Gli Arditi del Popolo Post #1 di 2
da www.anarcotico.net
Dal saggio di Giorgio Sacchetti
"Gli anarchici nell'Italia fascista attraverso le carte di polizia" in:
La Resistenza sconosciuta
La sconfitta degli "Arditi"
La vigenza complessiva - movimento e regime - del fascismo in Italia si apre e si chiude avversala da due esperienze di lotta armata dagli opposti esili che, seppure di spessore diverso e sviluppatesi in contesti distanti fra loro, sono tuttavia in parte assimilabili per matrice ideale. Ardili del Popolo e partìgiani nella Resistenza: un filone comune di ispirazione risorgimentale-insurrezionalista-combattentistico funge ogni volta da contenitore per una pluralità di componenti sociali e politiche; di queste gli anarchici sono parte, una fra le tante, autonoma originale e nel primo caso anche determinante.
L'associazione 'Arditi del Popolo' viene ufficialmente fondata il 27 giugno 1921 con il concorso di varie componenti anche non schiettamente proletarie, con il favore e la fattiva partecipazione di anarchici e comunisti - questi ultimi malgrado l'ostilità del partito - allo scopo anche di sottrarre le organizzazioni combattentistiche dall'influenza fascista (1). Il deliberato fondamentale dell'assise di fondazione riguarda la difesa attiva armata delle sedi del movimento operaio (partiti, sindacati, cooperative, case del popolo, ecc-.) dai sanguinosi assalti dello squadrismo.
"Se di fronte alla sistematica guerra sostenuta dai fascisti contro il proletariato italiano e le sue istituzioni, l'Arditismo non intervenisse si rinnegherebbe", aveva dichiarato il comandante Secondari in una intervista a "L'Ordine Nuovo".
Da qui il timore conseguente del ministro degli interni che si volesse provocare "un movimento rivoluzionario per abbattere le istituzioni ed impadronirsi del potere" (2).
Non ci dilungheremo sulla eterogeneità che caratterizza queste formazioni fin dal loro sorgere, "grande occasione mancata dell'antifascismo militante prima della marcia su Roma" (Spriano). Per questo sarà sufficiente lo spoglio degli sparuti quanto effimeri organi di stampa dell'Arditismo antifascista, e non solo de "L'Ardito del Popolo" di cui peraltro si pubblicano in tutto appena sei numeri dal settembre 1921 ed un numero unico nell'ottobre dell'anno successivo.
Così un esempio ci viene dal quindicinale (ma ad uscita irregolare) "L'Avanguardia Sociale" di Roma, misconosciuto. Esce dal 1919 almeno fino al 1922, è diretto da tale Alberto Sbrocca, dirigente nazionale di una minoritaria Unione Socialista Italiana, gruppo questo sorto all'epoca di Caporetto e sostenitore di un 'socialismo patriottico' contrapposto alla politica 'pacifista' del Psi. La vicenda di questo giornale è scritta negli stessi sottotitoli della testata: da iniziale "organo dei partiti d'avanguardia e dei combattenti" e poi "dell'Italia dimenticata e del proletariato della mente e del braccio", a "organo dell'associazione degli Arditi del Popolo" ed infine a "giornale delle avanguardie del popolo". Il periodico pubblica comunicati e riferisce delle attività della Lega Proletaria Mutilati Invalidi e Reduci di guerra e della Associazione Nazionale Combattenti dalle quali si aspetta "una affermazione politica di classe"; polemizza, se pur con toni pacati, sia con i 'bolscevici' del Pcd'I "attratti dal miraggio di una dittatura proletaria" che con il riformismo di destra, simpatizza per la tradizione repubblicana e pubblicizza la stampa socialista e sindacalista, i libri delle case editrici anarchiche; appoggia le campagne contro il caroviveri, pro Sacco e Vanzetti, per la liberazione dell'anarchico romano Attilio Paolinelli incarcerato per gli scontri con le camicie nere; propone il disarmo universale come soluzione alla crisi politica internazionale; invita infine i legionari fiumani ad unirsi a tutti quelli che combattono il fascismo (3).
Ma la matrice anche libertaria di questo genere di 'Arditismo' antifascista risulta evidente sia dalla collocazione politica di molti aderenti che di quella dei promotori.
