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    Le bugie della Monsanto: il cotone OGM viene aggredito dai virus e richiede tanti pesticidi

    Roma, 3 giugno 2002 - Il cotone BT, geneticamente modificato con il Bacillus thuringiensis, inizia a dare problemi già dopo 5 anni di coltivazione mentre dopo 8-10 anni diviene facilmente aggredibile dai virus.

    Lo denuncia Greenpeace, in un rapporto, presentato oggi a Pechino. Studi di laboratorio e sul campo dimostrano che questa varietà, realizzata per essere resistente ad alcuni tipi di insetti, e quindi che teoricamente ridurrebbe il bisogno di insetticidi, si è rivelata inefficace. I contadini sono costretti ad usare sempre più pesticidi, anche perché la resistenza conferita alla pianta con l’ingegneria genetica ha fatto sviluppare nuove malattie di cui prima il cotone non soffriva.

    L’autore dello studio, il professor Xue Dayuan, ricercatore dell’Istituto di Scienze Ambientali di Nanjing Institute e consulente di Greenpeace, spiega: “Il rapporto conferma che il cotone Bt è stato immesso prematuramente nell’ambiente. I contadini cinesi sanno troppo poco delle possibili interazioni delle coltivazioni ogm con l’ambiente. Le speranze che avevano stanno crollando e la realtà dimostra che l’industria degli ogm ha diffuso false promesse”.

    Il cotone BT, prodotto inserendo un gene di un batterio del suolo nella pianta, è stato introdotto in Cina per la prima volta nel 1997 dalla Monsanto. E’ stato presentato come una panacea per tutte le malattie che colpiscono il cotone. Da allora le coltivazioni sono cresciute fino ad arrivare ad 1 milione e mezzo di ettari nel 2001, ovvero il 35% del totale delle coltivazioni di cotone.

    Il cotone Monsanto rappresenta i due terzi del cotone ogm coltivato in Cina.Con gli anni la resistenza del cotone BT alle malattie decresce sensibilmente e ne compaiono di nuove. “Il governo cinese deve chiedere alla Monsanto il risarcimento dei danni per aver diffuso il cotone ogm nel paese” chiede Luca Colombo, responsabile campagna ogm di Greenpeace Italia.
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

    NUOVA VERSIONE COMPLETATA :
    http://lukell.altervista.org/Unasolu...risiEsiste.pdf




  2. #42
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    Studio segreto della commissione europea - La 'nocivita' economica' del transgenico sull'agricoltura convenzionale e biologica in Europa

    Roma, 16 maggio 2002 - Greenpeace e' in possesso di uno studio segreto della Commissione Europea in cui si afferma che gli agricoltori dovranno affrontare costi di produzione addizionali, in alcuni casi insostenibili, nel caso in cui colture transgeniche prendessero piede in Europa su larga scala.

    La Commissione Europea ha commissionato nel maggio 2000 uno studio sulla coesistenza di colture geneticamente modificate e convenzionali all'Istituto per gli Studi sulle Prospettive Tecnologiche del Centro Comune di Ricerca dell'UE. Lo studio e' stato consegnato alla Commissione nel gennaio 2002 con la raccomandazione di non renderlo pubblico. Nella lettera di accompagnamento dello studio indirizzata alla Commissione, il Direttore Generale del Centro Comune di Ricerca, Barry McSweeney, infatti, scrive che "(...) in considerazione della delicatezza della materia in questione, suggerisco che il rapporto sia mantenuto al solo interno della Commissione"

    "La Commissione Europea ha tentato di mantenere segreto lo studio - ha affermato Luca Colombo, coordinatore della Campagna OGM di Greenpeace Italia - temendo le sue implicazioni politiche. Visto che l'introduzione di colture transgeniche su scala commerciale in Europa aumenta i costi di produzione per gli agricoltori, rendendoli ancora piu' dipendenti dalle grandi industrie sementiere e richiedendo complesse e costose misure che evitino la contaminazione, ci si deve semplicemente domandare perché accettare le coltivazioni di OGM?"

    Lo studio, basato sulla simulazione al computer integrata da pareri di esperti, ha analizzato le conseguenze di un aumento della percentuale di coltivazione transgenica e si e' concentrato su tre colture OGM: colza, mais e patata. Ha, inoltre, interessato diverse tipologie produttive, sia convenzionali che biologiche, considerando differenti livelli di contaminazione genetica: 0.1% (livello di rilevazione analitica) per le tre colture, 0.3% per il colza e 1% per mais e patate.

    Lo studio afferma che nel caso della produzione di colza, la coesistenza di coltivazioni transgeniche e convenzionali in una stessa regione, pur "tecnicamente possibile", sarebbe "economicamente difficile considerando i costi aggiuntivi e la complessita' degli adattamenti delle pratiche agricole necessari ad evitare la contaminazione". Sia gli agricoltori convenzionali che biologici "sarebbero forzati a comprare sementi certificate dall'industria sementiera invece di riprodurle a livello aziendale, a causa dei crescenti rischi di presenza di semi GM originati dalla contaminazione genetica in campo. Lo studio prevede che i piccoli agricoltori saranno obbligati a 'fare i conti' con costi addizionali proporzionalmente superiori alle grandi unita' produttive e che la compresenza di colture transgeniche e non geneticamente modificate rappresenta "uno scenario irrealistico, anche per le grandi aziende."

