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Discussione: fuori casta

  1. #51
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    In origine postato da Felix
    amici, anzitutto il mio era l'ennesimo schiaffo al politically correct, azione per me quasi rituale, che mi da sempre un sottile piacere.
    Secondo, si trattava di prendere atto delle forme di violenza che esistono ANCHE in un raporto gerarchico tradizionale. Se la ciurma servile si ribella, se entra in combutta col nemico, se fa resistenza passiva, allora anche il signore più tradizionale, più magnanimo, più sovranamente nobile, deve reprimere. Quando spartaco mise a ferro e fuoco il sud italico con le sue bande di schiavi ribelli, Roma dovette inviare un esercito e farli fuori tutti. Oggi che in India le caste basse e fuoricasta sono in subbuglio, i bramini hanno dovuto organizzarsi per rimetere in riga i subordinati.
    non capisci un cazzo!

    e che in Cina le gerarchie non esistono?

    ma l'unica gerarchia valida è basata sulle capacità, e il forte deve tutelare il debole.

  2. #52
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    In origine postato da Pasquin0
    l'unica gerarchia valida è basata sulle capacità, e il forte deve tutelare il debole.
    il debole deve sottomettersi al forte, al superiore anzi (non di sola forza si tratta) ... o perire. In questo mondo non c'è posto per i deboli, i degeneri, gli incapaci... Come direbbe il buon Nietzsche, non dobbiamo salvare con una morale da schiavi coloro che la natura ha predisposto all'eliminazione.

  3. #53
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    In origine postato da Felix
    il debole deve sottomettersi al forte, al superiore anzi (non di sola forza si tratta) ... o perire. In questo mondo non c'è posto per i deboli, i degeneri, gli incapaci... Come direbbe il buon Nietzsche, non dobbiamo salvare con una morale da schiavi coloro che la natura ha predisposto all'eliminazione.
    ma questo è K. Lorenz , lo scienziato della sinistra !

  4. #54
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    In origine postato da shambler
    Felice: ho una voglia abnorme di frustarti le chiappe, vieni qui e spogliati.


    hai ragione: vieni a leccarmi gli stivali! rauss!
    Shambelr , e uno che nasce leone come me , quanti schavi dovrebbe avere ?

  5. #55
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    In origine postato da Felix
    amici, anzitutto il mio era l'ennesimo schiaffo al politically correct, azione per me quasi rituale, che mi da sempre un sottile piacere.
    Secondo, si trattava di prendere atto delle forme di violenza che esistono ANCHE in un raporto gerarchico tradizionale. Se la ciurma servile si ribella, se entra in combutta col nemico, se fa resistenza passiva, allora anche il signore più tradizionale, più magnanimo, più sovranamente nobile, deve reprimere.


    Quando spartaco mise a ferro e fuoco il sud italico con le sue bande di schiavi ribelli, Roma dovette inviare un esercito e farli fuori tutti. Oggi che in India le caste basse e fuoricasta sono in subbuglio, i bramini hanno dovuto organizzarsi per rimetere in riga i subordinati.

    Ma gli schiavi (Spartaco ) si ribellavano in qualche modo al diritto romano e non alla filosofia di valori dell'induismo e del buddismo come in india . Gli schiavi erano condizionati da quella cultura .
    La societa va intesa , senza cadere nel buonismo , non secondo la morale darwiniana e marxista dei rapporti di forza tra gli individui superiori e inferiori , tra ricchi e poveri a cui tu hai sostituito il nobile e lo schiavo .
    Il comunismo , come il nazismo ,si basano su teorie sconfessate dalla comunita scientifica e basate su teorie filodofiche di nessun conto che bisogna mantenere perchè cosi piace alla cultura dominante . La societa va intesa come una grande famiglia con le sue ferre leggi morali a cui sia il grande e sia il piccolo debbono attenersi senza guardare nè a destra , nè a sinistra .
    Nella societa vanno eliminati non chi fa parte della natura umana ,ma il malvagio e il perverso . Chi non rispetta la legge del
    del bene comune ognuno nel suo ruolo che non ha nulla di rigido
    biologicamente prefissato . Una selezione naturale a livello morale in italia oggi , ad esempio , darebbe risultati superiori a quelli di Hitler , senza cadere nel bieco razzismo e nazicomunismo .

