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Discussione: Io non scordo

  1. #1
    Kalki
    Ospite

    Predefinito Io non scordo

    Ecco una piccola raccolta di brani tratti da libri e poesie dedicate ai coraggiosi giovani che si sacrificarono per difendere un'Idea nella Repubblica Sociale Italiana:


    ***

    «I fascisti seduti sulla gradinata della chiesa erano ragazzi di quindici o sedici anni, dai capelli liberi sulla fronte alta, gli occhi neri e vivi nel lungo volto pallido. Il più giovane, vestito di una maglia nera e di un paio di calzoni corti, che gli lasciavano nude le gambe dagli stinchi magri, era quasi un bambino. C'era anche una ragazza, fra loro: giovanissima, nera d'occhi, e dai capelli, sciolti sulle spalle, di quel biondo scuro che s'incontra spesso in Toscana fra le donne del popolo, sedeva col viso riverso, mirando le nuvole d'estate sui tetti di Firenze lustri di pioggia, quel cielo pesante e gessoso, e qua e là screpolato, simile ai cieli di Masaccio negli affreschi del Carmine.
    Quando avevamo udito gli spari, eravamo a metà di Via della Scala, presso gli Orti Oricellari. Sbloccati sulla piazza, eravamo andati a fermarci ai piedi della gradinata di Santa Maria Novella, alle spalle dell'ufficiale partigiano seduto davanti al tavolino di ferro.
    Al cigolio dei freni delle due jeep, l'ufficiale non si mosse, non si voltò. Ma dopo un istante tese il dito verso uno di quei ragazzi, e disse: - Tocca a te. Come ti chiami?
    - Oggi tocca a me - disse il ragazzo alzandosi - ma un giorno o l'altro toccherà a lei.
    - Come ti chiami?
    - Mi chiamo come mi pare - rispose il ragazzo.
    - O che gli rispondi a fare, a quel muso di bischero? - gli disse un suo compagno seduto accanto a lui.
    - Gli rispondo per insegnargli l'educazione, a quel coso - rispose il ragazzo, asciugandosi col dorso della mano la fronte madida di sudore. Era pallido, e gli tremavan le labbra. Ma rideva con aria spavalda, guardando fisso l'ufficiale partigiano.
    L'ufficiale abbassò la testa e si mise a giocherellare con una matita.
    A un tratto i ragazzi presero a parlar fra loro ridendo. Parlavano con l'accento popolano di San Frediano, di Santa Croce, di Palazzolo.
    - E quei bighelloni che stanno a guardare? O non hanno mai visto ammazzare un cristiano?
    - E come si divertono quei mammalucchi!
    - Li vorrei vedere al nostro posto, icché farebbero, quei finocchiacci!
    - Scommetto che si butterebbero in ginocchio!
    - Li sentiresti strillar come maiali, poverini!
    I ragazzi ridevano, pallidissimi, fissando le mani dell'ufficiale partigiano.
    - Guardalo bellino, con quel fazzoletto rosso al collo!
    - O chi gli è?
    - O chi gli ha da essere? Gli è Garibaldi!
    - Quel che mi dispiace - disse il ragazzo, in piedi sullo scalino, - gli è d'essere ammazzato da quei bucaioli!
    - 'Un la far tanto lunga, moccicone! - gridò uno dalla folla.
    - Se l'ha furia, la venga lei al mi' posto - ribatté il ragazzo ficcandosi le mani in tasca.
    L'ufficiale partigiano alzò la testa e disse: - Fa' presto. Non mi far perdere tempo. Tocca a te.
    - Se gli è per non farle perdere tempo - disse il ragazzo con voce di scherno - mi sbrigo subito -. E scavalcati i compagni andò a mettersi davanti ai partigiani armati di mitra, accanto ai cadaveri, proprio in mezzo alla pozza di sangue che si allargava sul pavimento di marmo del sagrato.
    - Bada di non sporcarti le scarpe! - gli gridò uno dei suoi compagni, e tutti si misero a ridere.
    Jack ed io saltammo giù dalla jeep.
    - Stop! - urlò Jack.
    Ma in quell'istante il ragazzo gridò: - Viva Mussolini! - e cadde crivellato di colpi».