    Gli aspetti salienti dello studio si possono cosi' sintetizzare:

    - la commercializzazione di colza, mais e patata transgenici aumentera' i costi di coltivazione per gli agricoltori convenzionali e biologici del 10 - 41% nel caso del colza e del l'1 - 9% per mais e patata;

    - la coesistenza di coltivazioni transgeniche e biologiche sarebbe impossibile nella maggioranza dei casi. In termini piu' generali, la coesistenza con le colture tradizionali sarebbe possibile solo con drastiche modifiche delle pratiche agricole. Il rapporto pero' non chiarisce a chi spetta l'onere di mettere in atto tali misure, a chi spetta il compito di controllare la loro corretta esecuzione e chi ne deve sostenere il costo.
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  3. #43
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    RISCHI LEGATI AL CONSUMO DI ALIMENTI GENETICAMENTE MODIFICATI

    1 NUOVE ALLERGIE

    Manipolare geneticamente un organismo vuol dire passare ad esso una molecola di DNA che gli permette di produrre una proteina che prima non era in grado di fabbricare. Noi ci nutriamo da sempre di proteine, ma esse, come talvolta altre sostanze, possono essere "rifiutate" dal nostro organismo. Quando veniamo in contatto con certe molecole infatti, il nostro organismo reagisce in modo talvolta violento con quella che chiamiamo "reazione allergica" o allergia.

    I fautori degli alimenti GM sostengono che l’introduzione di cibi manipolati nella nostra dieta non può causare rischi di nuove allergie, e citano l’esempio dell'introduzione del gene di banana nel pomodoro, omettendo di precisare che – in questo caso - si tratta di cibi abitualmente consumati. L’ingegneria genetica, però, riguarda spesso geni, e dunque proteine, che non fanno parte del consumo alimentare tradizionale: i rischi non sono prevedibili se il gene "trapiantato", ad esempio nel grano con cui facciamo pane, pasta ecc., proviene da uno scorpione o da una petunia o da altri organismi finora mai utilizzati nell’alimentazione.

    Le multinazionali del settore hanno a lungo rassicurato sui rischi sostenendo che non si può creare possibilità di risposta allergica trapiantando un unico gene. Purtroppo, malgrado il carattere recente di questi studi, questa teoria è già stata contraddetta dai fatti. La società Pioneer, prima compagnia mondiale nella produzione di semi, ha prodotto una soia più ricca di metionina (amminoacido essenziale che il nostro organismo non sa produrre) grazie ad un gene proveniente dalla noce brasiliana. Gli esperimenti di laboratorio, finalizzati proprio a valutare la possibile insorgenza di nuove allergie, avevano tutti dato esito negativo.

    L’inaffidabilità di queste procedure è stata svelata da un test semplice e poco costoso, che evidentemente la Pioneer, che ha investito miliardi nel progetto, non voleva fare. Infatti, la noce brasiliana è nota per la sua forte potenzialità allergenica, che significa che molte persone sono allergiche alla noce brasiliana. Non è poi difficile raccogliere una collezione di campioni di sangue di questi soggetti, estrarne il siero e farci un test allergologico con la soia manipolata da Pioneer. In breve, ci si è accorti che persone allergiche alla noce brasiliana, ma non alla soia normale, erano allergiche anche alla soia manipolata della Pioneer, la cui commercializzazione è stata bloccata per un pelo. Senza questi esperimenti, abbiamo tutti rischiato di mangiare qualcosa di pericoloso.

    Questo esempio non solo dimostra che i test indiretti sono inaffidabili, ma fa sorgere un problema non risolvibile sulle procedure di valutazione del rischio allergico degli alimenti GM. Infatti, non abbiamo il siero di persone allergiche allo scarafaggio, allo scorpione, alla petunia o alle meduse: nessuno mangia questi organismi e tanti altri di quelli di cui fa uso l’ingegneria genetica. Con la noce brasiliana è andata bene. Ma che fare con tutto il resto? La maggior parte degli organismi geneticamente manipolati non può che essere sottoposta che a test di tipo indiretto, che già sappiamo non funzionare.

    Come possiamo allora essere sicuri dell’affidabilità degli alimenti GM? Come possiamo escludere che essi non possano causare un certo numero di allergie? Semplicemente, non possiamo. Noi tutti saremo, nostro malgrado, la cavia di un esperimento i cui risultati sono imprevedibili e probabilmente irreversibili. Anzi, lo siamo già, visto che gli alimenti GM sono già tra noi. Eppure, ogni giorno si scoprono nuove allergie a nuovi prodotti e si conosce relativamente poco di queste patologie e delle cause scatenanti. Sarebbe, quindi, opportuno non aumentare inutilmente i rischi.

    J. A. Nordlee et al. (1996) Identification of a brazil-nut allergen in transgenic soybeans. The New England Journal of Medicine. Vol. 334: 688-692.

    2 RESISTENZA AGLI ANTIBIOTICI

    In Francia era stata autorizzata - e successivamente sospesa - la coltivazione di un mais transgenico della Novartis in cui era stato introdotto un gene resistente ad un antibiotico comune, l'ampicillina.

    Questo gene viene definito "marcatore": permette di identificare le cellule in cui è riuscito il "trapianto" dei geni. Successivamente, il marcatore non svolge più alcuna funzione, ma la sua eliminazione sarebbe stata toppo costosa e difficile.

    Gli antibiotici sono le uniche armi efficaci contro i batteri patogeni (che causano malattie), ma a causa dell’insorgenza di resistenza agli antibiotici queste armi sono sempre meno efficaci. D’altra parte, la ricerca scientifica ha serie difficoltà a trovare nuove molecole che siano efficaci e si stima che le malattie da ricovero legate alla resistenza agli antibiotici uccidano 10.000 persone all'anno. Gli antibiotici diventano sempre meno efficaci perché i batteri col tempo riescono a produrre delle difese: secondo l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) questo è uno dei più gravi rischi sanitari emergenti. (1)

    La resistenza agli antibiotici dipende dal fatto che, con l’uso eccessivo di questi medicinali negli ultimi anni, si selezionano (cioè sopravvivono) solo quei batteri che contengono i geni che permettono loro di resistere a questi "veleni". Il problema è che i batteri non solo possono scambiarsi tra loro questi geni, ma possono acquisirli anche da organismi superiori. (2)

    Numerosi studiosi temono che la diffusione di geni con resistenza agli antibiotici - tipici delle piante transgeniche - possano accelerare questo processo creando, così, nuovi batteri contro i quali gli antibiotici sono assolutamente impotenti.

