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Discussione: Il premier con lo....

  1. #1
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    Predefinito Il premier con lo....

    ....scolapasta in testa

    D’Alema lo evocò con lo scolapasta in testa, lui lo sfida mettendoselo

    Roma. “Caposala!”. Può essere, l’antica invocazione del momento del bisogno, di fronte a un’improvvisa agitazione, l’opportuna soluzione?
    Si può vedere. Ecco il tema (con il dovuto rispetto e parlandone, come fa Lui, in terza persona): il Cav. si è ammattito?
    Da Cavaliere Dimezzato, come vorrebbero i suoi oppositori, si è trasformato in Cavaliere Agitato?
    Gli ultimi due giorni li ha napoleonicamente passati a zuzzurellare sull’universo mondo (tanto che a un certo punto è cominciata a circolare pure la voce che addirittura potrebbe affacciarsi a Nassiriyah, ché come dice il ministro Frattini “potete star sicuri
    che non ha paura”).
    Dopo il contratto a “Porta a Porta” è arrivato il giuramento a “Radio Anch’io” (“Verrò tutte le settimane”), ha detto il fatto
    suo alla Corte costituzionale, ha inserito nel dibattito politico la smorfia napoletana, “nella sinistra la paura fa 90”, ha dato una pacca sulle spalle agli stremati evasori fiscali, ha allungato una pedata ai leader dell’opposizione, “ma tu cosa hai fatto nella vita?”, ha elogiato la funzione di Retequattro, il passaggio di Stam al Milan, ha detto che si candida senza fare il parlamentare
    europeo ma provvisoriamente la “bandiera”, ha precisato che non si dimetterà, anzi nel parapiglia ha chiesto che si dimetta Prodi, ha citato sondaggi, ha detto che tra qualche mese annuncerà che tra qualche anno abbasserà le tasse.
    Stremato, ha spiegato: “Per fortuna dell’Italia c’è un signor Berlusconi (sarebbe il Cav., ndr) che ha messo il suo talento per risolvere quei problemi che altri non saprebbero risolvere”.

    Cribbio! Come se Baget Bozzo bypassasse lo Spirito Santo.
    La caposala, si diceva all’inizio. Non che qualcuno dell’opposizione comunista, con pratica di gulag (diciamo: Pierluigi Castagnetti), non ci abbia già pensato: “Non c’è proprio nessuno che riesca a ricondurlo alla ragione?”. Qualche alleato (diciamo: Luca Volontè, ma fateci la tara, è Udc) di fronte alla comprensione per la reazione agli eccessi di tassazione ha evocato “la rivolta del the a Boston”, qualche avversario (diciamo: Renzo Lusetti) un bicchiere di troppo: “Prende fischi per fiaschi”.
    Ma quello che vorrebbero far passare per il Grande Agitato è invece il Grande Innovatore, e non dal tempo del doppiopetto, ma da quello del grembiulino: “Sono stato un innovatore a partire dalla scuola elementare… Questo è il mio destino”.
    Fate largo, è la campagna del Cav. Dermatologicamente sensibile (“la parola verifica mi fa venire l’orticaria”, così la chiama
    “conferma”), dopo il semestre europeo e il decamese a fare tira e molla con Follini – smaltita l’ultima cena con La Russa e l’ultimo summit con D’Onofrio – si è fatto pure politicamente determinato.
    “Faccio io”, ha detto ai suoi.
    Infatti, a parte un paio di vice di Schifani e Vito e il “responsabile nazionale di Forza Italia per i rapporti con il mondo cattolico” (cosa fa, accende i ceri?), che ispirato ha notato: “La candidatura di Berlusconi è un omaggio alla nuova Europa” e pure “una testimonianza politica di grande rilievo che, come spesso accade per le intuizioni del leader di Forza Italia potrà senz’altro trovare degli imitatori in altri Stati europei”, a parte questi, tutti zitti.
    Mica perché credono che al Grande Agitato vada sempre data ragione, come la tradizione raccomanda, ma perché sanno che per il Cav. niente è meglio del Cav. stesso.