Il comandante militare Argo Secondari, seppure circondato da diffidenza, è considerato anarchico per quanto 'sui generis'; il repubblicano Vincenzo Baldazzi è intimo amico ed unanimemente ritenuto 'figlio polìtico' del vecchio Errico Malatesta. L'altro filone riguarda invece il 'socialismo patriottico' della Unione socialista e fa capo, oltre che allo Sbrocca, al Mingrino, deputato nel 1921 per la circoscrizione Pisa-Livorno-Lucca-Massa e direttore dell'altro organo del movimento "L'Ardito del Popolo". Da rilevare perù che su "L'Avanguardia Sociale" lo Sbrocca fa proprie le tesi malatestiane di trasformare la 'barbarica guerriglia' in guerra sociale, ovvero in: "guerra aperta per l'emancipazione completa dei lavoratori del pensiero e del braccio". (4)
Quanto ai programmi dell'associazione - che è 'milizia nazionale' -, al suo progetto di statuto, alla stessa struttura organizzativa, vi sì rilevano un'impostazione di tipo cospirativo, una spiccata autonomia dai partiti del movimento operaio ed al tempo stesso un ruolo, rivendicato, di stimolo all'azione unitaria militante per tutta la sinistra rivoluzionaria contro fascismo e nazionalismo.
Il tessuto associativo degli Arditi del Popolo si estende territorialmente in gruppi e direttorii provinciali che fanno capo ad un direttorio nazionale, ad un comando militare con tanto di ufficio politico, segreteria ed ufficio amministrativo con sede provvisoria in Roma presso la redazione de "L'Avanguardia Sociale".
La struttura militare segue lo schema classico dei battaglioni di fanteria con squadre, plotoni e compagnie. I così detti postulati morali, economici e politici dell'associazione investono non soltanto i temi della difesa delle strutture del movimento operaio dall'aggressione fascista, ma anche le grandi questioni del pane, del lavoro e delle libertà. Si parla inoltre della necessità di "una profonda e sostanziale trasformazione nella costituzione dello Stato" distaccandosi di molto in questo dai postulati anarchici (5).
Quanto alla diffusione del movimento sul territorio nazionale possono essere prese senz'altro in considerazione quelle località che risultano sia dalle fonti di polizia che da un elenco di gruppi e direttorii provinciali costituiti - reso pubblico nel settembre 1921 in occasione di una sottoscrizione per la madre dell'ardito Nicola Lolli, uccìso dai fascisti a Monterotondo - in cui figurano: Roma, Alessandria, Ancona, Brindisi, Colle Val d'Elsa, Iglesias, Lecco, Macerata, Campobasso, Isernia (6). Queste località naturalmente si aggiungerebbero ad altre più conosciute per episodi eclatanti di resistenza armata alle squadre fasciste in Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Puglie, Emilia, Liguria e Piemonte, talvolta con una sorprendente coincidenza con le zone a consolidata tradizione anarchica e/o sindacalista rivoluzionaria.
I maggiori successi militari sono ottenuti sul campo a Roma (dove Secondari sfila alla testa di duemila uomini inquadrati), a Bari, a Sarzana e soprattutto - canto del cigno - durante le mitiche giornate di Parma dell'agosto 1922. La consistenza del movimento ammonterebbe, secondo dati approssimati per difetto del ministero dell'Interno che infatti ignorano molte delle località che più sopra abbiamo citato, a quasi 5.600 armati all'ottobre 1921 (7).
Il presidente del consiglio Bonomi seguirà di persona e con puntiglio la vicenda complessiva degli Arditi del Popolo impartendo direttamente disposizioni ai prefetti che relazionano a loro volta. A Torino ad esempio si segnala la ripresa di esercitazioni militari della disciolta organizzazione consiliarista 'Guardie Rosse', a componenti comunista e anarchica, che vedrebbero la partecipazione anche di ufficiali superiori ausiliari del
R. Esercito. Secondo il prefetto del capoluogo piemontese sarebbe questa l'unica attività illegale svolta in città da forze politiche essendo in quel tempo - agosto 1921 - i fascisti unicamente "dediti alla pacificazione degli animi".
Quasi subito gli 'Arditi' vengono decimati dagli arresti che seguono le
innumerevoli perquisizioni ed i sequestri di armi: a Torino, dove si intenterà un processo che porterà all'assoluzione degli imputati (fra cui l'esponente anarchico Raffaele Schiavina) dopo quindici mesi di carcere preventivo; a Schio di Vicenza; a Novale Milanese, dove nel medesimo perìodo i carabinieri
sorprendono una squadra di 13 giovani elementi in esercitazione tattica notturna; a Piacenza, dove si procede a 46 arresti per associazione a delinquere fra i 120 componenti identificati del 'Battaglione Cantarana'. Sulla provincia di Pisa Bonomi risponde direttamente agli onorevoli Manfredo Chiostri e Italo Capanni, deputati fascisti, una volta ricevuta la relazione del prefetto (8).
Dopo l'estate del 1921 il movimento degli Arditi del Popolo inizia già la sua fase discendente a causa della concomitante azione di forze di polizia e camicie nere. Il comandante Secondari si dimette clamorosamente dalla associazione per i ripetuti contrasti con Baldazzi e Mingrino. Nell'ottobre dello stesso anno il prefetto di Roma impone lo scioglimento immediato del direttorio nazionale del movimento e da quel momento sopravviveranno solo nuclei clandestini scollegati fra loro, se pur talvolta attivissimi come nelle giornate parmensi (9).