    " L’introduzione su larga scala delle piante transgeniche rischia di facilitare lo sviluppodi resistenze sempre più efficaci, da parte dei batteri, agli antibiotici… Questo rischio è stato largamente ignorato dagli esperti. "

    Patrice Courvalin – Institut Pasteur (3)


    Gli scienziati più attenti, temono che la resistenza agli antibiotici possa quindi passare dagli organismi GM ai batteri patogeni, tramite uno o più passaggi intermedi (4). Infatti, i geni per la resistenza agli antibiotici potrebbero passare dagli alimenti GM che mangiamo ai batteri innocui presenti nel nostro apparato digerente e da questi ad eventuali batteri patogeni che possono infettare l’organismo umano. Lo stesso fenomeno potrebbe succedere in animali d’allevamento o anche in natura. Fino a materializzare il fantasma che tutti temono: un batterio patogeno resistente a tutti i tipi di antibiotici conosciuti.


    J.D. Williams (1998) Opinion – antibiotic resistence: have we got the right culprits? Newsletter of the International Society of Chemotherapy. Vol.2, num.4
    F. Gebhard e K. Smalla (1998) Trasformation of Acinetobacter sp. Strain BD413 by Transgenic Sugar Beet DNA. Applied and Environmetal Microbiology Vol. 64, num. 4
    P. Courvalin (1998) Plantes Transgeniques et antibiotiques . La Recherce, n. 309 pag 36-40.
    British Medical Association – Board of Science and Education. The Impact of Genetic Modification on Agriculture, Food and Health. Interim Statement, May 1999.
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    La Stampa, gennaio 2001
    Usa, stop al grano transgenico
    Multa record: "Fa male agli animali"
    di Maurizio Molinari

    Tom Miller, ministro della Giustizia dello Stato dell'Iowa, ha inflitto alle biotecnologie una sconfitta dal valore di un miliardo di dollari (oltre 2100 miliardi di lire) che suggella sul mercato americano il crollo di fiducia dei consumatori nell'industria dei prodotti alimentari geneticamente modificati (ogm). Tom Miller, affiancato dai suoi colleghi di altri 16 Stati americani, ha messo alle strette la società "STARLINK", ramificazione della francese "Aventis SA" di Strasburgo. Centinaia di ispezioni federali hanno provato che il granturco modificato immesso nel mercato nel 1999 e nel 2000 era tossico per gli animali domestici e poteva causare allergie per gli esseri umani. Gli ispettori hanno setacciato ed esaminato patatine, cornflakes, sciroppi e perfino cibo per bambini.

    La "STARLINK" non ha potuto far altro che prendere atto dei risultati scientifici accettando di pagare l'astronomico risarcimento alle aziende alimentari danneggiate in Alabama, Illinois, Iowa, Indiana, Kansas, Kentuky, Maine, Maryland, Minnesota, Mississippi, Nebraska, New Mexico, North Dakota, Ohio, Oklahoma, South Dakota e Wisconsin. Il caso però non è chiuso perché ai danneggiati è stato riconosciuto il diritto di avanzare eventuali nuove richieste di risarcimento. "E' un accordo consistente che riguarda un'enorme quantità di granoturco" dice Miller, il vincitore. "E' la maggiore sconfitta che questo settore ha mai subito" commentano i brokers della Borsa del Grano di Chicago, che prevedono un effetto-domino nel rapporto fra produttori e consumatori. Per l'industria delle biotecnologie può essere il colpo da ko. Il mercato americano dal 1999 aveva già dato segnali di allarme, culminati un anno fa nella decisione della Monsanto - il leader mondiale degli ogm - di mettere il proprio futuro nelle mani di "Pharmacia", un'azienda del New Jersey guidata da un suo ex manager.

    La drastica diminuzione degli acquisti dall'Unione Europea - dove la maggioranza dei governi e dei sindacati agricoli è contraria agli ogm - e il non parallelo aumento di ordini dai mercati asiatici si sono fatti sentire sui bilanci degli agricoltori del MidWest. Negli ultimi 90 giorni la crisi degli ogm ha assunto le sembianze di un terremoto: prima due importanti aziende alimentari - la FritoLay e la Gerber - hanno per la prima volta annunciato che avrebbero rinunciato ad alcuni prodotti geneticamente modificati, poi dei colossi industriali - come la Archer Daniels Midland e la Cargill - hanno formalmente chiesto ai propri agricoltori di separare all'origine le colture modificate da quelle di tipo tradizionale. Le autorità federali per la sicurezza dell'alimentazione non hanno fatto a tempo, una settimana fa, a irrigidire i regolamenti che è arrivato il ko della "STARLINK".

    Adesso l'industria delle biotecnologie - pari a quasi la metà dei raccolti negli Stati Uniti - deve fare i conti con la propria sconfitta, dovuta soprattutto ad un errato approccio ai consumatori. Sul banco degli imputati c'è in primo luogo la Monsanto, che dal 1986 si è battuta per imporre gli ogm sul mercato ottenendo nel 1992, all'epoca dell'Amministrazione George Bush senior, il via libera del governo federale. L'accusa è quella di avere avuto un approccio "arrogante" al mercato avendo dedicato più energie alla protezione degli interessi dei produttori che non a quelli dei consumatori. "Per ottenere il sostegno dei consumatori sarebbe bastato poco - spiega Thomas Urban, ex presidente dell'azienda di sementi Pioner Hi-Breed International - come ad esempio dirsi a favore dell'etichettatura dei prodotti per consentire di conoscerne l'origine. Ma la Monsanto si oppose, si dimenticò che i veri clienti erano i cittadini che vanno a fare la spesa".

