Continuano i momenti di grande unita' ulivista
Poveracci, fanno quasi tenerezza, non ci fosse Berlusconi a tenerli assieme nell'odio che hanno contro di lui (e lo credo bene, li ha spediti a casa) si scannerebbero tra di loro.
Oggi eccone un altro......
"Ds? Un partito fuori dal mondo»
Lo storico Nicola Tranfaglia spiega le ragioni del suo addio alla Quercia: «Non potevo più condividere un'idea della politica basata solo sui sondaggi e sul fastidio per i movimenti. Sbaglia anche chi dice no ma resta dentro. E' necessario il ritorno a una stagione di ideali e di impegno»
COSIMO ROSSI
«No, non ce la facevo proprio più. Grazie, grazie a tutti...». Nicola Tranfaglia non riesce ad aver tregua dal telefono. A casa dello storico torinese e al suo portatile è un continuo squillare di chiamate di solidarietà dopo la decisione di lasciare i Ds.
Lei abbandona la Quercia in polemica su tutti i fronti. Ma è stata il triciclo la goccia che ha fatto traboccare il vaso?
"Non ho maturato questa decisione negli ultimi giorni, ma negli ultimi due anni e mezzo, perché non sono stato d'accordo su una serie di punti abbastanza importanti, quali il tipo di opposizione condotta dal partito al governo Berlusconi, un'opposizione che in varie occasioni ha cercato forme di dialogo e addirittura di accordo con la maggioranza. Non sono stato d'accordo con la politica economica e sociale dei Ds, perché a mio avviso ha ceduto troppo a impostazioni liberiste e non coerenti con una tradizione di sinistra. Non sono stato d'accordo con la posizione assunta sulla guerra preventiva e sull'invio dei militari prima in Afghanistan e poi in Iraq. Aggiungo una cosa, per me molto importante: non sono stato d'accordo sulla concezione della politica che indirizza la leadership di Fassino e D'Alema. "
Cosa intende per concezione politica?
Recentemente ho scritto un libro che si chiama «La transizione italiana»: ha venduto 10 mila copie in 45 giorni e sta per essere tradotto in diverse lingue. Questo mio invito alla discussione sugli errori del centrosinistra nel periodo di governo, non solo è stato ignorato, ma addirittura boicottato. La volontà di non discutere, di lasciare tutto com'è, di percorrere stessa via che ci ha portato alla sconfitta del 2001 è la cosa che mi ha convinto. Siamo alla vigilia di un triennio decisivo, in cui si decideranno da un lato le sorti dell'Italia e dall'altro quelle della sinistra. Si tratta di duce cose che mi stanno molto a cuore, quindi non posso assolutamente rimanere nei Ds. Di fronte a questo, sentire dire al segretario che le mie dimissioni sono curiose, mi fa pensare che viva in altro mondo.
Si potrebbe obiettare che si sapeva: che la strada di Fassino e D'Alema era chiara e che forse lei, come altri, è stato illuso da Cofferati...
"Diciamo le cose come stanno: sicuramente mi sono trovato d'accordo con Cofferati e, come milioni di persone, sono stato deluso dalla sua scelta di andare a Bologna. Ma ammetto che sono un tardigrado: ci ho messo due anni e mezzo a capire perché volevo fosse una posizione ponderata. Ma sono contento, perché almeno non ho scrupoli. Ho buttato via dieci anni di lavoro politico all'interno del partito sperando che certe cose si realizzassero, poi ho dovuto prendere atto che non si è verificato."
Ammetterà che anche nella polemica sulle liste per le europee c'è poco di nobile: nessuno hai mai creduto all'intesa triciclo-movimenti...
Questi sono i vizi della politica italiana: la spinta ideale purtroppo è ancora debole, ma devo ricordare che nel `95-'96, lavorando dal basso, si raggiunsero risultati notevoli.
Ma oggi anche la base, i girotondi, i movimenti, le associazioni, si sono in qualche modo partitizzati: mercanteggiano...
Per l'esperienza che ho io, molto di meno; forse non hanno avuto il tempo. Eppoi bisogna pensare agli elettori. A me fanno ridere gli esponenti delle correnti interne che dicono «no, ma restiamo nei Ds». Loro non determinano mica l'elettorato: quello è composto da una base che non ha la forza di creare alternative, ma basta sondarla alle feste dell'Unità per capire quanto sia vogliosa di cambiamenti[/b[b]]. Non mi pare che ciò che dicono i partiti sia la traduzione di quello che dicono le persone. Mi sembra anzi che ci siano dei margini per mettere insieme le culture fondamentali della repubblica e creare qualcosa di nuovo.
L'ennesimo partito o lista elettorale?
Non sono un politico di professione, posso permettermi il lusso di una politica ideale. A me la politica spartitoria non interessa, ho fatto la mia carriera in un altro campo.
Le avranno comunque già offerto una candidatura dopo il suo strappo...
Già in due. Ma io non ho intenzione di candidarmi e non ho intenzione di aderire ad altre formazioni politiche: voglio lavorare nell'Ulivo, nell'associazione Altera che ho costituito a Torni, nei movimenti. Mi pare che politici di professione siano chiusi nella loro carriera personale o di gruppo. Invece è necessario che torni un'idea politica fatta di ideali, impegno e - adopero perfino un termine democristiano - di servizio. Anche la politica intesa come servizio è meglio di quella come carriera. Posso aggiungere che sono convinto che la sinistra stia attraversando un crisi molto grave; e che quindi non sarà facile. Bisogna ricominciare a progettare, mentre i massimi dirigenti non vogliono riflettere. Il problema è la loro concezione della politica: puramente berlusconiana in quanto legata ai sondaggi e cinica per quanto quello che conta sono, appunto, i sondaggi da una parte e i media dall'altra. E sono tanto più preoccupato perché non mi pare che ci saranno grandi intervalli tra le europee e le prossime politiche: mi sembra che la battaglia cominci fin da ora.
E la lista Di-Pietro-Occhetto a suo avviso può aiutare a vincere questa sfida?
Se Occhetto e Di Pietro e se anche il Pdci fanno una lista aperta come dichiarano, tutto questo può in qualche modo rafforzare la sinistra. Non è solo il problema della lista, è molto di più: è questa accettazione della flessibilità, l'atteggiamento verso i giovani, la concezione del mondo e della vita da parte della sinistra. Penso che la sinistra si debba evolvere: una cosa è non essere comunisti, altra è una concezione della democrazia che non ha nulla a che fare con la sinistra, per cui movimenti dal basso sono sempre pericolosi e fastidiosi.
Questo forse è il tratto di maggiore continuità con la trazione dei partiti comunisti...
Infatti, è un soviet di nuovo tipo: realizzare il partito dopo aver buttato via i contenuti. In questo senso l'uomo esemplare è Massimo D'Alema: ha un modo di trattare le persone del partito come fossero puri numeri, poi lui dice la sua. L'ultimi mi ha veramente colpito: come si fa a dire, prima della riunione dei gruppi, che bisogna astenersi sulla missione in Iraq?
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