Sindrome da computer tra le cause dei divorzi
Relazioni vere o virtuali, chat, giochi online: e l’unione si frantuma In America è il pericolo numero 1. Fenomeno in aumento in Italia
Più insidioso di mille tubetti di dentifricio mal schiacciati, è diventato il rovinafamiglie dei nostri tempi e ce l’abbiamo proprio dentro casa. E’ il computer, che a guardarlo sembra innocuo, e pare sia invece una mina anti-matrimonio. Riportava ieri l’inglese Sunday Times che secondo gli avvocati americani il pc è la più pericolosa minaccia al vincolo nuziale degli ultimi 30 anni. Tanto che l’American Academy of Matrimonial Lawyers, che rappresenta 1.600 specialisti del divorzio, sta per pubblicare un libretto di istruzioni, destinato ai clienti, su come neutralizzare il nemico della stanza accanto. Da cui mogli insonni mandano e-mail fino alle 3 di mattina abbandonando il letto coniugale, giovani mariti scaricano byte su byte di musica da Internet o spendono la notte nel mondo fantasy dei giochi virtuali tra elfi e maghi. O in quello a luci rosse dei siti pornografici.
Due terzi dei matrimonialisti americani hanno confermato che il computer sempre più spesso è al centro della crisi di coppia. E che se le liti e i problemi di soldi restano le cause scatenanti nel 50 per cento delle separazioni, il web facilita scappatelle e tradimenti. Lo studio mostra che nei casi di unioni rovinate dal computer, il 68 per cento degli infedeli (sia lui che lei) avevano trovato l’amante navigando su internet.
Sandra Morris, avvocato divorzista di San Diego, California, ha calcolato che il 10 per cento dei suoi clienti erano uomini che avevano piantato moglie e famiglia soltanto quando avevano trovato un’altra. Grazie al computer. «Prima dell’invenzione delle chat rooms , gli stessi signori sarebbero rimasti sposati e magari avrebbero cercato di risolvere i problemi coniugali. Il 56 per cento delle mogli che si avviano al divorzio dichiara che «l’interesse ossessivo in siti pornografici» del compagno ha rovinato il loro rapporto. Richard Barry, avvocato a San Francisco racconta però di un suo recente assistito «distrutto per aver scoperto che la moglie nascondeva materiale hard sul computer». Del consorte.
Anche in Italia il pc ha preso il posto della suocera tra moglie e marito. Spiega lo psichiatra Tonino Cantelmi dell’università Gregoriana a Roma, che ultimamente gli sono capitati almeno 10 casi di pazienti che hanno mandato all’aria un matrimonio per intrecciare relazioni virtuali su internet. «C’è una giovane donna che passava tutto il tempo a viaggiare in rete, ci ha trovato amici e corteggiatori. Non ha mai incontrato nessuno di loro. Ma del marito non si è curata più». I capziosi si domandano: è vero tradimento? «Certo che sì, perché il coinvolgimento emotivo e affettivo è altissimo», risponde il professor Cantelmi. Gli uomini, dice, cadono più facilmente preda della cybersex addiction , la fissa per i siti porno «che diventa la modalità preferita con cui fare sesso».
Le donne reagiscono al disamore del partner cercando conforto tra le braccia di sconosciuti virtuali. «Su 10 nuove coppie, almeno 3 si sono trovate attraverso il pc». Poi ci sono quelli che non tradiscono ma semplicemente preferiscono passare il tempo con altri cibernauti. «Un mio paziente periodicamente si chiude in casa con 6 o 7 amici, ognuno col suo computer. E passano il tempo a chattare in rete. Per quattro giorni filati». Li chiamano lan party , pare siano assai diffusi.
Pure l’avvocato Maretta Scoca conferma che il fenomeno del computer sfasciafamiglie è in aumento. Ma in parte lo assolve: «Non è mai sua la colpa diretta. Quando lui e lei vivono in simbiosi col pc è perché il rapporto vero è già finito e nemmeno se ne sono accorti. La fuga in internet diventa la soluzione all’affettività che manca, un’ancora per i sentimenti».
Ma non è solo questione di corna on line. Un’indagine, riportata anche questa dal Sunday Times , svela che 10 milioni di persone che usano il sito di musica Kazaa trascorrono più di 30 ore alla settimana a scaricare canzonette pop. In Inghilterra ci sono almeno un milione di giovanotti tra i 20 e i 30 anni che nel fine settimana non pensano ad altro che al gioco della Sony Everquest.
Va così dovunque. In Egitto una moglie esasperata è andata in tribunale perché il marito passava 14 ore al giorno al computer. E ha chiesto il divorzio.
Giovanna Cavalli - Corriere della Sera
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