    Virginia Walbot, docente di scienze biologiche alla Stanford University, fa un parallelo con l'energia elettrica: "Thomas Edison dimostrò che era una cosa buona usandola per illuminare la prima partita notturna di baseball, se avesse incominciato con gli elettrodi e la sedia elettrica forse oggi non avremmo l'elettricità". Per correre ai ripari la Monsanto-Pharmacia adesso rincorre le associazioni ecologiste - sue acerrime nemiche - chiedendo suggerimenti. Ma forse è troppo tardi. La solitaria battaglia iniziata dalla Fondazione anti-ogm di Jeremy Rifkin 15 anni fa ha ormai contagiato i consumatori americani.
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    Eccovi la quinta parte dell'articolo vincitore del premio REUTERS-IUCN per il giornalismo ambientale.

    Questa volta l'autore mette a confronto l'agricoltura convenzionale con quella biologica, scoprendo che quest'ultima puo' produrre tanto quanto la prima, con un maggior guadagno e minori danni ambientali. Sono svelati anche i motivi per cui l'agricoltura biologica non e' ben vista dalle multinazionali e perche' rappresenta ancora un fenomeno di nicchia. Viene affermato anche un concetto a mio parere molto importante, cioe' che i pesticidi e le sostanze chimiche che rendono ancora possibile la sopravvivenza della monocoltura stanno perdendo efficacia, sia per la resistenza sviluppata dagli insetti che per la loro pericolosita'; e le biotecnologie sono la soluzione che salvera' la monocoltura (per questo e' importante combatterle).


    Fase 5: Incontro con gli insetti infestanti

    Poco prima di partire per l'Idaho per andare a trovare i coltivatori di patate, vidi un insetto sopra una foglia di una New Leaf. Quando mi avvicinai per rimuoverlo, l'insetto cadde al suolo. Era stato ucciso dalla pianta. Le mie New Leafs stavano funzionando.

    Agli occhi di un coltivatore di patate le New Leafs sembrerebbero manna caduta dal cielo. Infatti l'agricoltura convenzionale usa cosi' tanti prodotti chimici che sulle foglie delle piante sono visibili piccole chiazze bianche degli stessi prodotti. Ed essi fanno male tanto all'agricoltore quanto a noi. Per gli agricoltori, quindi, il calcolo non e' difficile da fare: un prodotto che promette di eliminare la necessita' anche di un solo pesticida e' semplicemente un vantaggio economico e ambientale.

    I coltivatori di patate biotech sono quelli che appoggiano maggiormente la biotecnologia, percio' la
    Monsanto non vedeva l'ora di presentarmi qualche grande agricoltore. Come molti altri, quelli che incontrai si sentivano intrappolati dagli imput chimici necessari a produrre grandi quantita' di raccolto: un coltivatore di patate nell'Idaho sud centrale spende 1,965 $ per acro (soprattutto per
    acquistare prodotti chimici, elettricita', acqua e semi) per crescere una piantagione che nel migliore dei casi gli fara' guardagnare 1,980 $ all'anno (sempre per acro). Infatti il 90% del valore commerciale del cibo di cui ci nutriamo deriva dall'uso di imput che gli agricoltori fanno.

    Quindi incontrai Danny Forsyth che gestisce 3,000 acri di patate, mais e grano. Mi disse che i prodotti chimici sono una brutta abitudine a cui dare un bel calcio. "Nessun agricoltore li userebbe se solo avessimo un'alternativa valida".

    Gli chiesi di descrivermi tutto il processo di coltivazione. "Normalmente si comincia all'inizio della primavera quando gli agricoltori dosano un prodotto chimico tossico che uccide ogni forma di vita microbica al suolo. Poi, quando si piantano le piantine, si applica al suolo un insetticida chimico (come il Thimet); che verra' assorbito dalle giovani pianticelle e che, nelle settimane successive, uccidera' ogni insetto che mangia le foglie. Poi, Forsyth spruzza un erbicida - Sencor o Eptam - per rimuovere tutte le erbacce dalla piantagione.

    Non appena le pianticelle raggiungono i 6 pollici di altezza, l'agricoltore puo' spruzzare nuovamente l'erbicida. Le patate possono arrivare a ricevere 10 applicazioni di fertilizzante chimico durante il processo di crescita. Poco prima che le foglie delle piante si tocchino Forsyth spruzza Bravo, un funghicida, per controllare una delle maggiori manacce per le piantagioni di patate, ovvero il Late Blight. Esso e' un fungo aereo che trasforma le patate raccolte in una polpa marcia e molle e fu anche la causa della pestilenza delle patate irlandesi. Il Late Blight e' un problema talmente grave che l'EPA permette agli agricoltori l'utilizzo di funghicidi potenti che non hanno superato i normali processi di approvazione. Le patate di Forsyth riceveranno otto applicazioni di funghicida.


