de un email ki m'est arribada in sa lista de s'unibersidadi de colònia

Una lìtera de Massimo Pittau in L’ORTOBENE, 21.12.03.


EGREGIO DIRETTORE,
su invito formale dell'Assessore alla Cultura della Provincia di Nuoro, sono
venuto da Sassari a Nuoro per partecipare alla conferenza indetta per il 3
dicembre sul tema "Su sardu de oe e de cras". Siccome - modestia a parte -
ormai io sono quello che ha scritto più numerosi libri e articoli sulla
lingua sarda fra tutti, molto più del- lo stesso M. L. Wagner (è appena
uscito il II vol. Italiano-Sardo del mio Dizionario della Lingua
Sarda-fraseologico ed etimologico che ha più di mille pagine, proprio come
il I vol.), pensavo che l'Assessore mi chiamasse alla tribuna per consentire
anche a me, come agli altri "esperti", di fare la mia relazione da
"maestro", mentre è avvenuto che io sia stato lasciato nella platea ad
ascoltare come "apprendista".
Ed allora col presente scritto espongo il mio pensiero sull'argomento,
quello che non mi è stato dato modo di esporre nella conferenza.
La nota Commissione di esperti, che qualche anno fa l'Assessore alla
Pubblica Istruzione regionale aveva nominato appositamente, aveva avuto
l'incarico di proporre «un progetto, anche se non esaustivo, di unificazione
linguistica ad uso esclusivo dell'Assessorato». Alla fine dei nostri lavori,
in una affollata conferenza che era stata organizzata ad Ala Birdi, io
stesso che ero stato delegato a presentare il nostro progetto, avevo
auspicato che l'autorità regionale decidesse di allargare l'ambito di uso
della "Lingua Sarda Unificata" (LSU) da noi proposta. E di fatto subito dopo
l'alierà Assessore regionale P. Onida, in un libretto stampato - senza
l'indicazione della tipografia - e diffuso in tutta la Sardegna, presentò la
LSU come quella da prendersi come modello di lingua sarda da adoperarsi
nella amministrazione pubblica, nella stampa, nell'editoria, nella scuola,
ecc.
La reazione a questa proposta fatta dall'Assessore regionale fu immediata e
generale: essa fu travolta da una valanga di critiche e di proteste, che si
espressero in maniera più vivace nelle aree campidanese e
sassarese-gallurese, ma pure nell'area barbaricina.
Da allora è avvenuto che tutti i membri della Commissione, uno escluso, anzi
uno e mezzo escluso, si siano defilati dalla proposta di allargamento di uso
della LSU e, se sono intervenuti per difenderla, lo hanno fatto solamente
nei limiti del mandato ricevuto: «progetto di unificazione linguistica ad
uso esclusivo dell'Assessorato [alla P.I.]». Che effettivamente tutti i
membri della Commissione, uno e mezzo escluso, si siano defilati dalla
proposta dell'Assessore Onida, si è avuta una prova lampante anche nella
conferenza di Nuoro: degli altri 9 membri della Commissione solamente io ho
accettato di venire alla conferenza. Ma molto più importante è segnalare e
sottolineare che la stessa autorità regionale non è mai intervenuta a
ribadire e a difèndere la proposta dell'allora Assessore alla P.I.
Ebbene, la popolazione della provincia di Nuoro, soprattutto quella di
parlata campidanese - cioè d'oltre Gennargentu - ed anche di parlata
ogiiastrina deve sapere che, la Provincia di Nuoro sta tentando di imporre
la LSU, che la quasi totalità della Commissione Regionale e la stessa
Regione Autonoma Sarda non hanno mai proposto e che è stata respinta con
decisione da quasi tutte le comunità dell'isola. L'avvallo alla propria
operazione, che è mancato da parte di tutti gli altri membri della
Commissione regionale l'Assessore Provinciale si illude di ottenerlo da
"esperti stranieri", che di volta in volta egli convoca, con notevole
dispendio di mezzi. Ma gli è sfuggito che da una parte questi "esperti"
talvolta hanno una conoscenza del tutto superficiale della situazione