    Un diritto naturale
    Se il Cav. fa il matto, è perché sa che è un mondo pieno di matti. Così replica a chi gli fa notare che l’occhiolino agli evasori, pur tartassati, è un po’ eccessivo: “Non è una cosa mia. E’ una verità che esiste perché esiste quel diritto naturale che è dentro la mente e i cuori di tutti gli uomini in tutti i paesi del mondo”. Argomentazione che il Cav. sa bene che può apparire tanto pirandelliana quanto discussa tra le bancarelle del mercato, dove è bene andare a stanare la melanzana più conveniente.
    Colpo da teatr(in)o politico: se D’Alema tempo fa evocava il Cav. con lo scolapasta in testa, Lui in persona provvede a metterselo. Erasmo, dal Cav. amato, fece l’elogio della pazzia; il Cav. ne ha deciso pratica.
    Ha trovato nel, diciamo, nuovo impeto, lo slogan per la campagna elettorale: “Uniti e liberi”, in casa ma in libertà.
    Ha annunciato che “sarà presente come direttore d’orchestra”. Persino su quel versante c’è da fare.
    Vero che la banda di Sgurgola (dato tratto dal sito del partito) simpatizza per Forza Italia, ma per esempio ci sono bande (di musica) che “hanno problemi: territorio di sinistra”.
    Addirittura i tromboni, temono, gli illiberali stalinisti.
    Non è un mondo di matti?

    da il Foglio di giovedì 19

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Berlusconi come....

    ....Travaglio

    Diverte sempre molto il Cav., quando le spara grosse.
    Ma dovrebbe contenersi, ci consenta, perché alla fine la sparata sui politici di professione che avevano le pezze al culo e si sono arricchiti l’avevamo già sentita.
    Non da Atene e non da un presidente del Consiglio in carica, ma al Testaccio, teatro Vittoria, declamata da Marcolino Travaglio, quello dei mattinali e dei girotondi.
    L’onorevole Berlusconi capirà che non possiamo seguirlo sulla strada della demagogia e della ciarlataneria forcaiola, e più gli siamo amici meno possiamo liquidare la questione con una pacca sulla spalla.
    Infatti gli siamo amici per una ragione specifica, a parte la simpatia umana che l’uomo attizza in modo invincibile (e quando si rende molesto c’è sempre la sovrana antipatia dei suoi nemici a correggere il nostro malumore): gli siamo amici perché ha impedito l’impresa banditesca di consegnare la democrazia italiana, dieci anni fa, a certi galantuomini in toga che avevano scambiato il dominio della legge con il loro dominio di casta. Come volete che la prendiamo, ora che in nome dell’antipolitica il nostro eroe si mette a fare insinuazioni da bassa procura, indossa una toga piena di pezze e lancia accuse manigolde?
    La questione morale cosiddetta è stata uno dei più riusciti travestimenti di quel comunismo senza più comunismo che il Cav. denuncia da ogni pulpito.
    Il processo al sistema e alla democrazia repubblicana, in alternativa alla sanzione di singoli reati, è stato per dieci anni il surrogato occulto della mentalità totalitaria sopravvissuta alla caduta del Muro di Berlino.
    E adesso dovremmo accettare le monetine del nostro amico garantista?
    La militarizzazione del sorriso, che avevamo intuito da tempo come strategia di riserva del capo del governo in reazione al feroce assedio a cui è sottoposto da quando ha vinto le elezioni, è alla fine un suo diritto.
    Ma l’estremismo mattoide va calibrato, per lo meno, su idee che abbiano un qualche sapore liberale, su campagne fantasiose che non invadano con inaudita truculenza il campo bene arato del giustizialismo all’italiana.
    Che la politica sia genericamente “ladra” è il motivetto cantabile di tutte le filastrocche micromeghiste, è l’inno del partito antiberlusconiano, è la scemenza reazionaria e pusilla sulla quale hanno vissuto, e si sono ingrassati, editori e scrivani della nota lobby.
    Ne trovi un’altra, Cavaliere, e la pianti di piacersi troppo: ha bisogno con urgenza di un lifting, di una faccia politicamente più credibile.

    beh, vista così la critica è accettabile.
    Ma confondere e mischiare Moro con De Gasperi????

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Eppure è ancora lui, il....

