione illimitata, assoluta libertà e felicità senza restrizioni venne così a formare il nucleo di una nuova religione, quella del Progresso [...] che si basa su due presupposti di fondo: che lo scopo della vita sia la felicità, vale a dire il massimo piacere, inteso come soddisfazione di ogni desiderio o bisogno soggettivo che una persona possa avere, e che l'egotismo, l'egoismo e l'avidità, che il sistema non può fare a meno di generare per poter funzionare, conducono all'armonia e alla pace.
Da "Avere o Essere"




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