Le recenti dichiarazioni di Al Zawahiri contro la decisione francese di bandire il velo islamico nelle scuole induce ad un'ulteriore riflessione sul tema del rapporto che i laici dell'occidente devono avere con questa cultura.
Se mettiamo da parte le minacce del leader di Al Quaeda contestuali alle sue dichiarazioni, Al Zawahiri risponde ad un malessere vero. Perché mai un Paese che si ritiene laico come la Francia deve impedire l'ostentazione di un abbigliamento personale, quando non conforme alla nostra cultura? Dovremmo allora impedire ad un indiano di passeggiare col turbante in testa, o ad un africano di spogliarsi di ogni ornamento e amuleto?
Non sono d'accordo.
Vestendo il velo, le donne islamiche non impongono nulla alla nostra cultura. Chiedono solo di poter praticare la propria. Le ragazze francesi sono liberissime di vestire come vogliono, e non credo che vedere una compagna musulmana così addobbata possa convertirle ad un'altra cultura. E se anche fosse, pazienza. Se restano episodi isolati nessun problema. Se l'imitazione dovesse diventare fenomeno di massa, rientrerebbe in una tipica moda occidentale, svuotata di qualsiasi significato.
Oggi non siamo diventati tutti buddhisti? Domani saremo tutti musulmani. E allora? Avremo di che parlare con gli amici delle nostre fittizie conversioni in attesa di qualche nuova "ventata innovatrice".
Le culture sono troppo radicate per commistionarsi in modo profondo e snaturante. Se contaminazione dev'essere, ben venga. La diffusione di qualche pseudo-musulmano occidentale farà cadere le molte diffidenze e i nostri molti tabù nei confronti di questa cultura. E viceversa.
Quindi, riflettiamo bene sul termine "laicità". Laicità vuol dire rispetto e inclusione, non censura.




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