....il centrosinistra
Ora è ufficiale. La Germania nel 2003 è stata in recessione. Infatti il suo prodotto interno lordo, il pil, non è aumentato, né è ristagnato alla crescita zero. E’ diminuito, sia pure di poco: lo 0,1 per cento. Generalmente gli economisti dichiarano che un paese è in recessione quando il suo pil diminuisce, rispetto al precedente trimestre, per due volte consecutive. Ma la stima trimestrale del prodotto nazionale è statisticamente molto opinabile, perché i vari trimestri hanno spesso un diverso numero di giornate lavorative e sono influenzati da diverse situazioni stagionali. Quando si confronta un anno con quello precedente questi fattori diventano irrilevanti. E se è vero che lo 0,1 è una piccola cifra negativa, si deve però osservare che essa è probabilmente frutto di un calcolo in cui si è cercato di minimizzare il rosso, sia pure all’interno degli spazi di discrezionalità consentiti da corretti principi contabili.
E’ umano che lo si faccia, in tali casi, specialmente in un paese che, nel passato, era abituato a essere considerato come la “locomotiva dell’Europa”.
D’altra parte i due anni precedenti al rosso del 2003, per la Germania, sono stati entrambi caratterizzati da stagnazione.
Che una economia retroceda un po’, dopo un boom prolungato, fa parte della fisiologia dei cicli economici. La causa maggiore della minima recessione tedesca nel 2003 è la caduta del 4 per cento degli investimenti delle imprese.
L’Italia, che ha avuto una modesta crescita dello 0,5 per cento, al netto dello sviluppo edilizio, che sfugge alle rilevazioni dell’Istat, non ha registrato una flessione di investimenti, grazie alle azioni di sostegno esercitate delle grandi opere e dagli sgravi tributari.
Una recessione dopo un ristagno è segnale di patologia. Ed è vero che ora ci sono nell’economia tedesca sintomi di ripresa, ma sono ancora limitati e non sono serviti a impedire un bilancio annuale in rosso.
E coloro che in questi anni hanno confrontato la Germania di Schroeder con l’Italia di Berlusconi, sostenendo che la prima aveva una politica economica migliore (e riforme strutturali più efficaci) dovrebbero ora riconoscere che, fra i due paesi, quello che se la cava meglio è l’Italia.
Polpetta indigesta per i prodiani nostrani.
saluti




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