Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
    Superpol
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    Predefinito Un percorso di pace per l'Iraq

    Premesso che io sono stato profondamente contrario alla guerra in Iraq come tutto il movimento pacifista e la sinistra in genere, io credo che oramai ci si debba confrontare con la reale situazione sul campo, senza inutili divisioni sul passato, poiche' la storia e la politica non si fanno con i se e con i ma.
    La situazione e' ben chiara a tutti, non altrettanto chiaro e' come uscirne, con il minimo spargimento di sangue possibile.

    Quale percorso si potrebbe proporre affinche' divenga una proposta del CSX, oltre le solite affermazioni di principio?

    O meglio noi invochiamo in continuazione l'ONU. Come potrebbe concretizzarsi il suo intervento nell'area secondo voi?

  2. #2
    I amar prestar aen
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    Predefinito

    Premesso che ero/sarei anche adesso favorevole alla guerra in irak, leggo oggi sul foglio (pro domo mea) questo articolo:

    L’Onu c’è

    Roma. Kofi Annan chiede esplicitamente
    e formalmente alle nazioni e ai parlamenti
    democratici del mondo l’invio immediato
    di contingenti militari in Iraq. Le parole
    pronunciate dal segretario generale
    dell’Onu davanti al Senato del Giappone
    sono inequivocabili: “Voi avete risposto
    agli appelli del Consiglio di sicurezza dell’Onu
    e offerto una prova esemplare a livello
    internazionale di vera solidarietà al
    popolo iracheno, e dopo un sofferto dibattito
    in Parlamento avete deciso di inviare
    contingente militare in Iraq per partecipare
    all’assistenza umanitaria e alla ricostruzione
    dell’Iraq, oltre che offrire un generoso
    contributo finanziario all’opera di
    ricostruzione”. Le stesse parole, non vi è
    dubbio, sarebbero pronunciate da Kofi Annan
    davanti al Parlamento italiano, che ha
    compiuto la stessa, identica scelta del Giappone,
    che partecipa alla stessa “coalition of
    willing”, che svolge la stessa missione, precedendolo
    di alcuni mesi e impegnando
    non mille ma 2.600 militari.
    Annan ha dunque dichiarato, nella sede
    solenne di un Parlamento, che si è già pienamente
    realizzata la condizione che il segretario
    dei Ds, Piero Fassino, pretendeva
    19 febbraio quando dichiarava: “Se l’Onu
    prende in mano la situazione, se c’è un trasferimento
    agli iracheni con la gradualità
    necessaria, in una transizione che si sa dove
    porta, sarei disposto a mandare anche
    molti più soldati in Iraq”. Ma anche se il segretario
    dei Ds e l’Ulivo intero ancora non
    ne sono accorti l’Onu ha già preso in mano
    la situazione in Iraq, e l’ha fatto per iniziativa
    americana (anche il passaggio graduale
    dei poteri richiesto da Fassino è già
    cosa fatta: avverrà il 1° luglio 2004, di comune
    accordo tra Stati Uniti e tutti i partiti iracheni).
    Il 19 gennaio scorso infatti, il governatore
    americano dell’Iraq, Paul Bremer,
    assieme a una delegazione del Consiglio nazionale
    iracheno, si è recato all’Onu, a New
    York. Qui, in modo formale, Bremer e il
    Consiglio nazionale iracheno hanno chiesto
    Annan che l’Onu gestisca la cruciale fase
    dell’organizzazione delle prime elezioni
    democratiche in Iraq. Sul tema, infatti, si è
    registrata la fortissima pressione degli sciiti
    con guida religiosa l’ayatollah Ali Al Sistani,
    e guida politica Abdulaziz al Hakim,
    Kofi Annan ha risposto a Fassino
    dal Senato giapponese: in Iraq
    la svolta c’è stata da un bel pezzo
    leader dello Sciri) per avere
    elezioni immediate.
    Paul Bremer e tutte
    le altre forze politiche
    irachene
    erano e sono contrarie
    a una data così
    ravvicinata. Il
    dissidio scabroso è
    stato però subito ricomposto,
    demandandolo
    all’autorità dell’Onu.
    Kofi Annan ha accettato, ha
    inviato in Iraq una delegazione
    presieduta da Lakhdar
    Brahimi e il 23 febbraio, il
    giorno prima del suo discorso
    al Senato di Tokyo, ha steso
    un rapporto da cui risalta in pieno il ruolo
    di direzione del processo di “nation building”
    che l’Onu già svolge in Iraq.
    Innanzitutto Annan scrive che gli sciiti
    hanno torto e che gli Stati Uniti e gli altri
    partiti iracheni hanno ragione nel non ritenere
    possibili elezioni prima del passaggio
    della sovranità agli iracheni il 30 giugno. In
    secondo luogo, viene impostata una mediazione
    da parte delle Nazioni Unite per la
    definizione della fonte di legittimità del governo
    provvisorio che eserciterà la piena
    sovranità in Iraq (compresa la definizione
    dei rapporti con le forze militari straniere).
    La nuova mediazione con Al Sistani
    Stabilito che vi è consenso per la formula
    del governo provvisorio, Annan constata
    che non trova un sufficiente appoggio il sistema
    dei caucus elettorali, proposto da
    Paul Bremer, sul modello della Loya Jirga
    afghana, ma che l’Onu può mediare tra le
    varie ipotesi possibili, raccolte da Brahimi
    nel corso della sua missione irachena. Infine,
    Annan indica come data possibile di
    mediazione per l’indizione delle elezioni,
    la fine del 2004 o l’inizio del 2005 e già sta
    organizzando per marzo una nuova missione
    di Brahimi a Baghdad. A fronte di questo
    recupero di centralità dell’Onu, Kofi
    Annan ha anche ipotizzato la necessità di
    una nuova mozione del Consiglio di sicurezza
    che attualizzi e specifichi quanto già
    contenuto nella risoluzione 1511, in relazione
    proprio alla delicata fase del passaggio
    dei poteri del 30 giugno.
    E’ da notare, infine, che la risposta degli
    sciiti iracheni è stata assolutamente positiva,
    nonostante la sconfessione delle proprie
    tesi decretata dall’Onu. Così ha dichiarato
    infatti l’ayatollah Al Sistani: “E’
    necessario che l’Onu supervisioni il processo
    politico sino a quando l’Iraq non raggiungerà
    una situazione stabile. L’Onu ha
    una grande responsabilità verso il popolo
    iracheno, perché ha legittimato l’occupazione
    e ha dato una copertura internazionale”.
    Anche questa è una notizia che i leader
    dell’Ulivo dovrebbero considerare,
    perché smentisce il caposaldo di tutta la loro
    analisi: la più alta autorità religioso-politica
    degli sciiti iracheni considera che l’Onu
    abbia “legittimato e dato copertura internazionale”
    all’occupazione militare dell’Iraq.
    Un giudizio definitivo.