    Da "La pelle" di Curzio Malaparte


    ***

    «Ma ho visto i morti sconosciuti, i morti repubblichini. Sono questi che mi hanno svegliato. Se un ignoto, un nemico, diventa morendo una cosa simile, se ci si arresta e si ha paura a scavalcarlo, vuol dire che anche vinto il nemico è qualcuno, che dopo averne sparso il sangue bisogna placarlo, dare una voce a questo sangue, giustificare chi l'ha sparso. Guardare certi morti è umiliante. Non sono più faccenda altrui; non ci si sente capitati sul posto per caso. Si ha l'impressione che lo stesso destino che ha messo a terra quei corpi, tenga noialtri inchiodati a vederli, a riempircene gli occhi. Non è paura, non è la solita viltà. Ci si sente umiliati perché si capisce - si tocca con gli occhi - che al posto del morto potremmo essere noi: non ci sarebbe differenza, e se viviamo lo dobbiamo al cadavere imbrattato. Per questo ogni guerra è una guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione».

    Da "La casa in collina" di Cesare Pavese


    ***

    Piazzale Loreto
    di Ezra Pound


    Oh, la tragedia del gran sogno infranto
    nelle spalle curvate del profeta
    contadino che aveva nome Mani!
    Altro Mani¹, ora Ben per i calcagni,
    appeso con la Clara ora a Milano,
    pei calcagni a Milano: e si era visto
    tante volte un torello ingrassar vermi
    morto: ma un uomo no, non si era visto
    nei secoli due volte crocifisso.
    Eppure - e questo ditelo al trageda
    Eliot mio amico - non un solo lamento,
    non lagna alcuna. E lui che costruire
    voluto avrebbe la città fiorita
    dalle audaci terrazze scintillanti
    presso alle stelle, lui vinto, sereni
    e miti sguardi, non sdegnosi e inquieti,
    presso a morte volgeva...

    ¹ Mani - fondatore della religione manicheista; fu suppliziato dai sacerdoti zoroastriani


    ***

    Ausiliaria
    di Gaetano Pattarozzi


    Così ti vidi poggiata
    su un guanciale
    di capelvenere...
    ti fioriva fra i denti
    un minuscolo garofano
    di sangue
    e t'avvolgeva la mano
    un rosario
    di rugiada...
    Poi da un mare
    verdeggiante di canapa
    verso Te salì
    una bianca
    processione di gigli


    ***

    Aprile 1945
    di Gaetano Pattarozzi


    Quando Aprile
    ritorna sui balconi
    e dondola
    i gerani
    alla ringhiera
    in me rivive
    l'incubo d'allora...
    Rivedo il fiume
    e i pioppi
    in lunga fila
    che specchiano
    nei lividi canali
    il lento dondolìo
    degli impiccati

  2. #2
    Giuro di essere fedele al Re!
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    Predefinito Re: Io non scordo

    In origine postato da Kalki
    Ecco una piccola raccolta di brani tratti da libri e poesie dedicate ai coraggiosi giovani che si sacrificarono per difendere un'Idea nella Repubblica Sociale Italiana:


    ***

    ......***

    «Ma ho visto i morti sconosciuti, i morti repubblichini. Sono questi che mi hanno svegliato. Se un ignoto, un nemico, diventa morendo una cosa simile, se ci si arresta e si ha paura a scavalcarlo, vuol dire che anche vinto il nemico è qualcuno, che dopo averne sparso il sangue bisogna placarlo, dare una voce a questo sangue, giustificare chi l'ha sparso. Guardare certi morti è umiliante. Non sono più faccenda altrui; non ci si sente capitati sul posto per caso. Si ha l'impressione che lo stesso destino che ha messo a terra quei corpi, tenga noialtri inchiodati a vederli, a riempircene gli occhi. Non è paura, non è la solita viltà. Ci si sente umiliati perché si capisce - si tocca con gli occhi - che al posto del morto potremmo essere noi: non ci sarebbe differenza, e se viviamo lo dobbiamo al cadavere imbrattato. Per questo ogni guerra è una guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione».

    Da "La casa in collina" di Cesare Pavese


    ***

    Sono tutti belli, ma questo brano dovrebbe essere scolpito su di una lapide in ogni piazza d'Italia. L'ha scritto Pavese e, di Lui, non condivido certo il pensiero politico; l'ha scritto per un repubblichino, del quale non condivido certo l'ideale che lo animò. Ciononostante quantà civiltà irradia ogni parola del brano!

 

 

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