  6. #56
    Affus
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    In origine postato da Pasquin0
    non capisci un cazzo!

    e che in Cina le gerarchie non esistono?

    ma l'unica gerarchia valida è basata sulle capacità, e il forte deve tutelare il debole.
    UNA GERARCHIA POLITICA VA RISPETTA SOLO IN QUANTO RAPPRESENTA L''ORDINE SUPERIORE DELLA LEGGE MORALE SENZA LA QUALE NON C'è BENE COMUNE .

    Il cavaliere medioevale ed il nobile non erano coloro che erano i piu forti e dominavano e deboli e gli schiavi , ma coloro che assicuravano la legge nelle contrade dominate dalla mafia e dalla legge del piu forte , pure dalle belve feroci .
    Il cavaliere era uno sceriffo delle contrade senza legge e dove lui arrivava , portava l'ordine .
    Questo fino a che non si diede alla caccia col falcone e alla vita del castello o di corte . Uno splendido esemplare della degenerata cavalleria l'abbiamo nella vita e gli ideali di Federico II di Svevia .
    A lui dobbiamo l'attuale situazione in Bosnia perchè si rifiutava di bloccare i turchi selgeukidi e favorendo i paolicisti e ogni setta che gli facesse ottenere piu potere dichiarando la loro inimicizia a roma .

  7. #57
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    In origine postato da Senatore
    A parte l'imprecisione concettuale, visto che il paria non è l'appartenente ad una casta inferiore ma un senza-casta, il che è ben diverso, non credo che sia molto azzeccato fare della questione un mero giochino logico. L'abolizione dei ceti in Europa non è avvenuta in base alla considerazione che i ceti erano ontologicamente ingiusti, ma per una ragione differente, in seguito al collasso e dalla pitrificazione della società feudale. Toqueville, che non era certo un ideologo, non tanto esaltava questo passaggio, quanto ne prendeva realisticamente atto e cercava sicuramente di tamponarne gli straripamenti. Tralaltro il discorso sul sistema delle caste si pone su un campo completamente diverso dal legittismo assolutista. Il vero immobilismo sociale è quello degli stati generali francesi, fondato sull'esautoramento della nobiltà rurale e sulla sclerotizzazione delle fazioni sociali, e non l'organizzazione castale indu: non perchè questa sia particolarmente mobile, ma perchè la ridotta mobilità non è che la conseguenza di una forma di società basata su principi religiosi e/o spirituali. Se io sapessi semplicemente che un mio conoscente se ne sta assolutamente immobile per otto al giorno potrei forse essere portato a criticare il suo ozio: ma se considerassi che queste otto ore sono quelle di sonno dovrei rimangiarmi la critica e anzi riconoscere che il suo sonno è lieto e tranquillo. Assurdo contestare un modo d'essere di cui non si vuole indagare la causa e a maggior ragione folle la critica di quello che è un mero accidente (in questo caso la scarsa mobilità sociale e la tendenziale ereditarietà delle posizioni).

    In ogni caso in questa discussione non si sta tenendo conto del dato più caratteristico del sistema sociale indu, che approssimativamente si potrebbe definire come personalità della legge. In realtà ne ha tenuto conto implicitamente solo Otto Rahn quando ha segnalato il manavadharmashastra.
    In Europa il "superamento" della personalità della legge ha portato non certo alla libertà (che è sufficientemante garantita da una legge personale non modificabile ad arbitrio di una qualsivoglia autorità politica...) ma all'assolutismo monarchico. Uguaglianza nella prostrazione.

    Io non sono affatto d'accordo con il discorso di Felix o con il non-discorso di Drieu, perchè loro vorrebbero far passare la disuguaglianza per sopraffazione. Clamorosamente si contraddicono quando parlano di gerarchia naturale e insieme di imposizione di una regola sul dominato. Voglio solo far notare che quando il predatore mangia la preda questa scompare e anzi nel tubo digerente diventa vieppiù omogenea; ecco che la gerarchia va a farsi friggere. Ti trovi a dominare in definitiva su un pezzo di cacca.
    Tutto sommato il discorso è molto complesso e si potrebbero dire tante altre cose, ma credo che questo possa già bastare per spedire l'eventuale continuazione di questa discussione su un binario diverso da quello (sbagliatissimo) che aveva preso.