    Due volte ogni estate, Forsyth ingaggia una persona per spruzzare prodotti sintetici contro le afidi. Queste di per se' sono innocue, ma trasmettono il virus Leafroll, il quale causa una necrosi a catena in alcune varieta' di patata, infatti crea delle macchie marroni. Lo scorso anno accadde anche a Forsyth. "Persi 80,000 sacchi (da centinaia di libbre ciascuno) a causa della necrosi a catena. Cosi', invece di guadagnare 4.95$ a sacco, dovetti accettare solo 2$ a sacco e fui fortunato a ottenere tanto." Questa necrosi e' semplicemente un difetto cosmetico, ma le grandi catene alimentari come McDonald's credono (giustamente) che le macchie sulle patate non piacciono a chi le mangia. Pertanto gli agricoltori come Danny Forsyth devono spruzzare i loro terreni con alcuni tra i prodotti chimici piu' tossici in commercio, compresi l'organofosforato chiamato Monitor.

    Forsyth mi disse che non andrebbe mai in un campo spruzzato con il monitor (prodotto chimico mortale) se non dopo quattro-cinque giorni che e' stato utilizzato. Ovvero preferirebbe perdere parte del raccolto (perche' non innaffiato) piuttosto che esporsi al Monitor che causa disordini neurologici.

    Insomma non e' difficile capire come mai un agricoltore come Forsyth ricorrerebbe volentieri alla New Leaf - o in questo caso alla New Leaf Plus che e' protetta sia dal virus leafroll che dagli insetti infestanti. "La New Leaf per me signicherebbe evitare di spruzzare il Monitor. Risparmierei soldi e dormirei meglio. Raccolglierei anche patate con un buon aspetto. Comunque le New Leafs non sono cosi' economiche. Costano tra i 20 e i 30 $ in piu' per acro da pagare alla Monsanto."

    Forsyth ed io parlammo dell'agricoltura biologica, su cui disse le solite cose (e' buona su piccola scala, ma non puo' nutrire il pianeta), ma anche cose che non avrei mai immaginato di sentire da un agricoltore convenzionale: ''mi piace mangiare cibo biologico, ne porto parecchio a casa. Non sono sicuro se e' giusto dirlo, ma io pianto sempre una piccola area senza prodoti chimici. Alla fine della stagione, le mie patate convenzionali sono buone da magiare, ma tutte sono piene di prodotti sintetici, percio' non le mangio."

    Le parole di Forsyth mi ritornarono in mente poche ore dopo, duante il pranzo che feci a casa di un altro agricoltore. Steve Young e' un coltivatore di patate e ama chiamarsi "uomo dell'agrobusiness". Oltre ai suoi 10,000 acri, Young possiede un fornitore di fertilizzanti. Sua moglie preparo' una festa per noi (io e l'accompagnatore della Monsanto) e ci offri' una grande scodella di insalata di patate fatta in casa.
    Quando la stavo prendendo, l'accompagnatore-Monsanto chiese cosa ci fosse nell'insalata, mostrandomi un sorriso che suggeriva che gia' conosceva la risposta. "Ci sono New Leafs e le normali Russets" rispose orgogliosamente la padrona di casa. "Raccolte giuso questa mattina"

    Dopo aver parlato ad agricoltori come Steve Young e Danny Forsyth, si puo' capire come le New Leafs della Monsanto possano essere considerate un vantaggio ambientale. La coltivazione delle New Leafs rapprenta una maniera piu' sostenibile di produrre patate. Questo vantaggio va' pero' pesato, ovviamente, con le cose che ancora non sappiamo sulle New Leafs e alcune cose che facciamo: come il problema della resistenza al Bt. Mentre ero nell'Idaho e nello stato di Washington, chiesi agli agrocoltori di mostrarmi le "isole" di patate non GM. [Ricordo che le isole sono delle piccole porzioni di terreno coltivate con piante non GM, usate per mantenere una certa variabilita' genetica in modo che gli insetti infestanti non sviluppino la resistenza al Bt; ndt]

    Un agricoltore mi disse "credo che quella sia una delle isole" puntando a un terreno di mais. Il contratto delle Monsanto con il coltivatore, pero', non menziona la parola "isola" o "rifugio" e richiede solo che gli agricoltori piantino non piu' dell'80% dei loro terreni con le New Leafs. Qualsiasi terreno non piantato con le New Leafs e' considerato un rifugio, anche se e' stato spruzzato con sostanze chimiche per uccidere ogni piccolo insetto. Gli agricoltori chiamano tali terreni "clean field".

    Ma non dovrebbe essere una grossa sorpresa sapere che gli agricoltori convenzionali abbiano dei problemi ad abbracciare la nozione di "rifugio". Insistere nell'istituzione di veri rifugi (o isole) significa chiedere loro di cominciare a pensare ai loro terreni in un modo completamente nuovo, piu' come un ecosistema che come una fabbrica. Nella fabbrica, il Bt e' uno delle tante "pallottole d'argento" che funziona per un po' per poi essere sostituito da qualcos'altro. Nell'ecosistema invece, non tutti gli insetti sono necessariamente dannosi, e i rapporti tra le varie specie possono essere manipolate per raggiungere gli scopi desiderati - come la sostenibilita' a lungo termine del Bt. Quest'ultimo, senz'altro, e' l'approccio adottato da sempre dagli agricoltori biologici.
    Dopo che ebbi finito il pranzo da Young, visitai un agricoltore biologico di patate. Mike Health, un uomo sulla cinquantina, come tutti gli agricoltori biologici che ho incontrato, sembra passare molto tempo fuori casa rispetto a un agricoltore convenzionale: le sostanze chimiche, d'altronde, fanno risparmiare lavoro agli agricoltori convenzionali. mentre visitavamo il suo terreno da 500 acri, gli chiesi cosa ne pensava delle biotecnologie. La sua obiezione principale sul piantare patate biotech fu semplicemente che "non e' cio' che i miei clienti chiedono".

