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    Predefinito Variazioni sul tema....

    ....armi distruzione di massa

    Delle due l’una: o le spie americane sono una banda di sciocchi perché hanno creduto che l’Iraq possedesse armi di distruzione di massa, oppure l’Amministrazione Bush è una cricca di furfanti disonesti, che ci ha ingannato pur di fare la sua guerra.
    Questa drastica e niente affatto allettante alternativa è buttata sul tavolo con brutalità e senza mezzi termini dall’ex direttore della Cia James Woolsey in un articolo pubblicato ieri sul Wall Street Journal.
    In realtà, non si tratta, agli occhi di molti, nemmeno di un’alternativa, bensì di due precise e gravi accuse che vengono rivolte all’establishment del potere americano nel suo complesso.
    Quanto alla prima, quella di ingenuità dei servizi segreti americani, Woolsey comincia ricordando che, nel periodo precedente la guerra, non sembrava sussistere alcun
    “sostanziale” disaccordo tra gli Stati Uniti e gli altri paesi del mondo sul fatto che Saddam Hussein disponesse di armi di distruzioni di massa. Woolsey cita una dichiarazione rilasciata nel febbraio 2003 dal presidente francese Jacques Chirac, il quale sottolineava la probabilità che un “paese incontrollabile” come l’Iraq fosse in possesso di armi di distruzione di massa, e aggiungeva che “la comunità internazionale ha fatto bene… a decidere che l’Iraq debba essere disarmato”.
    Anche i rapporti dei servizi segreti tedeschi e russi davano per certa la presenza di queste armi sul territorio iracheno, e gli israeliani avevano fornito maschere antigas a tutti i loro cittadini. Insomma, ribadisce Woolsey, “se Saddam si era veramente sbarazzato di tutte le sue armi e riserve di agenti chimici e biologici già prima della guerra, sono molti i paesi che si sono lasciati ingannare”.
    D’altra parte, continua Woolsey, le recenti rivelazioni di David Kay indicano che vi erano, in effetti, nel periodo immediatamente precedente la guerra, concreti indizi su possibili movimenti di queste armi e su una loro distribuzione a determinate unità militari in specifiche località. Secondo l’ex direttore della Cia si possono dare diverse spiegazioni di questi indizi.
    La prima possibilità è che l’Iraq non possedesse armi di distruzione di massa; nel qual caso Saddam Hussein avrebbe diffuso false voci allo scopo di intimidirci o per mantenere alto il proprio prestigio nel mondo arabo.
    Ipotesi più azzardata, ma comunque ragionevole, è che lo stesso Saddam fosse stato ingannato dai suoi scienziati, i quali gli avrebbero fatto credere a inesistenti programmi di sviluppo per continuare a ricevere (e accaparrarsi) enormi finanziamenti.
    La seconda possibilità è che le scorte di armi di distruzione di massa siano state distrutte solo all’ultimo momento, dopo l’inizio delle ostilità. Se fosse così, puntualizza Woolsey, le conclusioni dei servizi segreti, basate su dati precedenti lo scoppio della guerra, risulterebbero corrette.
    La terza possibilità, infine, è che queste scorte siano state progressivamente trasferite in Siria, prima della guerra (come sembra provato) e anche dopo il suo scoppio. Woolsey non intende certo dire che i risultati dei servizi segreti siano stati esaltanti.
    Ma non per questo ritiene necessario che si istituisca una nuova commissione esterna d’inchiesta, la cui istituzione, auspicata da più parti, è stata annunciata ieri dal presidente Bush. “Ci sono già sei inchieste in corso negli Stati Uniti”, scrive Woolsey, “due da parte del Congresso, tre da parte dell’esecutivo e una diretta da Charles A. Duelfer, il successore di Kay. Sarebbe ragionevole lasciare che queste inchieste siano portate a termine, prima di avviarne una settima”.
    Inoltre Woolsey non crede molto al suggerimento che diversi esperti (compreso lo stesso Kay) hanno proposto per migliorare l’efficienza dei servizi segreti: non affidarsi esclusivamente alle nuove tecnologie di intelligence, e dare maggior peso al lavoro concreto degli agenti.
    Per quanto non si debba certo negare l’importanza di quest’esigenza, secondo Woolsey, nel caso presente, bisogna tenere conto del fatto che le circostanze di quel “vortice di corruzione” (come l’ha definito Kay) dominante in Iraq avevano creato una sorta di “intelligence twilight zone”, una zona d’ombra nella quale risultava quasi impossibile penetrare.
    Insomma, Woolsey non vuole che si dimentichino le difficili condizioni oggettive in cui si sono trovati i servizi segreti americani; e a tutti coloro che esprimono critiche indignate, replica con sarcasmo che “avrebbero dovuto concederci la grazia di spiegare che cosa si sarebbe dovuto fare, in simili circostanze, per scoprire la verità sui programmi iracheni per la costruzione di armi di distruzione di massa”.