    Mi sono piaciute le tue considerazioni sul Sistema delle caste.
    Ma devo prendere atto che non hai compreso il senso delle mie parole laddove mi attribuisci un'idea moraleggiante di "sopraffazione".
    Ripeto che per me la Gerarchia non ha da intendersi come una morale: é qualcosa che va al di là del bene e del male, é qualcosa di ontologicamente connaturato alla Natura (non solo umana, e delle specie viventi).
    In questo la penso come Nietzsche (per esempio il nietzsche di "al di là del bene e del male" e de "l'anticristo" chiarifica questa Idea).

  8. #58
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    In origine postato da Senatore
    1) A parte l'imprecisione concettuale, visto che il paria non è l'appartenente ad una casta inferiore ma un senza-casta, il che è ben diverso, non credo che sia molto azzeccato fare della questione un mero giochino logico.

    2) L'abolizione dei ceti in Europa non è avvenuta in base alla considerazione che i ceti erano ontologicamente ingiusti, ma per una ragione differente, in seguito al collasso e dalla pitrificazione della società feudale.

    3) Toqueville, che non era certo un ideologo, non tanto esaltava questo passaggio, quanto ne prendeva realisticamente atto e cercava sicuramente di tamponarne gli straripamenti.

    4) Tralaltro il discorso sul sistema delle caste si pone su un campo completamente diverso dal legittismo assolutista. Il vero immobilismo sociale è quello degli stati generali francesi, fondato sull'esautoramento della nobiltà rurale e sulla sclerotizzazione delle fazioni sociali, e non l'organizzazione castale indu: non perchè questa sia particolarmente mobile, ma perchè la ridotta mobilità non è che la conseguenza di una forma di società basata su principi religiosi e/o spirituali.

    5) Se io sapessi semplicemente che un mio conoscente se ne sta assolutamente immobile per otto al giorno potrei forse essere portato a criticare il suo ozio: ma se considerassi che queste otto ore sono quelle di sonno dovrei rimangiarmi la critica e anzi riconoscere che il suo sonno è lieto e tranquillo. Assurdo contestare un modo d'essere di cui non si vuole indagare la causa e a maggior ragione folle la critica di quello che è un mero accidente (in questo caso la scarsa mobilità sociale e la tendenziale ereditarietà delle posizioni).

    6) In ogni caso in questa discussione non si sta tenendo conto del dato più caratteristico del sistema sociale indu, che approssimativamente si potrebbe definire come personalità della legge. In realtà ne ha tenuto conto implicitamente solo Otto Rahn quando ha segnalato il manavadharmashastra.
    In Europa il "superamento" della personalità della legge ha portato non certo alla libertà (che è sufficientemante garantita da una legge personale non modificabile ad arbitrio di una qualsivoglia autorità politica...) ma all'assolutismo monarchico. Uguaglianza nella prostrazione.

    7) Io non sono affatto d'accordo con il discorso di Felix o con il non-discorso di Drieu, perchè loro vorrebbero far passare la disuguaglianza per sopraffazione. ....
    1) Casta inferiore o senza casta, non vedo molta differenza (ai fini di quanto ritengo importante). Si tratta pur sempre di disuguaglianze in diritti, doveri e opportunità, disuguaglianze non derivanti da merito, capacità e aspirazioni, ma solo dalla nascita. Lo ritengo ingiusto per l'individuo e sterile per la società.

    2) Chiaro che nulla viene abolito solo perchè se ne percepisce l'ingiustizia, ma per diversi fattori. Anche la schiavitù negli USA non fu abolita solo per un moto di bontà, ma anche perchè il sistema economico del Nord non ne aveva più bisogno, anzi la considerava un ostacolo alla mobilità della manodopera. E tuttavia di ingiustizia si trattava. Forse contano sia i motivi ideologici (idea di giustizia) che quelli economici (interessi, rapporti di forza) nella forma seguente: finchè l'ingiustizia "rende" il tornaconto impedisce ai più di percepirla come ingiustizia. Quando non rende più invece "il Re è nudo", l'ideologia prevale e si raccolgono i consensi per cambiare.

    3) Infatti io ho scritto che lui "preconizzava" la società democratica.

    4) Secondo me invece il problema è proprio quello della mobilità, quella che tu definisci "mero accidente".

    5) Certo che bisogna indagare le cause, ma il giudizio è altra questione.