    Lo scorso Dicembre il Dipartimento dell'Agricoltura propose nuovi standard per l'agricoltura biologica che tra le altre cose avrebbe permesso ai terreni coltivati con OGM di portare l'etichetta di alimento biologico. Ma dopo aver ricevuto fiumi di lettere e cartoline, l'agenzia ritiro' la proposta. (Cosi' come fece la Monsanto che chiese all'USDA di rimandare la questione di tre anni.) Health mi confesso' che il biotech sta aiutando gli agricoltori biologici portando i consumatori a scegliere gli alimenti biologici.

    Chiesi ad Health delle New Leafs. Non aveva dubbio nell'affermare che prima o poi la resistenza spuntera': "gli insetti sono sempre piu' intelligenti di noi. Inoltre non e' giusto che la Monsanto faccia profitti dalla rovina del Bt (che e' un bene comune)."

    La cosa che mi sorprese fu che Health aveva usato il Bt solo una o due volte negli ultimi dieci anni. Capii che gli agricoltori biologici usavano il Bt o altri pesticidi approvati come gli agricoltori convenzionali usano i loro, ma quando Health mi mostro' la sua proprieta', cominciai a capire che l'agricoltura biologica era molto piu' complessa di quella convenzionale in cui e' sufficiente sostituire gli imput dannosi con quelli buoni. Invece di comprare molti imput, Health contava su rotazioni differenziate per prevenire il formarsi di infestanti specifiche - ad esempio ha scoperto che piantare il grano dopo le patate "confonde" gli insetti che attaccano queste ultime.

    Health pianta anche delle strisce di piantagioni in fiore ai margini delle piantagioni di patate (come piselli o trifolgio) per attrarre insetti buoni che mangiano le larve di insetti infestanti e afidi. Se non ce ne sono abbastanza, introduce delle coccinelle. Coltiva anche 8 varieta' di patate, in quanto la biodiversita' in un terreno e' la miglior difesa contro disequilibri. Una cattiva annata con una varieta' sara' cntrobilanciata da una buona annata con le altre varieta'.

    Gli imput che Heath utilizza sono fertilizzanti naturali (compost e polveri di pesce), coccinelle e spray contro il fungo Late Blight - il tutto costava poche migliaia di dollari per acro. certamente prima di poter confrontare l'agricoltura biologica con quella convenzionale, bisogna considerare il lavoro e il tempo extra che il coltivatore biologico impiega - tanti piccoli appezzamenti richiedono piu' lavoro e tempo. Chiesi ad Health del suo raccolto annuo, e lui mi disse che raccoglie tra i 300 e i 400 sacchi per acro - ovvero tanti quanti ne produceva Danny Forsyth e poco meno di Young. Inoltre un sacco lo vende a 8$, quindi il doppio.

    Pensai che l'agricoltura di Health rappresenta comunque l'eccezione, sia nell'Idaho che altrove. Era un buon esempio che sembrava funzionare. Ma mentre e' vero che l'agricoltura biologica guadagna terreno, pochi dei coltivatori che ho incontrato considerano il biologico un'alternativa realistica. Ad esempio e' molto costoso convertirsi: i certificatori biologici richiedono che non si utilizzino sostanze chimiche per tre anni prima di ricevere la certificazione di azienda biologica. Poi l'USDA che segna il corso dell'agricoltura americana, e' stata a lungo ostile ai metodi biologici.

    Io credo che la vera ragione e' un'altra, ed ha a che fare con il fatto che un'azienda come quella di Health non si conforma alle richieste delle corporations. Il tipo di agricoltura adottata da Health non lascia molto spazio alle Monsanto del pianeta: gli agricoltori biologici acquistano molto poco - qualche seme, qualche tonnelata di compost e talvolta un po' di coccinelle. Questo accade perche' l'attenzione dell'agricoltore bio si rivolge al processo, e non ai prodotti. E poi il processo non corrisponde ad un regime prescritto dalle aziende che vendono sostanze chimiche (come aveva sottolineato Forsyth).

    Gran parte delle conoscenze e dell'intelligenza necessarie a gestire l'azienda di health risiedono nella testa di Health stesso. Coltivare patate in modo convenzionale richiede anche intelligenza, ma buona parte di essa risiede nei laboratori di luoghi lontani come St. Louis, specializzati nello sviluppare soisticati imput chimici.

    Questa specie di centralizzazione dell'agricoltura improbabilmente si capovolgera', anche perche' c'e' un grande giro d'affari in essa. Inoltre e' molto piu' facile per il coltivatore comprare soluzione preimpacchettate dalle grandi compagnie. Il titolo di un giornale dice "Di chi e' la testa che l'agricoltore sta usando? Di chi e' la testa che sta usando/manipolando l'agricoltore?"
    [Whose Head Is the Farmer Using? Whose Head Is Using the Farmer?]

    Gli agricoltori biologici come Health hanno anche rifiutato cio' che forse e' la "pietra angolare" dell'agricoltura industriale: le economie di scala che solo le monocolture possono raggiungere. La monocoltura - coltivare vaste terre con una stessa pianta per anni e anni - e' probabilmente la piu' forte semplificazione dell'agricoltura moderna.

    Ma la monocoltura e' poco adattata al modo di funzionare della natura. Molto semplicemente, una piantagione di piante identiche sara' vulnerabile a insetti, erbacce e malattie. La monocoltura e' alla radice di ogni problema che colpisce l'agricoltore moderno, e che ogni input e' progettato a risolvere.

    Per dirla in un altro modo, un agricoltore come Health lavora duramente per 'adeguare' le sue piantagioni alla natura della natura, mentre coltivatori come Forsyth lavorano lavorano ugualmente per adeguarde la natura alle richieste della monocoltura e, oltre a questo, ai bisogni delle catene alimentari industriali.
    Ricordo di aver chiesto ad Health della necrosi a catena, un pericolo per l'esistenza di Forsyth. Mi rispose "E' un problema vero solo con la varieta' Russet Burbank. percio' io pianto altri tipi di patata". Invece Forsyth non puo' farlo, egli e' parte di una catena alimentare (al fine della quale ci stanno le patate perfettamente dorate di McDonald's) che richiede la coltivazione delle Russet Burbanks e poco altro.

