Alla fine tutto può essere sintetizzato come nel famoso romanzo di Jane Austen.
E se io guardo alle scelte e alle azioni dei nostri potenti, sempre e comunque vedo prevalere gli interessi sulle ideologie. Analizzarli attraverso la lente degli interessi che hanno serve a chiarire meglio il perchè di tante cose. E una cosa è certa, che ogni azione e presa di posizione rappresenta sempre gli interessi di chi la compie.
Prendiamo lo scontro fra Berlusconi e la magistratura. Chi ha ragione?
Si astengano per favore i tifosi dell'una o dell'altra parte dall'esprimere i loro forti sentimenti in materia, che tali sono e, in genere, peccano per carenza di ragionamento.
Ora, a mio parere non è dato sapere che abbia ragione, ed ecco perchè:
1 - Berlusconi è innocente. Pertanto si spiegano le sue reazioni e le sue arrabbiature. E i PM, che praticamente dirigono il CSM e decidono delle carriere anche dei giudici, gli danno addosso solo perchè lui vuole mettere mano in quello che da sempre è stato il loro feudo privato togliendo loro interessantissime posizioni di rendita. Per semplice e banale interesse quindi.
2 - Berlusconi è colpevole. I magistrati hanno le prove. A Berlusconi non resta da fare altro che creare confusione delegittimando la magistratura e colpendo le procure togliendo a loro autonomia e posizioni di rendita. In tal modo il lavoro dei magistrati diventa estremamente difficoltoso e qualsiasi cosa può essere interpretata come una vendetta. Anche qui per semplice e banale interesse.
Io credo che noi qui non abbiamo possibilità di derimere la matassa se non facendo atto di fede all'una o all'altra posizione. Quindi non ragionando con razionalità, non considerando gli interessi che le parti possono avere l'una contro l'altra, ma affidandoci alla fede ideologica. Insomma una questione di sentimenti.
Esiste però una terza via razionale, che è quella di considerare i nostri interessi, cioè quelli della gente. E qui a me risulta molto difficile non considerare che la giustizia sia un grave problema in Italia. Lo è da sempre, e al di là di Berlusconi.
Fare una banale causa civile comporta una immane perdita di tempo, di danaro e con l'assoluta incognita del risultato che potrebbe essere assolutamente incongruo se non opposto di volta in volta.
E questo senza considerare il penale dove chi ti accusa potrebbe domani decidere della carriera di chi ti sta giudicandolo ponendolo automaticamente in condizione di sudditanza.
Se si parte da questo presupposto, dai nostri interessi, e non da quelli di Berlusconi o dei magistrati, è evidente che in Italia sia non necessaria, ma assolutamente urgente una riforma della giustizia che semplifichi le procedure, che renda univoche le interpretazioni, che non lasci dubbi all'autonomia del giudice dall'accusa.




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