    6) La personalità della legge (io la intendo come leggi diverse per gruppi diversi entro un medesimo territorio, dove entro limiti ampi ogni gruppo si fa le sue leggi) non mi convince, perchè implica un principio de-meritocratico: non conta quello che fai ma chi sei. Inoltre pone il delicato problema dei rapporti giuridici tra persone appartenenti a gruppi diversi. E' vero che in certi contesti (regni romano-barbarici, Impero Ottomano) ha funzionato da relativa garanzia per le minoranze, ma non mi pare siamo obbligati a scegliere tra sistemi per caste (ceti o razze) e sistemi di uguale asservimento di tutti ad uno. Oggi non abbiamo nè le caste nè l'asservimento generalizzato, ma la democrazia rappresentativa, con margini di libertà e partecipazione alle decisioni che ci riguardano, margini che sono i più ampi che la storia abbia mai conosciuto dal villaggio preistorico.

  9. #59
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    In origine postato da Felix
    la superiorità o l'inferiorità non hanno bisogno di essere dimostrate sul terreno pratico-empirico, essendo qualità ontologiche dei viventi.
    Sappiamo ad esempio che un mammifero è superiore ad un mollusco: si tratta di evoluzione. Ed un carnivoro è superiore ad un erbivoro, essendo il primo alla cima della catena alimentare.
    Così tra gli uomini. Ci sono razze, stirpi, culture superiori ad altre, perchè più evolute, perchè più capaci, perchè più fiere e nobili.

    La disposizione sulla scala gerarchica detta la qualità morale delle azioni intraprese. Così la violenza del superiore sull'inferiore è giustificabile (sebbene non sempre auspicabile), mentre invece la violenza dell'inferiore sul superiore è inaccettabile. L'inferiore può anche vincere, per pura forza bruta, con l'inganno, con l'astuzia meschina, ma la sua vittoria non è nient'altro che ignominia, sovversione, degrado. È essenziale, in ultima analisi, che la gerarchia sia sempre rispettata, sia dal superiore che dall'inferiore.
    Nel momento in cui il cosiddetto "inferiore" batte il "superiore" non è più inferiore, ma si ribalta la scala gerarchica, è così evidente.
    Un tradizionalista che difende il sistema delle caste paragonandolo alla scala evolutiva degli animali, a mio avviso mischia il sacro con il profano, non a caso gerarchia etimologicamente significa: "governo del sacro".

  10. #60
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    In origine postato da Felix
    una base naturale per le gerarchie umane, a mio parere, esiste. Perchè la gerarchia, non l'uguaglianza (e noi lo sappiamo bene), è il fondamento ontologico dei rapporti tra i viventi. Quindi tra gli uomini le gerarchie si dispongono in modo analogo a quelle tra specie non-Sapiens. I popoli superiori signoreggiano sui popoli inferiori, le caste/ceti superiori su quelli inferiori, ed il sesso maschile su quello femminile, un po' come i predatori signoreggiano sulle prede, ed i maschi dominanti sui dominati e sulle femmine all'interno di un branco. Il rapporto predatore-preda va al di là del mero "consumo" (immagine, questa sì, riduttivamente materialista), ma significa l'esercizio di un dominio in senso amplio, incutendo timore e rispetto sulle prede potenziali. La violenza diretta si esercita piuttosto di rado, ma la "condizione psicologica" di dominio è permanente. Un'analogia che mi sovviene è quella di Sparta: gli spartiati non è che ammazzassero iloti tutti i giorni, ma di tanto in tanto uscivano di notte con mazze e bastoni, e colpivano a sangue gli iloti che incontravano sul loro cammino, tanto per ricordare loro la posizione di soggezione reverenziale che dovevano mantenere.
    La violenza del superiore sull'inferiore è piuttosto rara in tempi normali, ed è ritualizzata, mentre la violenza dell'inferiore sul superiore esplode in accessi abnormi, e cade facilmente a livelli bestiali. Si pensi alla rivolta servile di Haiti nel 1792, con le atrocità beluine commesse dai negri contro i loro padroni bianchi...
    A me sembra di notare nella tua difesa della gerarchia naturale una "leggera" forma di sadismo psicologico, mi devi spiegare che cazzo di superiorità è quella degli spartiati che, magari in 20 contro 1, massacravano di botte un ilota; per fortuna che Sparta è stata ben altro.

 

 
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