Per me il dopoguerra è finito, e la pacificazione è fatta. Il 25 Aprile festeggio la Liberazione, il 2 Luglio la Repubblica. Non c'è più nulla da rimestare, da un punto di vista politico.
Dal punto di vista storico, dato che siamo un Paese libero, c'è libertà di discussione. Come dimostra il caso di Pansa; tra l'altro se avrò tempo mi leggerò il suo libro, che credo però non aggiungerà molto a quello che già so. E' evidente che ogni dopoguerra genera violenze: basta vedere cosa succede in Irak.
Frse il paragone irakeno è il migliore per rendersi conto del valore della Resistenza: in Irak gli USA hanno installato fantocci poco raprpesentativi, che hanno poi dovuto scartare (Chalabi). In Italia l'antifascismo aveva creato una classe politica e intellettuale pronta a rappresentare il Paese. Non è differenza da poco.
Inoltre non mi risultano attentati o guerriglia fascisti contro gli "invasori" dopo il 25 Aprile. Altro segno che il fascismo aveva in Italia ancora meno simpatie di quante ne abbiano Saddam e Bin Laden in Irak.
Anche a livello di vendette, naturali dopo 20 anni di regime, la situazione fu assai moderata. Un sacco di fascisti, purtroppo, sopravvissero, anche politicamente.
Caso a parte è il confine con la Jugoslavia: lì prevalsero, sotto copertura ideologica, pulsioni etniche. La pulsione etnica è una roba di destra, che potè diventare "di sinistra" solo in quella zona di delicata intersezione tra odi secolari, prepotenze durate un ventennio e realpolitik di Stalin, degli USA e dello stesso Tito (tutt'altor che ortodossamente comunista.. vedi uscita dal Cominform). Le foibe vanno inquadrate nei 3.5 milioni di persone interessate da pulizia etnica nel quadro della riorganizzazione demografica dell'Est europa, eseguita da Stalin ma accettata da tutte le potenze dei tempi in modo da disinnescare le tensioni che potevano portare ad altre guerre mondiali. Non mi risulta che molta propaganda USA si sia spesa per difendere i Tedeschi del Volga o i Prussiani, o gli Ungheresi, che videro esodi molto più grandi degli istriani a seguito della ridefinizione dei confini.
L'altra chiave di lettura delle foibe è quella che parte dal nazionalismo di tuttiu i paesi europei ottocenteschi, arriva alla formazione di coscienze nazionali anche tra gli slavi, e termina nella guerra degli anni 90.. ben oltre la caduta di certe ideologie.
Forse la tesi "foibe = ennesimo crimine comunista" è un po' semplicistica.




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