    La monocoltura e' in crisi - i pesticidi che la rendono possibile stanno rapidamente perdendo efficacia, o per la resistenza o per gli allarmi sulla loro pericolosita'. LA BIOTECNOLOGIA E' IL NUOVO BULLONE DELLA CATENA INDUSTRIALE CHE SALVERA' LA MONOCOLTURA.

    Ma la nuova soluzione non e' un nuovo modello - piuttosto e' qualcosa che garantira' la sopravvivenza al vecchio modello.

    Come gli ibridi che li hanno preceduti, le nuove piantagioni biotech probabilmente accresceranno la produzione (come pubblicizzato). Ma ugualmente importanti, essi velocizzeranno il processo che sta concentrando tutta l'agricoltura nelle mani di poche multinazionali. Se tale processo e' avanzato piu' lentamente che negli altri settori dell'econima e' solo perche' la natura stessa (con la sua complessita' e diversita') ha agito come controllore sul processo. Ma la biotecnologia promette di risolvere anche questo problema.

    Consideriamo ad esempio i semi, forse il mezzo essenziale di produzione per qualsiasi agricoltura. E' solo negli ultimi decenni che gli agricoltori hanno iniziato a comprare i loro semi dalle grandi multinazionali, ma anche oggi molti coltivatori conservano qualche seme da ripiantare in primavera.


    Nel caso delle patate, le informazioni genetiche delle maggiori varieta' - le Burbanks, le Superior, le Atlantic - sono sempre state di pubblico dominio. Prima che la Monsanto commercializzasse le New Leaf, non c'era mai stata una multinazionale che vendesse semi - d'altronde non c'era guadagno nel farlo.

    Le biotecnologie cambiano completamente le cose. Aggiungendo uno o due geni alla Russet Burbank o alla Superior, la Monsanto puo' brevettare la varieta' migliorata. Legalmente e' possibile brevettare piante da anni, ma biologicamente questi brevetti sono impossibili da imporre. La biotecnologia risolve parzialmente il problema. Un agente della Monsanto puo' fare un semplice test nel mio giardino e provare che le mie piante sono proprieta' intellettuale della compagnia. Il contratto che i coltivatori firmano con la Monsanto permette ai rappresentanti della multinazionale di testare i campi a loro volere. Secondo un giornale che si occupa di commercio, la Monsanto usa informatori per far rispettare i diritti del brevetto; ha gia' portato avanti azioni legali contro migliaia di agricoltori per aver infranto il brevetto.
    Sviluppata dall'USDA in collaborazione con DELTA & PINE LAND (una compagnia in attesa di essere acquistata dalla Monsanto) la tecnologia Terminator rende sterile ogni seme prodotto dalle piante. Una volta che il Terminator diventa lo standard dell'industria, il controllo del brevetto diventa molto facile, e l'agricoltore non avra' altra scelta che ricomprare ogni anno i semi dalla stessa compagnia. La tecnologia Terminator permettera' alle multinazionali come la Monsanto di privatizzare una delle ultime cose di proprieta' comune in natura (le informazioni genetiche che la civilta' ha sviluppato negli ultimi 10,000 anni)

    A pranzo nell'azienda dell'Idaho, chiesi a Steve Young cosa pensava di tutto questo, specialmente sul contratto che la Monsanto gli aveva fatto firmare. Young mi disse "Le condizioni del contratto sono necessarie se vogliamo nutrire il pianeta".
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

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    In Origine Postato da Fuori_schema
    Mi spiace Sonic, sugli OGM non sono ASSOLUTAMENTE d'accordo.

    Ti riposto alcuni miei interventi al riguardo.

    Gli OGM non sono "incroci" o "razze".
    Quando si seleziona per via naturale una qualsivoglia specie vegetale o animale, si utilizza un criterio FONDAMENTALE.
    Ovvero l'incontrovertibile fattore che il risultato dell' incrocio cromosomico SIA FERTILE.
    E' la barriera naturale che la natura stessa ha posto da milioni di anni per permettere l'evoluzione delle stesse.
    Ed e' per questo che mentre un incrocio e quindi una selezione di alcune caratteristiche e' tranquillamente e NATURALMENTE possibile e prevista, mentre se io metto i geni di un rinoceronte in una rana i risultati sono con un termine inglese "unpredictables".
    Ovvero non e' possibile prevederne lo sviluppo.

    Questo per una ragione molto semplice.

    Tutti i genetisti SERI (non quelli pagati per dire cio' che vogliono i gruppi industriali) sanno perfettamente che essere riusciti a fare una mappatura del codice genetico e' come aver fatto semplicemente una mappa geografica di un mondo sconosciuto.

    Anche perche' i geni stessi hanno un interazione con le proteine che li circondano ed il livello e la portata di tali interazioni sono a tutt'oggi sconosciute al 95%.
    Perche' se molto facile capire quali sono gli effetti "visibili" ed immediati di un gene, e' invece estremamente complicato capire quali e quante altre interazioni ha con il resto del materiale genetico.

    Per questo nello stato attuale siamo come dei bambini con un cerino in mano in mezzo ad una polveriera.