    Risolta in questo modo l’accusa di ingenuità nei confronti dell’intelligence americana, Woolsey affronta la seconda, ben più grave, accusa di disonestà rivolta all’Amministrazione Bush.
    Ma è un’accusa che, soprattutto dopo che Tony Blair se ne è liberato, non sembra preoccuparlo troppo, e si limita a ricordare che David Kay ha rifiutato l’ipotesi di una qualsiasi disonestà da parte dell’Amministrazione.
    A preoccupare Woolsey è un’altra cosa: “All’interno della Casa Bianca c’è un elemento di misjudgment su cui bisogna richiamare l’attenzione. A settembre di un anno fa, la Casa Bianca aveva stabilito una solida politica per affrontare le minacce dell’era post guerra fredda: dittature di Stati canaglia, terrorismo e proliferazione delle armi di distruzione di massa. Questa politica dichiarava che se una brutale dittatura possedeva armi del genere e manteneva contatti con i terroristi poteva diventare l’obiettivo di una guerra preventiva, soprattutto perché un regime di questo genere avrebbe potuto fornire armi di distruzione di massa alle organizzazioni terroristiche. Ma nella fase di preparazione alla guerra, invece di dare altrettanta importanza alla brutalità del regime di Saddam e ai suoi legami con le organizzazioni terroristiche, l’Amministrazione Bush si è concentrata quasi esclusiva-mente sulla questione delle armi di distruzione di massa, soprattutto in occasione del discorso pronunciato da Colin Powell di fronte al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”.
    Anche se, come molti commentatori hanno sostenuto, la decisione di concentrarsi sulla questione delle armi fosse stata il frutto di un necessario compromesso politico (dato che era l’unico tema sul quale esisteva un accordo generale), Woolsey la ritiene lo stesso un grave errore. Infatti, sostiene, nessuno può mettere in discussione la “storia degli assassini, stupri e torture compiuti dal regime di Saddam, tra i più crudeli mai visti al mondo”, così come altrettanto chiari e incontrovertibili sono il legami dell’Iraq non solo con Abu Nidal e Ansar al-Islam ma anche con la stessa al Qaida.
    Secondo Woolsey, un atteggiamento che avesse attribuito la medesima importanza a tutte e tre le questioni – diritti umani, legami con il terrorismo e armi di distruzione di massa – “sarebbe stato del tutto in linea con la politica dichiarata dal presidente Bush.
    Uno sgabello a tre gambe è più stabile di uno sgabello a una sola gamba; ma, per qualche motivo, l’Amministrazione ha scelto di non usarle tutte e tre per giustificare la decisione di entrare in guerra. Così, l’esclusiva e ripetuta concentrazione sulla questione delle armi, a scapito degli altri due principi cardine della strategia americana, ha esposto l’Amministrazione al rischio di non riuscire a scovare nessuna scorta di queste armi”.
    Proprio questo è stato, a giudizio di Woolsey, il più grave errore commesso dall’Amministrazione Bush. E l’ex direttore della Cia chiude a propria volta l’articolo con un’accusa, puntando il dito contro whoever, “chiunque”, gli abbia fatto prendere questa decisione, che “può essere servita a sotterrare e placare qualche faida burocratica, ma ha scatenato una tempesta politica”.
    Alla quale Woolsey contribuisce con le sue non troppo velate bacchettate.

    Aldo Piccato su il Foglio di martedì 3 febbraio

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Re: Variazioni sul tema....

    In origine postato da mustang
    ....Delle due l’una: o le spie americane sono una banda di sciocchi perché hanno creduto che l’Iraq possedesse armi di distruzione di massa, oppure l’Amministrazione Bush è una cricca di furfanti disonesti, che ci ha ingannato pur di fare la sua guerra....
    Cicciobello, la seconda che hai detto. Parola di Quelo.

 

 

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