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  1. #1
    "SI PUO' FARE"
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    Predefinito I risultati del Governo: la patente a punti ............

    .......... che, peraltro, era un provvedimento del CSX.


    Mi sa che Storace già conoscesse il sondaggio, dato che anche per lui il solo risultato era quello.

    BYE

    Sul tavolo di Berlusconi un rapporto da cui emerge
    la percezione negativa del governo presso l'opinione pubblica
    Un sondaggio allarma il premier
    "Buona solo la patente a punti"
    Nonostante la verifica finita, Casa delle libertà paralizzata
    Il Cavaliere: io medio, e poi voi vi insultate alla Camera...
    di CLAUDIO TITO



    ROMA - La patente a punti. Una riforma che si sta trasformando in un incubo. Per il governo e per Silvio Berlusconi. Eh sì, perché in questa campagna elettorale che si chiuderà con l'appuntamento europeo del 13 giugno, sono stati già messi in azione gli strumenti per carpire tutti gli umori dei cittadini. Sondaggi sulle intenzioni di voto, certo. Ma non solo. Anche studi per capire in che modo e per quali provvedimenti viene ricordato l'esecutivo. E appunto da uno di questi, commissionato da Palazzo Chigi e realizzato a cavallo tra dicembre e gennaio, è uscita la sorpresa: al momento, il governo è rappresentato nella memoria e nella percezione degli italiani in primo luogo per la patente a punti.

    Un risultato che ha messo in allarme il premier. Lo ha esaminato e ha puntato l'indice accusatorio contro gli alleati. Contro le polemiche del "teatrino della politica" che distolgono l'attenzione degli elettori. Ed è corso ai ripari. La prima contromisura adottata è stata allora l'opuscolo redatto da Forza Italia in cui si elencano tutti gli obiettivi raggiunti dal governo. A suo giudizio, infatti, molto dipende dalla comunicazione. Che non risulta efficace proprio per le diatribe che scuotono la coalizione. Ma ad agitare i sonni del presidente del consiglio non c'è solo questo. La verifica si è chiusa solo formalmente. Gli attriti restano. Una situazione, è la paura che ai piani alti della maggioranza e del governo, che può comportare una sorta di "rischio paralisi". Provocato dai veti incrociati sui disegni di legge più importanti.
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    Sia mercoledì che ieri, ad esempio, il Cavaliere proprio non è riuscito a digerire lo scontro in aula a Montecitorio tra Ignazio La Russa e Carlo Taormina sulla grazia a Sofri. "Ma come - si è lamentato con i suoi - io faccio di tutto per mettere le cose a posto e quelli combinano queste scene?". Proprio sull'onda di quell'episodio, a Palazzo Chigi si è iniziato a riflettere su quel che potrà accadere fino al 13 giugno. Una riflessione che Berlusconi ha girato ai suoi capigruppo.

    Il suo timore, infatti, è che "fino alle europee, si riesca a combinare poco" a causa della campagna elettorale - e della verifica incompleta - che spinge i partiti alleati a marcare le posizioni. "Una condizione - ha avvertito - inaccettabile" e che rappresenterà all'elettorato un'immagine "disastrosa" dell'alleanza.

    Che questo sia il clima, lo fa ben capire lo sfogo cui si è lasciato andare ieri Umberto Bossi al Senato. Davanti alle difficoltà che sta incontrando la sua devolution, ha tratteggiato un panorama a tinte fosche. "L'unica cosa su cui sono d'accordo con Fini - ha spiegato ai suoi senatori - è che queste elezioni le abbiamo già perse. Dobbiamo però evitare di far salire la sinistra sulla predella che li porterà a vincere anche le politiche del 2006. La predella saranno le regionali del 2005". Tanto vale, ha ragionato il ministro delle riforme a voce alta, tentare di accorparle con le politiche del 2006 chiedendo una proroga da mettere in connessione con le riforme istituzionali.

    Anche in An, il malcontento per l'esito della verifica e per come Fini l'ha gestita, avrà delle ripercussioni. Gli insulti di mercoledì tra La Russa e Taormina sono stati il primo sintomo. "E' evidente - minaccia un colonnello di Alleanza nazionale - che a questo punto nessuno potrà chiederci dei sacrifici al momento dei voti in Parlamento. Ognuno guarderà in casa propria". Un atteggiamento che serpeggia anche tra i banchi dell'Udc. "La verifica non c'è stata - ha ammonito Bruno Tabacci - e nessuno è autorizzato a pensare che qualcosa è cambiato. In Forza Italia dovrebbero capire che una coalizione non è un regno e gli uomini di Berlusconi dovrebbero smetterla di indurre gli alleati al regicidio".

