ROMA - Parlamentino, macroregione. Il fantasma bossiano ha tanti nomi, ma è ormai un ricordo. Bersagliato da An e Udc, osteggiato dai vescovi e dal Vaticano, con ogni probabilità l’emendamento sulle “assemblee consultive” che la commissione affari costituzionali del Senato ha frettolosamente approvato verrà stralciato, con la conseguenza di rimettere nel cassetto il sogno di un federalismo in salsa padana che aveva avvelenato i rapporti all’interno della Cdl.
Cuore dell’incontro di un vertice tenutosi 24 ore fa nella villa di Berlusconi, il tema delle riforme viene dunque riportato sui binari del rispetto della Carta costituzionale. Il faccia a faccia tra il premier e Bossi sembra infatti aver fatto retrocedere il Carroccio, se è vero che uno dei convitati di Arcore, il lumbard Calderoli, lancia sul piatto un’altra proposta: inserire a pieno titolo tra i senatori i presidenti delle regioni. ”Se le assemblee di coordinamento delle autonomie fanno tanta ancorché immotivata paura, abroghiamole - precisa Calderoli - Ciò consentirebbe di chiudere la bocca alle menzogne della sinistra e dei piduisti uccidendo, come dice l'amico D'Onofrio, il fantasma del palazzo”.
Una retromarcia che gli alleati, soprattutto in Forza Italia, accolgono con entusiasmo, anche perché viene dopo le parole di fuoco di Bossi sulla “nuova P2” e poche ore prima dell’approdo in aula al Senato del pacchetto sulle riforme costituzionali. An e l’Udc, che avevano fatto sapere che ''fantasiose fughe in avanti'' come le ''assemblee superregionali” non sarebbero passate né giovedì né mai, ora dicono di apprezzare la proposta leghista. Tanto che Buttiglione si sbilancia: “Prevedere al posto delle assemblee di coordinamento delle autonomie, la presenza nel Senato federale dei governatori ? Potrebbe funzionare”. “Ragionevole” è la risposta tutta conciliante che La Russa e Anedda spediscono a Calderoli. Marco Follini, entrando all'assemblea dei gruppi Udc, si leva invece il gusto di una battuta: "Siamo venuti qui a seppellire l'idea balzana di creare un Parlamento del nord, del sud, del centro. Siamo lieti che Calderoli partecipi a questo rito di sepoltura".
D'altronde a frustrare i sogni padani di Bossi ci aveva pensato già in mattinata il ministro Urbani: “Il Parlamento Padano non é negli accordi di maggioranza per quanto riguarda le riforme. Il Parlamento è nazionale. Poi naturalmente uno Stato federale lavora attraverso forme di collaborazione tra le regioni. Lo prevedeva la Costituzione del 1948, lo prevede la riforma del Titolo V fatta sulla fine dell'altra legislatura. E a maggior ragione, naturalmente, lo prevediamo noi, che immaginiamo una realizzazione compiuta di uno Stato federale".
Assurto ormai a emblema della pacatezza istituzionale, Pierferdinando Casini sposa la direttiva ecclesiastica di Ruini, quella del rispetto dell”unità della nazione”. Ma in pubblico preferisce glissare sulle frizioni che ancora in queste ore dividono maggioranza e opposizione. ''Appelli alla concordia non ne faccio più: a forza di farne siamo esauriti. A buon intenditor poche parole''. E alle domande dei giornalisti sul parlamento padano, il presidente della Camera risponde con un democristianissimo: “Parliamo d’altro, di sport magari...”.
(20 GENNAIO 2004, ORE 130, aggiornato alle 16
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