    Nessuno qui vuole togliere spazio alla ricerca, ma e' una cosa semplicemente INCONCEPIBILE in ambito genetico che una modifica dello stesso possa essere valutata in un anno o in 5 anni, e commercializzata a cuor leggero.
    La natura per rendere "valida" una modifica in ambito genetico su organismi superiori ci mette dai 5.000 ai 100.000 anni. Perche' e' questo il reale tempo di "valutazione di impatto" di una mutazione genetica.
    E un problema ancor piu' grosso è che non ci rendiamo assolutamente conto che anche modifiche su specie differenti RICADONO sulla specie umana, perche' esiste un interazione tra gli stessi e i processi di alimentazione, immunologici, di ambiente e di relazione che esistono a tutt'oggi.
    E se queste modifiche finora erano state per fortuna limitate dall'obbligo di fertilita' dell'incrocio, e quindi dal preciso limite di "affinita'" biologica e di specie tra le componenti, sia pure con i problemi GIA' sussistenti nelle stesse metodologie (basterebbe pensare a tutti i problemi genetici riscontrati in razze canine "create" in breve tempo (parliamo sempre comunque di un secolo)) posso solo pensare con ORRORE al tremendo rischio derivante dall'utilizzo di tecnologie biogenetiche su larga scala in ambiti temporali cosi' limitati e senza possibilita' SOPRATUTTO di TORNARE INDIETRO.

    Per farti un esempio sarebbe come di produrre 6 miliardi di bombe atomiche da dare a ciascuno di noi per produrre energia elettrica con un piccolo libretto di istruzioni.
    Tanto c'e il libretto di istruzioni.

    Saluti

    Luca Loi
    Il problema maggiore della diffusione degli OGM in Europa è principalmente di tipo politico; lo si può dedurre dall'articolo che hai postato sullo studio condotto dalla commisione EU.
    E' ovvio che gli OGM possono avere effetti negativi, infatti non vanno commercializzati subito ma dopo una serie di test, infatti gli OGM prima di esere autorizzati debbono superare test agronomici e molecolari prima della coltivazione di sperimentazione; poi test riguardanti la tossicità, l'allergenicità e l'impatto ambientale.
    Se un prodotto supera questi test (che devono essere assolutamente rigorosi) non dovrebbe dare nessun problema.

    I danni da te postati avvenono perchè le multinazionali degli OGM commercializzano questi prodotti anche se non passano questi test.(lunghi e costosi)

    Il problema quindi non è l'OGM in se stesso ma il comportamento delle multinazionali che preferisce i profitti alla sicurezza.

    Mi sembra sbagliato condannare gli OGM con la scusa che vanno contro la natura; i test servono proprio per garantire la sicurezza di questi e se li passano non c'è niente da temere; le multinazionali vogliono commerciali indipendentemente dai test però.

    Mi sembra quindi sbagliato condannare gli OGM sempre e comunque, bisognebbere invece concentrarsi sul comportamento delle multinazionali degli OGM. Penso infatti che la ricerca dovrebbe essere condotta solo dallo stato perchè una multinazionale subirebbe danni enormi a condurre una ricerca su un prodotto che non potrà commercializzare.

    Questa continua demonizzazione degli OGM però è sbagliata fa passare per dannosa una cosa che risolverebbe numerosi problemi a livello mondiale. Certo la strada è ancora lunga ma qualche risultato già è stato ottenuto; ma non è certo distruggendo campi di riso o falsificando un test, che si aiuta la ricerca.

    Il problema non sono gli OGM ma chi ci vuole lucrare e basta.
    non è bello ciò che è bellico, ma è bello ciò che è pace

  7. #47
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    La produzione di OGM è in vorticoso aumento ed è estremamente diversificata dal punto di vista dei prodotti finali, che vanno da quelli per l'alimentazione umana, a quelli di interesse produttivo industriale, che avranno la fetta maggiore di mercato.

    In questo gruppo rientrano batteri, lieviti, piante e persino animali modificati geneticamente non per un loro miglioramento ma per utilizzarli come bioreattori.

    Questo vuol dire che si produrrà in OGM un quantitativo sempre più elevato di prodotti farmaceutici, estraibili per esempio dal latte di una pecora geneticamente modificata, o di altro interesse, come ad esempio particolari biopolimeri.

    Riassumendo, le caratteristiche di maggior interesse per la modificazione genetica riguardano:

    - conferimento di resistenza a stress ambientali e parassiti per le piante alimentari, per l'industria tessile e forestali

    - produzione di cibo con alto valore nutrizionale, ad esempio piante ad elevato contenuto di vitamine, ferro, selenio

    - modificazione genetica di alimenti per ridurre il rischio di sviluppo di allergie

    - realizzazione di bioreattori per produrre sostanze d'interesse per l'industria chimica e farmaceutica, per la produzione di vaccini e di terapie antitumorali

    - produzione di nuove piante ornamentali

    - piante e microrganismi per il biorisanamento

    E' interessante notare che le tecnologie utilizzate non richiedono investimenti enormi e laboratori particolarmente attrezzati, per cui sono alla portata di tutti, infatti anche la Cina, l'India e alcuni paesi dell'Africa hanno già dato illoro contributo in merito.

    E' interessante notare che oltre ad interessi puramente di natura economica, lo sviluppo delle biotecnologie è legato anche alla risoluzione di problemi reali che concorrono all'espansione della povertà a cui stiamo assistendo.

    Infatti si stima che la popolazione si appresterà nel giro di venti anni a raggiungere gli otto miliardi di individui, e la superficie coltivata attualmente disponibile può non essere sufficiente a soddisfare le richieste alimentari, al di là di quelli che possono essere i problemi di non equa distribuzione delle risorse e dei beni.
    Da qui la necessità di piante che possano sopperire al problema di spazio utile con caratteristiche elevate di qualità e di quantitativo di produzione pro-pianta.
    non è bello ciò che è bellico, ma è bello ciò che è pace

 

 
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