    ...nostro Premier, di noi italiani

    Bruxelles. Romano Prodi organizza una conferenza sull’antisemitismo per ricucire lo strappo tra l’Europa e la comunità ebraica, e un massimo esponente di quest’ultima elogia invece Silvio Berlusconi.
    “Riteniamo che le azioni del presidente francese Jacques Chirac e di Silvio Berlusconi nella lotta all’antisemitismo si possano ripetere”.
    In Italia e in Francia, “ci sono dei comitati interministeriali che lavoreranno insieme alla comunità ebraica” per evitare che si verifichino fenomeni di antisemitismo.
    Intervenuto ieri con queste parole alla conferenza, il presidente del Congresso ebraico europeo, Cobi Benatoff, ha indirettamente assestato una stoccata al presidente dell’esecutivo europeo a tutto vantaggio del premier italiano.
    E mentre Prodi interveniva sul Financial Times, ribadendo l’importanza di un’Europa che non dimentichi il passato, accetti le diversità e non tolleri razzismo, xenofobia e antisemitismo, Benatoff mostrava apprezzamento per l’opera di Berlusconi.
    Il tutto alla presenza di una serie di personalità europee e israeliane, ebraiche, cristiane e musulmane, tra cui il ministro degli Esteri tedesco, Joschka Fischer, il ministro israeliano incaricato della Diaspora, Nathan Sharansky, Dalil Boubakeur, rettore della moschea di Parigi, e il presidente della comunità ebraica italiana, Amos Luzzatto.
    Il presidente della Commissione europea ha voluto un appuntamento in grande stile, in collaborazione con il Congresso ebraico mondiale, per allentare le tensioni in seno all’Europa, dopo le accuse d’Israele e delle organizzazioni ebraiche di tutto il mondo a Bruxelles di aver incoraggiato atti antisemiti con la propria posizione troppo critica nei confronti del governo Sharon.
    Ma ha ricevuto più di una replica.
    Il ministro Fischer ha detto che l’Ue può fare di più per Israele, migliorando le relazioni già esistenti con lo Stato ebraico, perché “riconoscere il diritto a esistere di questo Stato non è sufficiente”.
    Con l’iniziativa, Prodi voleva anche respingere le accuse del Congresso mondiale ebraico e del Congresso europeo ebraico a Bruxelles di essere “colpevole” di antisemitismo “sia per azione sia per inazione”.
    Nel febbraio scorso, poi, la decisione di non pubblicare un rapporto dell’Osservatorio europeo per i fenomeni razzisti e antisemiti, che sottolineava un legame tra il moltiplicarsi degli incidenti antisemiti e il crescendo del conflitto in Medio Oriente, aveva sollevato un gran dibattito e aveva indotto l’organismo a fare retromarcia e a rendere noto lo studio.
    Prodi intendeva anche recuperare dopo il sondaggio realizzato a novembre dall’Ufficio statistico dell’Unione che faceva apparire Israele come “il maggior pericolo per la pace nel mondo”.
    E ha così accolto l’appello di Benatoff: “Il nostro è un grido di allarme all’Europa. L’antisemitismo, il pregiudizio sono tornati, ci preoccupa l’indifferenza. Solo se sapremo formare una nuova generazione di cittadini europei potremo eradicare il problema nell’Unione. Quell’antisemitismo che è nato in Europa, in Europa può essere eradicato”.
    Noi conosciamo “il coraggio di Prodi e della Commissione europea e contiamo su di loro in questa battaglia”, ha concluso, proponendo la creazione di un comitato di lavoro, l’organizzazione di una conferenza dei ministri europei dell’Interno e l’approvazione della dichiarazione irlandese contro l’antisemitismo, quell’ostilità nei confronti degli ebrei definita “malattia europea” dal premio Nobel Elie Wiesel, perché – ha detto Benatoff – “il mostro è qui con noi ancora una volta”.

    saluti

  4. #4
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    Predefinito Dedicato alla sinistra allo sbando e...

