Dibattito sul futuro dell'Europa, idee a confronto al convegno organizzato dall'Associazione "Carlo Cattaneo"
Albertoni: auspicabile lo stesso spirito di libertà che caratterizzò i Comuni di Pontida

PIER LUIGI PELLEGRIN
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Sì all'Euroregione, ma con i dovuti distinguo. È quanto emerso dal convegno, organizzato dall'associazione "Carlo Cattaneo", per la presentazione del libro "Euroregioni quale futuro". Il dibattito, svoltosi a Pordenone alla presenza di circa un centinaio di persone, ha visto confrontarsi i relatori del libro sotto la regia dei due moderatori: i giornalisti Antonio Bacci (Messaggero Veneto) e Loris Del Frate (Gazzettino). A dare fuoco alle polveri ci ha pensato in apertura Carlo Stagnaro (dell'Istituto Bruno Leoni di Torino), mettendo in evidenza gli eccessi del parlamento europeo capace di votare una legge al ritmo di una legge ogni 4,18 minuti. «Siamo di fronte - ha commentato Stagnaro - a una burocrazia europea così invasiva da mettere fuori gioco il mercato e la sua possibilità di vedere all'opera una concorrenza libera e serena. Le Euroregioni, insomma, per dirla con Vladimir Bukowsky, rischiano di nascere in un'Unione di Repubbliche socialiste, come l'ex Urss». Di seguito Antonio Di Bisceglie, presidente della commissione Paritetica nella XIII legislatura, ha parlato dell'Euroregione come "nuova opportunità per rendere virtuoso il proprio territorio", mentre Isidoro Gottardo (consigliere regionale di Forza Italia e presidente del gruppo del Partito popolare europeo) ha affermato con franchezza che "l'Euroregione di cui si parla appartiene ancora alla categoria dello spirito", per poi chiedere alla giunta del Friuli-Venezia Giulia (guidata da Riccardo Illy) di non usare il concetto di Euroregione per "mero spirito di bottega". Carlo Lottieri, ricercatore dell'Università di Siena, ha voluto ricordare il fallimento degli stati nazionali, "inventati" nel XVI secolo: «Le Euroregioni - ha spiegato - possono quindi rappresentare l'opportunità per riempire il vuoto costituito da quel fallimento, a patto di saper mettere in discussione i dogmi come quello dell'unità nazionale affinché non si prospetti il serio pericolo di un'Europa-Stato». Edouard Ballaman, questore alla Camera ed ex deputato Osce, ha ricordato uno studio del periodico tedesco "Die Welt" del 1996 che indicava in 75 macroregioni la struttura molecolare sulla quale formare l'Europa Unita. «L'Euroregione - ha dichiarato Ballaman - deve pertanto sapersi contrapporre al rischio di un "Europa-nazione"». L'assessore regionale diessino, Lodovico Sonego ha invece introdotto il concetto di "geometria variabile" per l'Euroregione, ovvero la possibilità di costituirsi anche tra aree non confinanti. «Dobbiamo tenere presente - ha invece ricordato il capo di gabinetto del ministero per le Riforme, Francesco Speroni - come il concetto stesso di regione abbia in Europa un'interpretazione molto differente (basti pensare alle Contee in Inghilterra). Per questo motivo è auspicabile che Bruxelles non legiferi anche sulla formazione delle Euroregioni». Ettore Albertoni, assessore alla Cultura della Regione Lombardia e professore ordinario di storia delle Dottrine Politiche, ha concluso il convegno sottolineando come sia necessario, parlando di Euroregioni, contrapporre il pensiero libertario a quella "politique d'abord" (la politica innanzitutto) tanto cara al socialista Pietro Nenni. «Uno spirito - ha dichiarato Albertoni - che non a caso ho ritrovato negli interventi di alcuni esponenti del centro sinistra». Albertoni ha voluto quindi ricordare lo spirito di libertà insito nella Lombardia dei Comuni nel XII secolo, che seppero conquistare emancipazione e libertà con il giuramento di Pontida. Uno spirito di libertà che, ha spiegato Albertoni, dovrebbe presiedere anche la formazione delle Euroregioni avendo però ben presente quella concretezza ben sintetizzata da una massima del Machiavelli, secondo il quale "colui che guarda le cose non come sono ma come vorrebbe fussero fa lo danno suo".


[Data pubblicazione: 17/02/2004