    Cordiali Saluti
    E voi tutti, o Celesti, ah! concedete,
    Che di me degno un dì questo mio figlio
    Sia spendor della patria, e de Troiani
    Forte e possente regnator. Deh! fate
    Che il veggendo tornar dalla battaglia
    Dell'armi onusto de' nemici uccisi,
    Dica talun: NON FU SI' FORTE IL PADRE:
    E il cor materno nell'udirlo esulti.

  3. #3
    Superpol
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    Predefinito

    In origine postato da locke
    Premesso che ero/sarei anche adesso favorevole alla guerra in irak, leggo oggi sul foglio (pro domo mea) questo articolo:

    L’Onu c’è

    Roma. Kofi Annan chiede esplicitamente
    e formalmente alle nazioni e ai parlamenti
    democratici del mondo l’invio immediato
    di contingenti militari in Iraq. Le parole
    pronunciate dal segretario generale
    dell’Onu davanti al Senato del Giappone
    sono inequivocabili: “Voi avete risposto
    agli appelli del Consiglio di sicurezza dell’Onu
    e offerto una prova esemplare a livello
    internazionale di vera solidarietà al
    popolo iracheno, e dopo un sofferto dibattito
    in Parlamento avete deciso di inviare
    contingente militare in Iraq per partecipare
    all’assistenza umanitaria e alla ricostruzione
    dell’Iraq, oltre che offrire un generoso
    contributo finanziario all’opera di
    ricostruzione”. Le stesse parole, non vi è
    dubbio, sarebbero pronunciate da Kofi Annan
    davanti al Parlamento italiano, che ha
    compiuto la stessa, identica scelta del Giappone,
    che partecipa alla stessa “coalition of
    willing”, che svolge la stessa missione, precedendolo
    di alcuni mesi e impegnando
    non mille ma 2.600 militari.
    Annan ha dunque dichiarato, nella sede
    solenne di un Parlamento, che si è già pienamente
    realizzata la condizione che il segretario
    dei Ds, Piero Fassino, pretendeva
    19 febbraio quando dichiarava: “Se l’Onu
    prende in mano la situazione, se c’è un trasferimento
    agli iracheni con la gradualità
    necessaria, in una transizione che si sa dove
    porta, sarei disposto a mandare anche
    molti più soldati in Iraq”. Ma anche se il segretario
    dei Ds e l’Ulivo intero ancora non
    ne sono accorti l’Onu ha già preso in mano
    la situazione in Iraq, e l’ha fatto per iniziativa
    americana (anche il passaggio graduale
    dei poteri richiesto da Fassino è già
    cosa fatta: avverrà il 1° luglio 2004, di comune
    accordo tra Stati Uniti e tutti i partiti iracheni).
    Il 19 gennaio scorso infatti, il governatore
    americano dell’Iraq, Paul Bremer,
    assieme a una delegazione del Consiglio nazionale
    iracheno, si è recato all’Onu, a New
    York. Qui, in modo formale, Bremer e il
    Consiglio nazionale iracheno hanno chiesto
    Annan che l’Onu gestisca la cruciale fase
    dell’organizzazione delle prime elezioni
    democratiche in Iraq. Sul tema, infatti, si è
    registrata la fortissima pressione degli sciiti
    con guida religiosa l’ayatollah Ali Al Sistani,
    e guida politica Abdulaziz al Hakim,
    Kofi Annan ha risposto a Fassino
    dal Senato giapponese: in Iraq
    la svolta c’è stata da un bel pezzo
    leader dello Sciri) per avere
    elezioni immediate.
    Paul Bremer e tutte
    le altre forze politiche
    irachene
    erano e sono contrarie
    a una data così
    ravvicinata. Il
    dissidio scabroso è
    stato però subito ricomposto,
    demandandolo
    all’autorità dell’Onu.
    Kofi Annan ha accettato, ha
    inviato in Iraq una delegazione
    presieduta da Lakhdar
    Brahimi e il 23 febbraio, il
    giorno prima del suo discorso