    ...ai bamboccetti Berlusconi-dipendenti

    Due punte...due palle

    Qui non c’entra l’antipolitica, ma la più avvilente seriosità.
    Se Clinton suona il sassofono da Letterman o Occhetto celebra in tv le glorie del Moro di Venezia o D’Alema si fa canterino da Gianni Morandi (cose viste), e se anche Prodi parlasse di ciclismo al processo alla tappa o Mastella di caciocavalli a Linea Verde, ma non credete che dovremmo passarci sopra, e risolverla con una battuta?
    La noiosa gazzarra sulla telefonata del Cav. alla Domenica sportiva, accesa da una Badessa troppo severa e del tutto sprovvista di senso dell’umorismo, tutto quel bailamme per una telefonata sul tema delle due punte del Milan, mostrano soltanto il carattere ossessivo e perfino ipnotico dell’opposizione. Berlusconi è il loro oppio, l’astinenza è il loro problema, un caso di tossicodipendenza acuta.
    L’appello alle regole, anche e soprattutto quando le regole non prescrivono alcunché, diventa così un pallosissimo birignao, e quando sono in ballo questioni vere, che pesano e hanno significato, il risultato prevedibile è lo sbadiglio di massa, l’indifferenza civile.
    Già si sono fatti prendere in castagna con la storia della legge Frattini sul conflitto di interessi. Prima dicono: è confezionata su misura per il premier e proprietario di Mediaset, non vale un due di briscola.
    Poi si arrabbiano come cani perché è scomparsa dall’ordine del giorno delle Camere, e ne pretendono l’immediata approvazione, e quel caro ragazzo di Roberto Giachetti addirittura si fa tre settimane di digiuno: dicono adesso che quella legge avrebbe impedito al Cav. di salvare Retequattro con il decreto.
    Si decidano.
    E la piantino di calibrare ogni loro atto, pronunciamento, sentimento, ogni parola, ogni tono, ogni pensiero su quel che fa o non fa, di persona o per telefono, il loro incubo personale.

    saluti

  5. #5
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    Predefinito Il Premier? Costretton pure a...

    ...stare all'opposizione


    Può un presidente del Consiglio governare dall’opposizione?
    Con Berlusconi tutto è possibile.
    Noi ingenui credevamo che la strada maestra dopo la vittoria elettorale del 2001 fosse la riduzione progressiva, graduale, delle anomalie politiche derivate dalla sua vittoriosa entrata in politica. Pensavamo che la maggioranza dovesse dividere le opposizioni con il decisionismo e la lusinga, due armi sperimentate in politica. Avevamo segnalato per tempo che quell’amabile sorriso era in via di militarizzazione, esattamente come era successo a metà della scorsa legislatura, quando dall’opposizione il Cav. diede il via alla più lunga campagna elettorale della nostra storia.
    E modestamente avevamo suggerito che il fatto di stare ora al governo potesse essere di un qualche impedimento a una lotta dura contro il sistema.
    Come sempre, abbiamo sbagliato. Il premier è chiaramente di diverso avviso, e si prepara a offrirci un grande spettacolo anomalo, in un contesto anche euforico: Palazzo Chigi passa all’opposizione armi e bagagli, e il suo titolare adesso denuncia il nostro allegro procedere verso uno “Stato di polizia” capace di invadere anche il calcio, scopre gli altarini della prima Repubblica infiltrata in ogni istituzione (“ma proprio tutte?”, “tutte”), invoca nuove leggi elettorali per la stabilità e contro la logica di coalizione, continua a spernacchiare la moneta nazionale ed europea, si candida e sfida tutti, compresi gli alleati.
    Insomma, Berlusconi si muove con baldanza nella sua prosperosa solitudine, invece di dividere gli avversari cerca di unire il più largo fronte possibile contro la sua retorica antipolitica, e riempie di botte quello che considera chiaramente il governo reale del paese, il sistema di convenienze e interessi ereditari che impedisce al governo apparente di contare e di decidere per conto degli italiani che lo hanno eletto.

    Ce la farà? Non è facile rispondere.
    I partiti sono ancora molto impopolari in questo paese.
    Gli avversari di Berlusconi, dentro e fuori la maggioranza, non riescono a trovare una sintonia efficace: l’impressione è che vogliano sempre togliergli qualcosa, ma senza aggiungere alcunché di davvero interessante per il grosso dei cittadini.
    Per onestà, però, dobbiamo dire che l’impresa in cui si sta mettendo il premier è una tra le più spericolate che la storia politica europea ricordi.
    E’ roba fuori schema, che si può giudicare solo di giorno in giorno.

    Ferrara su il Foglio di sabato 28 febbraio

    saluti

 

 

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