    Il presidente del consiglio si è accorto degli umori nella Casa delle libertà. E sta correndo ai ripari: "Non voglio altre figuracce a poche settimane dalle urne". Sa, ad esempio, che uno dei punti critici sono le riforme di Bossi. Ieri ha chiamato a Via del Plebiscito il Senatur e i capigruppo della Cdl per cercare un armistizio. Ma l'elenco dei provvedimenti spinosi è lungo. La prossima settimana, ad esempio, verrà posta la fiducia sul decreto di proroga dei termini per il trasferimento di Rete4 sul satellite. Sulla legge Gasparri, invece, il premier vuole prendere tempo. "Con questo clima - ripeteva ieri Paolo Romani, il presidente forzista della commissione trasporti di Montecitorio - io non la riporto in aula". Quindi appuntamento ad aprile.

    Il gruppo di Forza Italia sta studiando anche un escamotage per rallentare l'approdo in aula della riforma dell'ordinamento giudiziario. In un primo momento il voto era previsto per fine febbraio, adesso l'orientamento è per una calendarizzazione a fine marzo.

    Ma c'è un nodo che a Palazzo Chigi viene considerato ad alto impatto elettorale: la riforma della pensioni. Il Cavaliere vuole temporeggiare. L'idea di discutere alla vigilia di una tornata elettorale tanto delicata un intervento che tocca le tasche degli italiani, non lo convince. A suo giudizio, sarebbe preferibile un rinvio. Aprire con decisione il confronto con i sindacati e aspettare giugno. Nel frattempo ha deciso di "congelare" l'ormai famosa lettera agli italiani: "non ricordiamo il problema prima di votare".

    Una tattica che in una certa misura vuole adottare anche Gianfranco Fini. Il voto agli immigrati era stato individuato in un primo momento come il cavallo di battaglia della campagna di Alleanza nazionale. Negli ultimi giorni, però, è partito il dietrofront. Il testo rimarrà in commissione.


    (13 febbraio 2004) La Repubblica
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  2. #2
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    I risultati dei governi del Polo/Ulivo sono sempre al di sotto delle aspettative degli elettori.
    Quel che sorprende è che continuino disciplinatamente a distribuire i consensi sempre agli stessi volponi...

  3. #3
    "SI PUO' FARE"
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    Predefinito

    Che i risultati siano sempre inferiori alle promesse è cosa risaputa in tutto il mondo.

    Che qualcuno promettesse il Bengodi e ha realizzato l'impoverimento del Paese riesce .............. solo ai bananas.




    Ecco un altro miracolo realizzato.

    Programma elettorale:
    Il pil crescerà del 4% annuo medio nel quinquennio.

    2002 = 0,4% , 2003 idem.

    Da notare i dati dell' ultimo trimestre: Italia invariato mentre gli altri .............. ciò è già il sintomo della nostra ripresa rispetto agli altri.


    La stima del governo era di un incremento dello 0,5%
    Il dato definitivo sarà reso noto il primo marzo
    Istat, nel 2003 l'economia
    è cresciuta dello 0,4%


    ROMA - Nel 2003 il prodotto interno lordo è cresciuto tendenzialmente dello 0,4 per cento. La stima del governo era di una crescita dello 0,5 per cento (dopo che per Tremonti in finanziaria sarebbe dovuto crescere del 2,3%).

    Nel fornire il dato, l'Istat ha precisato che si tratta di una stima preliminare corretta sulla base dei giorni lavorativi che potrà essere rivista il prossimo primo marzo, quando saranno diffuse le stime annuali dei conti economici nazionali. Nel 2002, precisa ancora l'Istat, abbiamo avuto due giorni lavorativi in più rispetto al 2003.

    L'Istituto di statistica ha inoltre reso noto che nel quarto trimestre 2003 il pil italiano è rimasto invariato rispetto ai tre mesi precedenti. Sempre in base ai dati preliminari, il pil è invece cresciuto dello 0,1 per cento rispetto al quarto trimestre 2002. Il pil del quarto trimestre rilevato dall'Istat, precisano i tecnici dell'Istituto, è stato calcolato sulla base delle informazioni finora disponibili, destagionalizzato e corretto per il diverso numero di giorni lavorativi (due giornate in meno negli ultimi tre mesi 2003 rispetto al trimestre precedente e lo stesso numero rispetto al quarto trimestre 2002).

    Il risultato congiunturale del prodotto interno lordo è la sintesi di un aumento del valore aggiunto dell'agricoltura, di una lieve diminuzione di quello dell'industria e di una sostanziale stazionarietà di quello dei servizi.

    L'Istat ricorda inoltre che il pil italiano si confronta con una crescita congiunturale dell'1,4 per cento nel quarto trimestre per gli Stati Uniti (dato non corretto per i giorni lavorativi), dello 0,9 per cento per il Regno Unito, dello 0,5 per la Francia e dello 0,2 per la Germania. In termini tendenziali, il pil è cresciuto del 4,3 per cento negli Stati Uniti, del 2,5 nel Regno Unito e dello 0,5 in Germania.





    Il fabbisogno nei dodici mesi oltre i 38 miliardi di euro

    [size=5[/size]Peggiora il deficit dello Stato
    nel 2003 dodici miliardi in più
    [/size]
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