linguistica della Sardegna, dall'altra essi risultano tutti e soli amici del
"Diretore de s'Ufitziu Provintziale de sa Limba Sarda". All'Assessore non è
neppure venuto in mente di chiamare a far parte del "Comitadu Sientificu de
s'Ufitziu de sa Limba Sarda" almeno una sola voce dissonante da quella del
coro generale.
C'è da scommettere che quel "Comitadu" prenderà le sue decisioni sempre alla
unanimità. Non solo, ma l'Assessore provinciale sta anche avvallando e
lanciando una grafia del sardo come questa: Ufitziu, Cumertziu, Prozetu,
Diretore. afiridade, pùblicu, programa, pertocare. atinente, atuatzione,
Tàtari; che è una grafia folle ed insieme ridicola, la quale va contro
l'origine etimologica dei vocaboli, contro la fonetica sarda che distingue
bene tra le consonanti deboli e quelle forti, contro la quasi millenaria
tradizione ortografica della lingua sarda e che infine non è stata approvata
dalla Commissione regionale: anzi è stata respinta.
Di recente il personaggio da tutti conosciuto, in un articolo pubblicato con
nome e cognome falsi, si è lamentato per le numerose critiche che si sta
attirando il "Prozetu" della "Provìntzia" di Nuoro sottolineando che i
«Sardi non fanno altro che criticare coloro che si mettono a lavorare». Ma
io dico che bisogna vedere di quale "lavorare" si tratti: e un lavorare per
costruire oppure è un lavorare per distruggere? Io sono del tutto convinto
che il "Prozetu" finirà per essere un lavorare per distruggere. Infatti: la
sede prima e principale del recupero e del rilancio della lingua sarda è
evidentemente la scuola, la scuola dell'obbligo. Io ho sempre detto che la
lingua sarda sarà salvata e recuperata solamente a condizione che vengano
salvati e recuperati i singoli dialetti e suddialetti sardi. A questo fine,
è evidente e logico che nella scuola sarda si deve tendere ad adoperare e ad
insegnare il dialetto locale, anzi il suddialetto di ciascuno dei 380 comuni
sardi. In questo modo noi avremo la collaborazione effettiva ed anche
entusiasta delle famiglie, dei genitori dei bambini e soprattutto dei loro
nonni.
Se invece nelle scuole dei villaggi e delle città dell'isola si tenterà di
imporre la ormai famigerata LSU è evidente che non soltanto non ci sarà
alcuna collaborazione da parte delle famiglie, ma addirittura ci sarà la
loro forte opposizione. Cioè si determinerà un autentico “rigetto” della
LSU, che quasi nessuno vuole, e sarà un "rigetto" che finirà col coinvolgere
anche la lingua sarda in generale, compresi i suoi dialetti. E sarà un
risultato finale totalmente negativo: i tentativi di recupero e di rilancio
della lingua sarda svaniranno tutti e per sempre.
L'Amministrazione Provinciale di Nuoro pertanto sta mandando avanti una
politica linguistica irresponsabile, anzi forsennata, cioè priva di
razionalità e di buon senso, che finirà col provocare un effetto del tutto
opposto a quello voluto.
Termino con una nota umoristica. Alla fine delle relazioni della conferenza
il nuorese prof. Vanni Ticca chiese di sapere a chi si doveva attribuire la
responsabilità di avere scritto nei cartelli stradali di ingresso a Nuoro il
saluto Bene bennidos, invece che Bene bennios, secondo l'uso nuorese.
Ritornò alla tribuna l'Assessore provinciale e con decisione e perfino con
vivacità di linguaggio disse di prendersi lui quella responsabilità. Poi
seguì un battibecco fra il palco e la platea e infine l'Assessore oranese e
il "Diretore de s'Ufitziu" orgolese chiesero ai presenti con fare abbastanza
agitato e in tono di sfida: «Ma che cosa pretendete voi Nuoresi?». I Nuoresi
l'avevano detto poco prima: «Pretendiamo che a Nuoro si scriva Bene bennios
e Uffìssiu e non Bene bènnidos e Ufitziu».

Massimo Pittau