Agli Arditi del Popolo gli anarchici in genere e la loro organizzazione nazionale - l'Uai, Unione Anarchica Italiana - avevano fornito base militante, quadri dirigenti e, unici fra tutte le forze politiche del movimento operaio, anche appoggio politico (10).
1 - Cfr. P.SPRIANO, Storia del Parlito comunista italiano, vol.I, Da Bordiga o Gramsci, Einaudi Torino 1967, pp. 139-151; e F.CORDOYA, Arditi e Iegionari dannunziani, Marsilio Padova 1969, pp. 83-111,221-5 testo>>
2 - In ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO (ACS), ministero dell'Interno, Direzione Generale della Pubblica Sicurezza, Divisione Affari generali e riservati (PS). Associazioni (Gì), busta n 59, fasc. "Roma-Associazione degli Arditi del Popolo". Cfr anche Chi sono e cosa vogliono gli Arditi del Popolo in "L'Ordine Nuovo", Torino 12/7/1921.testo>>
3 - Cfr. "L'Avanguardia Sociale" Roma, a.II n.1-2 del 1-15 gennaio 1920, a.III n.1-2 del 10 febbraio 1921, n.3-4 del "10 marzo 1921, n. 15-16 del 15 settembre 1921, a.IV n. 1-2-3 del 15 febbraio 1922. testo>>
4 - Ivi, n.15-16/1921 cit. Inoltre cfr. F.ANDREUCCI, T. DETTI (a cura di), // movimento operaio italiano. Dizionario biografico 1853-1943, Editori Riuniti Roma 1975-79, 5 voll. ai nominativi citati.testo>>
5- Su questi temi, si vedano i seguenti comunicati ufficiali: // Congresso Nazionale degli Arditi del Popolo, Progetto di Statuto, II Programma dell'Associazione, Appello degli Arditi del Popolo ai lavoratori d'Italia, tutti su "L'Avanguardia Sociale" n.15-16/1921 cit.testo >>
6 - Ibidem testo>>
7 - 15.600 sarebbero cosi distribuiti: Ancona 250, Ascoli Piceno 50, Bari 50, Catania 227, Como 40, Cremona 260; Foggia 75; Genova 450; Livorno 200; Lucca 40; Novara 60; Perugia 660; Pesaro 215, Pisa 1306; Reggio Emilia 150; Roma 1563. Cfr. ACS, PS, G1, busta n.73; cit in P.SPRIANO, op. cit., p.147. testo>>
8 - Cfr. ACS, Gabinetto Bonomi, ordine pubblico (1921-1922), busta n.l, fasc."Arditi del popolo". Sulla situazione di Pisa, cosi il prefetto (Ivi, ufficio Cifra n.38239 del 24/10/1921): "[...] alcuni Arditi popolo, che avevano osato uscire inquadrati a Pisa, Campiglia Marittima ed in qualche altro comune vicino, furono subito arrestati [...] Pontedera e sua frazione La Rota ove esistono forti nuclei comunisti ed anarchici erasi costituita sezione Arditi del popolo non segnalata per negligenza quel Vice Commissario [...] Ne' mi risulta che negli ultimi conflitti avvenuti in provincia di Firenze, ad Empoli e Cerreto Guidi sia stato constatato l'intervento nonché di squadre ma neppure singoli Arditi popolo questa provincia [.. ] azione Arditi popolo sarà impedita o repressa con ogni rigore. Prefetto Malinverno". Si veda anche F.BERTOLUCCI, Stato, fascismo e antifascismo in provincia di Pisa 1920-1922, sta in AA.VV., Atti della giornata di studi su: L'antifascismo rivoluzionario... cit. Sul processo di Torino, cfr. "Umanità NOVA", Roma 25/11/1922. testo>>
9 - Cfr. ACS, PS, G1, busta n.59, fasc. Cit. Su Argo Secondari, si veda F.CORDOVA, op.cit., pp.104-5. testo>>
testo10 - Si veda, a tale proposito: "Umanità Nova", Roma 9/7/1921; "L'Avvenire Anarchico" Pisa, n.32 del 2/9/1921. Dopo la marcia su Roma scriverà l'ex-quotidiano ormai giunto ai suoi ultimi numeri: "I lavoratori non seppero opporre la violenza alla violenza [...]" ("Umanità Nova" cit. dei 25/11/1922, Mussolini a! potere)', mentre Francesco Saverio Merlino avverte: "Cari amici di Umanità Nova, Vi prego di rendere noto ai vostri lettori che io ritengo perfettamente inutile l'opera mia dì difensore in qualsiasì processo relativo a conflitti tra fascisti e sovversivi [...] La cancrena, che ha invaso lo Stato italiano, è arrivata al cuore - l'amministrazione della giustizia" (Ibidem) testo>>




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