“ Alla dissoluzione del tuo corpo materiale, tu dapprima ti arrenderai al cambiamento e la forma visibile che hai sostenuto non sarà più vista. E il tuo spirito vitale tu arrenderai al demone dell’atmosfera cosicché non lavorerà più in te; ed i sensi corporali ritorneranno alle loro sorgenti, divenendo parti dell’Universo(…)E dunque l’uomo rimonta attraverso le strutture dei cieli. E alla prima zona di cielo (la Luna) egli si spoglia delle facoltà di aumentare e decrescere; alla seconda zona (Mercurio), le macchinazioni della malizia; alla terza zona (Venere), la lussuria da cui gli uomini sono deviati; la quarta zona (Sole), l’arroganza dominante; alla quinta zona (Marte), temerarietà ed empia audacia; alla sesta zona (Giove), malefiche lotte per la ricchezza; alla settima zona (Saturno), la falsità che giace in agguato per malfare; e quindi, essendo stato denudato da tutto ciò che gli è stato addossato dalla struttura dei cieli, egli sale all’ottava sfera essendo ora posseduto dal suo proprio potere.”
Thot (Ermete Trismegisto) , dal “Corpus Ermeticum”, Libellus I
Il figlio di Viracocha Inca , Pachakuti Inca, ebbe poi una visione:
sopra la città, in un posto detto Chatacaca o Sapi, apparve una persona vestita di rosso con in mano un bastone e nell’altra una tromba; prima di tale apparizione era piovuto ininterrottamente giorno e notte per un mese e si temeva un “rovesciamento del mondo”, un “pachakuti”.
L’uomo vestito di rosso rappresentava Viracocha (Saturno), aveva il bastone e la tromba di conchiglia di strombo, simbolo dell’entrata alla terra dei morti.
Vi sarebbe stato il ritorno di Viracocha (Saturno) come profetizzato da Viracocha Inca?
Nel 1544, ci fu una congiunzione di Giove e Saturno, che come sappiamo avviene ogni 20 anni ma che assume grande rilievo ogni circa 800 anni come preavviso di mutamenti precessionali, di un cambiamento epocale.
Questa congiunzione si ripresentava per la prima volta dal 650 d.C. nello stesso posto dove Viracocha aveva “abbandonato la terra”.
Anche questo era un segnale che ci sarebbe stato un nuovo pachakuti; ci sarebbe stata la distruzione della via d’accesso al regno dei morti in un prossimo solstizio d’inverno.
Cento anni dopo l’annuncio della profezia di Viracocha Inca, all’inizio della Conquista spagnola, si manifestò la sua terribile forza: erano scomparsi dall’eclittica ipsilon Sorpione, il lama neonato e le ultime tracce della Via Lattea!!!
Molti segni contribuirono ad annunziare ciò che la profezia aveva predetto:
comete in fiamme vagavano per i cieli, terremoti scuotevano la terra, la luna presentava anelli infuocati di molti colori, un fulmine colpì un palazzo reale riducendolo in cenere. Infine un’aquila, inseguita da parecchi falchi, gridava nel cielo volteggiando sulla piazza di Cuzco; quando i suoi inseguitori riuscirono ad azzannarla ai talloni, essa cadde al suolo priva di vita, davanti ai nobili incamici che lessero nel presagio, l’imminente sciagura…
L’ultimo Inca a regnare prima dell’arivo degli Spagnoli, Huayna Capac, morì con la profezia di Viracocha Inca sulle labbra, e dopo esattamente cinque generazioni !!!
Per concludere, ecco quella che possiamo dire essere l’ultimo mito delle Americhe Imperiali, definito come l’epitaffio degli Inca, tramandato dagli sciamani-sacerdoti di Huarichirì:
Adesso parleremo di un’impresa di Cuni Raya Viracocha. Poco prma dell’arrivo degli Spagnoli si dice che Cuni Raya Viracocha si diresse verso Cuzco. Egli si rivolse all’Inca Huayna Capac: “Vieni , figlio, andiamo al Titicaca e ti svelerò chi sono”.
Giunti sul posto gli disse: “Inca, mobilita il tuo popolo, così che possiamo inviare dei maghi e ogni sorta di sciamani a Ura Ticsi, le fondamenta del mondo”. Non appena egli ebbe proferito queste parole, l’Inca diede l’ordine. “Io sono lo sciamano del condor!” dissero alcuni. “ Io sono lo sciamano del falco!” dissero altri. “ Io sono coui che vola sotto forma di rondone!” esclamarono altri ancora. Allora l’Inca li istruì: “Recatevi alle fondamenta del mondo e dite a mio padre: <<E’ stato tuo figlio a mandarmi qui. Per il mio ritorno consegnami una delle sue sorelle!>>”.
L’uomo che era lo sciamano del rondone si mise in viaggio con gli altri e intendeva tornare entro cinque giorni.. Fu lui ad arrivare primo sul posto. Allora comunicò il suo messaggio e ricevette in cambio uno scrigno con il seguente ammonimento: “Non devi aprirlo!; deve essere Huayna Capac , il Signore, a farlo per primo!”.
L’uomo lo riportò a Cuzco, ma quando stava per consegnarlo pensò:” No, non voglio aprirlo. Cosa può essere?” Aprì il cofanetto e gli apparve una bella e solenne signora dai capelli con boccoli dorati, vestita regalmente e dall’aspetto minuto. Nel momento stesso in cui la vide, la signora scomparve.
Così, l’uomo giunse nel luogo di Titicaca, a Cuzco, molto imbarazzato. Gli disse Huayna Capac: “ Se non fosse perché sei lo sciamano del rondone, ti avrei fatto uccidere all’istante! Vattene! Vattene via da solo!”
Lo sciamano del rondone andò a recuperare la donna e i due presero la via del ritorno. Ogni volta che aveva fame o sete, bastava che parlasse e gli si presentava una tavola imbandita. Lo stesso quando voleva dormire. Esattamente al quinto giorno consegnò la donna. Allora l’Inca e Cuni Raya lo accolsero mostrando grande felicità. Prima di aprire il cofanetto, però, Cuni Raya disse: “ Inca! Tracciamo una linea in questo mondo. Io me ne starò in questo spazio e tu in quell’altro insieme a mia sorella. Tu ed io non dobbiamo vederci più!” e poi si accinse a dividere il mondo.
Indi, aprì il cofanetto e tutto il mondo si illuminò a causa dei fulmini. L’Inca Huayna Capac esclamò: “Non mi muoverò più da qui. Me ne starò con la mia principessa, con la mia regina!”.Inoltre disse a uno dei suoi consanguinei : “Sarai tu ad andare a Cuzco al posto mio a dire :<<Io sono Huayna Capac!>>”. In quel preciso luogo e momento l’Inca scomparve per sempre con la sua signora e lo stesso fece Cuni Raya.
Dopo la morte di Huayna Capac, la gente si azzuffava per accaparrarsi il potere politico ed ognuno diceva:”Prima io!” “No, prima io!” . Non la smettevano più e fu allora che apparvero a Caxa Marca i Viracocha spagnoli.”
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