22.02.2004
Diliberto: «Con Prodi senza se e senza ma»
di Luana Benini
Si chiude con l'orgoglio comunista, falce e martello, sventolio di kefie, bandiere rosse con il Che, pugni alzati, abbracci e commozione, mentre davanti al palco ballano sulle note di "Bandiera rossa". E' una straripante esibizione di simbologia dopo che Oliviero Diliberto ha prospettato la ricostruzione di "un grande partito comunista" e corroborato il senso di appartenenza: "Dalla parte di Arafat e di Fidel Castro". Arturo Parisi in prima fila si trova improvvisamente accerchiato dal tripudio dei delegati che si lanciano verso il palco. Sorride incerto.
Dietro la liturgia del congresso, a Rimini è passata tuttavia una linea precisa: radicamento nel centrosinistra, Prodi candidato premier senza se e senza ma. "Io prodiano di prim'ordine" ha detto di sé Diliberto. E il messaggio inviato dal presidente della Commissione europea è stato ascoltato in silenzio religioso, poi applaudito calorosamente. "Prodi, amico, carissimo presidente", lo ha chiamato Cossutta. Al tempo stesso, nelle sue conclusioni, Diliberto ha messo alcuni paletti e ha fatto una avance precisa. Un estremo appello negli ultimi scampoli di tempo utile prima della campagna elettorale per le europee: tutti coloro che voteranno in Parlamento un no al decreto sull'Iraq si presentino uniti. L'idea è quella di una "lista di pace" unitaria per le europee. Una lista arcobaleno che comprenda Pdci, Verdi, Prc, Occhetto-Di Pietro e che "potrebbe raggiungere il 15%".
Al tempo stesso, resta ferma la sfida di una confederazione a sinistra e l'intenzione di tessere una rete fra coloro che sono animati dalle stesse sensibilità sui contenuti. E si dovrà aprire nel centrosinistra, futura coalizione di governo, un confronto per cercare di trovare un "compromesso" sui temi più controversi che ancora registrano posizioni distanti. Il Pdci detta alcune priorità: cancellazione della legge 30 e della legge Moratti, il tema della sicurezza sul lavoro, il tema delle tasse ("Ci batteremo per alzare le aliquote per i più ricchi").
I paletti riguardano invece l'architettura del centrosinistra. E Diliberto trova così anche il modo di rispondere a Rutelli che dal palco del Palacongressi ha plaudito all'ipotesi di aggregazione a sinistra, tendendo la mano con spirito di collaborazione alla sinistra radicale. "Io non mi sento sinistra radicale - ha tuonato Diliberto - . Noi siamo sinistra di governo". Basta, insomma con l'idea blairiana per cui la sinistra se vuole governare deve farsi centro: "Noi vogliamo governare e continuare ad essere sinistra". Piuttosto, ammonisce, c'è il rischio che il listone provochi una emorragia di voti a sinistra e non prenda i voti dei moderati. "Se nel Sud è capolista D'Alema come fanno a contendere i voti dei moderati?". Arturo Parisi è stato accolto bene dal congresso. Non ha preso la parola dal palco. E' arrivato in tempo per sentire l'intervento di Nicola Tranfaglia (presentato da Cossutta come "l'amico professore") che ha portato il saluto dell'associazione "Aprile" e che non è stato tenero con la lista unitaria. Ha ascoltato annuendo le critiche del segretario a Berlusconi ("vergogna mondiale") e non ha mosso ciglio quando, coperto dalle ovazioni, Di liberto ha lanciato l'ennesimo appello a Fassino sull'Iraq: "Fermatevi. E' il popolo della pace che ci chiede di votare no. Non fatevi scavalcare a sinistra da Cossiga, anzi da Kossiga, l'americano".
Ma non è venuto solo a fare atto di presenza Parisi. Qualche traccia l'ha lasciata in questo congresso parlando ai giornalisti nel corridoio laterale del Palacongressi. Innanzitutto ha piazzato una parziale correzione di rotta rispetto agli apprezzamenti entusiastici del presidente della Margherita sulla seconda gamba di sinistra dell'Ulivo. La seconda gamba, secondo Parisi non è affatto opportuna. Anzi, "credo che l'Ulivo debba ricostituire la sua unità" e "considero con diffidenza e perplessità ogni concezione doppiogambista, con l'antico o nuovo centro da una parte e l'antica o nuova sinistra dall'altra". Se Rutelli aveva plaudito a una riaggregazione a sinistra, lui rilancia testardamente l'Ulivo unito e guarda all'approdo finale adombrato da Prodi nel suo messaggio. La lista unitaria? "Una cooperazione rafforzata che anticipa l'unità di tutto l'Ulivo". In secondo luogo Parisi, in linea con molti prodiani in queste ore, si è messo senza esitazioni dalla parte di Violante: "Ne condivido le parole, il governo porta la responsabilità di aver guidato un intervento in Iraq che non è stato assistito adeguatamente". Sul voto alla Camera, invece, molta prudenza:"Noi dobbiamo portare avanti la stessa linea del Senato".
Alla fine della kermesse congressuale, un po' spiazzato dall'enfasi della "diversità comunista", con Diliberto che ormai sventola ogni pezzo di stoffa che gli portano i delegati, persino una bandiera dell'autonomismo sardo, Parisi mormora che c'è una qualche contraddizione nel considerarsi sinistra di governo e non solo radicale e poi proporre la lista arcobaleno. E la confederazione delle sinistre. Lui almeno, questa contraddizione ce la vede. Replicano nel Pdci: ma chi è stato per primo a dividere l'Ulivo? E il faticoso dipanarsi della riorganizzazione del centrosinistra continua.




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