BUTTIGLIONE
«Umberto fa un gioco pericoloso, tardi per cambiare»
«Quando si raggiunge l’accordo, questo va difeso, altrimenti si espone il Paese alla catastrofe»
ROMA - Ministro che succede? Umberto Bossi dice che la riforma delle pensioni non va bene perché la pagano i lavoratori della «Padania». Ma, dopo due anni e mezzo di tira e molla, non avevate raggiunto un accordo definitivo? «Non lo so che cosa succede - risponde Rocco Buttiglione (Udc), ministro delle Politiche comunitarie -. Non so su quali dati l’onorevole Bossi basa le sue affermazioni. Io so che abbiamo fatto un buon lavoro, modificando la proposta iniziale del governo dopo un dialogo con i sindacati nel quale abbiamo raccolto non tanto le loro idee, ma i loro sentimenti e umori. Abbiamo raggiunto una sintesi. Forse nessuno ne è pienamente soddisfatto, ma adesso è difficile cambiare».
Perché?
«Perché è una riforma sulla quale ci siamo impegnati a livello internazionale e in Europa. In questo momento in cui c’è tensione sui mercati noi dobbiamo dimostrare che alla fine sappiamo decidere e risolvere il problema della gobba della spesa pensionistica. Ci piacerebbe fare altrimenti. Dire che non c’è bisogno di intervenire e che ognuno può andare in pensione quando vuole, ma la situazione demografica e della finanza pubblica non ce lo consente».
E invece nella maggioranza tutti scavalcano tutti per dimostrare di essere più sensibili al sociale. L’Udc ci sta a farsi scavalcare dalla Lega?
«È scorretto qualunque tentativo di scavalcamento. Abbiamo raggiunto l’accordo nella maggioranza e a questo dobbiamo tener fede. Tutti».
L’uscita di Bossi sembra dettata anche dal timore del leader della Lega che il disegno di legge costituzionale sul federalismo non venga approvato. La Lega ha preso in ostaggio la riforma delle pensioni?
«Mi auguro che non sia così perché stiamo parlando delle pensioni, cioè della ricchezza dei poveri. Non si può tenere in ostaggio la vita di chi deve andare in pensione per un qualunque obiettivo politico».
Ma lei se la sente di rassicurare Bossi sul fatto che il federalismo passerà?
«Sono convinto che vogliamo approvarlo. Ma sono un po’ stupito perché ogni tanto emerge come essenziale al federalismo qualche aspetto che non lo è. Però noi non abbiamo firmato un patto per cui ogni cosa che la Lega ritenga federalismo debba essere approvata. Per esempio, la contestualità delle elezioni regionali e del Senato federale non mi sembra centrale».
Torniamo alla previdenza. La Lega, con un occhio ai lavoratori della «Padania», ha annunciato un sub-emendamento per consentire di andare in pensione d’anzianità a 57 anni.
«I lavoratori interessati alla pensione anticipata non stanno solo in Padania. Non vedo il senso di queste distinzioni. In ogni caso, attenzione ai sub-emendamenti perché ogni sub-emendamento invita ai sub-subemendamenti. Se abbiamo senso di responsabilità, dobbiamo sapere che questo gioco è estremamente pericoloso, soprattutto mentre i mercati finanziari guardano con attenzione all’Italia».
Però anche Sergio D’Antoni, vicesegretario del suo partito, chiede un ammorbidimento della riforma.
«Guardi, la politica è fatta di trattative per arrivare a un risultato. Poi ognuno può averne in mente uno migliore, ma quando si raggiunge l’accordo, questo va difeso, altrimenti si espone il Paese alla catastrofe».
Lei è pronto a scommettere sul fatto che la riforma sarà approvata prima delle elezioni amministrative ed europee di giugno?
«Quella che abbiamo presentato al Senato è una buona riforma del sistema previdenziale. Credo che un governo e una maggioranza seri la possano e la debbano approvare prima delle elezioni».
Però non scommette?
«Abbiamo davanti un test della serietà della coalizione. È ovvio che se qualcuno comincia a presentare emendamenti in libertà, sarà molto difficile frenare la corsa delle altre forze della maggioranza, che reclameranno anche per sé il medesimo diritto».
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La terza via di uscita
LA LEGA
La Lega, con il suo sub-emendamento, ribadisce la necessità di prevedere un terzo canale di uscita dal lavoro (oltre a quello dei 40 anni di contributi a qualsiasi età e di 60 anni di età con 35 di contributi) per quei lavoratori che a 57 anni di età abbiano versato almeno 38 anni di contributi. In questo caso, infatti, si tutelerebbero quei lavoratori che sono entrati in azienda prima dei vent'anni, e si garantirebbe alle donne l’uscita prima dell’età di vecchiaia
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