    al Senato di Tokyo, ha steso
    un rapporto da cui risalta in pieno il ruolo
    di direzione del processo di “nation building”
    che l’Onu già svolge in Iraq.
    Innanzitutto Annan scrive che gli sciiti
    hanno torto e che gli Stati Uniti e gli altri
    partiti iracheni hanno ragione nel non ritenere
    possibili elezioni prima del passaggio
    della sovranità agli iracheni il 30 giugno. In
    secondo luogo, viene impostata una mediazione
    da parte delle Nazioni Unite per la
    definizione della fonte di legittimità del governo
    provvisorio che eserciterà la piena
    sovranità in Iraq (compresa la definizione
    dei rapporti con le forze militari straniere).
    La nuova mediazione con Al Sistani
    Stabilito che vi è consenso per la formula
    del governo provvisorio, Annan constata
    che non trova un sufficiente appoggio il sistema
    dei caucus elettorali, proposto da
    Paul Bremer, sul modello della Loya Jirga
    afghana, ma che l’Onu può mediare tra le
    varie ipotesi possibili, raccolte da Brahimi
    nel corso della sua missione irachena. Infine,
    Annan indica come data possibile di
    mediazione per l’indizione delle elezioni,
    la fine del 2004 o l’inizio del 2005 e già sta
    organizzando per marzo una nuova missione
    di Brahimi a Baghdad. A fronte di questo
    recupero di centralità dell’Onu, Kofi
    Annan ha anche ipotizzato la necessità di
    una nuova mozione del Consiglio di sicurezza
    che attualizzi e specifichi quanto già
    contenuto nella risoluzione 1511, in relazione
    proprio alla delicata fase del passaggio
    dei poteri del 30 giugno.
    E’ da notare, infine, che la risposta degli
    sciiti iracheni è stata assolutamente positiva,
    nonostante la sconfessione delle proprie
    tesi decretata dall’Onu. Così ha dichiarato
    infatti l’ayatollah Al Sistani: “E’
    necessario che l’Onu supervisioni il processo
    politico sino a quando l’Iraq non raggiungerà
    una situazione stabile. L’Onu ha
    una grande responsabilità verso il popolo
    iracheno, perché ha legittimato l’occupazione
    e ha dato una copertura internazionale”.
    Anche questa è una notizia che i leader
    dell’Ulivo dovrebbero considerare,
    perché smentisce il caposaldo di tutta la loro
    analisi: la più alta autorità religioso-politica
    degli sciiti iracheni considera che l’Onu
    abbia “legittimato e dato copertura internazionale”
    all’occupazione militare dell’Iraq.
    Un giudizio definitivo.

    Cordiali Saluti
    Caro Locke,
    da questo tuo articolo io leggo

    1) L'ONU ha un compito di mediazione tra USA e iracheni

    2) Il comando delle operazioni e' ancora saldamente in mano USA

    3) Si sta preparando una risoluzione che "gestisca" la transizione.

    Non mi pare che incorrano le condizioni poste da Fassino. Almeno finquando questa fantomatica nuova risoluzione non appaia. Che poi l'ONU avesse avallato ex-post la presenza internazionale in Iraq era cosa vecchia, ma e' stato a mio parere una semplice foglia di fico messa davanti ad un oscena violazione del diritto internazionale, dall'altra una mano tesa agli USA e la base per riconquistarsi un ruolo in Iraq dopo la strage al HQ Onu a Bagdad. Quello che mi, e ti, domando ora, in questa prospettiva, il governo italiano che sta facendo?

  4. #4
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    Predefinito

    beh l' Onu ora come ora col kaiser che torna in Irak, il governo italiano poteva fare un po' di cose quando era Presidente della Ue, adesso può fare ben poco, tutto è in mano agli Usa

 

 

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